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Manovra: due miliardi subito dalle tasse sull’ambiente, e arriva la plastic tax

La Manovra vale 11 eco-miliardi in tre anni. Dialettica con dl Clima anche su inquinamento. La Legge di Bilancio dovrebbe riflettere il Dpb che per il Green new deal del governo punta a un coinvolgimento di tutti i ministri sulla sostenibilità. Contiene misure che da un lato puntano a scoraggiare l’inquinamento e dall’altro a spingere lo sviluppo sostenibile. Prorogato l’eco-bonus, e inserite formule dedicate al gasolio e all’energia. Il Green new deal, per il momento, si compone così anche del decreto Clima, del collegato Ambientale (da scrivere insieme ai suoi 50 miliardi per la rigenerazione delle città), e della legge Salva-mare che al centro della sua azione pone sempre la lotta alla plastica.

 

a cura di Tommaso Tetro

 

Legge di bilancio 2020: plastic tax ed ecobonus

 

Indice degli argomenti:

 

E' necessario reperire nuove risorse, e su questo fronte l'ambiente può dare una mano alla Legge di Bilancio. Si aggira intorno ai 2 miliardi il gruzzolo che - grazie alla rimodulazione selettiva delle agevolazioni fiscali, al taglio progressivo dei sussidi dannosi per l'ambiente, e alla tassa sugli imballaggi di plastica - si potrà destinare alla promozione della sostenibilità.

 

E in tre anni per l’ambiente ci sarebbero a disposizione risorse per 11 miliardi. La Manovra – che dovrebbe riflettere il Documento programmatico di bilancio (Dpb), in cui si prova coinvolgere tutti i ministri su questa linea – contiene misure che da un lato puntano a scoraggiare l’inquinamento e dall’altro a spingere lo sviluppo sostenibile, cercando di tenere insieme il binomio ‘economia e ambiente’. Per il ministro dell’Ambiente Sergio Costa “oggi tutti i ministri sono obbligati a tenere conto dell’ambiente nel prevedere investimenti”. 

 

Il Green new deal annunciato dal governo, per il momento, si compone così del decreto Clima, delle misure 'scoraggia-inquinamento' che diventano eco-ricette buone alla composizione della Manovra, del collegato Ambientale (da scrivere insieme ai suoi 50 miliardi per la rigenerazione delle città); e non da ultimo della legge Salva-mare, che al centro della sua azione pone sempre la lotta alla plastica.

 

La cosìdetta plastic tax è la vera new entry, anche se ormai veniva data da giorni per scontata: dal primo giugno 2020 il suo peso sarà pari a un euro per ogni chilo di imballaggio di plastica.

 

 

Molto critica su questo punto Mineracqua, Federazione Italiana delle Industrie delle Acque Minerali Naturali e delle Acque di Sorgente, che in un comunicato sottolinea che si tratta di una scelta in totale contrapposizione con la nuova Direttiva Europea sulle plastiche monouso “Single-Use Plastics”, che mette al bando posate, piatti, cannucce, cotton fioc, miscelatori per bevande, ma non vieta le bottiglie di Pet. Anzi, riconosce la riciclabilità al 100% del Pet fissando ambiziosi obiettivi di raccolta e riutilizzo del riciclato da raggiungere entro il 2029/2030. "La supertassa graverà sulle imprese che utilizzano Pet e già versano per ogni tonnellata di questo materiale acquistato un contributo che - a seconda del Consorzio di raccolta e riciclo - va da 188 a 208 €/Tonnellata. La ventilata tassazione di €1000/tonnellata su tutta la plastica immessa sul mercato farebbe sì che su ogni tonnellata di Pet che viene acquistata al prezzo corrente di circa 850-900 €/tonnellata, si debba pagare una tassa di €1.000 più Iva. Questa tassa inciderebbe, quindi, per più del 100% sul costo della materia plastica". Ciò significherebbe un aumento anche per i consumatori di circa 5/7 centesimi al litro. Nel complesso, sottolinea l'Avvocato Ettore Fortuna, Vicepresidente di Mineracqua "tra Iva, Contributo Ambientale Conai, Plastic Tax, oneri per concessioni e contributi comunali su un prodotto di largo consumo, di uso alimentare e di soddisfacimento di esigenze primarie del consumatore, graverebbe alla fine una tassazione complessiva di circa il 60% del prezzo di vendita. Non dimentichiamo poi, che il nostro settore occupa complessivamente 40.000 unità, tra diretti e indiretti, i primi in aree non industrializzate dove non esiste occupazione alternativa”.

