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A cura di: Raffaella Capritti Indice degli argomenti Toggle Le emissioni calano, le politiche funzionanoLa cornice normativa: verso la direttiva 2024/2881Il 2025 tra caldo record ed episodi di inquinamentoCaldo, ozono e incendi nell’estate ibericaPolveri sahariane e riscaldamento invernaleFAQ qualità dell’aria in EuropaLa qualità dell’aria in Europa sta migliorando?Di quanto sono diminuite le emissioni?Quali sono stati gli episodi di inquinamento più rilevanti del 2025?Cosa cambia con la nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria? Sul fronte della qualità dell’aria in Europa, il quadro generale è positivo, ma non privo di ombre. Il rapporto annuale del Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS) registra infatti per il 2025 un miglioramento diffuso degli indicatori, grazie alla riduzione delle emissioni dei principali inquinanti regolamentati. Allo stesso tempo ci dice che la combinazione tra emissioni residue e condizioni meteorologiche estreme continua a generare picchi che superano i limiti fissati per la tutela della salute e dell’ambiente. Il report si basa sui dati di rianalisi di CAMS, che integrano le osservazioni delle stazioni di monitoraggio europee nei sistemi di modellazione del servizio, e analizza gli inquinanti regolati dalla Direttiva sulla qualità dell’aria ambiente: ozono, biossido di azoto (NO₂) e particolato (PM10 e PM2.5). Le emissioni calano, le politiche funzionano Sul fronte delle emissioni la traiettoria europea resta in discesa. Dal 2015 le emissioni di ossidi di zolfo (SOx) e ossidi di azoto (NOx) sono diminuite di circa il 3-5% all’anno nell’Unione europea, con i risultati più marcati nell’industria e nel trasporto su strada. Le riduzioni più consistenti arrivano proprio da questi due comparti: nell’industria le emissioni di SOx sono calate del 59% e quelle di NOx del 39%, mentre il trasporto stradale ha tagliato del 40% gli NOx e del 34% il PM2.5. Un dato legato certamente alla normativa. La Direttiva NEC (National Emission Reduction Commitments) fissa per ciascuno Stato membro limiti nazionali giuridicamente vincolanti alla riduzione delle emissioni più dannose per la salute e gli ecosistemi, favorendo un progressivo disaccoppiamento tra attività economica e inquinamento atmosferico. «L’Europa continua a compiere progressi costanti nel miglioramento della qualità dell’aria grazie agli sforzi sostenuti per ridurre le emissioni di trasporti, industria e riscaldamento residenziale», sottolinea Laurence Rouil, direttrice di CAMS, che però ricorda come la combinazione tra emissioni e condizioni meteorologiche possa ancora innescare episodi di inquinamento su larga scala, con superamenti dei valori limite. Il quadro non è però privo di criticità. Secondo l’analisi della Commissione europea richiamata nel report, solo quattro Stati membri sono attualmente in linea per centrare entro il 2030 gli impegni di riduzione delle emissioni per tutti gli inquinanti. L’ammoniaca resta l’inquinante più ostico, con 21 Stati membri fuori traiettoria, mentre per il PM2.5 il percorso appare più solido. Un segnale che, accanto ai progressi consolidati, la conformità ai nuovi obiettivi europei richiederà ancora interventi mirati in diversi comparti, a partire da agricoltura e riscaldamento residenziale. La cornice normativa: verso la direttiva 2024/2881 Il monitoraggio CAMS si inserisce in un quadro normativo in evoluzione. Per il 2025 valgono ancora i limiti della direttiva 2008/50/CE, ma il riferimento è la nuova Direttiva qualità dell’aria ambiente (UE) 2024/2881, entrata in vigore il 10 dicembre 2024 e da recepire entro il 1° gennaio 2030. I nuovi standard, più vicini alle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità, irrigidiscono le soglie: per l’ozono, ad esempio, il valore obiettivo per la protezione della salute scende da 25 a 18 giorni l’anno con concentrazione media oltre 120 µg/m³. Nel triennio di transizione 2026-2029 questi valori serviranno a verificare se gli Stati membri sono sulla traiettoria di conformità. Il 2025 tra caldo record ed episodi di inquinamento Il rovescio della medaglia