Rinnovabili in Italia: la sfida per raggiungere i 130 GW di installato al 2030

Il Renewable Energy Report 2022 rappresenta un momento importante per l’Energy & Strategy. Prima di tutto perché segna la ripresa degli incontri in presenza – anche se con una versione “estesa” digitale – e poi perché, come sempre, offre una panoramica aggiornata del mercato delle energie rinnovabili in Italia, considerando le nuove installazioni, i target da raggiungere nel 2030 – che al momento sembrano davvero troppo lontani – e l’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime. Senza dimenticare il ruolo che la pandemia prima e la guerra in Ucraina poi hanno avuto in questo percorso. Eppure le soluzioni per un reale sviluppo delle rinnovabili nel nostro paese ci sono e bisogna saperle cogliere. Per raggiungere gli obiettivi europei al 2030 sarà necessario installare in Italia almeno 60-65 GW di nuova capacità produttiva da fonti rinnovabili. Le installazioni ad oggi sono fortemente limitate da un contesto regolatorio e normativo. 

Vi proponiamo in anteprima l’Executive Summary del Rapporto, invitandovi a partecipare alla presentazione del report alle 9.30 di questa mattina.

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Renewable Energy Report 2022, andamento rinnovabili in Italia

Indice degli argomenti:

L’anno 2021 è stato un anno particolarmente complesso per il mondo delle rinnovabili. Un anno caratterizzato ancora dalla morsa della pandemia, cui si è aggiunta una tensione per certi versi inaspettata sul mercato dell’energia, ulteriormente acuita poi dallo scoppio della guerra in Ucraina.

In realtà, tuttavia, è stato un ulteriore anno “sprecato” – e ci si rende conto del fatto che sia una parola “forte” – per l’obiettivo di ridare slancio alle installazioni, ancora fortemente limitate da un contesto regolatorio e normativo che nonostante tutto non è indubbiamente “semplificato” quanto sarebbe necessario.

Il problema è che, ad ogni anno che passa, questo “spreco” diviene sempre più impattante, allontanando decisamente il raggiungimento degli obiettivi al 2030, per tacere di quelli al 2050.

I numeri delle rinnovabili

L’espansione del mercato delle rinnovabili, nonostante non si fosse completamente arrestata nemmeno durante l’anno più segnato dalla pandemia da Covid-19, ha segnato nel 2021 un’ulteriore ripresa grazie alla crescita delle nuove installazioni a livello sia mondiale sia europeo. Questo continuo aumento della capacità di fonti rinnovabili ha portato l’Europa ad essere sempre più prossima al traguardo dei 700 GW.

Potenza complessiva delle rinnovabili in Europa 2010-2021

Per quanto riguarda l’Italia, nel 2021 il Paese ha mostrato un aumento delle nuove installazioni che erano rimaste in una situazione di “stallo” dal 2018, ma i valori di crescita registrati sono unicamente giustificati dalla ripresa seguita alla pandemia e vedono le nuove installazioni in impianti fotovoltaici ed eolici riallineate ai numeri osservati nel 2019. La nuova capacità di rinnovabili installata in Italia durante il 2021 è stata di 1.351 MW, con un incremento complessivo delle installazioni pari al +70% in termini di potenza rispetto al 2020 (790 MW), portando il Paese a superare la soglia dei 60 GW di rinnovabili complessivi.

L’aumento è stato trainato in primis dalla nuova capacità di fotovoltaico pari a +935 MW (+30% rispetto al 2020), seguito dall’eolico che con +404 MW ha registrato la crescita più marcata (+30% rispetto al 2020); a seguire si trova l’idroelettrico che, con una crescita più modesta (+11 MW), conferma il trend stabile che segue da diversi anni, e le bioenergie che invece registrano una diminuzione (-14 MW). Risulta quindi sempre più urgente un deciso ritorno alla crescita delle installazioni, unita alla gestione del parco esistente, per evitare che il gap con il percorso di decarbonizzazione non aumenti ulteriormente, rendendo sempre più difficoltoso il corretto raggiungimento del target al 2030.

