Climatizzatori intelligenti: inverter, WiFi e pompa di calore per consumare meno tutto l’anno 24/06/2026
Indice degli argomenti Toggle Il 69,3% dei progetti in valutazione non ha ancora concluso la fase di istruttoriaI casi più eclatanti di “blocchi” alle rinnovabiliLe 12 proposte di cambiamento di Legambiente Lo sviluppo delle rinnovabili è la chiave per consentire la transizione energetica dell’Italia e garantire al Paese una maggiore indipendenza energetica. Il 2025 è stato un anno positivo: lo scorso anno si è segnato un record storico per la crescita delle rinnovabili in Europa e per la prima volta eolico e solare hanno prodotto più elettricità delle fonti fossili. Il dato sulle installazioni di energie rinnovabili in Italia, a prima vista incoraggiante, rivela tutta la sua fragilità appena lo si colloca in una prospettiva più ampia. Quanto installato dal 2021 a gennaio 2026 copre appena il 31,7% dell’obiettivo fissato per il 2030 una quota in crescita rispetto al 22,1% registrato a fine 2024, ma ancora largamente insufficiente. Per centrare il traguardo, l’Italia dovrà installare nei prossimi cinque anni circa 54.634 MW, vale a dire oltre 10.900 MW all’anno. Un ritmo quasi doppio rispetto a quello attuale: tra il 2021 e il 2025 la media annua si è fermata a 4.978 MW. Se il Paese non cambia passo, gli obiettivi climatici al 2030 potrebbero slittare di oltre sei anni. Un ritardo che pesa su più fronti: sulla risposta alla crisi climatica, certo, ma anche sulle bollette di famiglie e imprese e sulle opportunità di sviluppo che un sistema energetico rinnovabile, distribuito e diffuso sul territorio, potrebbe generare per l’intera economia nazionale. Legambiente denuncia a gran voce gli indugi burocratici che mettono un fermo allo sviluppo dell’energia green nel report “Scacco Matto alle Rinnovabili”. L’associazione dichiara: “Il prezzo dell’energia da fonti fossili è alle stelle anche a causa dei conflitti in corso. Al Governo Meloni indirizziamo 12 proposte per accelerare la realizzazione di impianti da fonti rinnovabili. Servono iter snelli, tempi e regole chiare. Al Ministero della Cultura e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri chiediamo di accelerare gli iter interni”. Legambiente mette il governo italiano di fronte a una scelta netta: continuare a puntare su fossili e nucleare oppure accelerare la transizione verso le rinnovabili, che offrono vantaggi economici, ambientali e una maggiore autonomia del sistema energetico nazionale. La transizione è già in corso, ma procede a un ritmo troppo lento. A frenarne l’avanzata sono ostacoli di natura politica, burocratica e culturale: in particolare, l’associazione denuncia i ritardi nei processi autorizzativi, le responsabilità frammentate tra diversi livelli istituzionali e le resistenze locali che continuano a bloccare o rallentare la realizzazione degli impianti di energia pulita sul territorio. Nel gennaio 2026, dei 1.781 progetti di energia rinnovabile attualmente in valutazione, il 69,3% non ha ancora concluso la fase di istruttoria tecnica VIA PNRR-PNIEC Nel report “Scacco Matto alle Rinnovabili”, Legambiente ricorda che il nostro Paese ha bisogno di installare circa 11 GW di nuova capacità rinnovabile ogni anno per i prossimi cinque anni se vuole centrare il traguardo degli 80 GW complessivi. Il ritmo è sicuramente ambizioso, ed è una scalata resa ancora più difficile da effettuare alla luce dei dati raccolti nel 2025: i nuovi progetti entrati in fase di valutazione sono crollati del 75,3% rispetto all’anno precedente, interrompendo in modo brusco due anni di crescita sostenuta. L’Italia a gennaio 2026 risultano in attesa 1.781 progetti, e quasi sette su dieci sono ancora fermi nella fase di istrutto ria tecnica. Tra questi progetti, molti hanno una storia lunga: alcuni risalgono a prima del 2021, testimonianza di un’inerzia burocratica che non è congiunturale, ma strutturale. Il nodo su cui riflettere è il seguente: la cronica carenza di personale nella Commissione tecnica PNRR-PNIEC e la lentezza dei procedimenti autorizzativi. A questa problematica si sommano anche i ritardi del Ministero della Cultura e degli enti regionali, che tengono bloccati decine di progetti già superati positivamente sul piano tecnico, in attesa di pareri o firme che stentano ad arrivare. Le rinnovabili hanno bisogno di essere sostenute con la dovuta attenzione. Come sottolinea Stefano Ciafani, Presidente Nazionale di Legambiente: “Occorre dare certezza a