riguarda i picchi stagionali. Secondo il report European State of the Climate 2025, lo scorso anno è stato il terzo più caldo mai registrato in Europa, con forti differenze regionali che hanno inciso direttamente sulla qualità dell’aria. Il CAMS ha analizzato in dettaglio quattro grandi episodi di inquinamento, ciascuno legato a una specifica combinazione di fattori emissivi e meteorologici. Periodo Area interessata Inquinante Causa prevalente Febbraio 2025 Europa orientale e centrale PM2.5 Riscaldamento residenziale e condizioni più fredde della media Marzo 2025 Europa meridionale, occidentale e centrale PM10 Trasporto di polveri sahariane dal Nord Africa 8-17 agosto 2025 Europa occidentale, centrale e meridionale Ozono Caldo intenso, forte irraggiamento, atmosfera stagnante 11-19 agosto 2025 Penisola Iberica (Portogallo e Spagna) PM2.5 Incendi boschivi record Caldo, ozono e incendi nell’estate iberica Le ondate di calore di giugno e agosto hanno favorito la formazione di ozono troposferico, l’inquinante che irrita le vie respiratorie, aggrava l’asma e danneggia vegetazione e colture. L’episodio più rilevante si è verificato tra l’8 e il 17 agosto, interessando l’Europa occidentale, centrale e meridionale, in presenza di temperature elevate, forte irraggiamento e atmosfera stagnante. Pochi giorni dopo, tra l’11 e il 19 agosto, gli incendi record che hanno colpito Portogallo e Spagna hanno provocato superamenti diffusi dei valori limite giornalieri di PM2.5 nella Penisola Iberica. Per la prima volta il CAMS è riuscito a quantificare il contributo delle emissioni da incendi al particolato, grazie a strumenti avanzati di attribuzione delle fonti. «Gli incendi dell’agosto 2025 hanno mostrato quanto questi eventi siano strettamente connessi alla qualità dell’aria», spiega Paul Hamer, ricercatore senior di NILU e autore principale del report: i pennacchi di fumo, oltre ad aumentare il particolato al suolo, hanno innalzato anche i livelli di ozono nel nord di Portogallo e Spagna, per via dei precursori rilasciati e trasportati dal fumo che reagiscono alla luce solare. Polveri sahariane e riscaldamento invernale Non è però solo una questione estiva. A febbraio le condizioni più fredde della media hanno spinto verso l’alto le concentrazioni di PM2.5, con superamenti dei valori limite giornalieri: il riscaldamento residenziale ha avuto un ruolo dominante, soprattutto nell’Europa orientale, affiancato dai contributi di trasporti, agricoltura e industria. A marzo, invece, le polveri sahariane trasportate dal Nord Africa hanno fatto salire le concentrazioni di PM10 in ampie zone dell’Europa meridionale, occidentale e centrale. Un segnale del fatto che la qualità dell’aria dipende sia dalle fonti antropiche sia da quelle naturali, e che entrambe vanno considerate nelle strategie di mitigazione e nelle decisioni delle autorità nazionali. FAQ qualità dell’aria in Europa La qualità dell’aria in Europa sta migliorando? Sì. Il report CAMS 2025 conferma il miglioramento diffuso degli indicatori, sostenuto dal calo costante delle emissioni dei principali inquinanti regolamentati. Restano però episodi di inquinamento su larga scala legati alla combinazione tra emissioni residue e condizioni meteorologiche estreme. Di quanto sono diminuite le emissioni? Dal 2015 le emissioni di ossidi di zolfo e di azoto sono calate del 3-5% all’anno nell’UE. Nell’ultimo decennio le riduzioni settoriali più consistenti riguardano l’industria (SOx -59%, NOx -39%) e il trasporto stradale (NOx -40%, PM2.5 -34%). Quali sono stati gli episodi di inquinamento più rilevanti del 2025? Il report ne analizza quattro: l’episodio da PM2.5 di febbraio legato al riscaldamento, l’episodio da ozono dell’8-17 agosto, gli incendi iberici dell’11-19 agosto e l’intrusione di polveri sahariane di marzo. Cosa cambia con la nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria? La Direttiva (UE) 2024/2881, in vigore dal 10 dicembre 2024, introduce limiti più severi allineati alle linee guida OMS, da raggiungere entro il 1° gennaio 2030. Per il 2025 si applicano ancora i limiti della direttiva 2008/50/CE. 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