Potenza complessiva installata da fonti rinnovabili in Italia 2012-2021

Alla luce della presenza nel territorio italiano di impianti fotovoltaici ed eolici prossimi, se non già oltre, all’età di dieci anni, risulta rilevante tenere in considerazione anche il fenomeno della perdita annuale di potenza legata all’invecchiamento dei dispositivi utilizzati. In questo contesto si trovano i progetti di repowering e revamping che, tramite interventi di integrali ricostruzioni, rifacimenti, riattivazioni e potenziamenti, hanno il potenziale di mantenere o incrementare la potenza dell’impianto originario senza la necessità di occupare ulteriore suolo.

Un altro settore con grande potenziale è rappresentato dall’agrivoltaico, che ha l’obiettivo di far coesistere sulla stessa area attività di agricoltura e/o allevamento e generazione da fonte fotovoltaica anche grazie al supporto di tecnologie come moduli ad inseguimento e sistemi di monitoraggio e per il quale da agosto 2021 sono state presentate più di 50 domande al Ministero dell’Ambiente.

Relativamente alle installazioni, vanno infine ricordate le Comunità Energetiche che quest’anno hanno raggiunto la quota di 26 comunità attive, tutte basate su impianti fotovoltaici di potenza media di 40 kW a progetto, e che grazie al recepimento della direttiva europea RED II possono ora espandere i loro confini anche ad attori industriali e commerciali con la possibilità di fare autoconsumo «altrove».

Risultati non soddisfacenti per i sette bandi predisposti dal Decreto FER1per Aste e RegistriI sette bandi predisposti dal Decreto FER1 (D.M. 04/07/2019) per Aste e Registri sono giunti a conclusione, ma il quadro emerso dall’applicazione di questo meccanismo è risultato non soddisfacente. Nonostante le aste siano considerate uno strumento a supporto della diffusione delle rinnovabili, la partecipazione durante il 2021 è rimasta bassa e ha lasciato per tutti i gruppi contingente non assegnato per la cui attribuzione sono stati istituiti due ulteriori bandi in svolgimento durante il 2022. Questo risultato è fondamentalmente legato all’andamento delle autorizzazioni, il cui rilascio intermittente determina la presenza di aste più o meno piene. I problemi legati alle autorizzazioni degli impianti FER, perciò, determinano una bassa partecipazione alle aste, riducendone la loro efficacia: un’asta maggiormente partecipata genererebbe maggiore competizione tra gli operatori e perciò un abbassamento dei valori delle offerte, riducendo di conseguenza i costi per la collettività.

L’andamento del prezzo dell’energia e il ruolo delle FER

Il prezzo dell’energia elettrica (PUN) è stato soggetto a un aumento continuo a partire dal secondo semestre del 2021, con un picco a dicembre 2021 e una seconda risalita da febbraio 2022 in corrispondenza dell’inizio della guerra in Ucraina: nel mese di marzo 2022, il PUN medio ha registrato una crescita del 411% rispetto al valore di marzo 2021. Tale incremento è stato determinato in primo luogo a dicembre 2021 dall’incremento del prezzo del gas di circa cinque volte rispetto al valore dello stesso periodo nel 2019, e successivamente da una sua ulteriore impennata a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina.

Aumento prezzo dell’energia elettrica da marzo 2021 a marzo 2022

In questo contesto è rilevante considerare il ruolo che potrebbero avere le rinnovabili nel calmierare i prezzi dell’energia. Se da un lato le offerte di impianti rinnovabili risultano in grado di influenzare i prezzi in alcune ore della giornata, in particolare nelle zone di mercato caratterizzate da maggiore installazione di rinnovabili e minore domanda di energia, d’altra parte i volumi offerti sul mercato non sono sufficienti a determinare frequentemente il prezzo marginale sul mercato dell’energia elettrica. Questo perché gli impianti rinnovabili installati non sono in grado di soddisfare una quota di domanda sufficiente ad escludere le più alte offerte degli impianti a gas dalle chiamate sul MGP. Al contrario, gli impianti a gas costituiscono la tecnologia marginale nella maggior parte dei casi, da cui consegue che l’andamento del prezzo dell’elettricità sia fortemente dipendente dal prezzo del gas.

