La burocrazia italiana rallenta l’evoluzione delle rinnovabili

Legambiente pubblica la nuova edizione del report “Scacco Matto alle Rinnovabili” in cui punta il dito sulla burocrazia che rallenta il percorso di adozione delle rinnovabili. Tempi così lunghi risultano inadeguati non solo di fronte all’emergenza climatica, ma anche rispetto all’urgenza di abbassare i costi dell’energia e rendere l’Italia energeticamente indipendente.

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La burocrazia italiana rallenta l’evoluzione delle rinnovabili. Il report Scacco matto alle rinnovabili di legambiente

Lo sviluppo delle rinnovabili è la chiave per consentire la transizione energetica dell’Italia e garantire al Paese una maggiore indipendenza energetica. Il 2025 è stato un anno positivo: lo scorso anno si è segnato un record storico per la crescita delle rinnovabili in Europa e per la prima volta eolico e solare hanno prodotto più elettricità delle fonti fossili.

Il dato sulle installazioni di energie rinnovabili in Italia, a prima vista incoraggiante, rivela tutta la sua fragilità appena lo si colloca in una prospettiva più ampia. Quanto installato dal 2021 a gennaio 2026 copre appena il 31,7% dell’obiettivo fissato per il 2030 una quota in crescita rispetto al 22,1% registrato a fine 2024, ma ancora largamente insufficiente.

Per centrare il traguardo, l’Italia dovrà installare nei prossimi cinque anni circa 54.634 MW, vale a dire oltre 10.900 MW all’anno. Un ritmo quasi doppio rispetto a quello attuale: tra il 2021 e il 2025 la media annua si è fermata a 4.978 MW. Se il Paese non cambia passo, gli obiettivi climatici al 2030 potrebbero slittare di oltre sei anni.

Un ritardo che pesa su più fronti: sulla risposta alla crisi climatica, certo, ma anche sulle bollette di famiglie e imprese e sulle opportunità di sviluppo che un sistema energetico rinnovabile, distribuito e diffuso sul territorio, potrebbe generare per l’intera economia nazionale.

Legambiente denuncia a gran voce gli indugi burocratici che mettono un fermo allo sviluppo dell’energia green nel report “Scacco Matto alle Rinnovabili”.
L’associazione dichiara: “Il prezzo dell’energia da fonti fossili è alle stelle anche a causa dei conflitti in corso. Al Governo Meloni indirizziamo 12 proposte per accelerare la realizzazione di impianti da fonti rinnovabili.  Servono iter snelli, tempi e regole chiare. Al Ministero della Cultura e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri chiediamo di accelerare gli iter interni”.

Legambiente mette il governo italiano di fronte a una scelta netta: continuare a puntare su fossili e nucleare oppure accelerare la transizione verso le rinnovabili, che offrono vantaggi economici, ambientali e una maggiore autonomia del sistema energetico nazionale.

La transizione è già in corso, ma procede a un ritmo troppo lento. A frenarne l’avanzata sono ostacoli di natura politica, burocratica e culturale: in particolare, l’associazione denuncia i ritardi nei processi autorizzativi, le responsabilità frammentate tra diversi livelli istituzionali e le resistenze locali che continuano a bloccare o rallentare la realizzazione degli impianti di energia pulita sul territorio.

Nel gennaio 2026, dei 1.781 progetti di energia rinnovabile attualmente in valutazione, il 69,3% non ha ancora concluso la fase di istruttoria tecnica VIA PNRR-PNIEC

Nel report “Scacco Matto alle Rinnovabili”, Legambiente ricorda che il nostro Paese ha bisogno di installare circa 11 GW di nuova capacità rinnovabile ogni anno per i prossimi cinque anni se vuole centrare il traguardo degli 80 GW complessivi.

Il ritmo è sicuramente ambizioso, ed è una scalata resa ancora più difficile da effettuare alla luce dei dati raccolti nel 2025: i nuovi progetti entrati in fase di valutazione sono crollati del 75,3% rispetto all’anno precedente, interrompendo in modo brusco due anni di crescita sostenuta.

L’Italia a gennaio 2026 risultano in attesa 1.781 progetti, e quasi sette su dieci sono ancora fermi nella fase di istrutto ria tecnica. Tra questi progetti, molti hanno una storia lunga: alcuni risalgono a prima del 2021, testimonianza di un’inerzia burocratica che non è congiunturale, ma strutturale.

Il nodo su cui riflettere è il seguente: la cronica carenza di personale nella Commissione tecnica PNRR-PNIEC e la lentezza dei procedimenti autorizzativi. A questa problematica si sommano anche i ritardi del Ministero della Cultura e degli enti regionali, che tengono bloccati decine di progetti già superati positivamente sul piano tecnico, in attesa di pareri o firme che stentano ad arrivare.

