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2 agosto: abbiamo finito le risorse rinnovabili

Oggi è l’Overshoot Day 2017, ovvero il giorno che segna l’inizio del debito ecologico a causa dell’eccessivo sfruttamento del pianeta

 

 

L’organizzazione di ricerca internazionale Global Footprint Network come ogni anno ha calcolato l’Overshoot Day, ovvero il giorno che rappresenta l’inizio del nostro debito ecologico perché abbiamo sfruttato tutte le risorse rinnovabili disponibili per il 2017. I costi di questo eccessivo sfruttamento ecologico globale si concretizzano nella deforestazione, siccità, scarsità di acqua dolce, erosione del suolo, perdita di biodiversità e accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera. 


Da oggi 2 agosto fino alla fine dell’anno la terra sarà sovrasfruttata dall’uomo. E la cosa grave, sottolinea l’associazione, è che ogni anno questa data è anticipata: nel 2016 è stata l'8 agosto, due anni fa il 13 agosto, nel 2000 a fine settembre, nel 1997 era l’8 ottobre.

 

 

Questo perché usiamo più risorse ecologiche di quanto la natura possa rigenerare. A causa della pesca intensiva, dello sfruttamento indiscriminato delle foreste e di eccessive emissioni di anidrite carbonica in atmosfera, che le foreste non riescono ad assimilare, abbiamo un tasso di consumo delle risorse naturali 1,7 volte più velocemente di quanto gli ecosistemi riescano a riprodurli.


Per soddisfare il bisogno attuale di risorse ci servirebbero 1,7 pianeti.

 


La Global Footprint Network sottolinea che si può invertire questa situazione e propone la campagna #movethedate, per cercare di posticipare l'Overshoot Day, calcolato confrontando il consumo annuo totale dell'umanità (Ecological Footprint) con la capacità della Terra di rigenerare le risorse naturali rinnovabili in quell'anno (biocapacità), con l’obiettivo di posticipare ogni anno di qualche giorno l'Overshoot Day.

 

Serve l’impegno di ognuno di noi ma servono soprattutto politiche precise, a partire dal rispetto dell’accordo di Parigi, nonostante le decisioni del presidente USA Trump, che impongano per esempio tagli significativi alle emissioni di CO2, che attualmente rappresentano il 60% della nostra impronta ecologica. Se riuscissimo a dimezzarle la data dell'Overshoot Day si posticiperebbe di quasi 3 mesi.

Guadagnare 5 giorni ogni anno permetterebbe di tornare "in pari" con l'uso di risorse naturali entro il 2050.

 

Anche il cibo è un importante driver dell’impronta ecologica, produce infatti il 26% dell’impronta ecologica globale.


Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition (BCFN) a questo proposito evidenzia che in Italia sprechiamo il 35% dei prodotti freschi, il 19% del pane e il 16% di frutta e verdura prodotti. L’impatto sulla terra causato da questo spreco crea una perdita di 1.226 milioni di m³ l’anno di acqua (pari al 2,5% dell’intera portata annua del fiume Po) e produce l’immissione nell’ambiente di 24,5 milioni di tonnellate CO2 l’anno, di cui 14,3 milioni dovuti agli sprechi domestici. L’assorbimento della sola CO2 prodotta dallo spreco domestico in Italia richiede una superficie boschiva maggiore di quella presente in Lombardia.
Però tutti noi possiamo fare qualcosa, il cibo ci dice Marta Antonelli, Research Programme Manager della Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition, produce il 26% dell’impronta ecologica globale. “Se dimezzassimo lo spreco alimentare, mangiassimo alimenti a basso contenuto proteico e seguissimo una dieta adeguata in termini di calorie assunte potremmo ridurre l’impronta ecologica globale del 22%, riuscendo così a spostare la data del prossimo overshoot day di ben 42 giorni”.

 

L’associazione Global Footprint Network ha anche lanciato un calcolatore dell’impronta ecologica che funziona anche su dispositivi mobili e permette agli utenti di misurare la propria impronta ecologica, conoscere soluzioni ed esplorare esempi di pratiche sostenibili.

 

L'analisi dell'Overshoot Day dei singoli Paesi mostra che in Italia non abbiamo lavorato bene considerando che la data di non ritorno è stata il 19 maggio.

 

 

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