Progetto Europeo CHEOPS per lo sviluppo di fotovoltaico a perovskite di grandi dimensioni

La sfida dell’università di Roma Tor Vergata è realizzare moduli fotovoltaici a perovskite stabili con dimensioni di oltre 200 cm2

Il Progetto Europeo CHEOPS, partito lo scorso febbraio per lo sviluppo di nuovi tipi di celle fotovoltaiche, ha una durata di 3 anni e ha ottenuto un finanziamento di 5 milioni di euro nell’ambito del programma europeo di ricerca e innovazione Horizon 2020. 

CHEOPS coinvolge 12 partner tra industriali e accademici, tra cui L’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.
In particolare le celle utilizzeranno come materiali assorbitori di luce le cosiddette perovskiti ibride organiche/inorganiche, che garantiscono la fabbricazione di celle solari ad alta efficienza e bassi costi di produzione, attraverso un processo di fabbricazione ottenuto utilizzando metodi di stampa convenzionali come serigrafia e aerografia.

Obiettivo del progetto europeo, si legge sul sito dell’Università Tor Vergata di Roma, è riuscire ad aumentare l’area del progetto e a sviluppare la tecnologia fotovoltaica a perovskite non solo su celle e moduli di piccole dimensioni, come è successo fino ad ora, ma anche per applicazioni industriali, grazie alla realizzazione di celle di grande dimensioni completamente in perovskite o in configurazione tandem realizzate in questo caso dalla combinazione di una cella di silicio cristallino con una cella in perovskite, considerando i potenziali rischi e benefici associati alla diffusione di questa nuovo fotovoltaico.

Il Prof. Aldo Di Carlo responsabile del progetto presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” sottolinea l’importanza di rendere questa nuova tecnologia stabile e identificare i processi per la fabbricazione di moduli di larga area: “Come Polo Solare abbiamo dimostrato per la prima volta che è possibile realizzare i moduli a perovskite su dimensioni di qualche cm2 ma ora la sfida diventa ancora più avvincente: realizzare moduli con dimensioni di oltre 200 cm2”.

Il dott. Sylvain Nicolay del centro di ricerca CSEM aggiunge, “Per dimostrare che questa tecnologia è industrializzabile è necessario realizzare moduli stabili con una dimensioni almeno di 15cm x 15cm”.

Il prof. Christophe Ballif, direttore del PV-center del EPFL (Svizzera) e partner del progetto commenta: “Con le celle tandem è possibile assorbire uno spettro di luce più ampio rispetto a una singola cella. Questo potrebbe portare ad un aumento dell’efficienza fino a un valore di circa il 30%”.

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