COP27, ultima occasione per evitare la catastrofe climatica?

Dal 6 al 18 novembre Sharm el-Sheikh ospiterà la COP27, in cui i leader mondiali discuteranno come affrontare l’emergenza climatica, dalla costruzione della resilienza all’adattamento agli impatti, fino al finanziamento dell’azione climatica. Con l’obiettivo di arrivare al 100% di rinnovabili nel settore entro il 2035 e alla neutralità climatica entro la metà del secolo.

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COP27, ultima occasione per evitare la catastrofe climatica?

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Cosa c’è da sapere sulla Conferenza delle Nazioni Unite sul clima? La Cop27 – la 27esima Conferenza delle parti – si svolge dal 6 al 18 novembre in Egitto, a Sharm el-Sheikh, in un contesto caratterizzato da eventi meteorologici estremi in tutto il mondo, da una crisi energetica alimentata dalla guerra in Ucraina e con dati scientifici che ribadiscono che il mondo non sta facendo abbastanza per limitare le emissioni di carbonio e proteggere il futuro del nostro pianeta.

Le azioni da mettere in campo sono sempre le stesse, quelle che alla Cop21, la Conferenza di Parigi, sono state indicate come salvifiche per il Pianeta: prima di tutto, intensificare gli sforzi per cercare di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C al di sopra delle temperature preindustriali, così anche le piccole isole del Pacifico – tipo le Kiribati – eviteranno di affogare sott’acqua in seguito alla crescita del livello del mare, e di incrementare i finanziamenti per l’azione sul clima. Obiettivo confermato alla COP26 di Glasgow dello scorso anno, che si è conclusa con un accordo definito poco ambizioso, che chiedeva però ai Paesi di aggiornare i piani nazionali con impegni più forti: tuttavia, finora solo 23 Paesi su 193 hanno presentato i propri piani alle Nazioni Unite.

Quali sono gli obiettivi della COP 27?

  1. Mitigazione del cambiamento climatico: in che modo i Paesi stanno riducendo le proprie emissioni? Quando saranno presentati i Piani aggiornati coerenti con l’accordo di Parigi? – Per esempio attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie e di fonti di energia rinnovabile, l’efficientamento energetico delle vecchie apparecchiature, la modifica delle pratiche di gestione o del comportamento dei consumatori….
    Ciò significa che i Paesi devono presentare obiettivi di contenimento delle emissioni più ambiziosi per il 2030, poiché le Nazioni Unite hanno dichiarato che i Piani attuali non sono sufficienti per evitare un “riscaldamento catastrofico”.
  2. Adattamento: il cambiamento climatico è un fatto. Oltre a fare tutto il possibile per ridurre le emissioni e rallentare il ritmo del riscaldamento globale, i Paesi devono anche adattarsi alle conseguenze del clima per proteggere i propri cittadini e aiutare le comunità più vulnerabili, proteggendole per esempio dagli eventi metereologici estremi: incendi o inondazioni, siccità, calore estremo o aumento del livello del mare…. L’anno scorso, i Paesi sviluppati hanno concordato di raddoppiare i finanziamenti per l’adattamento, e molte parti interessate chiedono di aumentare ulteriormente tali finanziamenti, in modo da eguagliare gli importi attualmente spesi per la mitigazione, come stabilito dall’Accordo di Parigi.
  3. Finanziamenti per il clima: i Paesi in via di sviluppo chiedono a gran voce ai Paesi sviluppati di mantenere la promessa di 100 miliardi di dollari all’anno di finanziamenti per l’adattamento, garantendo un sostegno economico sufficiente e adeguato. Nel 2009, a Copenaghen, i Paesi ricchi si sono impegnati a finanziare questa cifra, ma i rapporti ufficiali mostrano ancora che l’obiettivo non sia stato raggiunto. Gli esperti si aspettano che la COP27 possa finalmente trasformare questa promessa in realtà, nel 2023.
  4. Loss and Damage’: Il cambiamento climatico, provocato dall’aumento delle emissioni di gas serra, principalmente da parte dei ricchi Paesi industrializzati si manifesta anche attraverso eventi meteorologici estremi come i cicloni tropicali, la desertificazione e l’innalzamento del livello del mare, e causa disastri naturali colpendo soprattutto i Paesi in via di sviluppo, che chiedono un risarcimento. La Danimarca è stato il primo Paese ad annunciare che darà 13 milioni di dollari ai Paesi in via di sviluppo che hanno subito danni a causa del cambiamento climatico.
  5. Che impatto ha la guerra in Ucraina? L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha causato una crisi globale con aumenti dei costi dell’energia, dell’inflazione, del cibo e della catena di approvvigionamento. Paesi come la Germania hanno dovuto ridimensionare i propri obiettivi climatici a breve termine, mentre lo storico Gruppo di lavoro sul clima Cina-Stati Uniti, annunciato a Glasgow, è stato sospeso. La COP27 vedrà molto probabilmente una battuta d’arresto nelle promesse e negli impegni assunti da alcuni Paesi l’anno scorso.

