European State of the Climate 2025: l’Europa tra caldo record, stress idrico e rinnovabili

Secondo l’European State of the Climate 2025, l’Europa continua a essere il continente che si riscalda più rapidamente, con effetti sempre più evidenti su ondate di calore, ghiacci, mari, risorse idriche, incendi e biodiversità. Il report evidenzia anche il ruolo delle rinnovabili, che nel 2025 hanno coperto il 46,4% della produzione elettrica europea, confermando il legame sempre più stretto tra clima, energia e resilienza dei sistemi territoriali.

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European State of the Climate 2025: l’Europa tra caldo record, stress idrico e rinnovabili

Il 2025 conferma una tendenza ormai consolidata: l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente al mondo. A dirlo è l’European State of the Climate 2025, il rapporto annuale realizzato dal Copernicus Climate Change Service (C3S), implementato dall’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF) per conto della Commissione europea, insieme alla World Meteorological Organization (WMO).

Il documento, frutto del lavoro di circa 100 contributori scientifici e dell’analisi di circa 45 dataset, offre una lettura integrata delle condizioni climatiche europee nel 2025: temperatura, ondate di calore, stress termico, incendi, precipitazioni, umidità del suolo, portata dei fiumi, neve, ghiacciai, oceani, gas serra, biodiversità e risorse energetiche rinnovabili.

Il dato che deve far riflettere è che dal 1980 l’Europa si riscalda a una velocità più che doppia rispetto alla media globale. Il continente ha già raggiunto circa +2,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, mentre il trend degli ultimi trent’anni indica un aumento di circa 0,56 °C per decennio, contro circa 0,27 °C per decennio a scala globale.

A livello globale, il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, mentre il riscaldamento medio del pianeta registra un valore di +1,4 °C rispetto all’era preindustriale. Il Summary evidenzia che, se il ritmo attuale dovesse proseguire, la soglia di +1,5 °C fissata dall’Accordo di Parigi potrebbe essere raggiunta entro la fine di questo decennio.

Un continente sempre più caldo

Nel 2025 almeno il 95% dell’Europa ha registrato temperature annuali superiori alla media. Il continente ha vissuto la sua seconda ondata di calore più severa mai registrata.

2025 almeno il 95% dell’Europa ha registrato temperature annuali superiori alla media

Tra gli eventi più significativi spicca quello che ha coinvolto la Fennoscandia sub-artica: nel mese di luglio, anche in zone prossime o interne al Circolo Polare Artico, le temperature hanno raggiunto e in alcuni casi superato i 30 °C, toccando un massimo di 34,9 °C a Frosta, in Norvegia.

A luglio 2025 in zone prossime al Circolo Polare Artico, le temperature hanno raggiunto i 30 °C

Il report evidenzia anche la riduzione degli episodi di freddo intenso. Nel 2025 l’Europa ha registrato il numero più basso di giorni con stress da freddo della serie storica, con il 90% del continente al di sotto della media per le condizioni di freddo intenso. Un dato che interessa direttamente anche il settore edilizio ed energetico: inverni meno rigidi possono ridurre parte dei fabbisogni di riscaldamento, ma non compensano l’aumento dei rischi legati al caldo estivo, soprattutto nelle aree urbane più esposte alle isole di calore, negli edifici poco resilienti al surriscaldamento e nei contesti in cui cresce la domanda di raffrescamento.

Neve, ghiacciai e Groenlandia: indicatori sensibili del cambiamento climatico

Le regioni fredde europee restituiscono uno dei segnali più evidenti della trasformazione in corso. Nel marzo 2025, l’estensione della copertura nevosa europea è risultata di circa 1,32 milioni di km² sotto la media, pari a un calo del 31%: il terzo valore più basso dal 1983. La massa nevosa ha mostrato una dinamica analoga, con un valore del 45% inferiore alla media.

Anche i ghiacciai europei hanno registrato una perdita netta in tutte le regioni monitorate. In Islanda, in particolare, il 2025 ha segnato la seconda maggiore perdita di massa glaciale dal 1976. La calotta groenlandese ha perso circa 139 gigatonnellate di ghiaccio, una quantità stimata pari a circa una volta e mezzo il volume immagazzinato in tutti i ghiacciai delle Alpi europee.

