L’industria fotovoltaica europea chiede la fine delle misure antidumping

34 associazioni europee delle rinnovabili hanno scritto una lettera al commissario Malmstrom perché la Commissione europea elimini le misure commerciali antidumping sul solare cinese.

Le associazioni rinnovabili europee chiedono la fine delle misure antidumping sul fotovoltaico cinese, introdotte nel 2013 insieme a prezzi d’importazione minimi. Inizialmente la misura doveva terminare nel 2015 ma è poi stata prorogata dalla Commissione per tutto il 2016 e comunque per il periodo necessario a concludere la procedura di revisione avviata.

In particolare le 34 associazioni rappresentative di oltre 1,3 milioni di posti di lavoro in Europa e più di 120.000 aziende, ritengono che le misure stiano avendo un impatto negativo sul settore solare in Europa.

James Watson, CEO di SolarPower Europe ha evidenziato che le misure sono in vigore da più di tre anni e non hanno portato alcun reale beneficio all’industria fotovoltaica europea. “E’ necessario un approccio più specifico a sostegno dei produttori di moduli europei, la commissione deve sviluppare una nuova strategia senza dazi o meccanismi di prezzo. Si tratta di uno strumento che ha danneggiato più dell’80% dei progetti di produzione nel solare oggi in Europa e di tutto l’indotto”.

Le associazioni firmatarie sono rappresentative di 20 Stati membri dell’Unione europea: Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svezia e Regno Unito, ovvero quasi tutti gli Stati membri.

La Commissione deve presentare una raccomandazione sulle misure commerciali solari all’inizio del 2017, che è soggetta ad approvazione da parte degli Stati membri.

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