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Emissioni di CO2: valutare l’intero ciclo di vita dell’edificio

Il settore delle costruzioni, oltre ad essere altamente energivoro, è anche tra quelli che causano la maggior quantità di emissioni in atmosfera. Valutare la sostenibilità di un edificio e le emissioni che provoca, significa considerare il suo intero ciclo di vita. Solo con precise attenzioni in ogni fase, sarà possibile ridurre realmente gli impatti del settore.

A cura di: Arch. Gaia Mussi

Emissioni di CO2: valutare l’intero ciclo di vita dell’edificio

 

Valutare le prestazioni energetiche di un edificio facendo riferimento alla sola fase di funzionamento è un approccio riduttivo, poiché questi consumi sono solo una parte dell’impatto totale che una costruzione ha sull’ambiente. Questo significa considerare l’intero ciclo di vita di un edificio e partire dalle materie prime e dai materiali utilizzati, passare per il cantiere, la fase di uso e la successiva dismissione. 

Le emissioni di CO2 in edilizia

Fin dagli anni ’90, con il Protocollo Kyoto, si è tentato di porre un freno al consumo di risorse e alle emissioni in atmosfera. Il settore dell’edilizia è responsabile di una bella fetta delle emissioni di CO2 globali causate da diversi processi, quali la produzione dei materiali, la costruzione degli edifici, la gestione degli stessi e, infine, il loro smaltimento. Una visione che non si limita al calcolo del fabbisogno energetico di un edificio, è propria dei protocolli adibiti alla valutazione della sostenibilità di un edificio, come Leed, Itaca, Breeam, ecc… Questi protocolli a punteggio sono generalmente suddivisi in tematiche, che nella loro globalità misurano la sostenibilità di una costruzione. Tra questi indicatori c’è un punto dedicato alle emissioni di CO2 – e non solo – in atmosfera.

 

Emissioni di CO2 settore edile

I materiali da costruzione

Così come impone anche la metodologia dell’Analisi del Ciclo di Vita (LCA), una prima riflessione va fatta sui materiali da costruzione. È chiaro che non si parla di emissioni dirette di questi materiali, ma più precisamente di emissioni CO2 incorporate. Ogni prodotto utilizzato nel campo dell’edilizia, “porta con sé” una quantità di emissioni dovute all’estrazione delle materie prime per la realizzazione e alla sua lavorazione. Alla produzione, si devono aggiungere le emissioni dovute al trasporto dei materiali dalla fonte di prelievo a quella di lavorazione e poi di utilizzo e quelle inerenti il loro smaltimento.

 

Pensiamo semplicemente ad alcuni tra i materiali più utilizzati in campo edile, come il calcestruzzo e l’acciaio, a cui sono associate elevate emissioni di CO2. Un parametro per valutare le emissioni è la “Carbon Foot Print”, intesa come quantità di gas serra causata da un prodotto o da un processo. Anche in questo caso le emissioni sono da intendersi “dalla culla alla tomba”. Ecco perché a parità di emissioni di anidride carbonica, si hanno diverse quantità di materiali: supponendo di non superare un limite di emissioni causate da due materiali, si avranno diverse quantità di alluminio e di legno.

 

Carbon Foot Print

 

 

Il cantiere e le macchine da costruzione

Durante la fase di cantiere incidono molto le emissioni dovute alle macchine da costruzione, causate come da ogni altro veicolo per il loro movimento, ma anche e soprattutto per la loro propria attività di cantiere. È da considerare che solo una percentuale dei mezzi viene immatricolato per la circolazione, ma a differenze di altri mezzi di trasporto è più facile che essi siano obsoleti e inquinanti. Proprio per questi motivi andrebbe valutata con attenzione la scelta delle macchine da cantiere, soprattutto in zone sensibili, come i centri urbani dove già il traffico incide sulla qualità dell’aria. Una piccola nota va fatta anche in merito ai tempi di durata del cantiere, in quanto scegliendo tecnologie che permettono un montaggio veloce, come le costruzioni a secco, si riducono i tempi di cantiere e le lavorazioni necessarie.

Le macchine da cantiere spesso sono inquinanti

 

La fase di uso dell’edificio

Questo arco temporale della vita di un edificio è, in effetti, la più monitorata. Negli ultimi anni si è investito e insistito molto sul tema della corretta gestione del patrimonio edilizio e dell’abbattimento di fabbisogno energetico per il suo funzionamento. Come vale anche per le fasi precedenti, la riduzione del consumo energetico per un’attività comporta una riduzione di emissioni, dovute anche alla produzione di energia. Un edificio in uso è causa di emissioni di gas serra per le attività che vi si svolgono, motivo per cui incide molto anche la destinazione d’uso. In campo residenziale è sufficiente considerare gli impianti installati per farsi un’idea delle possibili cause di emissioni.

Per riscaldare, raffrescare, produrre acqua calda, illuminare si ricorre a diversi impianti, che possono essere più o meno efficienti, più o meno obsoleti.  Ogni fonte energetica ha un impatto diverso. A queste attività si aggiunge anche la produzione dei rifiuti: più ne sono prodotti, più saranno le emissioni causate dal loro smaltimento. In questo caso fanno la differenza anche la tipologia del rifiuto e il metodo di smaltimento. 

La dismissione di un edificio

Durante la progettazione di un edificio è importante ricordarsi che un giorno, quella stessa costruzione, andrà demolita e smaltita. Da qui l’importanza di scegliere materiali riciclabili, tecniche costruttive che permettano una veloce e semplice demolizione e una gestione efficiente e consapevole dei rifiuti da demolizione. I materiali e i componenti edilizi, oltre alla riciclabilità potranno offrire la scelta del riutilizzo, in quanto anche la reversibilità è un valore da prendere in considerazione. Solo come ultima ipotesi si deve considerare la discarica, dove i rifiuti da demolizione sono considerati rifiuti speciali, in quanto le macerie richiedono appositi iter e trattamenti per lo smaltimento.

 

Demolizione di un edificio

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