Temperature record in Europa: la sicurezza degli impianti fotovoltaici diventa prioritaria 17/09/2026
La Parete Verde a Ferla (2022) Indice degli argomenti Toggle Una parete verde a scuolaI numeri di FerlaCome funziona la parete verdeDal piccolo al grandePartecipazione e condivisioneOtto ostacoli da superareQuali strumenti per implementare le NBS In Sicilia la gestione efficace delle risorse idriche si muove su due poli opposti, che fanno i conti con le esigenze di miglioramento della resilienza climatica delle città e dei territori e con quelle più ampie della sostenibilità ambientale, basate in primis sulla riduzione dei consumi di acqua potabile. Ricorrere all’uso delle tecniche di Nature-Based Solutions (NBS) da parte delle pubbliche amministrazioni nella gestione del territorio e nella promozione di pratiche sostenibili è una possibile risposta, dalla scala del singolo edificio a quella territoriale. Due gli esempi che guardano in questa direzione, a Ferla, piccolo borgo del Siracusano, e a Catania, frutto di progetti internazionali che hanno facilitato la condivisione delle buone pratiche sulla gestione e sul riutilizzo delle acque grigie e delle acque provenienti da fenomeni meteorologici. Una parete verde a scuola La raccolta, il trattamento e il riutilizzo delle acque grigie è al centro della Parete Verde a Ferla, comune dell’entroterra siracusano presente nel circuito dei Borghi più belli d’Italia e parte dell’Associazione nazionale comuni virtuosi. Dettaglio della parete verde L’impianto “Wall2Water” (W2W), collocato all’interno dell’Istituto comprensivo statale Valle dell’Anapo, nasce nell’ambito del progetto internazionale Nawamed, Nature Based Solutions for Domestic Water Reuse in Mediterranean Countries che ha coinvolto Provincia di Latina (capofila), la società di ingegneria e consulenza IRIDRA e SVI.MED. Centro EuroMediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile (Italia), il Centre for Water Research and Technologies (Tunisia), University of Jordan (Giordania), Energy and Water Agency (Malta), e American University of Beirut (Libano), con i partner associati della Municipalità di Tunisi (Tunisia), la Municipalità di Jerash (Giordania), il Comune di Ferla e il Politecnico di Torino. Parte del programma europeo ENI CBCMED, Nawamed è stato rivolto al riuso delle acque domestiche all’interno dei paesi del Mediterraneo sfruttando le opportunità offerte dalle NBS. Obiettivo, ridurre il consumo di acqua potabile, sostituendola con acque non convenzionali (NCW, Non-Conventional Water) di buona qualità per il tipo di riutilizzo e ottenute attraverso processi di trattamento, recupero o riciclo. I numeri di Ferla L’infrastruttura verde di Ferla è un sistema per il trattamento delle acque grigie provenienti dai lavabi della scuola, rendendole riutilizzabili per lo scarico dei servizi igienici e contribuendo al contenimento dei consumi di acqua potabile di alta qualità in un territorio facilmente soggetto a siccità. L’Istituto Comprensivo Statale Valle dell’Anapo ospita circa 200 ragazzi fra piano terreno e primo piano. Un numero di utenti che prima dell’intervento portava a un consumo idrico medio di circa 8.600 litri al giorno: grazie alla realizzazione della Parete Verde, i consumi si sono ridotti di quasi 3mila litri al giorno (circa il 30%). I ragazzi dell’Istituto comprensivo statale Valle dell’Anapo a Ferla Secondo il sito web Pareteverdeferla.it, i consumi energetici di un muro verde sono stimabili in circa 900 kWh/anno, pari circa al consumo annuo di due frigoriferi di grosse dimensioni. La Parete Verde riveste una superficie di circa 30 metri quadrati ed è stata progettata per massimizzare la capacità di trattamento delle acque, facilitando la manutenzione da parte dei tecnici comunali e ridurre i costi di gestione. Il sistema è alimentato da circa 1300 litri d’acqua al giorno, per un risparmio di circa mille litri di acqua potabile all’anno per ogni studente. Il riutilizzo delle acque grigie nelle cassette dei WC a Ferla consente un risparmio di acqua potabile pari a circa 260 metri cubi annui, permettendo di coprire circa il 25% del fabbisogno idrico per le cassette dei servizi igienici dell’intera scuola. Ma i vantaggi sono riscontrabili ad ampio raggio: gli scarichi giornalieri nella fognatura pubblica delle acque grigie segnano una riduzione intorno al 10% del volume. Come funziona la parete verde La facciata verde è