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A cura di: Raffaella Capritti Immagine generata con IA Indice degli argomenti Toggle Come è stato condotto lo studioDue strategie di piantumazione a confrontoEffetti su mortalità, isole di calore e costi sanitariCosti sanitari: dove l’impatto economico è più altoFAQ Foreste periurbaneLe foreste periurbane riducono davvero la mortalità nelle città?Quali alberi sono più efficaci contro il caldo urbano?Che cosa sono i BVOC e perché sono importanti nella scelta degli alberi?Le foreste periurbane riducono anche l’isola di calore urbana?Quali città sono state analizzate nello studio e perché? Le foreste che circondano le aree urbane possono contribuire a ridurre la mortalità legata a temperature estreme e, in misura minore, all’inquinamento atmosferico. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Communications Earth & Environment, rivista del gruppo Nature, realizzato e coordinato da ENEA in collaborazione con Università di Milano-Bicocca, CNR e Istituto ACRI-ST di Sophia-Antipolis, in Francia. La ricerca, firmata da Alessandro Anav, Alessandra De Marco, Ilaria D’Elia e Beatrice Sorrentino con Maurizio Gualtieri dell’Università di Milano-Bicocca, ha utilizzato il modello climatico-chimico accoppiato WRF-Chem per simulare diversi scenari di piantumazione attorno a Firenze, Zagabria e Aix-en-Provence, quantificando gli effetti su isole di calore urbane, concentrazione di inquinanti e mortalità, insieme ai relativi costi sanitari. Il dato che emerge con maggiore evidenza è che il beneficio delle foreste periurbane non è automatico ma dipende dalla specie arborea selezionata e dal contesto meteorologico e chimico locale. Come è stato condotto lo studio I ricercatori hanno confrontato quattro scenari per ciascuna città: le condizioni attuali di uso del suolo (basate sull’inventario CORINE), due strategie di piantumazione alternative e uno scenario di rimozione completa della vegetazione in una fascia di 5 km attorno ai confini urbani. Il confronto tra questi scenari ha permesso di isolare il contributo specifico della vegetazione periurbana sulla temperatura, sulla qualità dell’aria e, di conseguenza, sulla mortalità. Due strategie di piantumazione a confronto La prima strategia prevede l’impianto della quercia farnia (Quercus robur), specie adattata al clima mediterraneo ma caratterizzata da elevate emissioni di composti organici volatili biogenici (BVOC). La seconda si basa su specie a basse emissioni di BVOC, il pino domestico (Pinus pinea) a Firenze e ad Aix-en-Provence e il pino nero (Pinus nigra) a Zagabria. I BVOC sono sostanze che le piante rilasciano naturalmente come meccanismo di difesa da insetti, patogeni o stress ambientali: non sono tossici di per sé, ma reagendo in atmosfera con altri composti contribuiscono alla formazione di ozono troposferico e di particolato fine secondario (PM2.5), due tra i principali fattori di rischio per la salute respiratoria e cardiovascolare. Lo studio mostra che piantare specie ad alta emissione di BVOC comporta un aumento medio delle concentrazioni di PM2.5 dello 0,80% a Firenze e ad Aix-en-Provence e dello 0,12% a Zagabria. Le specie a bassa emissione producono invece variazioni più contenute: +0,35% a Firenze, +0,30% ad Aix-en-Provence e una lieve riduzione a Zagabria (-0,07%). Effetti su mortalità, isole di calore e costi sanitari Sul fronte delle isole di calore, il modello indica che la vegetazione periurbana ha un impatto limitato sulle temperature massime estive, poiché queste dipendono soprattutto dalle condizioni meteorologiche di larga scala. L’effetto della piantumazione è invece più evidente sulle temperature minime notturne, più sensibili alle condizioni locali e alla presenza di superfici vegetate in grado di limitare il rilascio di calore accumulato durante il giorno. Sul piano della mortalità, i risultati indicano un beneficio netto della vegetazione periurbana, riconducibile soprattutto alla riduzione dello stress da temperature non ottimali e, in misura minore, al miglioramento della qualità dell’aria. A Firenze, la piantumazione di specie a bassa emissione di BVOC porta a una riduzione stimata di 0,9 decessi ogni 100.000 abitanti, contro 0,4 decessi ogni 100.000 abitanti nello scenario con specie ad alta emissione: in entrambi i casi il beneficio deriva principalmente dalla minore mortalità legata alle alte temperature. Le altre due città mostrano dinamiche differenti. Ad