Il mondo rischia +2,8 °C di aumento della temperatura globale

Il segretario generale dell’ONU António Guterres in occasione della pubblicazione del Rapporto sul divario di emissioni 2022 del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), ha dichiarato che “la finestra per intraprendere azioni urgenti per il clima si sta chiudendo rapidamente”. Se i Paesi non aumenteranno drasticamente i propri sforzi per contrastare la crisi climatica, il mondo rischia una catastrofe globale. Il Rapporto UNEP avverte che, in base agli attuali Contributi Nazionali Determinati (NDC) – i piani d’azione sul clima per ridurre le emissioni e adattarsi agli impatti climatici – il mondo si stia avviando verso 2,8 gradi di riscaldamento globale entro la fine del secolo.

Il mondo rischia +2,8 °C di aumento della temperatura globale

Con l’intensificarsi degli impatti sul clima, l’Emissions Gap Report 2022 rileva che solo un’urgente trasformazione dell’intero sistema può evitare un’accelerazione del disastro climatico, attraverso interventi nei settori della fornitura di energia elettrica, dell’industria, dei trasporti e degli edifici, nonché nei sistemi alimentare e finanziario.

Nonostante alla COP26 di Glasgow tutti i paesi si siano impegnati a rafforzare i Contributi Nazionali Determinati (NDC), i progressi sono stati del tutto inadeguati. Gli NDC presentati quest’anno tolgono solo 0,5 Gt di CO2 equivalente, meno dell’1% rispetto alle emissioni globali previste per il 2030. Questa mancanza di progressi allontana il pianeta dal rispetto dll’obiettivo di Parigi.

Secondo l’UNEP gli NDC incondizionati avranno il 66% di possibilità di limitare il riscaldamento globale a circa 2,6°C nel corso del secolo. Per gli NDC condizionati, quelli che dipendono da un sostegno esterno, questa cifra si riduce a 2,4°C. Le politiche attuali porterebbero da sole a un aumento di 2,8°C, evidenziando le implicazioni in termini di temperatura del divario tra promesse e azioni. Non tutto è perduto però, perché nello scenario migliore, la piena attuazione degli NDC incondizionati e gli impegni aggiuntivi verso le emissioni nette a zero portano a un aumento di soli 1,8°C. Ma sono necessari nei prossimi otto anni tagli senza precedenti ai gas serra.

L’UNEP stima che stima che gli NDC incondizionati e condizionati riducano le emissioni globali nel 2030 rispettivamente del 5 e del 10% rispetto alle emissioni basate sulle politiche attualmente in vigore, ma per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, le emissioni devono diminuire del 45%.  Per l’obiettivo dei 2°C, è necessario un taglio del 30%.


28/10/2022

Cop27 su clima, impegni Paesi per Pianeta. Nodo sicurezza energia

Alla COP27, vertice mondiale sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, ci saranno non soltanto i negoziati per cercare di suddividere le responsabilità ma si ritaglierà uno spazio importante l’energia. I costi, l’inflazione, la guerra in Ucraina sono elementi che non possono essere ignorati. Per il Wwf crisi energetica e crisi climatica sono “due facce della stessa medaglia”.

a cura di Tommaso Tetro

Cop27 su clima, impegni Paesi per Pianeta. Nodo sicurezza energia

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Al vertice mondiale sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, la Cop27 – la 27esima Conferenza delle parti – tutto resta aperto. Ci saranno non soltanto i negoziati per cercare di suddividere le responsabilità per curare la Terra dal riscaldamento globale, nella storica contrapposizione tra Paesi avanzati e Paesi in Via di sviluppo; ma si ritaglierà uno spazio importante l’energia. I costi, l’inflazione, la guerra in Ucraina sono elementi che non possono essere ignorati. Ma che devono trovare un equilibrio nel nuovo e prossimo contesto mondiale, per la crescita futura, con la promessa concreta che sia realizzata in modo sicuro e sostenibile.

Crisi energetica e crisi climatica vanno affrontate insieme

Crisi energetica e crisi climatica – viene spiegato dal Wwf – sono “due facce della stessa medaglia”. Secondo l’associazione “tutti i governi devono moltiplicare in modo esponenziale l’azione per assicurare che l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale venga conseguito, e lasciare alle generazioni future un Pianeta vivibile”.

Parliamo, in sostanza, di transizione ecologica come equilibrio per arrivare a una nuova occasione di  sviluppo. Per farlo, guardando all’Italia, il Wwf vede come primo passo l’approvazione di una legge quadro sul clima in modo che si possa arrivare a tagliare in modo deciso le emissioni di gas serra puntando entro il 2035 all’obiettivo del 100% di rinnovabili nel settore elettrico, nei trasporti e nel riscaldamento. Di fronte la neutralità climatica entro la metà del secolo.

