Impianti agrivoltaici, la guida completa per le aziende agricole sostenibili

Negli ultimi anni, l’interesse per soluzioni energetiche sostenibili e la necessità di massimizzare le risorse agricole hanno portato all’adozione degli impianti agrivoltaici. Questi sistemi integrano la produzione di energia solare con l’attività agricola, offrendo una serie di vantaggi. Alcune realizzazioni in Italia.

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Impianti agrivoltaici, la guida completa per le aziende agricole sostenibili

L’integrazione tra produzione di energia rinnovabile e attività agricola è diventata ormai da tempo una realtà concreta. In Italia, gli impianti agrivoltaici stanno rivoluzionando il concetto di fotovoltaico in agricoltura, offrendo una risposta innovativa alla doppia sfida della transizione energetica e della sostenibilità agricola.

Per comprendere appieno il potenziale di questa tecnologia, è necessario analizzare il funzionamento degli impianti agrivoltaici avanzati, capire le differenze rispetto al fotovoltaico tradizionale e valutare i vantaggi concreti per le aziende agricole, considerando anche gli aspetti economici e normativi.

Come funzionano gli impianti agrivoltaici avanzati

Invece di posizionare i pannelli fotovoltaici a terra o sui tetti, l’agrivoltaico avanzato li installa su strutture rialzate, a un’altezza compresa tra 2,1 e 5 metri. Questa configurazione consente di continuare a coltivare sotto i moduli, creando un sistema sinergico tra produzione elettrica e crescita vegetale.

Come funzionano gli impianti agrivoltaici avanzati

I pannelli solari elevati per le coltivazioni agricole possono essere di diverse tipologie. Alcuni sono fissi e orientati a sud per massimizzare la produzione energetica; altri, invece, sono orientabili grazie a sistemi di inseguimento solare che seguono il movimento del sole durante la giornata, ottimizzando l’irraggiamento. Esistono inoltre pannelli bifacciali, capaci di catturare anche la luce riflessa dalla superficie del terreno, aumentando così la resa complessiva dell’impianto.

L’elemento distintivo rispetto al fotovoltaico tradizionale a terra è anche il monitoraggio digitale. Sensori di umidità, temperatura, radiazione solare e crescita delle piante trasmettono dati in tempo reale a piattaforme di smart farming. In questo modo è possibile regolare l’inclinazione dei pannelli o attivare sistemi di irrigazione intelligente in base alle reali esigenze delle colture. Questo livello di controllo migliora la produttività agricola e riduce anche gli sprechi idrici ed energetici, rendendo l’intero sistema più efficiente.

Differenza tra fotovoltaico tradizionale e agrivoltaico

Nel fotovoltaico classico, il suolo sotto i pannelli viene quasi sempre sottratto all’agricoltura; si ricorre all’inerbimento o alla ghiaia e, al massimo, a un pascolo leggero, perché l’obiettivo principale è esclusivamente la produzione di energia solare.

Differenza tra fotovoltaico tradizionale e agrivoltaico

Nell’agrivoltaico, invece, l’obiettivo è duplice. Da una parte si produce energia rinnovabile da immettere in rete o destinare all’autoconsumo dell’azienda agricola; parallelamente, si punta a mantenere o addirittura aumentare la produttività agricola grazie alla creazione di un microclima protetto.

I dati raccolti dai primi impianti agrivoltaici innovativi in Italia mostrano che, per molte colture, la resa non diminuisce e migliora sensibilmente, trattandosi di casi come come lattuga, pomodoro, fragole e peperoni. Prodotti che infatti  beneficiano della riduzione dello stress idrico e termico.

Agrivoltaico e produzione agricola sostenibile

Agrivoltaico e produzione agricola sostenibile sono due concetti strettamente collegati. Sotto i pannelli si crea infatti un microclima più fresco e umido, che riduce la necessità di irrigazione e abbassa la temperatura del suolo nei periodi più caldi. Questa caratteristica è particolarmente importante in un contesto di cambiamento climatico, in cui gli eventi estremi diventano sempre più frequenti e minacciano le rese tradizionali.

