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Le città hanno bisogno di integrare tecnologia e verde, rinnovabili e mobilità sostenibile: le comunità residenziali possono essere la chiave del cambiamento. Il tema al centro di un convegno tenutosi in occasione di Milano Arch Week. L’esempio di GaiaGo, prima realtà “Mobility as a service” in Italia. Cosa pensano gli architetti. Le rinnovabili centrali nel collegamento tra città e mobilità a cura di Ivan Celeste Le città sono al centro di una grande trasformazione e in questo processo la mobilità svolge un ruolo fondamentale. La smart mobility sarà uno dei presupposti su cui si giocherà il buon funzionamento dei nuclei urbani. Per questo andrà ripensata così che svolga il proprio compito in maniera sostenibile, non solo a livello ambientale, ma anche sociale ed economico. La sostenibilità sarà un parametro determinante per il mondo dei trasporti, ma anche per tutto quello che interconnettono: cittadini, comunità, città. Tutti questi temi sono stati al centro di “Home Brand Experience – creare comunità residenziali attraverso la mobilità sostenibile”, convegno tenutosi in occasione del Milano Arch Week. La sostenibilità è un valore di tendenza. L’esempio di GaiaGo «Tutto quello che può succedere in una comunità o in una città riguardo alla mobilità o alla sostenibilità deve partire da una premessa, riassunta in una frase: interessa qualcosa a qualcuno oppure no? La buona notizia è che i due temi interessano sempre più persone», ha affermato Simone Molteni, direttore scientifico di LifeGate, partendo dai dati raccolti dall’Osservatorio nazionale sui stili di vita sostenibile. La sostenibilità è un tema conosciuto bene da un terzo degli italiani che si dicono appassionati e coinvolti: risponde così il 32% del campione, che insieme al 35% di coloro che si mostrano interessati compongono una platea in prospettiva di 34 milioni di italiani. L’interesse è forte sui temi della mobilità, sulle energie rinnovabili, entrambi al centro della vita della città. Ma un aspetto che emerge fortemente è il cambio di prospettiva che sta portando l’individuo verso la comunità, da una logica che porta dal sentirsi soli al senso di appartenenza: in questa dimensione, la tecnologia sarà importante quale mezzo per riscoprire proprio il senso di comunità. Lo testimoniano esperienze quali il car sharing, per esempio, ma altre forme si stanno sviluppando. Il concetto di auto condivisa è perfettibile e va ripensato sulla logica delle community. Su questo punto si sviluppa il caso virtuoso di GaiaGo, prima realtà “Mobility as a service” in Italia. Come ha spiegato il Ceo di GaiaGo, Giorgio Meszely, l’idea da cui si sviluppa è quella di un «servizio di sharing, elettrico e accessibile alla comunità, messo a disposizione da condomini, hotel o aziende, attraverso una piattaforma digitale». Si tratta della prima piattaforma di mobilità elettrica perfettamente integrata con gli edifici, dove la comunità può condividere un’auto nel proprio edificio attraverso un’app dedicata. Questa soluzione, che oggi si sta concretizzando, punta a sviluppare due concetti importanti: lo sviluppo dell’elettrificazione della mobilità a livello privato, per creare un modello sostenibile residenziale privato (Home brand experience) e la condivisione di un meaning sociale con l’utenza e la creazione di una community. Così si concretizza l’innovazione, che «è la facilitazione della fruibilità di un servizio». Mobilità e città smart e condivise: il punto di vista degli architetti Il processo di integrazione tra la mobilità intelligente e la nuova urbanità parte «dal dialogo tra le istituzioni, gli operatori di mobilità e di real estate, ma soprattutto dagli architetti», ha rilevato Meszely. A loro, insieme a costruttori e ingegneri, spetta l’attività di ridisegnare le città «mettendoci a disposizione edifici connessi, sostenibili e condivisi». La parola passa a Stefano Boeri, protagonista col Bosco Verticale, ma anche con i progetti analoghi in Europa e con lo sviluppo della Forest City in Cina, il miglior esempio di conciliazione di città intelligenti e sostenibili, in continua evoluzione e nelle quali «il tema della mobilità è centrale, una chiave tecnologica in cui l’aspetto dell’innovazione è più visibile e immediatamente esperienziale», sottolinea l’architetto. A questo si innesta il tema della