Audit o diagnosi energetica: perché farla, quando serve e come incide sulle scelte progettuali 11/06/2026
Risparmio idrico negli edifici: come ridurre i consumi con strategie, tecnologie e impianti efficienti 08/06/2026
Giornata Internazionale della Luce: illuminare il futuro con efficienza e per il benessere 15/05/2026
Bioplastiche per biometano: enzimi e tecnologia migliorano la gestione circolare dei rifiuti 12/06/2026
Nature-based Solutions: perché sono essenziali per costruire la resilienza climatica dell’Europa 04/06/2026
Fotovoltaico industriale e CER: il progetto Greenvolt Next Italia per Benati Torneria Metalli 10/06/2026
Il ruolo crescente del biometano per la competitività, la resilienza e la sicurezza energetica dell’Italia 08/06/2026
Il futuro del clima nell’industria: efficienza e controllo totale con HovalSupervisor cloud 09/06/2026
A cura di:La Redazione L’attuale crisi energetica dimostra chiaramente che la dipendenza dai combustibili fossili continua a essere eccessiva. Ci sono però alcuni Paesi che stanno compiendo sforzi maggiori nella mitigazione del clima attraverso politiche di sostegno e investimenti in efficienza energetica ed energie rinnovabili, parte essenziale del percorso verso la neutralità del carbonio. Ieri, in occasione della COP27, Germanwatch, NewClimate Institute e CAN International hanno pubblicato la 18a edizione del Climate Change Performance Index (CCPI) 2023, che analizza e confronta gli sforzi di mitigazione del clima di 59 Paesi più l’Unione Europea, ovvero i maggiori emettitori a livello mondiale, collettivamente responsabili di oltre il 90% delle emissioni globali di gas serra. A causa della guerra, quest’anno l’Ucraina è stata esclusa dalla classifica. Il CCPI valuta quattro categorie: emissioni di gas serra (40%), energie rinnovabili (20%), uso dell’energia (20%) e politica climatica (20%). La buona notizia è che negli ultimi anni paesi come il Cile, il Marocco e l’India (classificati tra il 6° e l’8° posto) hanno costantemente migliorato i risultati nel CCPI e si stanno avvicinando a paesi leader come la Danimarca e la Svezia (classificati al 4° e 5° posto). La cattiva notizia è che la Cina, il più grande emettitore, è in netto ritardo, ha perso 13 posizioni ed è ora al 51° posto nel nuovo indice, classificandosi nella categoria “very low” e raggiungendo il secondo emettitore, gli Stati Uniti (al 52° posto), che però salgono di tre posti. Quello che deve far riflettere è che nessuno dei 59 maggiori emettitori è ancora su un percorso per il mantenimento dell’aumento della temperatura entro 1,5°C come previsto dall’Accordo di Parigi, il che significa che i primi tre posti dell’indice rimangono non occupati. D’altra parte Danimarca, Svezia e Norvegia dimostrano che politiche ambiziose di mitigazione del clima permettono di ridurre rapidamente la dipendenza dai combustibili fossili. Cina, bene nelle rinnovabili ma male nell’indice. Stati Uniti migliorano nella politica climatica La Cina ha registrato la maggiore battuta d’arresto nel nuovo indice. Se da un lato il Paese ha mostrato un forte sviluppo nelle energie rinnovabili, dall’altro ha investito in nuove centrali a carbone. Il Prof. Niklas Höhne, uno degli autori del CCPI sottolinea che la Cina, per invertire la tendenza e frenare l’aumento delle emissioni, dovrebbe continuare a investire nelle rinnovabili e chiudere le centrali a carbone. Gli Stati Uniti stanno invece migliorando nell’indice CCPI grazie alla svolta politica dell’amministrazione Biden molto impegnata nelle strategie per l’azione sul clima. Tuttavia – ha commentato Jan Burck, autore dell’Index “il livello di emissioni pro capite e la quota di energia rinnovabile pro capite sono ancora molto bassi”. Danimarca, in testa a tutte le categorie La Danimarca continua a essere il paese leader nella transizione energetica. Nonostante