Crisi energetica e crisi climatica vanno affrontate insieme

Alla Cop27 sono quattro gli obiettivi fissati:

  • mitigazione con l’attuazione del patto di Glasgow, e una maggiore ambizione per gli impegni nazionali;
  • l’adattamento con la messa a fuoco delle azioni da portare avanti a livello globale,
  • cercare di avanzare nel percorso delle decisioni già prese,
  • implementare la collaborazione tra governi, settore privato e società civile

Ma – anche se il tema viene rimandata già da qualche anno – sul tavolo della prossima Cop c’è la questione legata al futuro della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici – l’Unfccc (United Nations framework convention on climate change) che organizza il vertice mondiale.

Il Consiglio Europeo chiede “un’azione ambiziosa”; una posizione questa che sarà quella ufficiale dell’Ue per i negoziati in Egitto, e che include anche l’attenzione all’economia, alle popolazioni, alla garanzia di una transizione giusta, e alla costruzione di una società sostenibile e resiliente ai cambiamenti climatici.

COP27, cosa si chiede all’UE

I deputati del Parlamento Europeo in un comunicato sottolineano che le sfide più importanti da affrontare riguardano la crisi del clima e della biodiversità ed esprimono grande preoccupazione per i risultati della relazione 2021 sul divario di emissioni dell’UNEP che segnala un rischio di aumento della temperatura di 2,7°C, anche se venissero attuati gli obiettivi climatici nazionali per il 2030.

La risoluzione approvata per alzata di mano sollecita inoltre i paesi membri a mantenere “la promessa fatta ai paesi in via di sviluppo e raggiungere l’obiettivo annuale di finanziamento per il clima di 100 miliardi di dollari”, a partire già dall’anno in corso.

Il Consiglio Europeo ha approvato la propria posizione negoziale da presentare alla COP27, che chiede ai paesi membri di aumentare i propri sforzi per rendere raggiungibile l’obiettivo di 1,5º C. I contributi fissati attualmente a livello nazionale sono infatti insufficienti: “tutti i paesi dovrebbero proporre politiche e obiettivi ambiziosi e le grandi economie in particolare dovrebbero rivedere e rafforzare i rispettivi NDC in tempo per la COP 27”.

Per i Paesi Ue ci sono anche due inviti particolari: chiudere il capitolo carbone, specie quello che, impiegato nella produzione di energia, produce emissioni che non vengono catturate e stoccate; il secondo è fermare le sovvenzioni ai combustibili fossili inefficienti accelerando sulla transizione energetica in linea con quanto stabilito alla Cop dell’anno scorso a Glasgow.

In generale, la base di partenza è il miglioramento dell’adattamento, il rafforzamento della resilienza e la riduzione delle fragilità nelle fasce di popolazione più esposte. Le azioni principali riguardano l’integrazione degli sforzi finanziari per combattere i cambiamenti climatici: i Paesi sviluppati dovrebbero riuscire a mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno per cercare di crescere in modo sostenibile e aiuti nella cooperazione internazionale.

Per l’Ue diventa fondamentale anche discutere di agricoltura e del ruolo che può svolgere per tutelare gli ecosistemi, la diffusione di una maggiore sensibilità tra i cittadini sui temi climatici ed energetici.

Il tempo stringe: record emissioni e troppe fossili

Il quadro del contesto però non è confortante: la concentrazione di gas serra nell’atmosfera – osserva il Wwf in un nuovo rapporto – ha raggiunto livelli record con la CO2 che è aumentata del 150% rispetto ai livelli preindustriali, il metano del 262% e il protossido di azoto del 123%. Come se non bastasse, e la spinta dettata dalla guerra in Ucraina l’ha dimostrato, l’attuale modello energetico è ancora basato sul 70% di produzione da fonti fossili come petrolio, carbone e gas naturale; che non soltanto “non sono sostenibili da un punto di vista ambientale” ma “creano anche sprechi, diseguaglianze, contese politiche ed economiche”.

COP27: Il tempo stringe, record emissioni e troppe fossili

La soluzione – dice il Wwf – è nella “transizione energetica“: garantisce “maggiore stabilità e sicurezza a tutti, oltre che tutelare l’ambiente, in un contesto di innovazione e efficienza”; è necessario “approvvigionarsi totalmente da fonti energetiche rinnovabili, a cominciare dal solare e dall’eolico”. I

l primo target posto dall’associazione è “il passaggio completo alle rinnovabili nel settore elettrico entro il 2035“. Allo stesso tempo, sulla strada della decarbonizzazione dell’economia bisogna incentivare “risparmio e efficienza energetica”.

Riuscire ad alzare l’ambizione degli obiettivi, quindi aumentare gli impegni dei singoli Paesi, è importante. Ma non lo è quanto fare in modo che quelle promesse diventino poi fatti concreti.

Nell’ultimo rapporto delle Nazioni Unite questo tipo di processo emerge con chiarezza. “I Paesi di tutto il mondo – riferisce il New York Times citando il documento – non sono all’altezza dei loro impegni per combattere i cambiamenti climatici”. Tanto per cominciare “i primi due inquinatori al mondo, Cina e Stati Uniti, hanno intrapreso alcune azioni ma non si sono impegnati di più”. E poi soltanto 26 dei 193 Paesi, che l’anno scorso avevano concordato di aumentare le loro azioni per il clima, lo hanno fatto effettivamente.


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