vegetalizzazione, della forestazione «anche se a volte sembrano non coincedere o essere antitetiche». Tre questioni emergono sempre più evidenti: la spinta verso le energie rinnovabili e l’emobility, dall’auto ai monopattini; l’automazione, nella sua azione di creare o togliere libertà di movimento negli spostamenti; la condivisione, ovvero l’inserimento di un vettore in scala urbana nel senso di fare comunità, esemplificato dal car sharing. «Tutti questi aspetti stanno cambiando la vita quotidiana, tecnologie in grado di apportare una trasformazione agli stili di vita, non contrapponendosi affatto al tema del verde urbano. anzi ci sono punti di incontro interessanti, specie nell’aspetto della condivisione dello spazio». Ha segnalato l’esperienza della gestione comune del verde, come gli orti urbani, casi internazionali che hanno dato vita a startup e iniziative che hanno anche portato a un ritorno economico, ma anche come tratto ispiratore del Bosco Verticale. Oltre che di smart city e di smart mobility ci sarà bisogno anche di smart people, sottolinea Donatella Wallnoffer, vicepresidente dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura a Milano: «Credo che la mobilità possa essere l’elemento di connessione tra innovazione e cittadini. Ma occorrono smart people, perché se non abbiamo persone in grado di usare edifici intelligenti il gap si allargherà. Mobilità può essere un modo per trasferire più facilmente la technology innovation all’interno delle grandi città e cercare di contaminare il resto del tessuto urbano». Solo creando condivisione si possono generare elementi di valore comune. «Nel momento stesso che c’è la comprensione del beneficio della condivisione, della comunità, è possibile capire come fare a portare fuori innovazione e velocizzare il cambiamento», aggiunge. Energie rinnovabili, mobilità integrata e visione condivisa: così può cambiare la città Sintomi concreti di cambiamento sono stati illustrati da Michele Noussan, senior research fellow Feem, rilevando l’importanza di sviluppare, accanto al concetto di smart mobility anche quello della promozione delle fonti energetiche rinnovabili. «L’aspetto energetico è centrale nel collegamento tra città e mobilità», afferma, mettendo al centro del percorso di smart city il trasporto pubblico. Solo questo, connesso a forme di mobilità diversificate, permetterà alle persone di scegliere il modo migliore e più sostenibile di muoversi nel tessuto urbano. Riguardo alla mobilità elettrica, rileva la sua importanza ma «occorre pensare alla elettrificazione come parte di un mosaico che deve essere visto in un quadro più complesso che deve essere gestito e supportato in modo organico». A concludere il convegno c’è Andrea Boschetti, architetto cofondatore dello studio di urbanisti Metrogramma, impegnato nel progetto Milano Future City, per la rigenerazione di dieci assi viari della città meneghina: «l’intento è restituire un vestito umano e contemporaneo a quest’area viaria». Fa notare che spesso le città sono coperte per l’80% da strade, auto, parcheggi, marciapiedi, spazi aperti. Occorre ripensare tutto questo in modo da creare città più sostenibili. Ed è qui che si aprono grandi opportunità per rivedere il futuro delle città: «il tema del consumo collaborativo e dello sharing è molto interessante anche in termini di riduzione del traffico. C’è un enorme spazio di progettazione e necessità di rinnovarsi, ma in questo momento le città sono molto indietro. Non sono pronte, specie quelle italiane. Problemi normativi ostacolano quello che si potrebbe fare. Pensiamo alla guida autonoma, che significa comunicazione tra auto e città, regolando il modo di circolare in maniera più sicura». C’è bisogno di ripensare, anche tecnologicamente, sotto vari aspetti, mettendo a fattor comune le varie esigenze, anche quelle delle case automobilistiche, per creare protocolli che permettano la condivisione di una mobilità più sicura, smart e green. Le criticità non mancano, da quelle economico-finanziarie a quelle di tempistiche e normative, comprese anche quelle legate al design di servizi. Ma ribadendo il concetto di condivisibilità, di una visione sharing, le città possono unire mobilità e verde, esigenze diverse per un concetto comune e di benessere collettivo. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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