Nonostante ciò, il potenziale effetto «calmierante» delle rinnovabili viene dimostrato dal caso del periodo primaverile del 2020 in cui, a causa delle restrizioni del lockdown, il fabbisogno di energia elettrica è diminuito: di conseguenza, i volumi offerti dalle rinnovabili sono stati più frequentemente sufficienti a coprire la domanda, portando gli impianti a gas ad essere ammessi sul MGP solo in corrispondenza di prezzi offerti molto bassi. Una maggiore penetrazione di rinnovabili sulla domanda ha quindi portato a un abbassamento dei prezzi accettati sul MGP.

La domanda di gas può essere ridotta anche attraverso la contrattualizzazione di quote preponderanti di fonti rinnovabili tramite PPA e aste.

L’evoluzione del quadro normativo

I target relativi alle rinnovabili sono stati incrementati durante il 2021 dal pacchetto «Fit for 55%», contenente la proposta legislativa per il raggiungimento dell’obiettivo fissato Green Deal Europeo di ridurre le emissioni in Europa almeno del 55% entro il 2030. Di conseguenza, obiettivi sempre più ambiziosi vengono posti anche in Italia, dove i target del PNIEC devono essere rivisti al rialzo, come indicato nel Piano per la Transizione Ecologica (PTE) del Ministero della Transizione Ecologica che richiede un incremento al 72% di fonti rinnovabili nella generazione elettrica (vs. obiettivo PNIEC del 55%) e di installare circa 70 GW di ulteriori centrali elettriche rinnovabili entro il 2030.

Per rincorrere obiettivi sempre più ambiziosi, la normativa in tema di installazioni di impianti rinnovabili ha bisogno di progredire, e alcuni passi avanti sono stati fatti durante il 2021 principalmente in tema di semplificazioni e accesso agli incentivi per impianti fotovoltaici, mentre minori interventi sono stati implementati in materia di semplificazioni per impianti eolici. Le semplificazioni, però, sono state introdotte da diversi decreti che si sono susseguiti (Semplificazioni, Semplificazioni bis, DL Energia) ed è mancato un approccio sistemico al problema. Ciò implica il rischio che alcuni aspetti vengano tralasciati, come nel caso della richiesta di connessione alla rete degli impianti già autorizzati, attualmente individuato come collo di bottiglia da parte degli operatori.

Con il recepimento della Direttiva REDII (d.lgs. 199/2021) sono state introdotte ulteriori novità, semplificazioni e dettagli normativi. Le tipologie di procedura di autorizzazione sono state ridotte a quattro (la Comunicazione di edilizia libera, la Dila, la PAS e l’Autorizzazione Unica) al fine di superare la difficoltà legate a processi autorizzativi diversi da regione a regione. Sono stati riordinati i meccanismi di incentivazione e introdotte novità normative per aste, registri e comunità energetiche: riguardo queste ultime, viene ampliata la fattispecie di attori che possono partecipare alle comunità di energia rinnovabile (con l’introduzione, ad esempio, degli enti religiosi e del terzo settore), viene consentita l’adesione di impianti già esistenti (per un quota non superiore al 30% della potenza complessiva) e di impianti collocati presso edifici o in siti diversi da quelli ove l’autoconsumatore opera.