imprese e territori con tempi e regole chiare. La crescita delle rinnovabili in Europa, ma anche la delicata situazione geopolitica internazionale legata anche alla dipendenza delle fonti fossili, e l’accentuarsi della crisi climatica impongono al nostro Paese di accelerare sulle fonti pulite, abbandonando le fossili e l’insensata corsa al nucleare. Urgono iter snelli, un sistema normativo adeguato, e soprattutto servono più sì da parte delle soprintendenze che ad oggi continuano a frenare la transizione ecologica. Chiediamo, inoltre, anche più ascolto e partecipazione coinvolgendo nei vari processi territori, comunità e associazioni in dibattiti e confronti”. I casi più eclatanti di “blocchi” alle rinnovabili Legambiente si è occupata di censire i casi esemplari di blocchi alle rinnovabili, registrando ben 108 storie in cui lo sviluppo di progetti sostenibili non si è concretizzato. Riassumendo in modo sintetico, questi sono alcuni dei blocchi alle rinnovabili più eclatanti segnalati dal report di Legambiente. A livello regionale, la Puglia guida la classifica negativa con 14 casi censiti, seguita da Veneto, Umbria, Basilicata e Sardegna, ciascuna con 10 episodi documentati. Passando alla Campania, Legambiente segnala che ad Ariano Irpino, in provincia di Avellino, un progetto eolico da 23 MW pensato per riqualificare un’ex cava e discarica è stato bloccato dalla Soprintendenza per un vincolo archeologico che non era stato rilevato negli anni in cui l’area era gestita come emergenza rifiuti. In Emilia-Romagna è fermo il progetto di un hub energetico offshore al largo di Ravenna da oltre 750 MW, che integra eolico, fotovoltaico galleggiante, accumulo, idrogeno e acquacoltura. Il progetto, nonostante abbia già ottenuto una valutazione ambientale positiva e tutte le autorizzazioni richieste già nel 2024, non è mai ufficialmente partito per mancanza di un quadro normativo adeguato. Le 12 proposte di cambiamento di Legambiente Legambiente avanza un pacchetto di dodici proposte concrete, rivolte al Governo e alle istituzioni a tutti i livelli. La proposta dell’associazione prevede il lavoro congiunto delle istituzioni, con un’attenzione particolare al mercato dell’energia e alla partecipazione dei territori e dei cittadini. Le proposte si possono riassumere nei seguenti punti: Rafforzare gli organici: completare la Commissione PNRR–PNIEC e incrementare il personale negli enti locali dedicato alle pratiche autorizzative, per ridurre i tempi di istruttoria. Sbloccare i progetti in attesa: fissare scadenze certe per i pareri di Ministeri e Presidenza del Consiglio, dando precedenza agli iter avviati da più tempo. Ampliare le aree idonee: favorire l’installazione di impianti in zone già compromesse o infrastrutturate, eliminando vincoli sproporzionati che oggi limitano lo sviluppo delle rinnovabili. Rivedere il Decreto Agricoltura: consentire la realizzazione di impianti anche su terreni agricoli non produttivi, superando le attuali restrizioni. Riformare il mercato dell’energia: introdurre prezzi zonali e promuovere contratti diretti tra produttori da fonti rinnovabili e consumatori, per abbattere i costi in bolletta. Semplificare il repowering eolico: agevolare l’aggiornamento tecnologico degli impianti esistenti e rimuovere i blocchi che frenano lo sviluppo dell’eolico offshore. Fotovoltaico nei parcheggi: rendere obbligatoria l’installazione di pannelli solari nelle coperture dei grandi parcheggi, trasformando superfici inutilizzate in risorse energetiche. Garantire sicurezza agli impianti: adottare misure concrete per proteggere infrastrutture e operatori del settore da sabotaggi e minacce. Investire nell’informazione: riorientare i fondi oggi destinati alla comunicazione sul nucleare verso campagne che illustrino i benefici reali delle energie rinnovabili per cittadini e imprese. Potenziare la rete elettrica: ammodernare le infrastrutture di trasmissione e distribuzione e ridurre i tempi di connessione alla rete per i nuovi impianti. Aumentare la partecipazione pubblica: coinvolgere attivamente cittadini e comunità locali nei processi decisionali legati alla pianificazione e alla realizzazione dei progetti energetici. Sostenere l’industria ad alta intensità energetica: accelerare la definizione di accordi che favoriscano la decarbonizzazione dei settori industriali più energivori, accompagnandoli nella transizione. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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