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Fotovoltaico plug and play: le rinnovabili a km zero esistono e sono a spina

Oltre al fotovoltaico tradizionale, le rinnovabili possono contare anche su micro impianti di produzione solare plug and play. Un’idea duttile e – finalmente – riconosciuta anche in Italia

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Fotovoltaico plug and play: le rinnovabili a km zero esistono e sono a spina

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Creare energia green, da fonti rinnovabili, a km zero con un’idea tanto semplice quanto geniale: un apparecchio microfotovoltaico a spina, plug and play, quindi connetti e produci.

Un’ottima soluzione per fare efficienza energetica, innanzitutto, risparmiando sulla bolletta mediante la produzione di energia solare con una spesa contenuta (circa 500 euro) senza necessità di richiedere autorizzazioni e poter sostenere i consumi di casa, contando su un impianto relativamente semplice e alla portata di tutti.

Nei Paesi del Nord Europa tale opzione è sviluppata, ma in Italia il mercato è ancora tutto da creare. Oggi si è affacciata Enel X, ma il precursore che ha di fatto aperto la via è Massimo Berti, fondatore e titolare di One Way Energy di Faenza (Ravenna).

Fotovoltaico plug and play: cos’è il microfotovoltaico a spina

Il sistema microfotovoltaico a spina, o fotovoltaico plug and play si compone di un modulo fotovoltaico, comprensivo di inverter dispositivi di sicurezza, cavo e spina schuko collegabile direttamente all’impianto elettrico dell’utente, usando una normale presa domestica.

Fotovoltaico plug and play: le rinnovabili a km zero esistono e sono a spina

È posizionabile ovunque, dal tetto al balcone. È modulare e autonomo, produce energia solare a km zero senza richiedere permessi di alcun tipo: «è sufficiente dichiararne l’utilizzo al distributore di Rete competente», specifica.

Si tratta, quindi, di un’idea semplice che Berti ha lanciato sin dal 2012. «Ricordo ancora che c’era un passaggio della norma dell’epoca nel quale si diceva che gli impianti di generazione sotto 1 kW di qualsiasi tipo per il sistema elettrico nazionale non erano considerati», racconta.

Il lavoro del titolare della One Way è stato quello di lavorare per creare un prodotto ingegnerizzabile, non un concept. In 8 anni è riuscito non solo a farlo funzionare correttamente, ma a fare in modo che venisse normato da autorità e distribuzione.

Ad agosto 2020 si è arrivati alla delibera di Arera, la 315/2020/R/eel, con cui l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente ha introdotto “nuove modalità di connessione semplificate per gli impianti di produzione di potenza inferiore a 800 W, da installare presso punti di connessione in cui è già attivo un contratto di fornitura di energia elettrica in prelievo con potenza disponibile non inferiore alla potenza dell’impianto di produzione da connettere”.

Così sono stati di fatto sdoganati gli impianti di produzione “Plug & Play”, con potenza attiva nominale inferiore o uguale a 350 W pronti alla connessione diretta tramite spina a una presa dedicata. Si tratta di impianti di produzione realizzati secondo la Norma CEI 0-21-2019.

Una fonte rinnovabile utilizzabile quando si vuole, lanciata da One Way Energy e tra l’altro riconosciuta da Legambiente col premio Buone Pratiche per l’Innovazione nel 2016.

Fotovoltaico plug and play: i vantaggi ambientali ed economici

Cosa significa contare su un micro fotovoltaico a spina? «Significa pensare a un impianto del genere come a una bicicletta a pedalata assistita: una soluzione intermedia che si pone tra un impianto fotovoltaico classico (bicicletta elettrica) e un impianto elettrico (bici classica), fornendo all’utente di quest’ultimo la possibilità di “assistere” ai suoi consumi quando c’è il sole e fornendo uno supporto prezioso di energia gratuita e pulita che altrimenti non ci sarebbe».

In un anno è possibile contare su una produzione di 300 kWh/annui (latitudine Roma), che potrebbero corrispondere al soddisfacimento parziale di consumo di elettrodomestici oppure aiutare a “fare il pieno” di un’auto elettrica.

Fotovoltaico a spina One way energy: produzione di 300 kWh/annui

Con una spesa di circa 500 euro, con questo tipo di risparmio energetico ottenuto – corrispondente a 50/80 euro l’anno in consumi evitati – e con l’incentivo ottenibile grazie al bonus ristrutturazione (detrazione fiscale al 50%) si può rientrare nella spesa in meno di 5 anni.

Dalla sua può contare il totale svincolo da richieste o permessi alle autorità comunali competenti in urbanistica ed edilizia privata, adottabile in parti comuni condominiali, ma anche in strutture commerciali stagionali, chioschi ed edicole. Anche da idee come queste passa la transizione energetica…

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