 

Sulla scia dell'abbattimento dei sussidi fossili, trova spazio in Manovra l'eliminazione del beneficio sul gasolio per i veicoli Euro3 e Euro4, e una tassa per i prodotti inquinanti impiegati per la produzione di energia; ed è previsto un incremento dal 30% al 100% nella determinazione della base imponibile ai fini Irpef del reddito ritraibile per le auto aziendali più inquinanti.

 

Non diventa ancora una misura strutturale ma rimane 'roba' da Finanziaria, la proroga dell'eco-bonus e del sisma-bonus: cioè delle detrazioni per la riqualificazione energetica, per gli impianti di micro-cogenerazione e per le ristrutturazioni edilizie; si aggiunge un aiuto anche per l'acquisto di mobili ed elettrodomestici di classe energetica elevata. 

 

Valgono 50 miliardi i fondi dedicati a investimenti statali e di enti territoriali per investimenti privati, in chiave 'verde'. Ma come è probabile questa formula di eco-risorse dovrebbe essere contenuta nel disegno di legge collegato, dal titolo indicativo 'Green new deal', sulla transizione ecologica.

 

Per il taglio graduale ai sussidi ambientalmente dannosi si giocherà invece una partita basata sull’equilibrio: secondo le anticipazioni di Costa “vanno trasformati in sussidi ambientalmente positivi: cioè alla medesima categoria a cui chiedi un sacrifico, a quella stessa categoria offri un vantaggio”; questo affinché “il saldo economico sia zero ma la tutela ambientale sia massima”. In questo senso potrebbe ricavarsi un piccolo spazio anche una norma sulle royalty dovute allo Stato dalle aziende petrolifere: le royalty sull’estrazione di idrocarburi, “vanno sempre pagate – ha fatto presente Costa - credo sia giusto che si paghi in modi proporzionale”, dal momento che oggi sotto una certa soglia niente è dovuto; questo, perché si tratta di “un beneficio che invece dovrebbe andare nelle tasche degli italiani. Se questo punto lo trovassimo nella Legge di Stabilità nessuno avrebbe niente da dire”. 

La manovra apre una dialettica di omogeneità con il decreto Clima

Coerenza sia sul fronte della plastica che su quello della qualità dell'aria e dei cambiamenti climatici. La plastic tax inserita in Legge di Bilancio si riflette nella norma sui 'green corner' per la vendita dei prodotti sfusi o alla spina contemplata dal provvedimento voluto dal ministro dell'Ambiente Sergio Costa: un meccanismo (del valore di 5mila euro di contributo economico a fondo perduto per i negozianti, per un limite complessivo di 20 milioni per il 2020 e il 2021), che diventa una specie di combinato disposto perché da un lato si tassano gli imballaggi in plastica scoraggiandone cosi la diffusione e dall'altro si incentivano i negozi a commercializzare, per esempio, bagnoschiuma, detersivi o pasta purché privi del tradizionale packaging.

 

Mentre sul versante della qualità dell'aria, il decreto Clima mette in campo risorse per l'eco-rottamazione con un Fondo 'Programma sperimentale buono mobilità' da 255 milioni: il buono mobilità vale per i cittadini che vivono in aree sotto procedure d'infrazione Ue per lo smog; e i 1.500 euro per la rottamazione delle auto (fino ai modelli Euro3) e i 500 euro per i motocicli (fino alla classe Euro2 o Euro3 a due tempi), entro il 31 dicembre 2021, potranno essere utilizzati per i successivi tre anni per abbonamenti al Trasporto pubblico locale, altri servizi, e anche per biciclette anche a pedalata assistita. Sempre per le città più inquinate ci saranno a disposizione 20 milioni di euro per degli eco-scuolabus, ovvero mezzi (ibridi, elettrici oppure non inferiori a Euro6 immatricolati dal primo settembre di quest'anno in poi) selezionati dal ministero in base al numero di bambini e all'impatto ambientale.

