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Indice degli argomenti Toggle Economia circolare in Italia: PMI in frenataL’evoluzione della normativaEccellenze e storie di successo L’adozione dell’economia circolare in Italia non raggiunge i risultati sperati. Il Circular Economy Report 2024 dell’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, alla sua quinta edizione, evidenzia dati preoccupanti: solo il 14% del potenziale è sfruttato, mentre il risparmio economico rispetto al 2023 è cresciuto a ritmi più lenti. Le PMI appaiono scettiche, sebbene non manchino esempi virtuosi che fanno ben sperare per il futuro. Economia circolare in Italia: PMI in frenata Secondo il Report, solo il 42% delle imprese italiane ha adottato almeno una pratica di economia circolare. Nelle PMI, però, lo scetticismo è in aumento: ben il 39% non ha piani futuri per integrare strategie circolari, superando di poco il 37% che ha avviato iniziative concrete. Questo rallentamento si riflette nei risparmi economici per le imprese: 800 milioni di euro in più rispetto al 2023, il che porta il totale a 16,4 miliardi complessivi, lontanissimi dai 119 miliardi teorici stimati. Il 31% delle aziende che hanno adottato pratiche di economia circolare si trova nel nord Italia, in particolare in Lombardia. L’investimento medio è inferiore ai 50.000 euro, con tempi di ritorno che, per il 41% delle imprese, sono inferiori ai 12 mesi. Le pratiche più diffuse includono il riciclo (60%), la progettazione senza scarti (43%) e il design per facilitare la riparazione (48%). Tuttavia, soluzioni più ambiziose come la “servitizzazione”, ovvero il passaggio dalla vendita di un prodotto alla fornitura di servizi o la riorganizzazione dei processi industriali e delle filiere sono ancora poco adottate. Il direttore di Energy&Strategy, Vittorio Chiesa, sottolinea come molte imprese siano ancora in una fase esplorativa, limitandosi a interventi poco strutturati e a basso impatto strategico. “È evidente che la circular economy non sia entrata nel core business delle imprese. Al contrario, il sistema finanziario sta indirizzando sempre più i capitali verso investimenti che favoriscono questo modello economico: i green bond emessi dalle principali banche italiane hanno raggiunto quasi 8 miliardi di euro”. Va segnalato che, oltre al sistema finanziario, anche il settore della consulenza in sostenibilità sta crescendo rapidamente in Italia, con un mercato che a fine anno dovrebbe toccare gli 800 milioni di euro (+25% rispetto al 2023), pari al 13% della consulenza totale. Tuttavia, enti di certificazione, studi legali e formazione mostrano una crescita più lenta e una distribuzione disomogenea: mentre il Nord concentra risorse significative, il Sud soffre di una mancanza di supporto strutturato. Solo il 10% degli enti di certificazione opera in ambiti legati alla circolarità e la loro presenza al Sud è quasi nulla. L’evoluzione della normativa Nel 2024, nuove normative e standard internazionali hanno rafforzato l’integrazione dei principi di sostenibilità nelle attività economiche, spingendo il mercato verso modelli più circolari e competitivi. Tra le principali iniziative spiccano la Direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) che ha introdotto gli European Sustainability Reporting Standard (ESRS) per la rendicontazione di sostenibilità, la tassonomia UE per l’identificazione delle attività sostenibili e nuovi standard ISO per l’economia circolare. A livello nazionale, l’UNI/TS 11820:2024 introduce indicatori per valutare il livello di circolarità delle organizzazioni. Altre normative sull’ecodesign, il diritto alla riparazione e la responsabilità estesa del produttore stanno trasformando le filiere produttive, mentre leggi come il Critical Raw Materials Act promuovono la trasparenza e la sostenibilità nelle catene di approvvigionamento di materiali strategici. Eccellenze e storie di successo Nonostante le difficoltà, ci sono aziende che si distinguono per pratiche circolari innovative. Il report ha identificato 100 esempi virtuosi, concentrati soprattutto in Lombardia, Piemonte e Toscana, quasi la metà sono aziende di piccole dimensioni, ma per un quinto si tratta di imprese con più di 250 dipendenti e un fatturato tra 100 milioni e il miliardo. Queste realtà operano principalmente nei settori manifatturiero, automotive e tessile, combinando riciclo e riprogettazione del prodotto per massimizzare l’efficacia delle proprie strategie. Il vicedirettore di Energy&Strategy, Davide Chiaroni, evidenzia che tali aziende hanno integrato il riciclo con modelli di business sostenibili e profittevoli. Tuttavia, il supporto pubblico è ancora limitato, coinvolgendo solo il 27% delle imprese analizzate. È la capacità di innovare internamente, più che gli incentivi, a rendere queste aziende un modello da seguire. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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