Le rinnovabili hanno bisogno di essere sostenute con la dovuta attenzione. Come sottolinea Stefano Ciafani, Presidente Nazionale di Legambiente: “Occorre dare certezza a imprese e territori con tempi e regole chiare. La crescita delle rinnovabili in Europa, ma anche la delicata situazione geopolitica internazionale legata anche alla dipendenza delle fonti fossili, e l’accentuarsi della crisi climatica impongono al nostro Paese di accelerare sulle fonti pulite, abbandonando le fossili e l’insensata corsa al nucleare. Urgono iter snelli, un sistema normativo adeguato, e soprattutto servono più sì da parte delle soprintendenze che ad oggi continuano a frenare la transizione ecologica. Chiediamo, inoltre, anche più ascolto e partecipazione coinvolgendo nei vari processi territori, comunità e associazioni in dibattiti e confronti”.

I casi più eclatanti di “blocchi” alle rinnovabili

Legambiente si è occupata di censire i casi esemplari di blocchi alle rinnovabili, registrando ben 108 storie in cui lo sviluppo di progetti sostenibili non si è concretizzato.

Riassumendo in modo sintetico, questi sono alcuni dei blocchi alle rinnovabili più eclatanti segnalati dal report di Legambiente. A livello regionale, la Puglia guida la classifica negativa con 14 casi censiti, seguita da Veneto, Umbria, Basilicata e Sardegna, ciascuna con 10 episodi documentati.

Passando alla Campania, Legambiente segnala che ad Ariano Irpino, in provincia di Avellino, un progetto eolico da 23 MW pensato per riqualificare un’ex cava e discarica è stato bloccato dalla Soprintendenza per un vincolo archeologico che non era stato rilevato negli anni in cui l’area era gestita come emergenza rifiuti. In Emilia-Romagna è fermo il progetto di un hub energetico offshore al largo di Ravenna da oltre 750 MW, che integra eolico, fotovoltaico galleggiante, accumulo, idrogeno e acquacoltura. Il progetto, nonostante abbia già ottenuto una valutazione ambientale positiva e tutte le autorizzazioni richieste già nel 2024, non è mai ufficialmente partito per mancanza di un quadro normativo adeguato.

Le 12 proposte di cambiamento di Legambiente

Legambiente avanza un pacchetto di dodici proposte concrete, rivolte al Governo e alle istituzioni a tutti i livelli. La proposta dell’associazione prevede il lavoro congiunto delle istituzioni, con un’attenzione particolare al mercato dell’energia e alla partecipazione dei territori e dei cittadini.

Le proposte si possono riassumere nei seguenti punti:

  1. Rafforzare gli organici: completare la Commissione PNRR–PNIEC e incrementare il personale negli enti locali dedicato alle pratiche autorizzative, per ridurre i tempi di istruttoria.
  2. Sbloccare i progetti in attesa: fissare scadenze certe per i pareri di Ministeri e Presidenza del Consiglio, dando precedenza agli iter avviati da più tempo.
  3. Ampliare le aree idonee: favorire l’installazione di impianti in zone già compromesse o infrastrutturate, eliminando vincoli sproporzionati che oggi limitano lo sviluppo delle rinnovabili.
  4. Rivedere il Decreto Agricoltura: consentire la realizzazione di impianti anche su terreni agricoli non produttivi, superando le attuali restrizioni.
  5. Riformare il mercato dell’energia: introdurre prezzi zonali e promuovere contratti diretti tra produttori da fonti rinnovabili e consumatori, per abbattere i costi in bolletta.
  6. Semplificare il repowering eolico: agevolare l’aggiornamento tecnologico degli impianti esistenti e rimuovere i blocchi che frenano lo sviluppo dell’eolico offshore.
  7. Fotovoltaico nei parcheggi: rendere obbligatoria l’installazione di pannelli solari nelle coperture dei grandi parcheggi, trasformando superfici inutilizzate in risorse energetiche.
  8. Garantire sicurezza agli impianti: adottare misure concrete per proteggere infrastrutture e operatori del settore da sabotaggi e minacce.
  9. Investire nell’informazione: riorientare i fondi oggi destinati alla comunicazione sul nucleare verso campagne che illustrino i benefici reali delle energie rinnovabili per cittadini e imprese.
  10. Potenziare la rete elettrica: ammodernare le infrastrutture di trasmissione e distribuzione e ridurre i tempi di connessione alla rete per i nuovi impianti.
  11. Aumentare la partecipazione pubblica: coinvolgere attivamente cittadini e comunità locali nei processi decisionali legati alla pianificazione e alla realizzazione dei progetti energetici.
  12. Sostenere l’industria ad alta intensità energetica: accelerare la definizione di accordi che favoriscano la decarbonizzazione dei settori industriali più energivori, accompagnandoli nella transizione.

 

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