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Il recente e terribile conflitto, ci ha una volta di più messi di fronte alla dipendenza dell’Europa e dell’Italia dalle importazioni di gas naturale dalla Russia. Al conflitto si aggiunge la preoccupazione di cittadini e imprese per il forte aumento delle bollette che, in alcuni casi, sta mettendo a rischio la stessa sopravvivenza delle aziende. Di transizione energetica si parla ormai da anni ma oggi più che mai è fondamentale passare dalle parole ai fatti. Le associazioni Legambiente, Greenpeace e WWF hanno definito e inviato al Governo Draghi, un piano in 10 punti, focalizzato su rinnovabili ed efficienza energetica che, se attuato, potrebbe garantire, se non l’indipendenza dal gas importato, la diminuzione dei consumi di 36 miliardi di metri cubi all’anno entro fine 2026,con impatti positivi sull’ambiente. E’ necessario prima di tutto semplificare l’iter autorizzativo per la realizzazione di impianti eolici (offshore e a terra), fotovoltaici (anche nei centri storici e in specifiche aree come discariche o ex cave) e agrivoltaici. Rinnovabili, le priorità da mettere in campo E’ necessario autorizzare, entro marzo 2023, impianti a fonti rinnovabili per 90 GW di nuova potenza installata, che corrisponde alla metà dei 180 GW in attesa di autorizzazione, da realizzare entro fine 2026.In questo modo si potrebbe ottenere un risparmio di 36 miliardi di metri cubi di gas ogni anno a partire dal 2026. Contemporaneamente dovranno aumentare i sistemi di accumulo e si dovrà potenziare la rete. Sarebbe auspicabile che presso il Mite venisse istituita una task force nazionale di tecnici per supportare un tale obiettivo. Il PNIEC va aggiornato entro giugno di quest’anno con l’obiettivo di arrivare al 100% di elettricità da fonti rinnovabili al 2035, coerentemente con il target europeo di riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030. Va fissato al più presto un tetto ai profitti delle aziende che estraggono e trasportano gas fossile o petrolio Va attivato un dibattito pubblico, che coinvolga le comunità, che renda trasparente il processo di approvazione degli impianti a fonti rinnovabili al di sopra dei 10 MW di potenza installata, con tempi chiari e risposte certe. Sviluppare la produzione di biometano da FORSU (chiusura del ciclo dei rifiuti organici differenziati), considerando la necessaria riduzione del numero totale di capi allevati e senza entrare in competizione con l’uso di terreni per la produzione di cibo. L’Italia, che è già il secondo produttore di biogas in Europa e il quarto al mondo, ha un notevole potenziale di crescita.2 Permettere l’installazione di impianti fotovoltaici integrati sui tetti degli edifici non vincolati nei centri storici. Nonostante la legge preveda una procedura di autorizzazione semplificata, tale semplificazione “non vale in centri e nuclei storici, anche qualora gli interventi seguano queste attenzioni rispetto all’integrazione e risultino non visibili da piazze e strade principali”, di fatto limitando le installazioni. Rivedere i bonus edilizi, prorogandoli al 2030 e modulandoli sulla base dell’efficienza degli interventi e del reddito, con attenzione agli interventi di riqualificazione energetica ed eliminando gli incentivi per la sostituzione di caldaie a gas e premiando la sostituzione con pompe di calore e l’autoproduzione da fonti rinnovabili. Fissare al 2023 il termine per l’eliminazione dell’uso delle caldaie a gas nei nuovi edifici Facilitare la costituzione delle Comunità energetiche istituendo entro giugno un fondo di garanzia e approvando velocemente i decreti attuativi previsti nella RED II Attivare una strategia a sostegno delle imprese per efficienza e innovazione nei cicli produttivi e sulla mobilità sostenibile https://www.infobuildenergia.it/wp-content/uploads/2022/03/10_proposte_per_liberarci_dalle_fossili-DEFINITIVA.mp4 7/3/2022 Piano in 10 punti per ridurre la dipendenza dell’Unione europea dal gas naturale russo Un nuovo report dell’IEA segnala che l’Europa grazie a una serie di misure coerenti con il Green Deal, può ridurre significativamente le importazioni di gas naturale dalla Russia entro un anno, abbassando le emissioni, migliorando la sicurezza energetica e l’accessibilità per tutti i cittadini Nel 2021 l’Unione europea ha importato una media di più di 380 milioni di metri cubi (mcm) al giorno di gas dalla Russia, arrivando alla fine dell’anno a circa 140 miliardi di metri cubi, cui ne vanno aggiunti altri 15 sotto forma di gas naturale liquefatto. Numeri che rappresentano circa il 45% delle importazioni di gas dell’UE nel 2021 e quasi il 40% del suo consumo totale. Fonte IEA In che modo tali importazioni si possono ridurre? Prova a rispondere a questo quesito la International Energy Agency che nel suo ultimo Report segnala le 10 misure che, se attuate, entro un anno potrebbero ridurre le importazioni di gas dalla Russia di oltre un terzo, fino addirittura al 50% e oltre, pur abbassando le emissioni, coerentemente con gli obiettivi del Green Deal al 2050 e del pacchetto Fit for 55, migliorando la sicurezza energetica della rete del gas dell’UE e l’accessibilità per i consumatori più vulnerabili. Certo, ridurre la dipendenza dal gas russo non sarà semplice per l’UE e richiederà uno sforzo politico concertato e la collaborazione di Governi, imprese e cittadini. Il direttore esecutivo dell’AIE Fatih Birol, spiegando l’urgenza che ha l’Europa di ridurre la propria dipendenza energetica, ha sottolineato che “Nessuno si fa più illusioni. L’uso da parte della Russia delle sue risorse di gas naturale come arma economica e politica mostra che l’Europa deve agire rapidamente per essere pronta ad affrontare una notevole incertezza sulle forniture di gas russo il prossimo inverno”. Kadri Simson, commissario europeo per l’energia, sottolinea che l’Europa negli ultimi anni ha lavorato per diversificare il proprio approvvigionamento energetico, “Ma l’attacco della Russia all’Ucraina rappresenta un momento di svolta. La prossima settimana, la Commissione proporrà un percorso perché l’Europa diventi indipendente dal gas russo il più presto possibile”. Le 10 azioni chiave raccomandate nel Piano richiedono di rivolgersi maggiormente ad altri fornitori e non firmare nuovi contratti di gas con la Russia; attingere ad altre fonti di energia; introdurre obblighi di stoccaggio minimo di gas; accelerare la diffusione del solare e dell’eolico; sfruttare al massimo le fonti di energia a basse emissioni esistenti, come il nucleare e le fonti rinnovabili; aumentare le misure di efficienza energetica nelle case e nelle aziende; accelerare la sostituzione delle caldaie a gas con pompe di calore. Molte delle azioni raccomandate nel piano sono elementi chiave della tabella di marcia dell’AIE verso Net Zero entro il 2050. Il Report dell’IEA segnala che ci sono strade anche più rapide ridurre la dipendenza dal gas russo a che però obbligano a scendere a compromessi con l’ambiente e non sono allineate con il Green Deal: “La principale opzione a breve termine comporterebbe un maggiore uso macchine a carbone in Europa o di combustibili inquinanti, come il petrolio, nelle centrali elettriche a gas esistenti”. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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