Rinnovabili: le incognite di sviluppo del fotovoltaico galleggiante

Malgrado stime interessanti a livello globale, il fotovoltaico galleggiante in Italia ha incontrato finora molti vincoli e un mancato sviluppo. Un esperto di rinnovabili illustra pro e contro.

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Incognite di sviluppo del fotovoltaico galleggiante in Italia

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Il fotovoltaico galleggiante potrebbe essere un alleato per la transizione energetica in Italia e per centrare gli obiettivi di produzione energetica da rinnovabili? Pare di no: nel nostro Paese si contano pochissimi impianti.

Eppure secondo una ricerca condotta da Wood Mackenzie Power & Renewables, alla fine del 2019 sono stati installati impianti sull’acqua per 2,4 GW, in 35 paesi del mondo. “Anche se i sistemi solari galleggianti comportano tipicamente dei costi più elevati rispetto ai tradizionali impianti fotovoltaici a terra, le dimensioni dei progetti stanno aumentando, il che farà scendere i costi”, riporta la società di analisi. E sottolinea che la dimensione media globale dei progetti solari galleggianti è in costante aumento dal 2015 e si prevede che continui a crescere. Non solo. Stima la domanda globale di solare galleggiante in crescita in media del 22% su base annua dal 2019 al 2024. “Il solare galleggiante soddisferà poco meno dell’1% della domanda solare globale annuale entro la fine del 2019, e il 2% della domanda solare globale entro il 2022”.

«Si sa che un prossimo progetto è in fase di sviluppo nel nord Italia da parte della nostra società», anticipa Carmine Fioravante Founder e CEO di artINGEGNERIA, società di consulenza e progettazione nata nel 2013 e che dalla sua nascita ha progettato più di 1 GW tra impianti idroelettrici, fotovoltaici ed eolici. «Ma a livello attuale se ne contano pochissimi in Italia, anche se le possibilità di installazione sono svariate, contando anche sulla possibilità di realizzarli in cave dismesse o in laghetti artificiali di proprietà aziendale. Quindi sono tutti superfici molto contenute, anche inferiori a un ettaro».

Rinnovabili e fotovoltaico galleggiante: i motivi del suo mancato sviluppo

Il fatto che non ci sia stato un significativo sviluppo di questa tecnologia è motivato da due ragioni economiche e manutentive. «Con l’attuale, pressoché inesistente, sistema di incentivazione dell’energia prodotta, a parità di produzione, i costi realizzativi sono svantaggiosi. Oggi per un impianto solare a terra si deve preventivare una spesa che varia da 500-600mila euro/MW. Per un impianto fotovoltaico flottante siamo tra 700-800mila euro/MW. Per non parlare dei maggiori costi di manutenzione, decisamente più complessa e più onerosa rispetto a un impianto a terra», specifica Fioravante. A questo si aggiunge la mancanza di sostegno in termini di incentivazione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, che ha di fatto rallentato in generale il loro sviluppo. Anche strumenti finanziari, come i PPA (Power Purchase Agreement), legati alla sfera privata non hanno avuto un grande slancio. Oggi si può contare sul DM 4 luglio 2019 e su un regime incentivante. «Dato il termine dell’ultimo registro di settembre con scadenza al 30 ottobre 2021, secondo l’art. 4.1 del DM 2019, c’è spazio per possibili installazioni di fotovoltaico, ma su terreni non agricoli, con un prezzo interessante per il kWh ma su impianti di taglia uguale o superiore ai 5 MW. Ci vorrebbero dei laghi con grandi dimensioni planimetriche».

Rinnovabili e fotovoltaico galleggiante: qual è l’iter per realizzarlo

Da dove si deve partire per realizzare un impianto fotovoltaico galleggiante? Dall’iter autorizzativo e procedurale, analogo a quello per un impianto fotovoltaico a terra: «occorre fare richiesta di autorizzazione unica ai sensi dell’articolo 12 del Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 dove all’interno del procedimento sono compresi vari permessi necessari, che vengono richiesti alla Provincia che dà l’ok autorizzativo – specifica ancora Fioravante. C’è anche da considerare, però, che un impianto fotovoltaico da costruire sull’acqua ha maggiori vincoli di impatto ambientale».