Aix-en-Provence, piantare specie a bassa emissione riduce in modo significativo la mortalità legata al freddo. A Zagabria, invece, è la piantumazione di specie ad alta emissione a produrre il beneficio maggiore, con una riduzione stimata di 7,7 decessi ogni 100.000 abitanti legati alle alte temperature. “Queste differenze ci dicono che le soluzioni verdi vanno pensate a livello locale: una soluzione valida ovunque è una semplificazione che potrebbe generare impatti aggiuntivi anziché proteggere la popolazione“, spiegano i coautori dello studio Maurizio Gualtieri e Ilaria D’Elia. Lo scenario più critico resta comunque quello della rimozione completa della vegetazione periurbana, che secondo il modello farebbe aumentare la mortalità di 13,0 decessi ogni 100.000 abitanti a Firenze, di 2,9 ad Aix-en-Provence e di 59,4 a Zagabria, con un corrispondente incremento dei costi sanitari legati a decessi e ricoveri. Costi sanitari: dove l’impatto economico è più alto I ricercatori hanno tradotto l’aumento di mortalità in un valore economico, stimando gli anni di vita persi e il relativo costo sociale. Nello scenario di totale rimozione della vegetazione, l’impatto economico più elevato si registra a Zagabria, seguita da Firenze e da Aix-en-Provence. Città Aumento mortalità senza vegetazione (decessi/100.000 ab.) Costo sanitario stimato Firenze 13,0 240-560 milioni di euro Aix-en-Provence 2,9 68-158 milioni di euro Zagabria 59,4 331-708 milioni di euro Fonte: elaborazione su dati dello studio pubblicato su Communications Earth & Environment e comunicato ENEA. Il quadro complessivo conferma la dimensione del problema a livello europeo: l’esposizione a PM2.5, NO2 e O3 provoca ogni anno in Europa circa 182.000, 34.000 e 63.000 decessi rispettivamente, mentre in Italia la stima complessiva si attesta intorno a 43.000 morti l’anno. A questi si sommano gli effetti di ondate di calore e periodi di freddo intenso, che secondo lo studio restano il principale fattore di mortalità evitabile grazie alla forestazione periurbana. “Il verde urbano è efficace solo se progettato con cura e scegliendo le specie più adatte al contesto, considerando che alcuni alberi emettono numerosi composti organici volatili che contribuiscono alla formazione di inquinanti atmosferici secondari, peggiorando così la qualità dell’aria”, spiega Alessandro Anav, ricercatore del Laboratorio ENEA Modelli e servizi climatici. Un’indicazione che assume un peso specifico nella pianificazione urbana, in un contesto di popolazione che invecchia e di ondate di calore sempre più frequenti, dove le scelte di forestazione periurbana diventano parte integrante delle strategie di adattamento climatico delle città. FAQ Foreste periurbane Le foreste periurbane riducono davvero la mortalità nelle città? Sì, secondo lo studio ENEA la vegetazione periurbana riduce soprattutto la mortalità legata a temperature estreme (caldo e, in alcuni contesti, freddo) e, in misura minore, quella legata all’inquinamento atmosferico. L’effetto varia da città a città in base al clima e al contesto locale. Quali alberi sono più efficaci contro il caldo urbano? Non esiste una specie universalmente migliore. Nello studio, specie a basse emissioni di BVOC come il pino domestico e il pino nero si sono rivelate più efficaci a Firenze e Aix-en-Provence, mentre a Zagabria il beneficio maggiore è arrivato da una specie ad alte emissioni, la quercia farnia. Che cosa sono i BVOC e perché sono importanti nella scelta degli alberi? I composti organici volatili biogenici (BVOC) sono sostanze rilasciate naturalmente dalle piante. In atmosfera possono reagire con altri inquinanti e contribuire alla formazione di ozono troposferico e particolato fine, incidendo sulla qualità dell’aria urbana. Le foreste periurbane riducono anche l’isola di calore urbana? L’impatto sulle temperature massime diurne è limitato, perché queste dipendono soprattutto dalle condizioni meteorologiche di larga scala. L’effetto della vegetazione è invece più marcato sulle temperature minime notturne. Quali città sono state analizzate nello studio e perché? Firenze, Zagabria e Aix-en-Provence, città mediterranee scelte per la loro esposizione a inquinamento atmosferico e stress da calore, la posizione in aree collinari con scarsa circolazione dell’aria e la limitata disponibilità di spazi per grandi aree verdi urbane. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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