La calotta groenlandese ha perso circa 139 gigatonnellate di ghiaccio nel 2025

Neve e ghiaccio svolgono una funzione di regolazione climatica attraverso l’albedo, contribuendo a riflettere la radiazione solare. La loro riduzione modifica i bilanci energetici superficiali, influenza i deflussi idrici stagionali, incide sulla disponibilità d’acqua e può aumentare la vulnerabilità di territori già esposti a stress idrico, frane, instabilità dei versanti e variazioni nei regimi fluviali.

Oceani europei e Mediterraneo: il segnale delle ondate di calore marine

La temperatura superficiale media della regione oceanica europea nel 2025 è stata la più alta mai registrata, per il quarto anno consecutivo. Le ondate di calore marine hanno interessato l’86% della regione oceanica europea, con condizioni almeno “forti”; il 36% della regione ha sperimentato condizioni “severe” o “estreme”, la quota più alta della serie storica.

Nel 2025 le ondate di calore marine hanno interessato l’86% della regione oceanica europea

Il Mediterraneo conferma la propria particolare vulnerabilità: negli ultimi tre anni l’intero bacino ha registrato almeno un giorno con condizioni di ondata di calore marina “forte”, mentre nel 2025 la temperatura superficiale media annua è stata la seconda più alta mai osservata.

Il riscaldamento dei mari incide sugli ecosistemi, sulla biodiversità, sulla pesca, sulle economie costiere e anche sulle condizioni climatiche delle aree terrestri prossime alla costa. Mari più caldi possono aumentare l’evaporazione, contribuire a notti più calde e umide, alimentare eventi convettivi intensi e amplificare il disagio termico nelle aree urbane costiere.

Acqua, incendi e biodiversità: la pressione sui sistemi territoriali

Il 2025 non è stato caratterizzato soltanto dal caldo. Il report evidenzia forti contrasti idrologici, con aree più secche e altre più umide rispetto alla media. Il dato sulla disponibilità idrica è particolarmente rilevante: l’anno è stato tra i tre più secchi dal 1992 per umidità del suolo e il 70% dei fiumi europei ha registrato portate annuali inferiori alla media.

La portata dei fiumi è rimasta sotto la media per 11 mesi dell’anno, con minimi particolarmente evidenti tra tarda primavera e inizio estate. Allo stesso tempo, il report segnala che nel 2025 l’estensione delle aree fluviali europee interessate da alluvioni è stata la seconda più bassa della serie di 33 anni, pur in presenza di eventi locali e regionali rilevanti.

In Italia, il riferimento principale riguarda il maltempo di metà aprile associato al ciclone Hans, che tra il 15 e il 18 aprile ha provocato alluvioni, piene fluviali e frane in diverse aree del Nord e del Centro, tra cui Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Valle d’Aosta e Toscana.

Questa apparente coesistenza tra siccità diffusa ed eventi intensi localizzati è uno degli aspetti più complessi dell’adattamento climatico. Le infrastrutture idriche, i sistemi di drenaggio urbano, le reti agricole, gli invasi, le opere di difesa idraulica e la pianificazione del territorio devono confrontarsi con una variabilità crescente: non solo meno acqua in alcuni periodi, ma anche maggiore difficoltà nel gestire gli estremi.

Il Summary aggiunge che nel mese di maggio il 35% dell’Europa ha sperimentato condizioni di “extreme agricultural drought”, un dato che conferma che la siccità non riguarda soltanto la disponibilità d’acqua nei bacini o nei corsi fluviali, ma coinvolge direttamente l’umidità del suolo, la produttività agricola, la stabilità degli ecosistemi e, indirettamente, alcune filiere energetiche connesse all’uso del territorio.

Sul fronte degli incendi nel 2025 la superficie bruciata in Europa ha raggiunto un nuovo record, pari a circa 1.034.552 ettari, superando il precedente massimo del 2017. Spagna e Portogallo sono stati tra i Paesi più colpiti, con una percentuale pari al 65% dell’area totale bruciata in Europa; in Spagna, l’incendio di Zamora ha interessato circa 40.081 ettari, risultando il più grande registrato nel Paese dall’inizio delle rilevazioni nel 1968.