Anche a livello normativo e tecnico il fotovoltaico galleggiante potrebbe avere qualche dubbio interpretativo. «A livello catastale non tutti i laghi vengono individuati come tali, ma accade che spesso siano indicati catastalmente come terreni agricoli. Pertanto il rischio potrebbe essere quello di non vedersi riconoscere l’incentivo da parte del GSE con le conseguenti difficoltà connesse». Si sa, infatti, che permane il divieto di accedere agli incentivi per gli impianti fotovoltaici a terra realizzati su terreni agricoli, e quindi a tariffe più alte di quelle di mercato.

Fotovoltaico galleggiante: i pregi

Posti i maggiori costi, realizzare un impianto fotovoltaico galleggiante offre anche vantaggi. Il primo è, rispetto a un impianto tradizionale, quello di poter contare su un maggior numero di ore equivalenti, ovvero le ore di funzionamento dell’impianto alla massima potenza nell’arco di un anno.

Bomhofsplas, il più grande parco fotovoltaico galleggiante d'Europa
Bomhofsplas, il più grande parco fotovoltaico galleggiante d’Europa, costruito da BayWa r.e.

«Un impianto tradizionale arriva nel nord Italia a 1300 ore equivalenti l’anno, uno galleggiante a 1450, quindi permette un contributo di circa il 15% in più», rileva il CEO di artINGEGNERIA. «Aggiungiamo due ulteriori vantaggi: la prima è che la superficie dell’acqua su cui è costruito, riflettendo la luce del sole, contribuisce a una maggiore produzione anche attraverso l’utilizzo di pannelli bifacciali. L’altra è legata al fattore umidità, che favorisce una maggiore produzione del pannello solare in quanto svolge l’effetto lente e ne abbassa la temperatura di funzionamento, con conseguente aumento del rendimento elettrico».

Se si aggiunge anche l’inseguimento solare si può arrivare a produrre fino al 35% in più di energia elettrica (comprovato da uno studio dedicato).

Rinnovabili, transizione energetica e fotovoltaico: quando puntare al galleggiante

Quanto potrebbe essere remunerativo realizzare un impianto fotovoltaico sull’acqua? «Nello sviluppo di cui ci stiamo occupando, l’investitore ha previsto questa tipologia di realizzazione in quanto proprietario di un laghetto su una propria area in cui è già presente un parco fotovoltaico a terra e per il quale ha previsto un ulteriore ampliamento. Pertanto si ha vantaggio anche grazie all’economia di scala, che appunto prevede l’installazione anche di un’infrastruttura nel bacino d’acqua, ampio una decina di ettari».

Il prezzo di realizzazione previsto in calo – se si considera il tempo richiesto dell’iter autorizzativo passa almeno un anno – insieme alla riduzione dei prezzi dei pannelli solari e alla loro crescente potenza, insieme alla speranza che dopo ottobre 2021 ci sarà qualche misura incentivante, possono essere fattori predisponenti a un investimento.  «Si tratta di considerazioni che rientrano nel rischio di impresa che purtroppo a volte in Italia è più alto. Le previsioni di investimento a livello nazionale sono sempre legate alle incertezze proprie di un contesto politico-decisionale a lungo termine: ciò non depone a favore di chi intende finanziare impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili», ammette Fioravante.

Quindi, per la transizione energetica e per gli obiettivi di produzione di energia da rinnovabili da qui al 2030 e oltre, il solare galleggiante può essere d’aiuto? «Non lo vedo capace di contribuire sensibilmente, stante il panorama delineato, mentre invece caldeggio il fotovoltaico su tetto oltre all’idroelettrico. Se guardiamo allo scenario internazionale, si tende a costruire impianti di grossa taglia, persino superiori a 200 MW. Anche in Italia sta iniziando ad accadere».

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