Un’altra potenziale opportunità per l’aumento delle rinnovabili in Italia è rappresentata dal PNRR, che tramite la componente C2 della Missione «Rivoluzione verde e transizione ecologica» dedica 25,36 miliardi di euro ai temi di energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile. In particolare, sono quattro le aree di intervento legate all’incremento della quota FER: lo sviluppo dell’agro-voltaico (1,1 mld€), le Comunità Energetiche nei piccoli Comuni (2,2 mld€), la promozione di impianti innovativi (0,68 mld€) e lo sviluppo del biometano (1,92 mld€). Appare però che le aree di investimento previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza fanno riferimento a progetti specifici e non costituiscono, perciò, un piano strutturato per lo sviluppo delle fonti rinnovabili ma piuttosto un supporto per l’avvio di specifici settori. Inoltre, i bandi si rivolgono principalmente a soggetti privati o alla Pubblica Amministrazione, mentre per massimizzare le possibilità di successo dei bandi PNRR, invece, bisognerebbe semplificare e sistematizzare il coinvolgimento dei soggetti energy, che possono fornire supporto tecnico e finanziario ai soggetti pubblici e privati.

L’analisi del Life Cycle Assessment

Con l’aumento delle installazioni di rinnovabili basato sulla necessità di diminuire le emissioni provocate nella generazione di energia elettrica si pone il dubbio se questi impianti siano un’alternativa migliore rispetto alle fonti fossili tenendo in considerazione la CO2eq prodotta durante l’intero ciclo di vita di queste tecnologie e non solo durante la fase di utilizzo. A riguardo, dal Life Cycle Assessment condotto per moduli fotovoltaici e turbine eoliche destinati ad essere localizzati in Italia, emerge che la produzione e il trasporto delle turbine dalla Cina comporta più emissioni rispetto all’alternativa europea e italiana sia per il fotovoltaico che per l’eolico. Il differenziale in termini di CO2eq è dovuto principalmente al differente mix energetico presente nel sistema elettrico delle località di produzione considerate, che presenta una maggiore intensità di CO2eq/kWh in Cina e ha un impatto rilevante nel determinare le emissioni legate alla produzione di un kW di impianto, a causa dell’alto consumo di energia elettrica dei processi produttivi in analisi.

Per la gestione del fine vita (End of Life) di questi dispositivi si stanno sviluppando diverse possibilità, supportate dalla normativa dell’Unione Europea che stabilisce che, secondo la “gerarchia dei rifiuti”, prevenzione e riutilizzo siano le alternative preferibili, seguite da repurpose e riciclaggio. Grazie allo stato dell’arte della tecnologia, quest’ultima opzione risulta attualmente applicabile ad una quota di almeno l’80% degli impianti fotovoltaici ed eolici, quota che si punta a massimizzare grazie allo sviluppo di nuove tecniche di riciclaggio.

Confronto tra le emissioni prodotte dai diversi impianti di generazione elettrica

Nonostante l’indubbia presenza di un impatto in termini di CO2eq emessa da parte degli impianti FER, da un confronto tra le fonti per la generazione di energia elettrica si può vedere come alle tecnologie rinnovabili sia associata una quota inferiore di emissioni al kWh di elettricità prodotta, rispetto alle fonti fossili, anche considerando solo la fase di Beginning of Life (i.e., produzione e trasporto), gap che si amplia ulteriormente allargando l’analisi alla fase di Middle of Life (i.e., utilizzo). Solo l’energia nucleare produce emissioni di CO2eq inferiori a tutte le altre fonti considerate, ma bisogna considerare che ad essa consegue un impatto superiore alle rinnovabili in termini di ionising radiation, che la diffusione di questa fonte è limitata da ostacoli come l’accettazione pubblica, gli alti costi iniziali e lo smaltimento delle scorie radioattive, e che il nucleare non rappresenta una soluzione applicabile per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione al
2030 in quelle nazioni che ad oggi non hanno impianti già in funzionamento.

Gli scenari futuri per le rinnovabili in Italia

Se da un lato è vero che le installazioni nel 2021 hanno ripreso la tendenza precedente alla pandemia da Covid-19, d’altra parte emerge che il ritmo delle installazioni è ancora troppo lento. Infatti, la proiezione dell’attuale tasso di installazione porterebbe a risultati del tutto insoddisfacenti sul medio periodo, raggiungendo nel 2030 un parco installato di eolico e fotovoltaico poco superiore ai 50 GW.

