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Indice degli argomenti Toggle L’energia pulita come strumento di empowermentVerso una transizione giusta e inclusiva La transizione energetica non è soltanto una trasformazione tecnologica: è un processo profondamente umano, sociale e culturale. È quanto emerge dalla seconda edizione del rapporto “Renewable Energy: A Gender Perspective” pubblicato nel 2025 da IRENA – International Renewable Energy Agency, che aggiorna e amplia il precedente documento del 2019. Attraverso un’analisi basata su centinaia di testimonianze, dati occupazionali e casi studio raccolti in tutto il mondo, l’Agenzia mette in luce come la crescita delle rinnovabili rappresenti un’occasione importante per promuovere uguaglianza, inclusione e innovazione sociale. Secondo le nuove stime, oggi le donne rappresentano circa il 32% della forza lavoro nel settore delle energie rinnovabili (percentuale invariata dalla prima analisi di genere dell’IRENA del 2019), contro il 22% rilevato nei comparti fossili. Una percentuale che segna un progresso, ma evidenzia al tempo stesso la persistenza di barriere strutturali che frenano l’accesso ai ruoli tecnici, ingegneristici e di leadership. Il messaggio che ne emerge è che la transizione energetica sarà davvero sostenibile solo se sarà anche equa. Fonte IRENA “L’energia rinnovabile è più di una soluzione tecnologica: è un motore di emancipazione e partecipazione,” afferma il direttore generale di IRENA, Francesco La Camera, sottolineando come l’inclusione di genere sia ormai parte integrante delle politiche per il clima e lo sviluppo sostenibile. L’energia pulita come strumento di empowerment Il rapporto di IRENA evidenzia un legame diretto tra crescita del settore rinnovabili e aumento dell’occupazione femminile, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo dove l’accesso all’energia rappresenta un fattore di emancipazione economica e sociale. Le donne, spesso protagoniste di iniziative di microimprenditoria locale e progetti di elettrificazione off-grid, stanno contribuendo attivamente a migliorare le condizioni di vita delle comunità rurali. In Africa Sub-Sahariana, in particolare, le iniziative basate sull’energia solare distribuita hanno permesso a molte donne di acquisire competenze tecniche e di avviare piccole imprese, diventando agenti del cambiamento climatico. Allo stesso modo, in Asia e America Latina, programmi di formazione promossi da IRENA, UN Women e SEforALL hanno favorito la partecipazione femminile in settori emergenti come l’idrogeno verde, la mobilità elettrica e la digital energy. Nonostante questi progressi, restano marcati i divari nei ruoli ad alto contenuto tecnologico e decisionale. Meno di un terzo delle donne impiegate nelle rinnovabili ricopre posizioni tecniche o manageriali, mentre il gap salariale medio si attesta intorno al 20%. Molte lavoratrici continuano a concentrarsi in funzioni amministrative o comunicative, lontane dalle aree di progettazione, ricerca e sviluppo. La causa non è solo culturale: la carenza di percorsi formativi STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) accessibili, unita alla difficoltà di conciliare carriera e vita familiare, crea un ostacolo sistemico che limita la piena partecipazione femminile. Il rapporto mette in evidenza anche il ruolo crescente delle aziende energetiche globali nel promuovere l’equilibrio di genere attraverso programmi di mentoring, leadership inclusiva e politiche di welfare aziendale. Alcuni esempi virtuosi arrivano da operatori come Enel Green Power, Ørsted, Siemens Gamesa e Vestas, che hanno integrato obiettivi di parità nelle proprie strategie ESG e nei bilanci di sostenibilità. Verso una transizione giusta e inclusiva La seconda parte del rapporto IRENA 2025 delinea le politiche necessarie per costruire un modello energetico più equo, in cui la parità di genere diventi parte integrante della pianificazione energetica e industriale. L’Agenzia raccomanda ai governi e alle istituzioni finanziarie di includere indicatori di equità di genere nei Piani Nazionali per l’Energia e il Clima (PNIEC), nei programmi di investimento pubblico e nelle linee guida per l’accesso ai fondi verdi. La transizione energetica, spiega IRENA, non può essere efficace se ignora la dimensione sociale. Le nuove filiere del fotovoltaico, dell’eolico offshore e dell’idrogeno verde richiederanno competenze altamente specializzate, e sarà essenziale promuovere percorsi formativi accessibili a tutti, incoraggiando le giovani donne ad entrare nei settori STEM e ad assumere ruoli di leadership. Un altro elemento importanti riguarda la raccolta di dati disaggregati per genere: ancora oggi, la mancanza di statistiche affidabili ostacola la misurazione dei progressi e la definizione di politiche mirate. IRENA invita le aziende a monitorare costantemente i propri indicatori di parità e a rendere pubblici i risultati attraverso i report ESG, creando una cultura della trasparenza e della responsabilità sociale. In sintesi il Rapporto ci dice che una transizione energetica giusta è quella che non lascia indietro nessuno. L’inclusione delle donne non è un tema accessorio, ma una condizione imprescindibile per accelerare l’innovazione e la resilienza del sistema energetico globale. Le evidenze raccolte da IRENA mostrano che le organizzazioni più inclusive sono anche le più competitive, capaci di attrarre talenti, migliorare la governance e favorire un impatto positivo sulla società e sull’ambiente. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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