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A cura di: Erika Bonelli Indice degli argomenti Toggle La capacità occidentale supera la domanda europeaUna presenza consolidata nell’Europa orientaleCosti aggiuntivi contenuti La Commissione europea ha definito orientamenti che limitano l’uso dei fondi UE, a partire dagli strumenti di BEI e FEI, per i progetti energetici che impiegano inverter fotovoltaici di fornitori provenienti da Paesi ad alto rischio. Una misura che spinge a chiedersi se sia sufficiente la capacità dei produttori occidentali di rifornire il mercato al posto dei costruttori extraeuropei che oggi lo dominano. Un’analisi dell’ESMC (European Solar Manufacturing Council), basata su dati di S&P Global Energy e Wood Mackenzie, indica che quella capacità è già disponibile, insieme alla rete commerciale e di assistenza presente sul territorio. La capacità occidentale supera la domanda europea Secondo S&P Global Energy la capacità produttiva europea di inverter si attesta intorno a 104 GWac, cui si aggiungono oltre 120 GWac disponibili nelle Americhe e in Asia-Pacifico, esclusa la Cina. La sola quota europea destinabile alla domanda interna supera i 53 GWac, un valore vicino alle installazioni fotovoltaiche previste nell’UE nel 2025. “La disponibilità di prodotto non è il collo di bottiglia. La possibilità di sostituire i fornitori ad alto rischio esiste già oggi“, afferma Christoph Podewils, Segretario Generale dell’ESMC. Il dato pesa perché il mercato resta concentrato su pochi operatori extraeuropei. Secondo Wood Mackenzie i grossi Gruppi cinesi guidano da anni le vendite globali di inverter, mentre i produttori del continente hanno perso terreno a causa della pressione competitiva sui prezzi. Una presenza consolidata nell’Europa orientale L’area dell’Est europeo viene spesso indicata come il punto debole di un’eventuale transizione verso fornitori occidentali. L’indagine ESMC mostra invece una presenza già strutturata. Condotta su sei costruttori occidentali, ha rilevato una base installata di circa 14 GW su otto mercati, una presenza che risale al 2010 circa, oltre 330 addetti tra vendite e assistenza e la capacità di ampliare l’operatività in circa sei mesi. La Polonia guida la classifica, con tutti e sei i produttori attivi. Il quadro dei mercati principali Polonia, 4.430 MW installati e circa 74 addetti dedicati Ungheria, 1.831 MW Repubblica Ceca, 1.468 MW Romania, 1.147 MW Bulgaria, 810 MW Slovacchia, 364 MW In ciascuno di questi mercati cinque o sei dei sei costruttori intervistati risultano già presenti e supportati a livello locale. Poiché nella regione operano altri fornitori occidentali non inclusi nel campione, la stima è prudenziale. Costi aggiuntivi contenuti Il passaggio a un inverter occidentale ha un impatto economico limitato. Secondo Wood Mackenzie l’aggravio è di circa il 2% su un progetto utility-scale o commerciale, del 3-4% per gli inverter di stringa residenziali e fino all’8% per gli impianti con micro-inverter, ottimizzatori o inverter ibridi. I prezzi nell’Europa orientale risultano in linea con Germania e Spagna, senza svantaggi strutturali per chi sceglie prodotti occidentali. La misura europea si applica a tutti gli strumenti finanziari dell’UE, dalla BEI al FEI, e riguarda i fornitori di proprietà o sotto il controllo di soggetti provenienti da Cina, Russia, Iran e Corea del Nord. Per i progetti fuori dalla rete comunitaria il phase-out è fissato al 15 aprile 2027. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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