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A cura di: Stefania Manfrin Indice degli argomenti Toggle Terra cruda, luce e biofilia per il design contemporaneoUna ricerca coerente con la nuova cultura ambientale dell’edificioDalla mostra temporanea allo spazio permanente In occasione della Milano Design Week 2026, Terra Migaki Design ha presentato la mostra/installazione “Luce, terra, ombra”, ospitata presso il Pollice Light Lab, in via Guido d’Arezzo 11 a Milano. L’iniziativa, promossa da ANAB – Associazione Nazionale Architettura Bioecologica insieme a TerraMigakiDesign – realizzata su curatela dell’Arch. Sergio Sabbadini e dell’Arch. Vittoria Tamanini Pozzi – si inserisce nel percorso di ricerca dedicato alla terra cruda, alla bioedilizia e alla sostenibilità applicata al progetto degli spazi interni. Arrivata alla sua decima edizione, la manifestazione ha scelto un tema particolarmente significativo per il mondo dell’architettura sostenibile: il rapporto tra materia terra, luce naturale, luce artificiale e ombra. Non una semplice esposizione di oggetti, ma un intervento immersivo in cui artisti, artigiani, designer e progettisti hanno lavorato direttamente sulle superfici architettoniche, trasformandole in un racconto materico e sensoriale. Il valore distintivo di questa edizione sta principalmente nella sua capacità di superare la dimensione del Fuorisalone. Le opere e le superfici realizzate non sono infatti pensate come allestimento temporaneo da smontare al termine della Design Week, ma rimangono permanentemente nello spazio, consegnando al Pollice Light Lab una nuova identità architettonica. La mostra diventa così un intervento stabile di trasformazione degli interni, dove la terra cruda non è solo materiale espositivo, ma parte integrante dell’ambiente costruito. Terra cruda, luce e biofilia per il design contemporaneo “Luce, terra, ombra” mette al centro la terra cruda come materiale contemporaneo, in grado di unire salubrità degli ambienti, qualità percettiva, comfort indoor, circolarità delle risorse e rapporto tra uomo, materia e natura. La ricerca di Terra Migaki Design interpreta la terra non come ritorno nostalgico a tecniche del passato, ma come linguaggio progettuale evoluto, in grado di dialogare con il lighting design, con le superfici decorative e con la cultura del benessere negli spazi abitati. Ci sono alcune parole chiave che definiscono l’identità dell’edizione 2026 del progetto: sensorialità, circolarità, luce circadiana e biofilia. Sono temi che avvicinano la mostra al dibattito più ampio sulla qualità ambientale degli edifici, dove la prestazione energetica non può essere separata dalla qualità dei materiali, dalla percezione degli spazi e dal benessere delle persone. Il dialogo con la luce è uno degli aspetti più interessanti dell’allestimento. Nel progetto compare anche il riferimento alla luce circadiana, con il sistema Clever Light di Polliceilluminazione, e al corpo illuminante “La luna nel quadrato” di Sergio Sabbadini. La luce non viene trattata come semplice elemento tecnico, ma come componente progettuale in grado di modificare la lettura delle superfici, esaltare texture e profondità, generare ombre e mettere in evidenza le variazioni cromatiche della materia terra. Una ricerca coerente con la nuova cultura ambientale dell’edificio Il progetto si inserisce in una cultura dell’edificio sempre più orientata a leggere insieme prestazioni, materiali, benessere indoor e qualità percettiva degli spazi. La nuova Direttiva UE 2024/1275 sulla prestazione energetica nell’edilizia rafforza il percorso verso edifici più efficienti e meno emissivi, mentre i CAM Edilizia 2025 aggiornano il quadro dei criteri ambientali minimi per progettazione e lavori negli interventi pubblici, richiamando l’attenzione sul ciclo di vita delle soluzioni adottate. In questa prospettiva, “Luce, terra, ombra” offre una lettura culturale e progettuale complementare: riportare al centro materiali naturali, superfici materiche, luce e comfort sensoriale come componenti essenziali della qualità dell’abitare. Dalla mostra temporanea allo spazio permanente In occasione della Milano Design Week 2026, il Pollice Light Lab si è trasformato in una superficie viva di sperimentazione. Pareti, elementi d’arredo, installazioni e dispositivi luminosi costruiscono un percorso in cui la terra cruda diventa pelle architettonica, filtro percettivo e supporto narrativo. Il valore aggiunto dell’edizione è proprio la permanenza degli interventi realizzati: le opere non esauriscono la propria funzione nel tempo della mostra, ma continuano ad abitare lo spazio, trasformandolo in un luogo stabile di ricerca sui materiali, sulla luce e sulla qualità sensoriale degli ambienti. Tra le opere presentate, la mostra ha riunito interventi differenti, accomunati dalla volontà di indagare la terra cruda come materia progettuale e come strumento di rigenerazione degli spazi: Silvia Moro, con rivestimenti in terra cruda delle pareti e tende in tessuto di canapa dipinte a mano, in collaborazione con Stamperia Bertozzi e Beri Calce; Massimo Chiappetta, con una riflessione sul muro come presenza silenziosa e simbolica; Batùa, con la proposta nata dal recupero e dalla valorizzazione della terra di scavo che si trasforma in pavimento o rivestimento; Daria Tiflea, con “Ombre di terra” rappresenta una riflessione sulla presenza silenziosa degli oggetti quotidiani e sul loro rapporto con la terra, il tempo e l’ombra; Kristina Cela, con la serie “Held Within” lavora sul tema del contenere a partire da un gesto primario: quello delle mani che si uniscono e generano una cavità, uno spazio interno, un centro; Irene Finocchiaro, con “Vessels” approfondisce il rapporto tra corpo, cavità e contenimento, trasformando la terra in una serie di forme organiche che richiamano ciò che normalmente resta nascosto; Claudio Mendini, con “Cosmographiae” lavora sul rapporto tra luce, ombra, tempo e cosmo, riportando la terra cruda dentro una dimensione cosmologica; Beatrice Loda, con “Respirare” interpreta la terra cruda come superficie sensibile, lavorata attraverso la tecnica dello sgraffito; Iwo Soczewka, con “Out of Khthôn” indaga la dimensione ctonia della terra, cioè ciò che appartiene al sottosuolo, che sta sotto la superficie visibile, sia in senso materiale sia simbolico; Massimo Maffi, con “Giardini Zen” e “Fasi lunari” interpreta la terra cruda come superficie meditativa, capace di trattenere tempo, memoria e silenzio. La pluralità degli interventi mostra come la terra cruda possa assumere registri differenti: superficie continua, traccia decorativa, materia plastica, pannello, oggetto, elemento simbolico. La ruggine, la canapa, le velature, lo sgraffito, i pavimenti in terra battuta e le stratificazioni cromatiche concorrono a definire un immaginario progettuale in cui la sostenibilità viene comunicata attraverso l’esperienza fisica dello spazio. In occasione del Salone 2026, TMD2026 ha proposto un ricco calendario di appuntamenti dedicati alla formazione e al confronto professionale. Il seminario del 24 aprile ha affrontato temi di particolare interesse per progettisti e professionisti del settore: la terra cruda nell’ambito della bioedilizia, la terra come “terza pelle”, il colore come relazione tra luce e materia, la luce circadiana, i materiali naturali secondo il biophilic design e i pavimenti in terra battuta. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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