Agrivoltaico e produzione agricola sostenibile

La sostenibilità di questi impianti si manifesta anche nella riduzione delle emissioni di CO2 grazie all’energia pulita prodotta. A ciò si aggiungono la minore compattazione del suolo e la possibilità di integrare sistemi di smart farming che ottimizzano l’uso di acqua e fertilizzanti, riducendo ulteriormente l’impatto ambientale complessivo.

Colture compatibili con l’agrivoltaico

Uno degli aspetti più studiati riguarda le colture compatibili con l’agrivoltaico, poiché non tutte le specie reagiscono allo stesso modo all’ombreggiamento parziale. Le colture più adatte sono quelle che tollerano una riduzione della luce diretta compresa tra il 20% e il 40%.

Tra queste rientrano:

  • orticole a foglia come lattuga, spinacio, rucola e valerianella;
  • piccoli frutti come fragole, mirtilli e lamponi;
  • orticole da frutto come pomodoro, peperone, melanzana e zucchino;
  • foraggere come erba medica, trifoglio e loglio;
  • alcune colture da pieno campo in zone aride, come patata, fagiolo e cece.

Al contrario, cereali come grano e orzo, così come colture arboree ad alto fusto quali olivo e melo, richiedono configurazioni specifiche con pannelli più distanziati o orientabili, per evitare una riduzione eccessiva della radiazione utile alla fotosintesi.

Costo di un impianto agrivoltaico per azienda agricola

Il costo per un’azienda agricola varia in base a diversi fattori: la potenza in kWp, l’altezza delle strutture, il tipo di pannelli e la presenza di sistemi avanzati di monitoraggio digitale.

Costo di un impianto agrivoltaico per azienda agricola

In via indicativa, un impianto da 30 kWp, adatto ad aziende medio-piccole, ha un costo compreso tra 80.000 e 120.000 euro. Per un impianto da 100 kWp, invece, la cifra varia tra 250.000 e 350.000 euro. A questi importi vanno aggiunti i costi di progettazione, gli studi agronomici preliminari e la connessione alla rete elettrica.

Tuttavia, grazie agli incentivi agrivoltaici previsti per le aziende agricole, è possibile ottenere contributi sulle spese ammissibili, oltre a una tariffa incentivante sull’energia prodotta erogata dal GSE. Questo rende l’investimento economicamente sostenibile, con tempi di ritorno particolarmente competitivi rispetto al fotovoltaico tradizionale.

Gli incentivi a disposizione

Un aspetto particolarmente rilevante è rappresentato dall’accesso agli incentivi agrivoltaici. Come il Decreto Agrivoltaico, che attua le risorse del PNRR per favorire gli impianti innovativi. Le agevolazioni prevedono un contributo in conto capitale fino al 40% dei costi ammissibili, a cui si aggiunge una tariffa incentivante sull’energia netta immessa in rete. Per accedere ai benefici, gli impianti devono rispettare requisiti specifici come altezza minima dei moduli di 2,1 metri per le colture, superficie agricola preservata almeno al 70% e sistemi di monitoraggio digitale. La finestra per le richieste 2025 è rimasta aperta dal 1° aprile al 30 giugno, mentre il termine per concludere i lavori di installazione è fissato al 30 giugno 2026.

Ma per le aziende agricole c’è anche il bando Parco Agrisolare 2026, un investimento sempre del PNRR che sostiene la realizzazione di impianti fotovoltaici sugli edifici produttivi esistenti. A differenza dell’agrivoltaico che installa i pannelli a terra su strutture rialzate, questa misura finanzia interventi sulle coperture, senza consumo di nuovo suolo, favorendo l’efficienza energetica e la rimozione di amianto.

I contributi sono a fondo perduto e variano in base al settore e alla potenza dell’impianto: ad esempio, per la produzione agricola primaria si può arrivare fino all’80% delle spese ammissibili per impianti da 6 a 1000 kWp. Le domande per lo sportello 2026, gestito dal GSE, si sono potute presentare dal 10 marzo al 9 aprile 2026.

Esempi di impianti agrivoltaici in Italia

Negli ultimi anni sono stati realizzati numerosi impianti agrivoltaici in Italia, dimostrando la concretezza e la scalabilità di questa soluzione.