posizionata sulla parete esterna esposta a nord-ovest, in corrispondenza del blocco bagni della scuola, ed è composta da un sistema di vasi modulari appesi alla parete e serbatoi di raccolta delle acque. Le acque grigie sono convogliate in una piccola vasca esterna situata alla base della parete; da questo serbatoio, per alimentare l’impianto le acque vengono pompate verso l’alto e poi lasciate percolare per effetto della gravità da un vaso a quello sottostante, sviluppando in questo modo il processo di depurazione. La raccolta delle acque grigie dai lavabi della scuola La scelta delle specie vegetali contribuisce a garantire i risultati attesi del processo favorendo la presenza attiva di una biodiversità batterica e permettendo all’acqua di distribuirsi uniformemente nei vasi. Una volta trattate, le acque sono raccolte in un secondo serbatoio, disinfettate con una lampada UV e quindi messe a disposizione per il successivo riutilizzo attraverso l’alimentazione delle cassette di scarico dei servizi igienici. Nella stagione estiva, una parte delle acque depurate sono anche utilizzate per irrigare le piante rampicanti che completano la Parete Verde, contribuendo a ridurre i consumi di acqua potabile. Al riciclo delle acque grigie si affianca un secondo vantaggio: la Parete Verde acquista anche una funzione estetica e di rinfrescamento interno dell’edificio. Dal piccolo al grande La sfida intrapresa riguarda, anche, il modo in cui le Nature-Based Solutions possono essere declinate e applicate con importanti vantaggi alle diverse scale. Il progetto europeo Cardimed Demo4 porta in parallelo all’esperienza di Ferla l’intervento sviluppato a Catania, mettendone in luce il carattere complementare fra piccola e grande dimensione. Nature-Based Solutions per il drenaggio urbano sostenibile a Catania Più in generale, Cardimed (Climate Adaptation and Resilience Demonstrated In the MEDiterranean region), finanziato dal programma Horizon Europe, vede al centro l’aumento della resilienza climatica dell’area mediterranea attraverso la diffusione delle Nature-Based Solutions nelle diverse regioni e comunità coinvolte, unificando e integrando le diverse iniziative. Nell’ambito di Cardimed, i due interventi di Ferla e Catania ottimizzano la gestione delle acque meteoriche, il riutilizzo dell’acqua e più in generale la resilienza climatica in diversi contesti urbani e periurbani in Sicilia. Nella città etnea il focus si concentra su un sistema di drenaggio urbano sostenibile (SuDS-Sustainable Drainage Systems), progettato da IRIDRA in collaborazione con l’Università di Catania, per la gestione delle acque meteoriche e la ricarica delle falde acquifere. Alla scala territoriale, il problema della gestione ottimale delle acque grigie si allarga al contenimento dei rischi di allagamento dovuti spesso alle difficoltà di smaltimento e assorbimento delle acque meteoriche legate a fenomeni climatici estremi. Gli elementi su cui gioca l’intervento comprendono la realizzazione di giardini pluviali o celle di bioritenzione, fossi di drenaggio e pozzi di infiltrazione che favoriscono lo smaltimento controllato delle acque. Le NSB sono integrate negli spazi verdi urbani esistenti lungo le principali strade e rotatorie, e permettono di intercettare, trattenere e infiltrare il deflusso delle acque meteoriche su una superficie di circa 4.400 metri quadrati di terreno pubblico. La tecnologia digitale può offrire un importante contributo sia per la raccolta e la condivisione dei dati rivelati sulle NBS, sia per facilitare e implementare il coinvolgimento attivo dei cittadini nelle politiche di sostenibilità e resilienza climatica. Partecipazione e condivisione Nel caso dell’intervento realizzato a Ferla, l’Associazione Analisti Ambientali, associazione tecnico-scientifica che persegue obiettivi culturali e informativi inerenti la gestione sostenibile del territorio, ha partecipato come stakeholder al Water Table internazionale di progetto “Mediterranean Green Transition Towards Climate Change Adaptation And Circular Water Management”, che si è svolto a Siracusa nel 2002 nell’ambito di Nawamed, per raccontare, proporre, discutere e diffondere le buone pratiche di riuso ed efficientamento delle risorse idriche. “Ferla ha dimostrato che le Nature-Based Solutions funzionano anche in contesti che presentano una serie di vincoli estremi, trasformando una località marginale in un laboratorio di