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Indice degli argomenti: La qualità dell’aria nelle città italiane Le principali cause dell’inquinamento atmosferico La qualità dell’aria nelle nostre città è uno dei principali temi da affrontare quando si parla di sviluppo sostenibile e impatto ambientale. L’inquinamento atmosferico, infatti, è un grosso problema che affligge diversi luoghi nel mondo, mettendo a rischio la salute delle persone. Le conseguenze per la salute a loro volta comportano anche impatti economici, come una maggior spesa sanitaria per la cura e la risoluzione di patologie connesse all’inquinamento. Una recente ricerca ha calcolato che l’Italia, con 1.500 euro annui a cittadino, è il paese che in Europa sostiene il costo pro capite più alto in termini di cure per la salute legati all’inquinamento. La Corte di giustizia Europea ha recentemente condannato il nostro paese perché tra il 2008 e il 2017 ha violato in maniera continuata i valori limite fissati dall’UE sull’inquinamento dell’aria L’inquinamento atmosferico è riconducibile alle emissioni inquinanti causate da diversi settori delle attività umane, come quello industriale, delle costruzioni o dei trasporti. Secondo il rapporto di Mal’aria 2020 elaborato da Legambiente, in Italia sono circa 60 mila le morti premature dovute all’inquinamento atmosferico, con un danno economico (stimato sui costi sanitari, ma anche sui giorni di lavoro persi) che oscilla tra i 47 e i 142 miliardi di euro all’anno. Oltre al rapporto di Legambiente, anche l’Agenzia Europea per l’Ambiente analizza costantemente i dati dei diversi paesi europei, realizzando un indice che misura il livello di inquinamento. L’Italia, con la Germania, detiene il primato europeo per numero di morti premature riconducibili all’inquinamento. La qualità dell’aria nelle città italiane L’inquinamento atmosferico in Italia è ormai una problematica che affligge in modo cronico moltissime aree urbane del Paese. Il rapporto Mal’aria pubblicato a gennaio di quest’anno riportava che nel corso del 2019 sono state ben 54 le città che hanno superato i limiti previsti per le polveri sottili (Pm10) e l’ozono (O3). Tra le città che hanno registrato un maggior numero di giorni con i valori fuori dai limiti, ci sono Torino (146 giorni totali), Lodi (135 giorni) e Pavia (130 giorni). Le città con più di 100 giorni fuori dai limiti sono state 19. Un altro dato significativo riguarda la distribuzione sul territorio delle città più colpite dall’inquinamento: le prime 25, infatti, sono tutte nel bacino padano. La cronicità di questa problematica ambientale emerge dando uno sguardo ai risultati delle ricerche di Legambiente degli ultimi 10 anni, scoprendo che su 67 città che sono state segnalate almeno una volta nei rapporti, quasi il 30% ha superato i limiti giornalieri di Pm10 ogni anno. Facendo un bilancio delle peggiori città su questi dieci anni, emerge che Torino è stata 7 volte su 10 in cima alla classifica dell’inquinamento atmosferico urbano, seguita da Alessandra, Milano, Vicenza ed Asti. Tra le altre città con un elevato numero di giorni “fuorilegge” accumulati ci sono poi centri come Cremona, Padova, Pavia, Brescia, Monza, Venezia, Treviso e Lodi. Inoltre, nel mese di settembre 2020 è stato pubblicato un secondo report, Mal’aria edizione speciale, in cui si sono analizzati tutti i dati raccolti concentrandosi sull’ultimo quinquennio. Le città “promosse”, anche se con la sufficienza, sono solo 15 su 97, di cui la migliore è Sassari, seguita da Macerata. Le principali cause dell’inquinamento atmosferico L’inquinamento atmosferico nei centri urbani dipende dalla combinazione di differenti fattori, ma i principali responsabili sembrano essere il traffico, il riscaldamento domestico, le industrie e l’agricoltura. Una volta individuati i settori, va detto che ciascuno di questi aspetti ha un peso maggiore o minore rispetto agli altri, che varia da città a città, a seconda del tessuto economico e urbanistico. Ad esempio, nei centri urbani di maggior dimensione, come Milano, il traffico è la fonte principale di inquinamento. I valori dimostrano che in questi luoghi le fonti di particolato primario (su cui incidono ad esempio le biomasse) pesano solo per il 30% del totale, rendendo necessarie misure dirette alla riduzione delle fonti di particolato secondarie (a cui invece contribuisce il traffico). A testimonianza di ciò ci sono i risultati ottenuti con il lockdown indetto a causa dell’emergenza sanitaria, con un calo del 65% di NO2 e del 68% di polveri sottili, quando il traffico è stato momentaneamente quasi annullato, mentre sono rimasti accesi riscaldamenti e caminetti. Per favorire la messa in campo di misure e soluzioni contro l’inquinamento atmosferico, il Ministero dell’Ambiente ha iniziato a proporre la sottoscrizione di Accordi di Programma Regionali. Queste misure hanno ancora diverse criticità da risolvere, come ad esempio il fatto che non sempre sono incluse misure per tutti i settori inquinanti, ma sono sicuramente un primo passo verso una strategia nazionale più efficace. Tra le principali difficoltà, inoltre, permangono quelle relative al controllo del rispetto dei limiti imposti o all’effettiva uniformità di alcune misure adottate a livello nazionale, basti pensare a quanto siano disomogenei gli incentivi messi in campo per favorire il rinnovo del parco auto italiano. Alcune delle misure incluse nei piani regionali, come ad esempio quello della Lombardia presentato a settembre, riguardano l’incoraggiamento all’uso di energie rinnovabili e all’efficienza energetica, per ridurre l’impatto delle emissioni dovute al riscaldamento domestico. Per risolvere le problematiche del traffico, invece, si procede con il potenziamento del trasporto pubblico, si definiscono incentivi per la sostituzione dei vecchi veicoli inquinanti. Considerando, inoltre, che l’inquinamento atmosferico colpisce anche moltissime aree meno urbanizzate, è poi necessario intervenire anche sulle altre fonti inquinanti, in quelle zone più incisive. Per questo si predispongono anche misure per il contenimento delle emissioni in ambito agricolo, ad esempio relative allo stoccaggio dei reflui zootecnici o all’introduzione di tecnologie più performanti. Infine, va sottolineato che la crisi che stiamo vivendo a seguito dell’emergenza sanitaria, se da un lato ha permesso di valutare concretamente l’impatto del traffico sull’inquinamento atmosferico, dall’altro ha generato alcune situazioni critiche. Dovendo ridurre l’afflusso delle persone sui mezzi pubblici, ad esempio, in molte regioni si sono fatti passi indietro a causa di nuove criticità economiche, con lo slittamento del blocco dei diesel euro 4 o la sospensione di alcune ZTL. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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