Tra gli impianti già operativi, c’è quello della Renantis a Scicli, nel ragusano, di 9,7 MW di nuova capacità solare in Italia. Si stima che l’impianto produrrà circa 20 GWh di energia rinnovabile all’anno, equivalente al fabbisogno di oltre 5mila famiglie.

Entra in esercizio l'impianto agrivoltaico di Scicli di Renantis

L’impianto, situato nella contrada Landolina e sviluppato su un terreno incolto, rappresenta un ottimo esempio di integrazione tra produzione solare e agricola. Più del 75% dell’area dell’impianto è dedicato all’integrazione di produzione solare e agricola, mentre il resto è riservato esclusivamente all’attività agricola.

Grazie alla costruzione del parco solare, questa terra inutilizzata ha ricevuto nuova vita, combinando la produzione di energia rinnovabile con la coltivazione di colture autoctone. Le colture sono state selezionate in collaborazione con il Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania e comprendono alberi da frutto, erbe officinali e un prato polifita per il pascolo delle pecore, oltre all’allevamento di api e alla produzione di miele e altri prodotti dell’alveare.

L’attività agricola viene gestita da una cooperativa locale, con benefici significativi all’intera area, oltre a creare nuove opportunità di lavoro a livello territoriale.

A Monticelli d’Ongina, in provincia di Piacenza, è stato installato un impianto da 1 MWp dedicato alla coltivazione di fragole e lattuga, dotato di pannelli bifacciali e sistemi di monitoraggio digitale. I risultati hanno evidenziato rese agricole superiori rispetto alle coltivazioni tradizionali in pieno campo.

A Racalmuto, in provincia di Agrigento, un impianto da 6 MWp su terreni aridi ha reso possibile la coltivazione di pomodoro da industria e foraggere in condizioni che altrimenti sarebbero risultate difficili o poco sostenibili.

Anche il centro di ricerca Crea di Battipaglia, in provincia di Salerno, ha sperimentato un sistema agrivoltaico avanzato su fragole e peperoni, ottenendo risultati produttivi migliori rispetto al pieno campo grazie all’effetto protettivo dei pannelli.

Infine, l’azienda agricola F.lli Pugliese, in provincia di Foggia, ha integrato un impianto da 200 kWp su vigneto e orticole, raggiungendo la copertura totale del fabbisogno energetico dei macchinari di trasformazione tramite autoconsumo, con un significativo risparmio sui costi di esercizio.

FAQ Impianti agrivoltaici

Cosa sono gli impianti agrivoltaici?

Gli impianti agrivoltaici sono sistemi che combinano sullo stesso terreno la produzione di energia solare fotovoltaica e l’attività agricola. A differenza dei tradizionali impianti a terra, i pannelli vengono montati su strutture rialzate, alte da 2 a 5 metri, permettendo di coltivare sotto di essi. L’obiettivo è ottimizzare l’uso del suolo, producendo contemporaneamente energia rinnovabile e prodotti agricoli.

Come funziona un impianto agrivoltaico?

Un impianto agrivoltaico funziona grazie a pannelli fotovoltaici sollevati da terra, che catturano la radiazione solare e la trasformano in energia elettrica. Sotto i pannelli, le colture crescono beneficiando di un microclima modificato: meno luce diretta, temperatura più fresca e minore evaporazione dell’acqua. Spesso questi impianti integrano sensori e sistemi di monitoraggio digitale che regolano l’inclinazione dei pannelli e l’irrigazione in base alle esigenze delle piante.

Quali vantaggi offre l’agrivoltaico per l’agricoltura?

L’agrivoltaico offre numerosi vantaggi per l’agricoltura, tra cui la protezione delle colture da eventi estremi come grandine e ondate di calore, la riduzione del consumo di acqua irrigua fino al 30% grazie alla minore evaporazione, la possibilità di ottenere un doppio reddito dallo stesso terreno (energia e prodotto agricolo) e l’accesso a incentivi pubblici come quelli del PNRR. Inoltre migliora il benessere animale nei pascoli ombreggiati e riduce i costi energetici aziendali.