Le emissioni annuali da incendi in Europa hanno raggiunto nel 2025 il valore più alto della serie del Copernicus Atmosphere Monitoring Service, iniziata nel 2003. La Spagna ha registrato un nuovo record annuale, mentre Regno Unito, Paesi Bassi e Germania hanno segnato i valori più alti mai osservati nelle rispettive serie.

La biodiversità è il filo che collega molti di questi fenomeni. Il report sottolinea che cambiamento climatico e biodiversità sono sistemi interdipendenti: ecosistemi sani contribuiscono alla regolazione climatica, allo stoccaggio del carbonio e alla protezione naturale da eventi estremi; allo stesso tempo, il degrado degli ecosistemi riduce la loro capacità di assorbire gli impatti climatici.

Tabella riassuntiva European State of the Climate 2025

Indicatore 2025 Dato evidenziato dal report Implicazioni per energia e resilienza
Temperature annuali Almeno il 95% dell’Europa sopra la media Aumento dello stress termico, maggiore domanda di raffrescamento e necessità di edifici più resilienti al caldo
Copertura nevosa 31% sotto la media a marzo 2025 Impatto sugli accumuli idrici naturali, sui deflussi stagionali, sugli ecosistemi montani e sulla disponibilità d’acqua
Portata dei fiumi 70% dei fiumi con flussi annuali sotto la media Pressione su idroelettrico, agricoltura, usi civili e gestione della risorsa idrica
Incendi Circa 1.034.552 ettari bruciati in Europa Rischi per territori, qualità dell’aria, assorbimenti di carbonio, infrastrutture e biodiversità
Rinnovabili elettriche 46,4% della produzione elettrica europea Crescente ruolo di fotovoltaico, eolico e idroelettrico, con maggiore attenzione alla variabilità climatica

In questo quadro si inserisce anche l’evoluzione delle politiche europee. Il Green Deal europeo, la Legge europea sul clima, la Strategia UE sulla biodiversità al 2030 e la Nature Restoration Law costruiscono un approccio sempre più integrato tra mitigazione, adattamento e ripristino degli ecosistemi. La Nature Restoration Law introduce obiettivi giuridicamente vincolanti per ripristinare almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell’UE entro il 2030 e tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050.

Posidonia e torbiere: ecosistemi sentinella tra adattamento e assorbimento del carbonio

Il Summary dell’European State of the Climate 2025 propone due esempi che aiutano a comprendere il legame tra clima, biodiversità e resilienza degli ecosistemi. Il primo riguarda la Posidonia oceanica, fanerogama marina del Mediterraneo che forma praterie sommerse lungo le coste europee per circa 19.000 km². Questi habitat offrono benefici ecologici ed economici, contribuiscono alla biodiversità marina, funzionano come aree nursery per numerose specie ittiche, proteggono le coste dall’erosione e svolgono una funzione di assorbimento del carbonio. Tuttavia, sono sensibili alle temperature elevate: negli ultimi 50 anni le praterie di Posidonia oceanica si sono ridotte fino al 34%, anche per effetto dello stress termico e delle pressioni sugli ecosistemi costieri.

Il secondo esempio riguarda le torbiere, ecosistemi capaci di immagazzinare grandi quantità di carbonio e di ospitare habitat ad alto valore ecologico. Quando vengono degradate o interessate da incendi, possono trasformarsi da serbatoi naturali di carbonio a fonti di gas serra. Il Summary ricorda che l’Europa ha registrato la maggiore perdita proporzionale di torbiere a livello globale, in gran parte a causa della densità abitativa e della conversione dei suoli per usi agricoli. La gestione del rischio incendi in questi ambienti passa anche attraverso nature-based solutions..

Rinnovabili al 46,4%: il clima entra nella pianificazione energetica

Per il settore energia, l’European State of the Climate 2025 segnala che nel 2025 le rinnovabili hanno fornito quasi la metà dell’elettricità europea, con una quota pari al 46,4%, sostanzialmente in linea con il record del 2024, pari al 46,5%.

La produzione da eolico e fotovoltaico ha coperto complessivamente il 30,5% dell’elettricità europea, superando la quota dei combustibili fossili, pari al 27,5%. Considerando anche l’idroelettrico, le rinnovabili generano più elettricità delle fonti fossili ogni anno dal 2023.

