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A cura di: Stefania Manfrin Indice degli argomenti Toggle L’energia continua a creare occupazione: fotovoltaico, reti e mobilità elettrica trainano la crescitaOccupazione nei combustibili fossili stabile ma con segnali di rallentamentoCarenza di tecnici specializzati e workforce in uscita: il principale freno alla transizione La filiera energetica mondiale sta vivendo una fase di crescita occupazionale senza precedenti, spinta dagli investimenti in infrastrutture per la transizione e da una domanda sempre più elevata di tecnici specializzati. Il nuovo World Energy Employment 2025 dell’International Energy Agency (IEA) fotografa un settore in rapida trasformazione, caratterizzato da una forte espansione nelle tecnologie elettriche e nelle rinnovabili, accompagnata però da segnali sempre più evidenti di carenza di lavoratori qualificati. L’analisi copre l’intero ecosistema, dalla generazione alla mobilità elettrica, dalla produzione di apparecchiature ai comparti più maturi dei combustibili fossili, e costruisce un quadro ricco di spunti anche per Paesi come l’Italia, oggi impegnata a rafforzare le proprie filiere e a fronteggiare l’invecchiamento del proprio capitale umano tecnico. Nel 2024 la forza lavoro del settore energetico è arrivata a 76 milioni di occupati, con una crescita di oltre 5 milioni rispetto al 2019. L’aumento del 2,2% registrato lo scorso anno è quasi doppio rispetto al tasso di crescita dell’economia globale e rappresenta un contributo significativo ai sistemi industriali nazionali. I dati del rapporto mostrano che il settore ha sostenuto il 2,4% di tutti i nuovi posti di lavoro creati nel mondo negli ultimi cinque anni, rafforzando il proprio ruolo come motore della transizione e dell’innovazione industriale. In questa cornice positiva si inserisce però un elemento allarmante: la crescente difficoltà delle aziende nel reperire figure tecniche qualificate. È un fenomeno che emerge anche in Italia, dove l’elettrificazione dei consumi, lo sviluppo del fotovoltaico, il rafforzamento delle reti, la crescita della mobilità elettrica e la gestione del phase-out dei combustibili fossili rendono sempre più pressante la necessità di tecnici elettrici, installatori, operatori di impianti e figure specializzate nella manutenzione dei sistemi energetici complessi. Come ha affermato Fatih Birol, Executive Director dell’IEA, “L’energia è stata uno dei motori più solidi e costanti della creazione di lavoro nell’economia globale, in un periodo segnato da forti incertezze. Ma questo slancio non può essere dato per scontato.” Sarà dunque necessario sostenere la crescita del settore nei prossimi anni: “La capacità del mondo di costruire le infrastrutture energetiche di cui ha bisogno dipende dalla disponibilità di un numero sufficiente di lavoratori qualificati”. L’energia continua a creare occupazione: fotovoltaico, reti e mobilità elettrica trainano la crescita Il rapporto evidenzia che la spinta maggiore arriva dal settore elettrico, oggi primo datore di lavoro del comparto energetico, che ha superato la filiera dei combustibili fossili grazie all’espansione delle tecnologie rinnovabili e all’accelerazione degli investimenti in reti e sistemi di accumulo. Il fotovoltaico si conferma protagonista dell’occupazione globale, mentre l’energia nucleare e i programmi di modernizzazione delle reti contribuiscono con un incremento significativo di assunzioni. L’elettrificazione dei consumi industriali e residenziali sta influenzando profondamente la composizione della forza lavoro, con un aumento considerevole di posti di lavoro legati alla produzione di veicoli elettrici e batterie. Nel 2024 questo segmento ha registrato quasi 800 mila nuovi occupati, con una tendenza che coinvolge anche l’Europa, dove la filiera automotive sta attraversando una fase di riorganizzazione profonda e necessita di nuove competenze orientate alla chimica, alla meccatronica e ai sistemi di