Qual è la differenza tra fotovoltaico e agrivoltaico?

La differenza principale è che nel fotovoltaico tradizionale il suolo sotto i pannelli viene quasi sempre perso per l’agricoltura, perché i pannelli sono bassi o a terra. Nell’agrivoltaico, invece, i pannelli sono rialzati e distanziati proprio per consentire la coltivazione continua. Mentre il fotovoltaico classico ha un unico scopo produttivo (l’energia), l’agrivoltaico persegue due obiettivi contemporaneamente: produrre energia rinnovabile e mantenere o migliorare la produttività agricola.

Gli impianti agrivoltaici riducono la produttività agricola?

Nella maggior parte dei casi no. Per molte colture compatibili, come lattuga, pomodoro, fragole, peperoni e foraggere, la produttività non diminuisce e in alcuni contesti aumenta addirittura, grazie alla riduzione dello stress idrico e termico. Solo per colture che richiedono pieno sole tutto il giorno, come alcuni cereali, può essere necessaria una configurazione con pannelli più distanziati o orientabili. La progettazione agronomica è fondamentale per evitare cali di resa.

Quanto costa un impianto agrivoltaico?

Il costo varia in base alla potenza, all’altezza delle strutture, al tipo di pannelli (monofacciali o bifacciali) e alla presenza di monitoraggio digitale. Per un impianto da 30 kWp, adatto a un’azienda medio‑piccola, si va da 80.000 a 120.000 euro. Per un impianto da 100 kWp i costi oscillano tra 250.000 e 350.000 euro. A queste cifre vanno aggiunti progettazione, studi agronomici e connessione alla rete. Tuttavia gli incentivi pubblici riducono significativamente l’investimento netto.

Quali incentivi sono disponibili per l’agrivoltaico?

In Italia i principali incentivi per l’agrivoltaico sono previsti dal PNRR, in particolare dalla Misura MCS‑2 del DM 23 giugno 2022. È possibile ottenere un contributo in conto capitale fino all’80% delle spese ammissibili per la realizzazione dell’impianto, oltre a una tariffa incentivante sull’energia prodotta erogata dal GSE. Sono inoltre attivi bandi regionali e agevolazioni fiscali come il superammortamento per i beni strumentali. Per il 2025 sono attese nuove finestre contributive.

Quali colture sono compatibili con l’agrivoltaico?

Le colture più compatibili sono quelle che tollerano una riduzione della luce diretta tra il 20% e il 40%. Tra le migliori ci sono le orticole a foglia come lattuga, spinacio e rucola, i piccoli frutti come fragole e mirtilli, le orticole da frutto come pomodoro, peperone e melanzana, le foraggere come erba medica e trifoglio, e colture da pieno campo come patata, fagiolo e cece. Cereali come grano e orzo e arboree da frutto richiedono configurazioni specifiche con pannelli più distanziati.

L’agrivoltaico è sostenibile?

Sì, l’agrivoltaico è considerato una tecnologia altamente sostenibile sotto diversi aspetti. Riduce le emissioni di CO₂ grazie alla produzione di energia pulita, abbassa il consumo di acqua irrigua, evita la compattazione del suolo tipica dei grandi impianti fotovoltaici a terra, e mantiene attiva la funzione agricola del terreno. Inoltre favorisce la biodiversità e si integra con pratiche di smart farming e irrigazione intelligente, riducendo l’uso di fertilizzanti e fitofarmaci.

Quali sono gli esempi di impianti agrivoltaici in Italia?

Tra gli esempi più noti in Italia ci sono l’impianto di Monticelli d’Ongina in provincia di Piacenza, con 1 MWp su fragole e lattuga dotato di pannelli bifacciali e monitoraggio digitale, e l’impianto di Racalmuto in provincia di Agrigento, con 6 MWp su pomodoro da industria e foraggere in ambiente arido. Il centro di ricerca CREA di Battipaglia ha realizzato un agrivoltaico avanzato su fragole e peperoni con risultati di resa superiori al pieno campo. Infine l’azienda agricola F.lli Pugliese in provincia di Foggia ha integrato 200 kWp su vigneto e orticole, raggiungendo l’autoconsumo energetico totale.


