Climatizzatori intelligenti: inverter, WiFi e pompa di calore per consumare meno tutto l’anno 24/06/2026
A cura di: Andrea Ballocchi Indice degli argomenti Toggle Clima ed economia: il conto salato per gli Stati UnitiI principali contributori nel mondo Clima ed economia sono quanto mai legati. I disastri legati agli effetti nefasti del clima stanno “spostando migliaia di miliardi di dollari di spesa globale lontano dall’economia per coprire i costi di riparazione dei danni causati da incendi, alluvioni e tempeste e per prepararsi ai prossimi eventi estremi”. A riportarlo è The Climate Economy, recente report di Bloomberg Intelligence, che fa una stima dei costi globali legati al clima: essi superano i 18.500 miliardi di dollari nel secolo corrente. Gli Stati Uniti sono il Paese maggiormente colpito, in termini assoluti e in quota percentuale di Prodotto interno lordo. Negli USA, la spesa legata al clima, derivante da premi assicurativi, riparazioni e aiuti federali, ha raggiunto il livello record di 955 miliardi di dollari (il 3,2% del Pil statunitense) nei 12 mesi considerati (fino ad aprile 2025), creando, di fatto, una tariffa occulta sulla spesa dei consumatori, sottolinea Bloomberg Intelligence. Clima ed economia: il conto salato per gli Stati Uniti Tra gli elementi più rilevanti report dedicato a clima ed economia c’è la situazione che vivono gli Stati Uniti. I costi totali USA legati alla crisi climatica, derivanti da premi assicurativi, interruzioni di corrente, interventi di ripristino in caso di calamità e danni non assicurati, sono aumentati a 7700 miliardi di dollari dal Duemila a oggi, rispetto al valore di riferimento del 1999. Questo ha rappresentato il 36% della crescita del Pil statunitense nel periodo. Il documento mette anche in evidenza l’impatto che la spesa climatica ha sui salari. Secondo lo Stanford Institute for Economic Policy Research, l’impatto sui salari relativo ai giorni di fumo causato dagli incendi boschivi potrebbe raggiungere i 150 miliardi di dollari all’anno, portando le perdite rispetto alla crescita tendenziale del Pil, in questo secolo, più vicine al 50%. La spesa per gli aiuti in caso di calamità naturali negli Stati Uniti ha raggiunto 1100 miliardi di dollari negli ultimi 20 anni, “oltre il 50% in più rispetto ai 700 miliardi di dollari di obbligazioni municipali statunitensi in circolazione”, riporta Bloomberg Intelligence. I principali contributori nel mondo Il Climate Damages Tracker di Bloomberg Intelligence, che analizza le perdite assicurate e non assicurate, rileva che gli Stati Uniti hanno contribuito per 2900 miliardi di dollari al totale globale, seguiti dall’Asia con 2130 miliardi di di dollari (32%); da EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) con 910 miliardi di dollari (14%); e dalle Americhe, esclusi gli Stati Uniti, con 714 miliardi di dollari (11%). Mentre negli Stati Uniti gli aiuti legati al clima hanno subito un rallentamento, i governi di Cina e India forniscono il 65-70% della spesa dei loro paesi, in gran parte a causa della bassissima penetrazione assicurativa. Per quanto riguarda le aziende, anche in questo caso emerge il rapporto tra clima ed economia. Le aziende focalizzate nel ramo “Repair and Prepare” hanno superato l’indice S&P 500 del 7% all’anno negli ultimi tre anni. Le aziende con le emissioni più basse per unità di prodotto hanno superato le loro concorrenti nei settori oil and gas, cemento, acciaio e le compagnie aeree dell’8,8% l’anno nello stesso periodo. Quello che emerge, riguardo all’impegno complessivo delle aziende, è che non fanno abbastanza per migliorare la situazione. Quelle analizzate da Bloomberg Intelligence non svolgono azioni importanti per ridurre le proprie emissioni. Solo un terzo circa delle aziende nell’universo di copertura di BI Carbon mira a ridurre le emissioni di CO2 entro il 2030. Il gruppo rappresenta quasi il 55% delle emissioni operative delle società quotate. “Le azioni delle aziende sono fondamentali per attuare i tagli necessari a minimizzare l’impatto del cambiamento climatico, dati i progressi più lenti compiuti dalle aziende del settore pubblico e privato. Per coloro che non agiscono, il potenziale aumento dei costi, degli asset bloccati e della pressione degli azionisti probabilmente aumenterà”, osserva Bloomberg Intelligence. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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