accumulo. Occupazione nei combustibili fossili stabile ma con segnali di rallentamento Parallelamente, il rapporto sottolinea come anche i combustibili fossili mantengano un peso stabile nell’occupazione mondiale. L’industria del carbone è cresciuta ancora in Paesi come India, Cina e Indonesia, raggiungendo livelli superiori dell’8% rispetto al 2019, mentre l’oil&gas ha recuperato quasi tutti i posti persi nella fase pandemica, pur affrontando nel 2025 una nuova contrazione legata all’incertezza dei mercati e al calo dei prezzi. Secondo le prime analisi dell’IEA, la crescita occupazionale del 2025 sarà più moderata, con un incremento atteso dell’1,3%. Le tensioni geopolitiche, i mercati del lavoro già molto tirati e le difficoltà di approvvigionamento di personale tecnico stanno infatti frenando alcuni investimenti. Carenza di tecnici specializzati e workforce in uscita: il principale freno alla transizione Lo studio dell’IEA sottolinea che senza una nuova generazione di lavoratori qualificati, la realizzazione delle infrastrutture energetiche rischia di subire rallentamenti e incrementi dei costi. Più della metà delle aziende, dei sindacati e delle istituzioni formative coinvolte nell’indagine afferma di avere difficoltà significative nel processo di assunzione, con impatti diretti sulla capacità di costruire impianti, modernizzare reti, installare sistemi di accumulo e gestire la complessità crescente della transizione. Le funzioni più richieste sono quelle tecniche applicative. Elettricisti, operatori di impianto, montatori di linee, pipefitters e ingegneri nucleari rappresentano oggi oltre metà dell’intera forza lavoro globale del settore, con un ritmo di crescita pari a 2,5 milioni di assunzioni dal 2019. Si tratta di figure essenziali per i sistemi energetici moderni e in molti Paesi, compresa l’Italia, la loro disponibilità non è sufficiente a coprire il fabbisogno generato dalla transizione. Il rapporto introduce poi un altro elemento critico: l’invecchiamento della forza lavoro. Nelle economie avanzate per ogni giovane sotto i 25 anni che entra nel settore ci sono 2,4 lavoratori prossimi al pensionamento. Le professioni legate al nucleare e alle reti mostrano i divari più marcati, con rapporti di sostituzione rispettivamente di 1,7 e 1,4 usciti per ogni nuovo ingresso. Questo squilibrio è visibile anche in Italia, dove molte competenze maturate negli anni del boom industriale stanno progressivamente uscendo dal mercato del lavoro. Per colmare il gap entro il 2030, secondo la IEA, sarebbe necessario aumentare del 40% la quota di nuovi lavoratori qualificati che entrano nel settore ogni anno. Servirebbe un investimento aggiuntivo stimato in 2,6 miliardi di dollari annui a livello globale, una cifra che rappresenta meno dello 0,1% della spesa mondiale per l’istruzione. Numeri che evidenziano come il problema sia soprattutto di governance, coordinamento e capacità di rendere le professioni energetiche attrattive per le nuove generazioni. Lo studio indica alcune leve di policy potenzialmente efficaci: incentivi economici mirati per chi intraprende percorsi formativi tecnici, programmi di apprendistato rafforzati, maggiore integrazione tra imprese e istituti di formazione nella definizione dei curricula, investimenti in laboratori e strutture avanzate per la formazione pratica. Si sottolinea inoltre la necessità di rafforzare le strategie di reskilling nei territori segnati dal declino dei combustibili fossili, dove una parte della forza lavoro potrebbe essere reimpiegata nei settori in crescita, come fotovoltaico, reti intelligenti, efficienza energetica e mobilità elettrica. È un tema che riguarda da vicino anche l’Italia, interessata dal progressivo ridimensionamento delle attività legate al carbone e da una forte crescita della domanda di tecnici per impianti fotovoltaici utility scale, infrastrutture grid-connected e sistemi di ricarica per veicoli elettrici. 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