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Il 2015 è stato per il settore fotovoltaico in Italia un ulteriore anno di transizione, come mostrato dai 301 MW di nuova potenza installata, in linea con quanto registrato l’anno precedente. In particolare, il segmento dei piccoli impianti (relativo soprattutto ad applicazioni residenziali, fino a qualche kW di potenza) si conferma trainante per l’intero comparto, rappresentando circa il 45% dell’installato complessivo, mentre risultano sostanzialmente residuali gli impianti “utility scale”, di taglia superiore al MW. Seppur “orfano” ormai da tempo del principale meccanismo incentivante che ne ha trainato la diffusione negli scorsi anni (il Conto Energia), è ancora oggi l’articolazione del quadro normativo di influenzare la diffusione del fotovoltaico in Italia. In particolare, si fa riferimento alle detrazioni fiscali – che permettono di recuperare in 10 anni il 50% dell’investimento iniziale sostenuto per la realizzazione di impianti fotovoltaici di taglia fino a 20 kW – ed al meccanismo dello Scambio Sul Posto – particolare modalità di valorizzazione dell’energia elettrica prodotta da un impianto fotovoltaico di taglia fino a 500 kW ed immessa in rete. Rispetto al mercato europeo nel suo complesso, l’Italia copre soltanto il 3,7% dell’installato nel 2015, ben al di sotto dei volumi di installato registrati nei principali mercati, come ad esempio i 3,5 GW installati in Gran Bretagna, 1,5 GW in Germania e quasi 1 GW in Francia. Al di fuori del continente europeo, anche nel 2015 Cina (con 15 GW installati nel 2015) e Giappone (10,6 GW) si confermano leader indiscussi, grazie al forte impegno della prima nel ridurre le emissioni inquinanti derivanti in primis dall’uso del carbone (con riferimento alla Cina), e del secondo nel variare il mix produttivo di energia elettrica, al fine di eliminare progressivamente l’utilizzo della fonte nucleare. Per quanto riguarda le dinamiche attese relative al mercato del fotovoltaico in Italia, diversi sono i fattori che verosimilmente potrebbero frenare l’auspicata “ripartenza” del comparto da parte degli operatori del settore e che potrebbero relegare tale mercato ai modesti volumi attuali, nell’ordine dei 300 MW all’anno. Un primo aspetto che desta preoccupazione riguarda la riforma delle tariffe elettriche in ambito domestico, entrata in vigore da Gennaio 2016 (per il mercato industriale, invece, è stato il decreto “milleproroghe”, convertito in legge il 25 febbraio, ad apportare le medesime modifiche). In particolare, le strutture tariffarie in vigore fino al 1 gennaio 2016 erano caratterizzate dalla progressività dei corrispettivi tariffari in funzione dei consumi. La riforma prevede il superamento della struttura progressiva rispetto ai consumi e l’adeguamento delle componenti tariffarie relative ai servizi di rete (es. costi di misura, distribuzione, ecc.) ai costi del relativo servizio, secondo criteri di gradualità. In particolare, all’interno dei corrispettivi per i servizi di rete, che saranno identici per tutti i clienti domestici (ossia non distinguendo tra clienti residenti e non), i costi di misura e commercializzazione saranno attribuiti in quota fissa pro-cliente (€/anno), i costi di distribuzione saranno attribuiti in funzione della potenza impegnata (€/kW/anno) ed i costi di trasmissione in funzione della quantità di energia consumata (c€/kWh/anno). Per quanto concerne invece la componente oneri generali di sistema, è prevista la distinzione tra le categorie “clienti residenti”, che avranno la parte di oneri applicati totalmente sulla quota di energia consumata, e “clienti non residenti”, i quali invece avranno la parte di oneri generali applicati sia in quota fissa che in quota energia. Il razionale sottostante la riforma, secondo il soggetto regolatore, consiste nella volontà di stimolare comportamenti “virtuosi” da parte dei cittadini in termini di efficienza energetica, favorendo ad esempio la sostituzione delle esistenti apparecchiature per usi elettrici “obbligati” (quali ad esempio frigorifero, lavatrice, lavastoviglie) con apparecchiature più efficienti dal punto di vista energetico. Tuttavia, questa riforma risulta penalizzante nei confronti dell’auto-consumo relativo alla produzione di energia elettrica tramite fonti rinnovabili, a causa dello spostamento di una parte dei corrispettivi tariffari su base fissa per utenza e non in funzione della quantità di energia elettrica prelevata dalla rete (per un utente residenziale, avente un consumo di 3.600 kWh all’anno e dotato di un impianto fotovoltaico da 3 kW, i benefici associati al possesso di tale impianto si riducono mediamente di circa 150 € all’anno, peggiorando in maniera sensibile gli economics associati all’investimento). Un secondo tema “caldo”, sempre in ambito normativo, fa riferimento alla possibilità, attualmente non prevista all’interno del quadro normativo-regolatorio nazionale, di realizzare i cosiddetti Sistemi Efficienti di Utenza (SEU) in configurazione “multi-client” (ad esempio in condomini o centri commerciali), i quali potrebbero rappresentare un ulteriore volano per gli investimenti nel mercato del fotovoltaico. Da questo punto di vista, le autorità competenti non sembrano propense all’estensione dell’ambito di applicazione dei SEU. Per di più, anche la configurazione mono-cliente, ad oggi ammissibile, potrebbe essere nel prossimo futuro minacciata dall’eventuale eliminazione dell’esenzione degli oneri sull’auto-consumo. Un siffatto provvedimento determinerebbe un netto peggioramento del ritorno economico associato all’investimento per la realizzazione di un SEU: ad esempio, considerando un impianto da 500 kW per un’utenza industriale con un livello di auto-consumo pari al 70% dell’energia prodotta, l’IRR passerebbe dall’attuale 8,6% (ipotizzando il pagamento degli oneri generali di sistema per il 5% fotovoltaici, come attualmente previsto) al 2,4%. In conclusione, sebbene il destino del mercato fotovoltaico in Italia appaia “segnato” nel breve- medio periodo, vi sono alcuni trend emergenti che potrebbero spingerne la ripresa. Primo fra tutti, l’attesa diffusione nei prossimi anni dei sistemi di storage, per i quali si attendono rilevanti riduzioni di prezzo nei prossimi anni e che potrebbero rendere gli investimenti in fotovoltaico maggiormente attrattivi sotto il profilo economico, grazie all’incremento dell’auto-consumo dell’energia prodotta da tali impianti. La diffusione dei sistemi di storage, in associazione all’abilitazione dei SEU multi-utenza, potrebbero attivare un mercato fino a circa 800-1.000 MW all’anno. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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