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A cura di: Andrea Ballocchi Indice degli argomenti: Cattura e sequestro del carbonio: le esigenze e gli ostacoli per lo sviluppo della CCS CCS: lo scenario mondiale, e i progressi in Europa e in Italia La CCS – Carbon Capture and Storage sta facendo progressi, ma occorre fare di più. Oggi la capacità installata mondiale di impianti per la cattura e il sequestro di carbonio è di circa 40 Mtpa. Per ottenere emissioni nette a zero, deve aumentare più di cento volte entro il 2050. Lo scrive il Global CCS Institute nel suo ultimo report 2020 “Global Status of CCS 2020”. Il rapporto mostra però passi avanti sensibili in tutto il mondo: circa 50 Paesi e centinaia di aziende si sono ora impegnati a raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni nette entro la metà del secolo. Ed evidenzia, supportato anche dai dati dell’IPCC, che senza CCS, tale obiettivo è praticamente impossibile. Ma i segnali di una controtendenza, almeno negli ultimi due anni, si sono avuti, anche in Europa dove si registrano progetti in atto, anche in Italia. Cattura e sequestro del carbonio: le esigenze e gli ostacoli per lo sviluppo della CCS Il Global CCS Institute motiva la necessità di far presto e fare molto di più. Solo considerando il ruolo implicito della Cattura e sequestro del carbonio nel rapporto “Global Warming of 1.5 °C”, in questo secolo sarà necessario catturare e immagazzinare tra le 350 e le 1200 gigatonnellate di CO2. È chiaro quindi che con le attuali 40 megatonnellate di CO2 che vengono stoccate ogni anno, la cifra deve centuplicare entro il 2050 per soddisfare gli scenari previsti dall’Intergovernmental Panel on Climate Change. Il think thank internazionale dedicato alla CCS segnala la necessità di un aumento sostanziale dell’attività politica a favore delle pratiche specifiche e dell’impegno del settore privato per facilitare i massicci investimenti di capitale necessari per costruire un numero sufficiente di strutture in grado di fornire questi volumi. Prima però occorre superare almeno tre fattori di rischio che le imprese ritengono troppo elevati per rischiare nuovi investimenti. Il primo è legato al rapporto sbilanciato tra costi e ricavi. A questo si aggiungono la portata limitata dei modelli di business a un solo impianto, che vincola molto gli investimenti, e il rischio assai alto di responsabilità civile a lungo termine per lo stoccaggio di CO2. CCS: lo scenario mondiale, e i progressi in Europa e in Italia Tuttavia qualcosa si sta muovendo: dopo la pubblicazione del Global Status of CCS 2019 sono stati avviati 17 nuovi impianti. Di questi, una dozzina sono negli Stati Uniti, tornati ai vertici mondiali. “Il successo degli USA dimostra in modo convincente che, laddove la politica crea un business case per gli investimenti, i progetti procedono”, sottolinea l’istituto. Le altre cinque strutture si trovano nel Regno Unito (due), in Australia e in Nuova Zelanda. A oggi si contano in tutto il mondo 65 gli impianti, 26 dei quali sono in funzione; due hanno sospeso l’attività; tre sono in costruzione; 13 sono in fase di sviluppo progettuale avanzato, mentre 21 sono in fase di sviluppo iniziale. Si contano poi altri 34 impianti pilota CCS in funzione o in fase di sviluppo e otto centri di prova della tecnologia di cattura della CO2. In Europa la situazione è assai dinamica: sono presenti 13 strutture commerciali in funzione o in varie fasi di sviluppo in tutta Europa: una in Irlanda e nei Paesi Bassi, quattro in Norvegia e sette nel Regno Unito. Nel 2020 è stato lanciato il primo bando per progetti nell’ambito dell’Innovation Fund dell’UE pari a 10 miliardi di euro, che si prevede sarà una delle principali fonti di finanziamento sia per la pianificazione, sia per la costruzione e il funzionamento della carbon capture and storage in tutta l’UE. Lo stesso Green Deal europeo e la legge europea sul clima che richiama all’obbligo della neutralità climatica entro il 2050, ha portato allo sviluppo di ulteriori politiche UE a sostegno dello stoccaggio del carbonio. Il report non manca di segnalare, che per la gestione della CO2, quest’anno sono emersi diversi nuovi progetti europei, alcuni dei quali in Paesi non tipicamente associati alla cattura e stoccaggio come l’Italia, la Danimarca, la Svezia e il Galles. Più di 11 progetti commerciali sono destinati ad operare prima del 2030 Oltre a elencare vari progetti in rampa di lancio, l’analisi del Global CCS Instituto si sofferma sul nostro Paese: ricorda il progetto di ENI per la costruzione di uno dei più grandi centri di cattura e stoccaggio di CO2 al mondo, nel Porto di Ravenna. Sarebbe uno dei primi impianti CCS operativi in Europa al di fuori di quelli nel Mare del Nord. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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