sia l’unico Stato con una politica nazionale “high” e internazionale “very high“, i risultati ottenuti non sono sufficienti a raggiungere i primi tre posti del podio, il Governo dovrà migliorare le prestazioni, in particolare in materia di efficienza energetica. Molto bene anche il Cile che ha guadagnato 3 posizioni, arrivando al sesto posto, grazie anche alla legge quadro recentemente adottata sui cambiamenti climatici che prevede l’impegno a raggiungere lo zero netto entro il 2050. L’India ha migliorato i già buoni risultati della precedente edizione arrivando all’ottavo posto. Il Paese beneficia di basse emissioni pro capite, di un basso consumo energetico e di un aumento significativo di energie rinnovabili. L’India ha aggiornato il proprio Contributo Determinato Nazionale (NDC) annunciando un obiettivo di zero emissioni nette per il 2070. Però gli esperti avvertono che mancano ancora un meccanismo di determinazione del prezzo del carbonio e piani d’azione concreti per raggiungere gli obiettivi. Chiudono la classifica Iran, Arabia Saudita e Kazakistan. Questi tre Paesi sono particolarmente deboli nelle energie rinnovabili e dipendono fortemente dal petrolio. L’Arabia Saudita è il Paese con le più alte emissioni pro capite di gas serra (GHG) tra i Paesi del G20. Performance molto basse in tema di politica climatica per Russia, Turchia, Ungheria Il Paese con le prestazioni più deboli in materia di politica climatica è la Russia, con il peggior punteggio possibile di 0,0. Anche Turchia, Ungheria e Brasile hanno ottenuto risultati molto bassi in questa categoria. Ci si aspetta che il neoeletto Presidente Lula aumenti le ambizioni del Brasile in materia di politica climatica. La protezione dell’Amazzonia e la graduale eliminazione della produzione di combustibili fossili sono misure fondamentali a questo proposito. I Paesi dell’UE: una fisarmonica tra alto e basso L’Unione Europea nel suo complesso sale di tre posizioni, arrivando al 19° posto e mancando di poco la categoria “alta”. Il motivo principale dell’avanzamento è un miglioramento nell’impegno nella politica climatica, grazie al pacchetto di attuazione e al miglioramento degli obiettivi del pacchetto “Fit for 55“. Thea Uhlich, coautrice del CCPI, commenta: “A lungo termine, l’UE salirà ulteriormente nel CCPI solo se sosterrà tutti gli Stati membri a ridurre rapidamente le proprie emissioni – ad esempio, introducendo un prezzo della CO2 per i trasporti e il calore insieme a un significativo fondo sociale per il clima”. La classifica dei singoli Paesi dell’UE è eterogenea: nove hanno raggiunto la categoria “alta”, sette quella “bassa” e due addirittura “molto bassa”. La Danimarca, la Svezia e i Paesi Bassi (13°, con un aumento di sei posizioni), ad esempio, si classificano in alto, mentre la Polonia (54°) e l’Ungheria (53°) fanno parte della categoria “molto bassa”. La Spagna registra una delle maggiori ascese tra i Paesi dell’UE e migliora le proprie prestazioni in tutte e quattro le categorie dell’IPC, salendo di 11 posizioni al 23° posto (“medio”). La Francia, invece, scende di undici posizioni al 28° posto. Il Paese ha ricevuto valutazioni contrastanti nelle quattro principali categorie dell’IPCC. Le sue prestazioni in materia di emissioni di gas serra, uso dell’energia e politica climatica sono valutate “medie”. Tuttavia, la Francia ha ricevuto un punteggio “basso” per le energie rinnovabili. A livello UE, il Paese blocca i finanziamenti internazionali per il clima, soprattutto per quanto riguarda le perdite e i danni. I Paesi dell’UE che hanno ottenuto i risultati peggiori, l’Ungheria e la Polonia, sono classificati come “bassi” e “molto bassi” nelle categorie delle emissioni e dell’uso dell’energia, e si posizionano particolarmente male nella politica climatica (Polonia 57°, Ungheria 61°). L’Italia sale di una