Nucleare in Italia, la filiera c’è ma tante le incognite. I numeri del Nuclear Energy Innovation Outlook 2026

Con la legge delega approvata il 23 settembre 2026, l’Italia torna a guardare al nucleare dopo 40 anni partendo da una filiera industriale ancora competitiva. Il Nuclear Energy Innovation Outlook 2026 di Energy&Strategy del Politecnico di Milano stima per il primo Small Modular Reactor italiano un LCOE tra 110 e 217 €/MWh e individua le criticità: decreti attuativi, costi, consenso e localizzazione degli impianti.

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Nucleare in Italia, la filiera c’è ma tante le incognite. I numeri del Nuclear Energy Innovation Outlook 2026

Il 23 settembre 2026 il Senato ha approvato in via definitiva la legge delega sull’energia nucleare. Dopo 40 anni l’Italia può riprendere un percorso interrotto, ma non deve ripartire da zero. La filiera industriale nazionale legata al nucleare è rimasta tra le più importanti in Europa, con operatori attivi nella manifattura di grandi forgiati, recipienti in pressione, tubi e componenti meccaniche, nell’ingegneria e progettazione e nel decommissioning delle centrali presenti sul territorio. Diverse realtà hanno inoltre mantenuto ruoli di primo piano in progetti esteri.

Su questo know-how si basano gli Small Modular Reactor (SMR), la tecnologia su cui il Governo intende puntare, focus del Nuclear Energy Innovation Outlook 2026, redatto da Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, presentato il 28 ottobre insieme alle imprese partner.

Il Report evidenzia anche le incognite: la legge delega dovrà tradursi in decreti attuativi entro la fine della legislatura, il costo effettivo degli impianti resta da verificare e servirà il consenso della popolazione, compresa l’accettazione dei siti. Un terzo referendum, dopo quelli abrogativi del 1987 e del 2011, non è da escludere.

Il ruolo del nucleare nel mix elettrico italiano

Secondo le stime del Report, la domanda elettrica nazionale è destinata a raddoppiare al 2050, spinta dall’elettrificazione dei consumi: pompe di calore nel residenziale e terziario, mobilità elettrica, processi industriali, cloud computing e data center. Il mix di generazione, oggi composto per il 60% da termoelettrico convenzionale e per il 40% da rinnovabili, evolverà verso un sistema alimentato per il 75-83% da FER non programmabili, che dovranno essere affiancate da fonti programmabili decarbonizzate.

«Il nucleare non è la fonte di energia elettrica più conveniente – spiega Vittorio Chiesa, direttore di Energy&Strategy e responsabile del Report – ma assicura una produzione di base continua e programmabile, contribuisce a stabilizzare il prezzo dell’energia e, rispetto alle rinnovabili, comporta minori investimenti in reti e accumuli».

Il Report segnala inoltre che, senza un adeguato sviluppo delle infrastrutture, la crescita della domanda e la generazione sempre più distribuita potrebbero accentuare gli squilibri regionali tra produzione e consumo, con pressioni al rialzo sui prezzi zonali.

Quanto costerà il primo SMR italiano

Per il primo Small Modular Reactor italiano il Report stima un LCOE (Levelized Cost of Electricity, costo medio di generazione sull’intero ciclo di vita) compreso tra 110 e 217 €/MWh, in funzione di tre scenari:

  • conservativo: 217 €/MWh, con 9.000 €/kWe di investimento e 8 anni di costruzione;
  • standard: 150 €/MWh, con 8.000 €/kWe e 6 anni;
  • ottimizzato: 110 €/MWh, con 7.000 €/kWe e 5 anni.

Il range considerato realistico per il primo impianto è 135-196 €/MWh, con un peso determinante di tempi di costruzione, investimento e costo del capitale. Per i reattori successivi l’LCOE è atteso tra 110 e 147 €/MWh nello scenario di maggiore sviluppo e tra 115 e 154 €/MWh in quello intermedio al 2050.

