Energia in Europa 2026: rinnovabili protagoniste, ma l’UE resta dipendente dall’import

Il Rapporto pubblicato da EurostatEnergy in Europe – 2026 edition” restituisce un quadro molto chiaro della transizione energetica europea: le rinnovabili sono diventate la prima fonte nella produzione energetica UE, ma il sistema resta ancora fortemente esposto alle importazioni e ai combustibili fossili, soprattutto nei consumi finali e nei trasporti. Il report evidenzia anche una traiettoria positiva sul fronte delle emissioni e della penetrazione delle fonti pulite, mentre i target 2030 su efficienza e rinnovabili richiedono un’accelerazione ulteriore.

A cura di:

Energia in Europa 2026: rinnovabili protagoniste, ma l’UE resta dipendente dall’import

Eurostat ha pubblicato il Rapporto “Energy in Europe – 2026 edition” che restituisce una fotografia aggiornata del sistema energetico europeo, ovvero del modo in cui l’Unione produce, importa, trasforma, consuma e paga l’energia.

Un primo interessante dato è che nel 2024 il 48% dell’energia prodotta nell’UE proviene da fonti rinnovabili, il che conferma che la produzione interna europea si sta progressivamente spostando verso vettori e tecnologie low carbon. Ma la stessa pubblicazione segnala anche che, sempre nel 2024, l’Unione ha prodotto solo il 43% dell’energia disponibile, mentre il 57% è stato coperto da importazioni. In altre parole, la transizione avanza, ma la dipendenza energetica rimane strutturale.

Per l’Italia il report segnala un elemento noto ma ancora molto rilevante: il gas naturale continua ad avere un peso elevato, pari al 36% dell’energia disponibile, mentre nelle importazioni energetiche il gas rappresenta addirittura il 37% del totale, una quota tra le più alte nell’Unione.

Produzione, mix energetico e dipendenza dalle importazioni

Nel 2024 il mix energetico complessivamente disponibile nell’UE era formato soprattutto da petrolio e prodotti petroliferi (38%), gas naturale (21%), rinnovabili (20%), nucleare (12%) e combustibili solidi (10%). Questo dato va letto insieme alla struttura della produzione interna europea, dove invece le rinnovabili hanno un peso molto più elevato. La differenza si spiega con il ruolo delle importazioni: se l’energia prodotta dentro l’Unione è sempre più orientata verso le fonti pulite, l’energia che arriva effettivamente a soddisfare la domanda europea continua a includere una quota molto consistente di petrolio e gas acquistati all’estero.

Le rinnovabili guidano la produzione, ma non ancora l’intero sistema

Se si osserva la sola produzione di energia nell’UE, il sorpasso delle rinnovabili è netto. Eurostat indica infatti che nel 2024 le fonti rinnovabili valgono il 48% della produzione europea, seguite dal nucleare al 28%, dai combustibili solidi al 15%, dal gas al 5% e dal greggio al 3%. In alcuni Paesi il profilo energetico è molto marcato: Malta produce energia solo da fonti rinnovabili, mentre la Francia continua a presentare una fortissima incidenza del nucleare.

Questa dinamica non basta però a superare il tema della sicurezza degli approvvigionamenti. Nel 2024, infatti, il 67% delle importazioni energetiche dell’UE è costituito da petrolio e prodotti petroliferi, il 24% da gas naturale, il 4% da combustibili fossili solidi, il 3% da elettricità e il 2% da rinnovabili. Sul lato dei fornitori esterni, Eurostat evidenzia che per il petrolio e i derivati il primo fornitore sono stati gli USA (16%), per il gas la Norvegia (30%), mentre per i combustibili fossili solidi l’Australia (31%).

Un’Europa ancora esposta ai mercati esterni

L’energy imports dependency rate dell’UE si è attestato nel 2024 al 57%. Significa che quasi sei decimi del fabbisogno energetico europeo sono stati soddisfatti tramite importazioni nette. Il dato varia molto tra gli Stati membri, passando dal 98% di Malta al 5% dell’Estonia, ma il messaggio di fondo è chiaro: la resilienza del sistema energetico europeo non dipende solo dalla crescita della capacità rinnovabile, bensì anche dalla velocità con cui si riducono domanda fossile, inefficienze e vulnerabilità delle supply chain.

Indicatore UE Valore Anno
Quota rinnovabili nella produzione energetica UE 48% 2024
Energia prodotta nell’UE sul totale disponibile 43% 2024
Energia importata sul totale disponibile 57% 2024
Petrolio e prodotti petroliferi nel mix energetico UE 38% 2024
Gas naturale nel mix energetico UE 21% 2024
Quota rinnovabili nei consumi finali lordi 25% 2024
Consumo primario UE 1.209 Mtep 2024
Consumo finale UE 901 Mtep 2024

Dalla tabella emerge con chiarezza la conformazione del sistema europeo: da un lato una produzione sempre più trainata dalle rinnovabili, dall’altro un perimetro di consumo ancora fortemente influenzato da petrolio, gas e importazioni.