 

Sulla plastic tax però qualcosa potrebbe cambiare vista anche l’alzata di scudi del mondo produttivo, Confindustria in testa. In particolare potrebbe aprirsi un confronto per sostenere a livello sociale ed economico (lavorativo soprattutto) la transizione ecologica: Costa pensa a un tavolo al ministero dell’Economia perché – ha spiegato - quella che si chiama “giusta transizione vuol dire proprio non lasciare indietro nessuno. E bisogna perciò aiutare le aziende a cambiare per dirigersi insieme verso una produzione che tuteli l'ambiente”.

 

Altra idea lanciata dal ministro è quella di “immaginare di mantenere una tassazione sulle plastiche non biodegradabili e non biocompostabili, cioè quelle non eco-compatibili e non riciclabili”; continuando a “salvaguardare quelle che sono biocompatibili perché diventano materia prima seconda. E’ un’idea sulla quale si può ragionare. Io la vedo possibile. Fermo restando però una diminuzione degli imballaggi che è in linea con il decreto Clima”, nella parte dedicata alla vendita dei prodotti sfusi o alla spina. La questione si snoda così: “In generale cominciamo a sviluppare meno imballaggi e a togliere dal mercato le plastiche che alla fine non ricicla nessuno. Poi, abbiamo il bio-compost diminuendo il packaging; in questo modo abbiamo la possibilità di sviluppare anche una tecnologia italiana in cui noi siamo leader. L'Unione europea ce lo consentirebbe. Oggi il nuovo binario sul quale ci si muove a livello mondiale è questo, dove le due cose collimano, vanno insieme, non sono distoniche”.


 

16/10/19

Legge di Bilancio 2020, OK salvo intese

 

Il Consiglio dei ministri ha approvato nella notte del 15 ottobre il dl fiscale e la Legge di Bilancio 2020“salvo intese”. Confermati ecobonussismabonus, bonus mobili e introdotta una detrazione per la ristrutturazione delle facciate esterne degli edifici.

 

a cura di Raffaella Capritti

 

Legge di Bilancio 2020, OK salvo intese

 

Si è concluso in tarda notte martedì 15 ottobre il Consiglio dei Ministri che ha approvato ‘Salvo Intese’ il Decreto fiscale che introduce disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili, la Legge di Bilancio 2020 e il bilancio pluriennale per il triennio 2020 – 2022. Il testo della manovra viene ora trasmesso alla Commissione europea per le opportune valutazioni sulla sua sostenibilità economica.

Tra i principali cardini il Governo punta su blocco dell’aumento IVA, riduzione del cuneo fiscale a carico dei lavoratori, lotta all’evasione fiscale, incentivi ai pagamenti elettronici, fondi per le famiglie e per le persone diversamente abili.

Detrazioni fiscali: confermati ecobonus 

Per quanto riguarda edilizia e ambiente sono state confermate anche per il 2020

le detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica, gli impianti di micro-cogenerazione, le ristrutturazioni edilizie, oltre a quelle per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici di classe energetica elevata a seguito di ristrutturazione della propria abitazione. Rimarranno invariate le aliquote del 65% per gli interventi di riqualificazione energetica e del 50% per quelli relativi alle ristrutturazioni edilizie. Non sappiamo se il bonus verde sarà o meno confermato per il 2020. Un altro aspetto non chiaro è quello dello sconto in fattura alternativo all'ecobonus introdotto dal Decreto Crescita e che continua a suscitare molte polemiche.

Inoltre è stato introdotto per il 2020 l’ecobonus per la ristrutturazione delle facciate esterne degli edifici (il ‘bonus facciate’) voluto dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, Dario Franceschini, per dare un nuovo volto alle nostre città. Su twitter lo stesso ministro ha commentato con molta soddisfazione: "Nella legge di bilancio una norma coraggiosa che renderà più belle le città italiane. Con il  un credito fiscale del 90% per chi rifà nel 2020 la facciata di casa o del condominio, in centro storico o periferia, nelle grandi città o nei piccoli comuni!"