innovazione”, spiega Paola Pluchino, vicepresidente dell’Associazione Analisti Ambientali, intervenuta al recente webinar “Il potenziale delle Nature-Based Solutions per governare la transizione circolare urbana”, promosso da ENEA nell’ambito del Focus Strategico “Città e Territorio Circolari” della piattaforma ICESP (Italian Circular Economy Stakeholder Platform). Il progetto Nawamed è stato un momento importante di condivisione di saperi, visioni e strategie, che ha consentito di spostare il baricentro dall’intervento squisitamente tecnico basato sulle NBS a un dibattito e confronto aperti fra tutti i diversi portatori di interesse. Il modello della Parete Verde di Ferla nasce da “un approccio integrato, focalizzato sul capacity building come leva di governance”, inteso come “un ecosistema di conoscenze condivise e saperi tradizionali che sono stati messi a fattore comune. I momenti topici di questo progetto sono stati proprio i Water Tables, tavoli multi stakeholder che hanno permesso di identificare le barriere comuni alla replicabilità delle azioni. Otto ostacoli da superare Il lavoro dei Water Tables ha contribuito, anche, a portare alla luce problemi e soluzioni per implementare e rendere replicabile l’utilizzo delle NBS per il riuso delle acque grigie. Otto gli ostacoli che, a oggi, frenano il ricorso a queste tecniche, non solo in Italia. Si va dall’accessibilità, anche economica, alla ridotta disponibilità di spazio e la presenza di vincoli architettonici sugli edifici esistenti, cui si aggiungono la percezione sociale e il rischio di una non piena accettazione delle acque trattate da parte degli utenti, la mancanza di normative in merito agli standard qualitativi per il riutilizzo delle acque grigie in impianti duali interni agli edifici, la scarsa diffusione di regolamentazione per l’installazione di impianti duali nei codici edilizi, i tempi lunghi di ritorno dell’investimento e i meccanismi ancora non diffusi di incentivo e supporto finanziario pubblico. Oltre alla mancanza di una vera conoscenza diffusa dei vantaggi e delle opportunità offerte dalle NCWR (Non Conventional Water Resources). Un percorso condiviso secondo azioni ed esperienze specifiche può contribuire a creare una nuova cultura della gestione del territorio urbano, anche grazie alla predisposizione di una policy mediterranea e di singole strategie nazionali per ciascuno dei Paesi partecipanti al progetto, che può supportare attivamente la diffusione delle NBS nella pratica amministrativa e tecnica. Quali strumenti per implementare le NBS Quali strumenti utilizzare, quindi, per rendere concretamente visibile il valore delle soluzioni basate sulla natura? Dal punto di vista tecnico, suggerisce Pluchino, possono funzionare il monitoraggio dei flussi idrici, con la quantificazione dei metri cubi di acqua risparmiati, l’analisi della qualità dell’acqua trattata, e la presenza di protocolli di manutenzione standardizzati per garantire la replicabilità degli interventi. Parlando di strumenti economici, possono contribuire la comparazione fra costi di investimento e risparmio in bolletta e quindi la valutazione degli eco-benefici, intesi come biodiversità, educazione ed estetica generati dagli interventi, anche ai fini del miglioramento dell’attrattività turistica. Non ultimi gli strumenti partecipativi che, nel caso di Ferla, hanno stimolato azioni di monitoraggio attivo, senso di appartenenza, e solidarietà fra cittadinanza e amministrazione – Gli studenti della scuola sono diventati “guardiani del sistema”, sottolinea Pluchino – cui si aggiungono gli strumenti comunicativi centrati sulla promozione di iniziative e concorsi di buone pratiche per la visibilità nazionale e internazionale. Resilienza climatica e sostenibilità a parte, l’eredità di questo percorso continuerà a portare frutto alla scala sociale proprio grazie all’approccio partecipativo che lo ha caratterizzato. “A Ferla le Nature-Based Solutions sono state integrate in una visione territoriale sistemica e di lungo periodo, con una strategia partecipata che riguarda acqua, rifiuti, energia, benessere e turismo sostenibile su cui il borgo ha primeggiato a livello nazionale negli anni”. Credit Img – https://www.pareteverdeferla.it/ – https://www.cardimed-project.eu/demo-sites/catania-ferla-urban-resilience-nbs/ Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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