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A cura di: Adele di Carlo Dopo oltre due anni di attesa, la Corte di Giustizia dell’Unione europea si è pronunciata sul meccanismo fiscale, introdotto dal governo italiano nel 2022, che riguarda gli extraprofitti delle rinnovabili. Tale disciplina prevede di tassare i guadagni straordinari degli impianti da fonti rinnovabili (FER) durante l’emergenza prezzi dell’energia. La decisione, emessa il 22 gennaio 2026 nella causa C-423/23, fornisce indicazioni fondamentali per valutare la compatibilità delle misure nazionali con il diritto europeo e stabilisce i criteri per salvaguardare gli investimenti nel settore. Ma quali saranno le implicazioni per il nostro Paese e per i futuri investimenti? Extraprofitti e rinnovabili, un lungo percorso giuridico La vicenda nasce da un rinvio presentato dal TAR Lombardia. Il tribunale in questione aveva sollevato alla Corte UE dubbi sulla legittimità della tassa sugli extraprofitti. Parallelamente, il Consiglio di Stato ha presentato quattro ordinanze nel corso dello scorso anno, con l’effetto di sospendere i giudizi pendenti in attesa della pronuncia europea. La Corte dell’Unione europea, tuttavia, non ha fornito una risposta definitiva sul caso concreto, ma ha delineato principi guida, rimettendo al giudice nazionale il compito di verificare l’applicazione concreta della normativa. In particolare, la sentenza individua cinque criteri – elencati nei paragrafi da 62 a 68 – per accertare che la disciplina sugli extraprofitti non pregiudichi gli investimenti nelle energie rinnovabili. Tra questi, vi è la necessità di analizzare la struttura dei costi degli impianti e il costo attualizzato dell’energia per ciascuna tecnologia, elementi essenziali per bilanciare la sostenibilità della misura con la sicurezza degli investimenti. Cosa cambia per il settore delle rinnovabili Come anticipato, la decisione della Corte UE conferma la compatibilità della tassazione con il diritto comunitario, ma impone attenzione nell’applicazione. In particolare, le imprese che gestiscono impianti FER dovranno dimostrare, caso per caso, che i criteri delineati non compromettono la redditività e la sostenibilità degli investimenti. Il TAR Lombardia, in quanto giudice del rinvio pregiudiziale, potrà decidere se valutare autonomamente le “circostanze pertinenti” oppure chiedere ai singoli ricorrenti di fornire elementi specifici per ciascun impianto. In alternativa, lo Stato potrebbe emanare un provvedimento generale che definisca le condizioni operative valide per tutti i soggetti interessati. Implicazioni pratiche La sentenza in esame ha grande rilievo per gli operatori del settore. Infatti sottolinea l’importanza di un approccio documentale preciso secondo cui ogni impianto deve essere valutato rispetto ai criteri economici e tecnici indicati dalla Corte. Questo approccio serve a garantire che la misura fiscale non ostacoli ulteriori investimenti. L’interazione tra ARERA, GSE e Ministero dell’Economia, inoltre, è cruciale: una coordinazione efficace sarà necessaria per fornire linee guida chiare e uniformi, evitando incertezze normative che possano rallentare la transizione energetica. Il rispetto dei principi europei rimane un elemento chiave per assicurare che l’Italia continui a incentivare le rinnovabili, in linea con gli obiettivi del Green Deal e della Direttiva RED II. Un quadro ancora in evoluzione La sentenza della Corte di Giustizia UE è un punto di riferimento importante, ma non chiude definitivamente la questione degli extraprofitti in Italia. Il settore delle rinnovabili resta sotto osservazione e le imprese dovranno continuare a confrontarsi con decisioni amministrative e verifiche tecniche. L’orientamento europeo chiarisce però un principio essenziale, ovvero che le misure fiscali straordinarie devono essere applicate senza compromettere lo sviluppo sostenibile e gli investimenti nelle FER, settori fondamentali per la transizione ecologica e la sicurezza energetica nazionale. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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