 

Sostegno alle imprese che investono per innovare i propri impianti: continuano gli incentivi del programma “Industria 4.0”, tra cui il Fondo centrale per le piccole e medie imprese; il super e l’iper ammortamento per beni tecnologici, software ed economia circolare; il rifinanziamento della legge Sabatini; il credito di imposta per la “Formazione 4.0”.

 

Nell’ambito del green new deal sono introdotti nuovi fondi per finanziare gli investimenti dello Stato e degli enti territoriali e per la realizzazione di realizzazione di investimenti privati sostenibili.

 

 

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha sottolineato che “La manovra è espansiva, pure in un quadro di finanza pubblica particolarmente complesso siamo riusciti a evitare l’incremento Iva che era il nostro primo obiettivo e poi potendo ridisporre di risorse finanziarie aggiuntive che si sono manifestate nelle ultime settimane siamo riusciti a costruire una manovra che realizza vari punti del programma di governo”.

 

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha ricordato che le coperture ci sono e deriveranno principalmente dalla lotta all’evasione fiscale.

 

Tra le prime reazioni Leonardo Caruso, presidente di Anaci Milano, l’associazione nazionale degli amministratori di condominio ha espresso soddisfazione per la proroga delle detrazioni per gli interventi di efficientamento e ristrutturazione. "Si tratta di una buona notizia che, per quanto riguarda Milano, può produrre effetti importanti e positivi. Basti pensare che in città ci sono 22 mila immobili che hanno più di 50 anni, e molti di più sono quelli costruiti prima del 1990" anno in cui è stata emanata la legge 10 sul tema energetico e quindi senza attenzione agli aspetti del risparmio energetico e della sicurezza sismica. "Intervenire su questi immobili vorrebbe anche dire far lavorare migliaia di persone". 


 

4/10/19

Nel Def l’impalcatura per lo sviluppo sostenibile del Paese

 

Il governo vede nel Green new deal “uno degli assi” della Legge di Bilancio in grado di orientare “gli investimenti verso una maggiore sostenibilità”. C’è un ddl collegato a Manovra. Il ministro dell’Economia lancia i green bond e punta 50 miliardi sulla transizione ecologica. E l’Europa dovrebbe tenere il pacchetto di misure fuori dal conteggio del 3%. Nella Nota di aggiornamento si parla di “promozione del benessere equo e sostenibile”. Viene prevista la realizzazione di un Piano di investimenti pubblici sinergici a quelli privati perché “la sfida ambientale non può essere vinta opponendo la protezione dell’ecosistema alla crescita”.

 

a cura di Tommaso Tetro

 

Nel Def l’impalcatura per lo sviluppo sostenibile del Paese

 

La Nota di aggiornamento al Def è la nuova impalcatura su cui costruire lo sviluppo sostenibile del Paese. Così almeno stando alla presentazione che il governo ne ha fatto. Si parte con un disegno di legge collegato alla prossima Manovra. E si prosegue con la possibilità che arrivino presto degli eco-titoli di Stato per il nostro Paese, dei green bond dedicati a “finanziare e sostenere investimenti nel campo della sostenibilità ambientale”, come ha proposto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri sulla scia di quanto sta accadendo in Germania dove però l’idea, che non è piaciuta a tutti incontrando non poche difficoltà, ha perso energia, nonostante l’ipotesi di trasformare il Paese – ormai in un empasse di crescita economica - in un hub finanziario dedicato all’ambiente. A questo poi si aggiungono due Fondi ad hoc, da 50 miliardi in tutto, per la transizione energetica, la riqualificazione urbana e le fonti rinnovabili.

Il Green new deal

E’ un sentiero da percorrere, quello del Green new deal che è diventato per il governo una vera e propria “strategia”. Tanto che Gualtieri parla di “green new deal” come “uno degli assi della Manovra”, una priorità per il governo, in grado di orientare “gli investimenti verso la transizione ad una maggiore sostenibilità”: ci saranno per questo due Fondi (a seconda della funzione e della destinazione d’uso delle risorse) in totale da 50 miliardi spalmati su un arco temporale di qualche anno (ancora da definire in modo puntuale) da indirizzare a riqualificazione urbana, innovazione tecnologica, e rinnovabili. Sul punto ci sarebbe anche la specifica richiesta all’Europa di tenere il pacchetto di misure fuori dal conteggio del 3%.