Il nucleare, secondo il Report, funzionerebbe come una sorta di “PPA di sistema”, capace di garantire energia a condizioni prevedibili e poco esposte alla volatilità dei combustibili fossili, con benefici in termini di sicurezza degli approvvigionamenti, calore industriale in sostituzione della cogenerazione fossile e bassissime emissioni. Un mix ottimizzato di rinnovabili non programmabili e fonti programmabili a basse emissioni, come termoelettrico a gas con CCS e nucleare, potrebbe ridurre il costo medio di generazione del 15-17% al 2050.

Il nucleare nel mondo e la corsa agli SMR

A livello globale si continua a costruire. Negli ultimi dieci anni sono stati avviati oltre 70 cantieri e dei circa 81 GW in costruzione 57 si trovano in Asia, contro 7 in Europa occidentale e nessuno negli Stati Uniti. La Cina guida con 40 GW in costruzione, e nell’ultimo decennio il 51% dei reattori entrati in esercizio si è basato su tecnologia cinese (il 36% su quella russa).

Diffusione energia nucleare a livello globale
Fonte IEA

I reattori operativi sono scesi da 440 nel 2005 a poco più di 417 nel 2026, ma la capacità installata è rimasta sostanzialmente stabile grazie all’aumento della taglia media, passata da 836 MWe a 910 MWe nel 2024. L’Europa resta l’area con la maggiore capacità installata, 118 GWe su 379 complessivi, davanti a Nord America (110) e Asia Far East (108). La Francia guida con 63 GWe, seguita da Russia (28), Ucraina (13), Spagna e Svezia (7); i Paesi europei con almeno un reattore operativo sono 17. Il Programme Illustratif Nucléaire Communautaire (PINC), pubblicato dalla UE a marzo 2026, prevede 241 miliardi di euro di investimenti nel nucleare civile fino al 2050.

Design, modelli di business e rifiuti

Nel mondo sono in sviluppo almeno 95 design di piccoli reattori modulari, 74 dei quali con informazioni disponibili (37 negli USA, 11 in Francia). Prevalgono gli Advanced Modular Reactor (40), seguiti da SMR (23) e Micro Modular Reactor (11). L’Italia partecipa con enti di ricerca, gruppi industriali e start-up impegnati in progetti europei e in design propri di AMR e MMR.

Per gli SMR i PPA di lungo periodo con industrie e data center sono una delle strade più promettenti, ma in Italia il quadro resta da definire. Il Report indica come condizioni necessarie modelli consortili con una chiara ripartizione dei rischi tra pubblico e privato, strumenti finanziari e di garanzia, iter autorizzativi con tempi certi e capacità di produzione in serie. Chiesa richiama anche partnership internazionali, export, formazione di tecnici certificati e l’obiettivo di un primo impianto operativo entro il 2035.

Resta infine il nodo del Deposito Nazionale, destinato a circa 98.000 m³ di rifiuti radioattivi. Insieme al Parco Tecnologico genererà oltre 4.000 posti di lavoro l’anno durante il cantiere e circa 700 in esercizio, più 300 nell’indotto, ma serviranno ancora diversi anni per realizzarlo.

FAQ nucleare in Italia

Che cos’è il Nuclear Energy Innovation Outlook 2026?

È il report di Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano che analizza mercato, tecnologie, costi e filiera del nucleare, con un focus sull’Italia.

Quanto costa l’energia prodotta da un SMR in Italia?

Per il primo impianto il Report stima un LCOE tra 110 e 217 €/MWh, con un range realistico di 135-196 €/MWh. Per i reattori successivi il valore scenderebbe a 110-154 €/MWh.

Quando potrebbe entrare in funzione il primo reattore italiano?

L’obiettivo indicato da Energy&Strategy è un primo impianto operativo entro il 2035, ma dipende dai decreti attuativi della legge delega.

Qual è la differenza tra SMR, AMR e MMR?

Sono famiglie di piccoli reattori modulari. Gli SMR derivano dalle tecnologie ad acqua leggera, gli AMR adottano soluzioni di nuova generazione, i MMR hanno taglie ancora più ridotte. Gli AMR sono la tipologia con più design in sviluppo.

Quale Paese europeo ha più capacità nucleare installata?

La Francia, con 63 GWe operativi, su un totale europeo di 118 GWe.

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