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Indice: Materiali edili naturali, una scelta volontaria Varietà, costi e reperibilità I materiali naturali hanno riscontrato un crescente interesse negli anni. Secondo Allied Market Research, il mercato globale dei green building material dovrebbe superare i 377 milioni di dollari nel 2022, più che raddoppiando il suo valore rispetto al 2015, attestato poco sopra i 171 milioni. L’attenzione nei criteri costruttivi che guarda a edifici confortevoli e sani è cresciuta.Resta da comprendere però cosa s’intenda per materiali in bioedilizia. Per questo ne parliamo con Paolo Callioni, responsabile comunicazione di ANAB, Associazione nazionale architettura bioecologica. Materiali edili naturali, una scelta volontaria Chi intende realizzare costruzioni in bioedilizia sa che non esiste una normativa cogente che fissi parametri specifici: a livello internazionale i protocolli LEED e BREEAM fanno attenzione, tra l’altro, alla scelta dei materiali utilizzati; in Europa sono stati messi a punto Ecolabel, certificazione ambientale sempre su base volontaria, e Natureplus, realizzata dall’International Association for Sustainable Building and Living. Per quanto riguarda il contesto italiano, sono stati messi a punto i Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici.«Alcuni Comuni stanno iniziando a dare indicazioni nell’utilizzo di materiali certificati, mentre dal 2016 la normativa sui CAM ha introdotto una serie di prescrizioni per l’uso di prodotti naturali o riciclati», segnala Callioni. Tra le certificazioni italiane va segnalata quella ANAB/ICEA (certificazione di prodotto bioecologico). L’associazione nazionale, nata giusto 30 anni fa e la prima a livello nazionale nel settore, dal Duemila ha realizzato questa certificazione di prodotto, in collaborazione con ICEA, ente di certificazione dei prodotti biologici agricoli. Essa permette di valutare le caratteristiche ambientali e l’impatto sulla salute. «Sono i due aspetti da considerare nella scelta di materiali ecologici: la connotazione ambientale, che caratterizza appunto i prodotti della bioedilizia, e quella legata alla tutela della salute, in cui rientra in pieno la verifica della qualità dell’aria indoor e su cui si basa il nostro standard. E non si tratta di un dettaglio: secondo l’OMS ogni anno nel mondo l’inquinamento indoor causa la morte di 2.6 milioni di persone». Di fronte a una serie di certificazioni volontarie, quali sono gli aspetti da tenere conto in ogni caso per realizzare edifici in bioedilizia? «Un progetto bioecologico deve avere una coerenza progettuale complessiva, tanto in termini energetici quanto di scelta dei materiali e delle soluzioni impiantistiche. La scelta di materiali edili naturali, che siano rispettosi dell’ambiente, della qualità e salubrità dell’aria interna e capaci di garantire determinate prestazioni, è uno degli aspetti più importanti – spiega sempre Callioni – Un esempio: scegliere di adottare intonaci in terra cruda significa contare su un livello di regolazione igrometrica degli ambienti decisamente superiore rispetto a soluzioni convenzionali, con un deciso miglioramento del benessere». Varietà, costi e reperibilità I materiali naturali per eccellenza sono quelli derivanti dalle filiere agroforestali, eco sostenibili, rinnovabili, riciclabili e con un Life Cycle Assessment alquanto ridotto. La produzione della maggior parte dei materiali naturali, ad esempio, comporta un limitato consumo di risorse naturali, di energia e di CO2. In alcuni casi, come per il legno, la paglia, la lana di pecora, l’impatto è addirittura negativo: la CO2 in questi casi viene sequestrata e non dispersa nell’ambiente. Oltre alla canapa, ci sono varie proposte per le strutture e per i tamponamenti: si va dal legno alla paglia, che «comincia a trovare spazio in Italia, insieme alla terra cruda, tutti materiali che hanno una grande duttilità d’impiego», rileva l’esperto ANAB. Ma la possibilità di scelta è davvero vasta. Solo per citarne alcune: lana di pecora, lino, kenaf, fibra di cocco, fibra di cellulosa e di legno, canna palustre, sughero, pomice, calce naturale, cemento cellulare…Prestazioni, ampia scelta, qualità sono tutti fattori che giocano a favore dei materiali naturali. Restano due ostacoli: costo e reperibilità. «Per quanto riguarda il prezzo, il costo in più è attualmente nell’ordine del 10-20% rispetto ai prodotti convenzionali. Ma occorre considerare migliore funzionalità e la maggiore durabilità degli eco-materiali: un prodotto che ha un ciclo di vita molto più lungo è proporzionalmente meno impattante – osserva Callioni. Sulla reperibilità, l’ostacolo è di natura per lo più culturale: i materiali naturali non sono sempre facili da trovare anche per l’abitudine delle imprese e dei progettisti ad utilizzare prodotti industriali; ANAB sta infatti iniziando un percorso di accompagnamento alle imprese che producono materiali per favorire la diffusione di queste soluzioni. Ma se si effettuassero scelte più attente all’ambiente, sostenute a livello normativo, questo ostacolo cadrebbe facilmente. Occorre quindi cambiare approccio e scegliere quando possibile i prodotti ecologici, anzi i prodotti bioecologici. Vedi anche: Qualità dell’aria interna e inquinamento indoor: fonti e soluzioni per il comfort 25 principi da considerare per costruire in bioedilizia Salubrità dell’aria indoor e riqualificazione, una scelta naturale Inquinamento indoor: materiali basso emissivi per la salubrità dell’aria Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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