posizione, collocandosi al 29° posto e rientrando tra i paesi “medi”. Anche se il Paese punta a eliminare gradualmente il carbone entro il 2025, gli esperti criticano la mancanza di una chiara politica climatica volta a ridurre le emissioni di gas serra e ad aumentare la quota di energia rinnovabile (siamo infatti al 33° posto), e per la dipendenza del nostro paese dalla CCS. Secondo Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, “si deve ggiornare al più presto il PNIEC per garantire una riduzione delle nostre emissioni climalteranti, in linea con l’obiettivo di 1.5°C, di almeno il 65% entro il 2030. Andando, quindi, ben oltre l’obiettivo del 51% previsto dal PNRR e confermando il phase-out del carbone entro il 2025, senza ricorrere a nuove centrali a gas”. Inoltre per il presidente di Legambiente bisogna velocizzare gli interminabili iter autorizzativi “dei grandi impianti industriali alimentati dalle fonti pulite sia quelli delle comunità energetiche, causati soprattutto dai conflitti tra ministero dell’ambiente e della cultura e dalle inadempienze delle regioni“. Il Bel Paese secondo il Climate Analytics potrebbe raggiungere il 60% nel mix energetico e il 90% nel mix elettrico entro il 2030 arrivando al 100% di rinnovabili nel settore elettrico nel 2035 e garantendo così la neutralità climatica prima del 2050. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
12/06/2026 Il costo ambientale dell'AI nel rapporto ONU 2026: carbonio, acqua, suolo ed energia A cura di: Raffaella Capritti Emissioni, acqua e suolo: il report UNU-INWEH 2026 misura il vero impatto ambientale dell'intelligenza artificiale e ...
11/06/2026 Bonus maltempo 2026: come funziona l’indennità fino a 3.000 euro, requisiti e domanda INPS A cura di: Adele di Carlo Dal sostegno al reddito alle misure straordinarie per i territori colpiti dalle alluvioni: come avere il ...
09/06/2026 El Niño 2026: il WMO lancia l'allerta. Nei prossimi mesi temperature record e clima estremo A cura di: Erika Bonelli Il WMO lancia l'allerta El Niño 2026: probabilità 80-90% per l'estate. Impatti su energie rinnovabili, consumi ...
08/06/2026 Giornata Mondiale degli Oceani 2026: aree marine protette, pesca sostenibile e il Trattato sull'Alto Mare A cura di: Stefania Manfrin L'8 giugno 2026 si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani. Pesca sostenibile, Trattato BBNJ, OceanEye: lo ...
05/06/2026 Giornata Mondiale dell'Ambiente 2026: #NowForClimate A cura di: Raffaella Capritti La Giornata Mondiale dell'Ambiente 2026, organizzata ogni anno delle Nazioni Unite il 5 giugno, si concentra ...
03/06/2026 POLICAP, il laboratorio mobile del Politecnico di Milano per la cattura della CO₂ A cura di: Stefania Manfrin Inaugurato a Piacenza POLICAP, l'impianto pilota mobile del Politecnico di Milano per la cattura della CO2. ...
29/05/2026 Clima 2026-2030: il rapporto WMO prevede record di temperatura e anomalie artiche senza precedenti A cura di: Raffaella Capritti Il Global Annual to Decadal Climate Update WMO 2026-2035 prevede temperature record nei prossimi cinque anni, ...
28/05/2026 Nature-Based Solutions per il Parco Monte Stella: Milano reinventa uno spazio storico A cura di: Stefania Manfrin Riqualificazione basata su Nature-Based Solutions per il Monte Stella a Milano: gestione acque, biodiversità e adattamento ...
25/05/2026 Transizione energetica, la roadmap IRENA 2026 per uscire dai combustibili fossili: elettrificazione e rinnovabili A cura di: Stefania Manfrin IRENA 2026: elettrificazione, rinnovabili e reti al centro della roadmap 1,5°C. Obiettivi, dati e investimenti per ...
22/05/2026 L'ONU adotta la risoluzione sul clima: la tutela ambientale diventa obbligo giuridico internazionale A cura di: Stefania Manfrin L'Assemblea Generale ONU approva il 20 maggio 2026 la risoluzione sul clima: recepisce il parere ICJ ...