Scenario tendenziale con effetto del Decreto FER-1 e del PNRR per le rinnovabili in Italia

Ciò renderebbe impossibile il conseguimento degli obiettivi al 2030 resi ancora più sfidanti dal PTE, che richiede un installato totale di rinnovabili tra i 125 e i 130 GW, per il raggiungimento dei quali è necessario un tasso di installazione di circa 1,75 GW/anno per l’eolico e 5,6 GW/anno per il fotovoltaico – più di 4 e 7 volte tanto gli attuali 0,38 GW/anno e 0,73 GW/anno. Inoltre, rimandare questo cambio di passo porta ad un aumento annuale del tasso necessario a raggiungere gli obiettivi al 2030. Ad esempio, il tasso annuale di installazione necessario calcolato nel 2021 sarebbe stato di 5,1 GW/anno per il fotovoltaico e di 1,6 GW/anno per l’eolico.

Rinnovabili, Scenario auspicabile rispetto ai target PTE

Le principali barriere da superare, affinché si possa assistere ad un «cambio di passo» nelle installazioni e rifacimenti di impianti rinnovabili in Italia appartengono a tre aspetti principali: normativo-regolatori (prima tra tutti la difficoltà e i tempi necessari a precorrere con successo l’iter autorizzativo), sostenibilità economica (come l’incertezza sull’andamento futuro dei prezzi) e temi relativi al sistema elettrico nel suo complesso (come la necessità di adeguare la rete all’incremento delle FER).

Per quanto riguarda la normativa, buona parte delle barriere individuate attraverso la survey proposta nel 2019 sono state affrontate con alcuni provvedimenti normativi accolti favorevolmente dagli operatori del settore. I suddetti provvedimenti, però, sono molto recenti e comunque non sistemici perciò servirà ancora tempo perché emerga l’impatto degli stessi, soprattutto nel caso di alcuni provvedimenti normativi per cui si attendono ancora i decreti attuativi. Riguardo la sostenibilità economica, gli operatori del settore sottolineano come il principale meccanismo di supporto al mercato delle rinnovabili sia fornire stabilità dei ricavi. Ciò può avvenire attraverso le aste, le quali però mancano ancora di progettualità nel lungo periodo, o attraverso PPA, strumento però ancora non molto diffuso in Italia. Infine, le barriere individuate dalla survey del 2019 relativamente al sistema elettrico sono state in parte affrontate, ma il percorso per il superamento delle stesse richiede ancora diversi interventi.

In conclusione, per raggiungere gli obiettivi europei al 2030 sarà necessario installare in Italia almeno 60-65 GW di nuova capacità produttiva da fonti rinnovabili non programmabili (FRNP, solare fotovoltaico, eolico on-shore ed eolico off-shore). Questa trasformazione rappresenta una grande opportunità per la competitività del nostro paese. L’Italia vedrebbe così non solo una drastica riduzione della propria dipendenza energetica, ma potrebbe anche raggiungere livelli molto competitivi del costo dell’energia grazie alla disponibilità di risorse come sole e vento, nonché, a livello giornaliero, vedere una riduzione degli spread di prezzo nell’arco delle 24 ore.

Lo sforzo da compiere è tuttavia sfidante e prolungato nel tempo e richiede una programmazione integrata a livello temporale e geografico al fine di indirizzare gli sforzi degli operatori in modo coerente rispetto a quanto pianificato: le azioni previste per i prossimi anni determineranno il posizionamento strategico del nostro paese nel futuro sistema economico globale.
Bisogna infine fare i conti con la necessità di ingenti investimenti (tra i 40 e 50 mld al 2030, senza considerare gli investimenti necessari per gli accumuli e il potenziamento delle infrastrutture di rete). È quindi anche indispensabile creare le condizioni perché il mercato finanziario e gli investitori internazionali possano giocare un ruolo attivo nello sviluppo del settore


Renewable Energy Report
17 maggio 2022 – h. 9.30

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