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A cura di: Fabiana Valentini Indice degli argomenti Toggle La biodiversità è sotto minacciaCosa fa l’UE per tutelare la natura?I suggerimenti di Greenpeace per celebrare la Giornata Mondiale della Conservazione della Natura Non c’è vita senza natura e non esiste cambiamento economico che possa prevalere sulle leggi ambientali. Nonostante ciò, abbiamo deciso di dominare il Pianeta sfruttando voracemente le sue risorse provocando effetti irreversibili sulla biodiversità. Il 28 luglio, in occasione delle Giornata Mondiale per la Conservazione della Natura, possiamo riflettere sull’importanza che hanno le azioni di tutela delle risorse ambientali per le generazioni presenti e future. Ma perché è ancora così necessario parlare di conservazione? “Lo sfruttamento eccessivo delle risorse danneggia il pianeta in vari modi, la protezione delle risorse naturali della Terra richiede la conservazione per contrastare tale danno. La conservazione non si limita a proteggere gli habitat e le piante e gli animali che li abitano, ma aiuta anche le persone che dipendono da queste risorse” (National Geographic). La biodiversità è sotto minaccia Sempre più persone affollano la Terra: le città si espandono, il progresso tecnologico aumenta, l’inquinamento prende sempre più piede. Gli spazi naturali si riducono a vista d’occhio e la biodiversità è in bilico. A dirlo è il WWF che, nel paper “Living Planet Report”, fotografa una situazione dai toni inquietanti: il 73% della dimensione media della popolazione di animali selvatici nel mondo è diminuita in soli 50 anni. La ricerca, basata sul trend di quasi 35.000 popolazioni di 5495 vertebrati, parla di catastrofe: anche se alcuni segnali di cambiamento possono sembrare minimi o avvenire lentamente, la loro somma può portare a trasformazioni profonde e improvvise. Il WWF parla infatti di “tipping point” ovvero di un punto critico dal quale non è più possibile tornare indietro. Analizzando la situazione attuale tutto lascia pensare che ci stiamo trovando di fronte a tipping point gravissimi. Nella biosfera, l’estinzione di massa delle barriere coralline metterebbe a rischio la sicurezza alimentare e la protezione costiera di milioni di persone, mentre un collasso ecologico nella foresta amazzonica libererebbe enormi quantità di carbonio e altererebbe profondamente i sistemi climatici globali. La situazione è altrettanto grave quando si parla degli oceani: il cedimento del vortice subpolare a sud della Groenlandia potrebbe modificare radicalmente i modelli atmosferici di Europa e Nord America determinando un effetto catastrofico sul clima. Nel Living Planet Report si puntano i riflettori sull’impegno delle Nazioni: per il WWF si sta agendo ben al di sotto di quanto è necessario fare per poter raggiungere in modo efficace gli obiettivi fissati per il 2030. Ma non tutto è perduto, siamo ancora in tempo per riflettere sul cambiamento in atto e affrontare le sfide che ci richiede il Pianeta. Serve però un cambio di rotta che coinvolga in modo profondo il sistema alimentare, energetico e finanziario rendendoli in grado di funzionare in modo armonico con il Pianeta. La azioni messe in atto per la conservazione della natura non sono ancora in grado di contrastare la perdita di biodiversità. È necessario che i Paesi rafforzino il proprio impegno promuovendo politiche green efficaci. Come dichiara Kirsten Schuijt, direttrice generale del WWF Internazionale: “Nonostante la situazione sia disperata, non abbiamo ancora superato il punto di non ritorno. Disponiamo di accordi e soluzioni globali per portare entro il 2030 la natura sul percorso di ripresa, ma finora ci sono stati pochi progressi sia in termini di risultati che di urgenza”. Il sistema alimentare attuale è insostenibile: consuma risorse, emette gas serra e non riesce a garantire cibo sano per tutti. È urgente promuovere produzioni sostenibili, ridurre sprechi, incentivare diete equilibrate e reindirizzare i sussidi verso pratiche rispettose dell’ambiente. Anche il sistema energetico va modificato in maniera radicale. Dobbiamo accelerare la transizione verso le rinnovabili, evitando nuovi danni agli ecosistemi e assicurando che lo sviluppo energetico sia equo e ben pianificato. Cosa fa l’UE per tutelare la natura? L’Unione Europea ha costruito nel corso dei decenni un sistema di protezione della natura tra i più avanzati, ponendo la salvaguardia della biodiversità al centro delle proprie politiche ambientali. Nel 2019 l’Unione Europea ha lanciato una nuova fase della propria politica ambientale con il Green Deal, ponendo la salvaguardia della biodiversità al centro di una più ampia strategia di trasformazione ecologica. L’obiettivo ultimo è quello di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, attraverso un insieme coordinato di misure che includono anche la rigenerazione degli ecosistemi. In questo contesto si inserisce il regolamento sul ripristino della natura, approvato nel 2024, che introduce obblighi vincolanti per il recupero di habitat naturali compromessi, sia sulla terraferma che negli ambienti marini. Per sostenere concretamente queste politiche, l’Unione Europea si avvale del programma LIFE, il principale fondo destinato alla protezione ambientale. Attivo da decenni, questo strumento ha finanziato più di 1.800 iniziative volte alla tutela degli habitat e delle specie a rischio. Tra le normative messe in campo dall’UE troviamo inoltre la Direttiva Uccelli (1979) e Habitat (1992), che hanno dato vita a Natura 2000, la più estesa rete coordinata di aree protette a livello globale. Il progetto Natura 2000 ha una grande portata e si estende su tutto il territorio dell’Unione, comprende Zone Speciali di Conservazione e Zone di Protezione Speciale. Grazie a Natura 2000 è possibile garantire la tutela degli habitat naturali e seminaturali e delle specie di flora e fauna più vulnerabili. I suggerimenti di Greenpeace per celebrare la Giornata Mondiale della Conservazione della Natura Secondo Greenpeace Middle East and North Africa, il primo passo è uscire dall’individualismo e abbracciare la dimensione collettiva della conservazione. Il suggerimento è di prendere parte alle iniziative di volontariato della propria zona, contribuendo così in maniera attiva alla conservazione della natura del luogo. La sensibilizzazione è il primo passo verso la mobilitazione collettiva. Greenpeace ci ricorda quanto sia importante mantenersi aggiornati sui temi ambientali attraverso fonti scientifiche affidabili e condividere queste informazioni nella propria rete sociale crea un effetto moltiplicatore della consapevolezza. A questa attività dal vivo si può affiancare la partecipazione civica online: sostenere petizioni ambientali online, condividerle sui social network e coinvolgere la propria comunità è un passo importante per creare un dibattito costruttivo sulle tematiche ambientali. Ma cosa possiamo fare in casa per ridurre il nostro impatto sull’ambiente? Iniziamo con piccole azioni come eliminare la plastica monouso, ridurre il consumo di acqua e optare per prodotti realizzati da aziende sostenibili. Sembra retorico, ma l’unione fa la forza: le sfide ambientali sono complesse, ma affrontandole insieme anche i cittadini possono esercitare la pressione necessaria per invertire la rotta sul degrado ambientale. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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