Il fotovoltaico ha raggiunto un nuovo record, contribuendo per il 12,5% alla produzione elettrica europea, in crescita rispetto al 10,3% del 2024. L’eolico ha coperto il 18%, mentre l’idroelettrico il 15,9%. Secondo il report, il risultato del solare è legato soprattutto all’aumento della capacità installata, con ulteriori 65 GW aggiunti alla flotta dell’UE nel 2025; anche la capacità eolica onshore e offshore è cresciuta, con 19 GW aggiuntivi secondo WindEurope.

Il report si sofferma sulla relazione tra produzione rinnovabile e variabilità climatica. Distingue infatti tra produzione reale e potenziale di generazione, evidenziando come vento, radiazione solare, temperatura, precipitazioni e disponibilità idrica incidano direttamente sulle performance attese degli impianti.

Nel 2025 il potenziale fotovoltaico ha mostrato un quadro molto differenziato: superiore alla media tra Europa nord-occidentale, centrale e orientale, ma inferiore alla media nella Penisola Iberica e in alcune aree del Nord Europa. Questo andamento riflette le condizioni di soleggiamento e radiazione solare. Al contrario, il potenziale dell’eolico onshore è risultato generalmente inferiore alla media in gran parte dell’Europa, a causa di velocità del vento più basse, anche se la produzione effettiva è rimasta sostenuta dall’aumento della capacità installata.

E’ una dinamica che ci dice che la transizione energetica non si misura più soltanto in GW installati, ma nella capacità di costruire sistemi flessibili, digitalizzati e resilienti.

Il fotovoltaico, in particolare, beneficia dell’aumento della radiazione solare osservato in molte aree europee negli ultimi decenni, ma è anche esposto agli effetti di temperature più elevate, che possono ridurre l’efficienza dei moduli. L’eolico, invece, deve fare i conti con una variabilità anemometrica significativa, che rende sempre più rilevante il tema della diversificazione geografica, del repowering, delle turbine di nuova generazione e dell’integrazione tra onshore e offshore.

L’idroelettrico, infine, risulta direttamente collegato ai regimi di precipitazione, alla neve accumulata, alla portata dei fiumi e alla gestione degli invasi.

FAQ sull’European State of the Climate 2025

Che cos’è l’European State of the Climate 2025?

L’European State of the Climate 2025 è il rapporto annuale realizzato da Copernicus Climate Change Service, ECMWF e WMO per analizzare le condizioni climatiche europee dell’anno precedente. Il documento considera temperature, eventi estremi, ghiacciai, oceani, risorse idriche, incendi, biodiversità e produzione da fonti rinnovabili.

Perché l’Europa si riscalda più velocemente della media globale?

Secondo il report, l’Europa si riscalda più rapidamente per una combinazione di fattori: prevalenza delle superfici terrestri, cambiamenti nella circolazione atmosferica, riduzione dell’inquinamento atmosferico e degli aerosol, diminuzione della copertura nevosa e vicinanza di parte del continente alla regione artica, che è l’area a più rapido riscaldamento del pianeta.

Quali sono stati i principali eventi climatici in Europa nel 2025?

Il 2025 è stato caratterizzato da temperature sopra la media su quasi tutto il continente, ondate di calore dalla regione mediterranea all’Artico, record di superficie bruciata dagli incendi, temperature superficiali marine record, perdita di ghiaccio in Groenlandia e portate fluviali inferiori alla media nel 70% dei fiumi europei.

Quanto hanno prodotto le rinnovabili in Europa nel 2025?

Nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto il 46,4% della produzione elettrica europea. Il fotovoltaico ha raggiunto un nuovo record con il 12,5%, l’eolico ha contribuito per il 18% e l’idroelettrico per il 15,9%. La produzione da vento e sole, insieme, ha superato quella da fonti fossili.

Perché il clima è importante per la produzione rinnovabile?

La produzione rinnovabile dipende da condizioni meteorologiche e climatiche come radiazione solare, vento, precipitazioni, portata dei fiumi e temperatura. In un clima più variabile, diventa sempre più importante integrare fotovoltaico, eolico e idroelettrico con accumuli, reti intelligenti, sistemi di previsione e strumenti di flessibilità.

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