 

La prossima Manovra (del peso di circa 30 miliardi e il 2,2% di deficit) dovrebbe portarsi dietro – stando alle dichiarazioni del premier Giuseppe Conte – “un corredo di misure” con “l’obiettivo di rendere l’Italia più verde, ancora più sicura per le sue infrastrutture, digitalizzata, e veramente moderna, con una burocrazia ridotta e semplificata.

 

Un’Italia che guarda ai più deboli e non li abbandona”. La speranza, naturalmente, è che la chiave dello sviluppo sostenibile non sia soltanto usata come apri-porte in Europa per ottenere una maggiore flessibilità e qualche punto di deficit in più. Cioè non soltanto un contenitore più o meno vuoto da riempire quando serve ma anche un pieno di contenuti, e di risorse.

 

Dovrebbe essere la volta buona questa per inserire degli incentivi alle industrie e un Piano di sostegno agli investimenti green. Nella Nota di aggiornamento al Def vengono indicati 23 ddl come collegati alla Manovra; e tra questi spicca proprio quello sul Green new deal, che potrebbe contenere la norma per la riduzione progressiva dei sussidi ambientalmente dannosi (sostanzialmente per tagliare gli incentivi alle fossili) e dovrebbe valere (calcolando il 10% come primo taglio) circa 1,7 miliardi. In questo modo si spiegherebbe anche la sua eliminazione dal decreto Clima che prima invece conteneva questa disposizione.

 

In generale per Palazzo Chigi gli interventi “saranno prevalentemente volti ad assicurare la crescita economica in un contesto di sostenibilità delle finanze pubbliche, attraverso l’incremento degli investimenti pubblici, in particolare di quelli per l’innovazione, per la conversione all’economia verde e per il potenziamento delle infrastrutture materiali, immateriali e sociali, e la lotta all’evasione fiscale”.

 

Il ministro Gualtieri nella sua introduzione alla Nota di aggiornamento al Def definisce il “green new deal” come “il perno della strategia di sviluppo del governo”. Che – viene spiegato – “si inserirà nell’approccio di promozione del benessere equo e sostenibile, la cui programmazione è stata introdotta in Italia in anticipo sugli altri Paesi europei e che il governo intende rafforzare in tutte le sue dimensioni”.

 

Tra i punti che questa strategia dovrà toccare, il contrasto ai cambiamenti climatici, la riconversione energetica, l’economia circolare, la protezione dell’ambiente e la coesione sociale e territoriale. Inoltre dovrà prevedere la realizzazione di un Piano di investimenti pubblici sinergici a quelli privati. “La sfida ambientale – continua la Nota di aggiornamento al Def - non può essere vinta opponendo la protezione dell’ecosistema alla crescita o affrontata in chiave di contrasto con il mondo produttivo e degli investimenti privati”.

 

In base al Rapporto programmatico recante gli interventi in materia di spese fiscali allegato alla Nota di aggiornamento del Def, sono in totale 513 le tax expenditures (cioè varie agevolazioni fiscali che riducono il prelievo per alcuni contribuenti) in carico allo Stato. Le prime per numero sono quelle definite per le politiche economico-finanziarie, pari a 115, quelle per l’energia 29, mentre per lo sviluppo sostenibile e la tutela dell’ambiente sono 5. Il governo “sostiene la necessità di una riduzione delle spese fiscali e sussidi dannosi per l’ambiente. Insieme a nuove imposte ambientali, la revisione dei sussidi consentirà di aumentare il gettito dello 0,1% del Pil”, pari a 1,8 miliardi (più o meno quanto vale il taglio del 10% dei sussidi alle fossili che veniva ipotizzato nella prima bozza del decreto Clima).

 

Naturalmente qualcosa di più chiaro, e definito, sarà possibile vederlo nella prima stesura della Legge di Bilancio; e sicuramente nell’anteprima che il governo invierà in Europa per il vaglio sui saldi e la tenuta di bilancio. E molto di più, anche in termini di risorse, si vedrà dalla risposta sull’equilibrio e sul rispetto delle regole.

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