Consumi, elettricità, efficienza: dove l’Europa deve accelerare

Se sul lato dell’offerta i segnali di cambiamento sono evidenti, sul lato della domanda la transizione procede con maggiore gradualità. Nel 2024, secondo Eurostat, il 66% dell’energia disponibile nell’UE è stato destinato ai consumi finali. La quota restante si è distribuita tra perdite di conversione e di rete, fabbisogni interni del settore energetico e impieghi non energetici. Anche per questo il tema non riguarda solo l’efficienza dei singoli usi finali, ma la performance complessiva del sistema energetico.

Nei consumi finali, i prodotti petroliferi restano la voce principale con il 37%, seguiti da elettricità (23%), gas naturale e gas manifatturato (20%), uso diretto delle rinnovabili (12%), calore derivato come teleriscaldamento (5%) e combustibili solidi (2%). Eurostat aggiunge anche che il consumo reale di rinnovabili è superiore all’uso diretto, arrivando al 25%, perché una parte consistente delle fonti pulite entra nei consumi finali sotto forma di elettricità.

Trasporti e abitazioni restano i due grandi fronti della domanda

Nel 2024 il 31% dei consumi finali dell’UE è attribuito ai trasporti, il 27% alle abitazioni, il 25% all’industria, il 13% ai servizi commerciali e pubblici e il 3% ad agricoltura, silvicoltura e pesca.

Nelle abitazioni, il riscaldamento degli ambienti assorbe circa due terzi dei consumi domestici, una conferma che la decarbonizzazione europea si gioca anche sull’involucro, sulla riqualificazione del parco edilizio, sull’integrazione edificio-impianto e sull’elettrificazione del calore.

Anche il vettore elettrico cresce di peso. Nel 2024 il 23% dell’energia finale consumata nell’UE è elettricità. Quanto alla generazione elettrica, Eurostat indica che il 48% dell’elettricità prodotta arriva da rinnovabili, il 28% da fonti fossili e il 23% dal nucleare. All’interno del mix rinnovabile, il contributo principale proviene da eolico (17%), idroelettrico (13%), solare (11%) e biofuels (quasi 6%).

Prezzi dell’elettricità e gas in UE

Nel primo semestre del 2025 i prezzi dell’elettricità per le famiglie in Europa hanno continuato a mostrare forti differenze tra i vari Paesi. Secondo Eurostat, i valori, comprensivi di tasse e oneri, sono andati da 10 euro per 100 kWh in Ungheria a 38 euro per 100 kWh in Germania, con Belgio (36 euro), Danimarca (35 euro) e Italia (32.9) tra i mercati più costosi. Il dato conferma come, nonostante una fase di relativa stabilizzazione rispetto ai picchi della crisi energetica, il costo finale dell’elettricità resti ancora molto eterogeneo all’interno dell’Unione, riflettendo mix energetici nazionali, fiscalità, meccanismi di sostegno e struttura dei mercati retail. A livello medio UE, nel primo semestre 2025 il prezzo dell’elettricità per i consumatori domestici è rimasto sostanzialmente stabile a 28,72 euro per 100 kWh, su livelli comunque superiori rispetto al periodo pre-crisi.

I target 2030 restano distanti

Sul fronte dell’efficienza energetica, Eurostat segnala che nel 2024 il consumo primario dell’UE è stato pari a 1.209 Mtep, cioè il 9% in meno rispetto al 2014, ma ancora 22% sopra il target 2030 di 992,5 Mtep. Il consumo finale si è attestato a 901 Mtep, in calo del 2% sul 2014, ma ancora 18% lontano dall’obiettivo 2030 di 763 Mtep. In poche parole i progressi ci sono, ma non sono ancora sufficienti a garantire un allineamento con le traiettorie europee di medio termine.

Parallelamente, la quota di rinnovabili nei consumi finali lordi è salita al 25% nel 2024, contro il 17% del 2014 e il 10% del 2004: in vent’anni la penetrazione delle fonti rinnovabili nei consumi europei è quasi triplicata. Resta però ancora distanza dal target europeo minimo del 42,5% al 2030, il che implica la necessità di accelerare autorizzazioni, investimenti in reti, accumuli, flessibilità e diffusione delle tecnologie di elettrificazione.

Per quanto riguarda le emissioni, Eurostat rileva che le emissioni nette di gas serra dell’UE sono diminuite del 36% tra il 1990 e il 2023. Nel 2023, inoltre, la quota maggiore di emissioni è legata alla combustione di carburanti nei trasporti (30%), davanti alla combustione da parte degli utenti energetici esclusi i trasporti (26%) e alle industrie energetiche (24%). Si conferma ancora una volta che l’Europa sta riducendo le emissioni, ma il nodo dei trasporti e dei consumi finali resta centrale.

Consiglia questa notizia ai tuoi amici

Commenta questa notizia



Tema Tecnico

Sostenibilità e Ambiente

Le ultime notizie sull’argomento