Impianti agrivoltaici, la normativa di riferimento

La normativa di riferimento per gli impianti agrivoltaici è il Decreto Legislativo 199/2021, che implementa la direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento Europeo e del Consiglio, nota come direttiva RED II, datata 11 dicembre 2018. Questa direttiva è incentrata sulla promozione dell’uso di energia da fonti rinnovabili. Il D.Lgs. 199/2021 stabilisce le linee guida e i requisiti fondamentali per lo sviluppo e il funzionamento degli impianti agrivoltaici.

Impianti agrivoltaici: alcuni esempi di realizzazioni in Italia

Il Ministero della Transizione Ecologica (MITE) ha definito cinque requisiti tecnici che devono essere rispettati per la realizzazione di impianti agrivoltaici, i quali variano in base alla tipologia dell’impianto.

  • Richiede l’adozione di configurazioni spaziali e strumenti tecnologici che massimizzino il potenziale produttivo sia dal punto di vista agricolo che energetico. Questo significa che l’impianto deve essere progettato in modo da ottimizzare la produzione sia di energia elettrica che di prodotti agricoli.
  • Impone la produzione sinergica di energia elettrica e prodotti agricoli senza compromettere la continuità delle attività agricole e pastorali. È fondamentale che l’impianto non interferisca con le normali pratiche agricole e che l’attività agricola possa continuare senza intoppi.
  • Richiede l‘adozione di soluzioni integrate innovative, come l’installazione di moduli solari elevati da terra, al fine di ottimizzare le prestazioni sia dal punto di vista energetico che agricolo. Questo requisito mira a massimizzare l’efficienza complessiva dell’impianto.
  • Si occupa della necessità di dotare l’impianto di un sistema di monitoraggio che consenta di valutare l’impatto sulle colture, il risparmio idrico e la produttività agricola per diverse tipologie di coltivazioni. È importante garantire che l’impianto non comprometta la qualità o la resa delle colture agricole circostanti.
  • Si richiede anche un sistema di monitoraggio che valuti il recupero della fertilità del suolo, il microclima e la resilienza ai cambiamenti climatici. È cruciale comprendere l’impatto a lungo termine dell’impianto sull’ambiente circostante e sulle pratiche agricole.

Un miliardo di euro di finanziamento per coprire i costi di installazione

Gli incentivi per l’agrivoltaico costituiscono una leva fondamentale nell’ambito delle politiche energetiche sostenibili. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha stanziato consistenti risorse finanziarie per promuovere lo sviluppo di impianti fotovoltaici integrati nelle attività agricole.

Recentemente è stato pubblicato il decreto che prevede un finanziamento di 1,1 miliardi di euro è stato destinato con l’obiettivo di favorire la sinergia tra agricoltura ed energia solare. Questi fondi, sotto forma di sovvenzioni, mirano a coprire parte dei costi di installazione degli impianti agrivoltaici. Il PNRR si propone anche di ridurre i costi energetici nel settore agricolo, che attualmente rappresentano oltre il 20% delle spese aziendali.

La strategia prevede l’installazione di almeno 1,04 GW di impianti agrivoltaici entro il 30 giugno 2026, promuovendo sistemi ibridi agricoltura-fotovoltaico. Questi incentivi non solo contribuiscono alla sostenibilità ambientale, ma anche all’efficienza economica delle aziende coinvolte, stimolando l’adozione di pratiche agricole più sostenibili e riducendo l’impatto ambientale complessivo del settore energetico.

Impianti in via di realizzazione in Italia

L’impianto di Ramacca

Ramacca, nella provincia di Catania, ne verrà aperto uno, con un ‘investimento totale per questa iniziativa di 42.669.964 euro.

L’impianto, noto come “Solare Ramacca fiume – Gornalunga”, sarà situato su un terreno agricolo di circa 68 ettari e avrà una potenza nominale installata di 34.527 MWp. Sarà dotato di un sistema di accumulo integrato con una potenza in immissione di 11,4 MW su strutture ad inseguimento solare. Si prevede che questo impianto produrrà una quantità netta di 72.500 MWh/anno di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Oltre alla produzione di energia pulita, l’impianto avrà un impatto significativo sulla riduzione delle emissioni in atmosfera di CO2, con una stima di oltre 29 mila tonnellate all’anno. Questo progetto rappresenta un importante passo avanti nella transizione verso un sistema energetico più sostenibile e nell’utilizzo efficiente delle risorse agricole per la produzione di energia pulita.

L’agrivoltaico DVP Solar in Basilicata da circa 10 MW

DVP Solar sta attualmente realizzando un impianto da 10 MW in Basilicata, precisamente nel comune di Genzano di Lucania, nella provincia di Potenza. Si prevede che questo impianto sarà in grado di generare 6.162 MWh di energia pulita all’anno quando sarà completamente operativo.

Un impianto agrivoltaico di DVP Solar attivo a Radgendorf in Germania
Un impianto di DVP Solar attivo a Radgendorf in Germania

Questo progetto prevede l’utilizzo di strutture con un’altezza di 1,5 metri che consentiranno la coltivazione di diverse tipologie di colture, l’apicoltura e il pascolo di ovini. Ciò non solo favorirà la produzione di energia rinnovabile, ma offrirà anche nuove opportunità di lavoro per almeno 30 persone.

L’efficienza e il funzionamento continuo del sito saranno garantiti da un team dedicato che fornirà assistenza costante. L’obiettivo è quello di assicurare che l’impianto abbia una vita utile di almeno 30 anni, contribuendo così alla stabilità economica e occupazionale della regione e alla transizione verso un sistema energetico più sostenibile.

La sfida di Solare Poggio Imperiale-Neoen in Puglia

Anche la Puglia, terra del sole e del vento, si sta aprendo all’agrivoltaico. Fra i tanti progetti che partiranno a breve, nelle campagne di Poggio Imperiale, in provincia di Foggia e a poca distanza dal Lago di Lesina sorgerà un grande impianto di agrovoltaico che si estenderà per un totale di 39 ettari con una potenza nominale di produzione di 20 MWh. Si tratta di una realtà finanziata dai francesi di Neoen e guidata dall’azienda italiana del settore energetico Miaenergia che si sta occupando di tutto l’iter per la realizzazione dell’impianto.

L'area di Poggio Imperiale dove sorgerà un impianto agrivoltaico
L’area dove sorgerà l’impianto agrivoltaico

Si chiamerà “Solare Poggio Imperiale-Neoen” e da un lato mira a produrre energia elettrica attraverso l’utilizzo di innovativi pannelli fotovoltaici, mentre dall’altro si impegna a ripristinare e potenziare le colture tradizionali seguendo una rotazione quadriennale.

Inizialmente, il terreno sarà dedicato alla coltivazione di pomodori, ma successivamente si passerà alla coltivazione di cereali come il grano duro e l’avena. Infine, verrà introdotto il pisello proteico, che rappresenta una coltura altamente nutriente e contribuisce alla diversificazione delle colture. Questa sequenza di coltivazioni a rotazione non solo favorisce la fertilità del suolo e la sua sostenibilità a lungo termine, ma offre anche una gamma diversificata di prodotti agricoli.

L’impianto agrivoltaico da 20 MW ad Apricena

Sempre nel foggiano, ma questa volta nel terreno di Apricena, è stato presentato un nuovo impianto agrivoltaico della potenza di 20 MW, denominato “Solare Apricena – Neoen”.

“La potenza in immissione sarà di 9,792 MW ed in prelievo di 9,792 MW, con produzione netta attesa di 38.180 MWh/anno di energia elettrica”, sono i dati divulgati da Miaenergia.

Il costo complessivo dell’opera è stato poco superiore ai 31 milioni e 600 mila euro. Si tratta di un intervento che può cambiare profondamente l’idea di produzione energetica e di gestione dell’agricoltura. Aspetti molto importanti in una regione come la Puglia, in cui l’agricoltura ha un peso importante sull’economia locale, e che gode di una posizione climatica particolarmente favorevole che la rende il luogo ideale per produrre energia da fonti solari



 

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