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Il Movimento 5 Stelle ha presentato alla Camera dei Deputati il porpio Programma Energia sviluppato in due anni di lavoro e di confronto con esperti del settore, professionisti e analisti di mercato, che ha portato a una proposta innovativa per il futuro energetico del paese, basata sulle rinnovabili, che spinga su interventi di efficienza energetica e che permetta la completa uscita dalle fonti fossili entro il 2050. Il M5S ha elaborato uno scenario di sviluppo che prevede entro il 2020 la chiusura delle 14 centrali italiane e degli inceneritori, azzerando nell’arco di una legislatura il consumo di carbone, il cui uso dovrà essere reso poco conveniente economicamente attraverso l’introduzione di una tassa ambientale in grado di rendere visibili i danni ambientali e sociali legati al suo utilizzo come fonte energetica. Nel medio periodo bisognerà sostenere la migrazione dei consumi termici verso l’elettrico, in particolare per l’autoproduzione da fonti rinnovabili. E’ inoltre necessario incentivare la mobilità elettrica, in Italia infatti abbiamo il parco autobus più vecchio d’Europa. Entro il 2040 bisognerà azzerare il consumo di petrolio, le fonti rinnovabili quali solare fotovoltaico, eolico, idroelettrico e bioenergie sostituiranno le altre fonti. Entro il 2050 l’obiettivo è di ridurre di oltre il 35% consumi finali energia attraverso interventi di efficienza energetica e assicurare le rinnovabili quali unica fonte interna. Per arrivare a questa rivoluzione energetica e all’autosufficienza energetica del Bel Paese, è necessario che il Governo faccia scelte ben precise a sostegno delle energie pulite, rivedendo le politiche attuali. Attualmente i sussidi alle fonti fossili ammontano a più di 13 miliardi di euro l’anno, tra aiuti diretti e indiretti alla produzione, distribuzione e consumo di combustibili fossili. La Commissione Europea ha inviato nel 2015 un richiamo al Governo italiano per il ritardo nell’introdurre tasse modulate secondo il principio del “chi inquina paga”, come la carbon tax, e nel rimuovere aiuti dannosi per l’ambiente, come quelli alle fossili. Il documento del Movimento 5 Stelle sottolinea che a parole il Governo sostiene le energie rinnovabili ma nei fatti sono state realizzate politiche che hanno favorito le lobby delle fossili e bloccato le nuove installazioni per la produzione di energia da fonte pulita. “Il Governo da una parte ha favorito le attività produttive che ruotano intorno al settore delle fossili mentre dall’altra, con il supporto dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeegsi) ha ostacolato gli interventi di efficientamento e risparmio energetico, di produzione e di generazione distribuita dell’energie rinnovabili”. A partire dalla tanto contestata riforma della bolletta domestica promossa dall’Autorità in vigore dal 1 gennaio 2016 che coinvolge tutti i clienti che siano utenti domestici, piccole-medie imprese o grandi industrie. Il principio della riforma riguarda lo spostamento degli oneri dalla componente della bolletta legata al consumo di energia prelevata dalla rete (c.d. variabile) alla componente fissa, in tal modo praticamente azzerando la convenienza della produzione in autoconsumo da fonte rinnovabile. Infatti se gli oneri sono indipendenti dal consumo di energia prelevata dalla rete gli stessi saranno uguali per il consumatore che si autoproduce energia dal tetto di casa e per quello che invece acquista energia dalla rete. In Italia di fatto viene impedito il consumo in loco di energia prodotta sui tetti degli edifici commercial, industriali e di servizi (Art. 5 delibera Autorità per l’Energia 539/2015) quando all’interno degli stessi c’è più di un utente, cioè quasi sempre. La cosa incredibile sottolinea il M5S “è che la normativa (articolo 11, decreto legislativo 28/2011) obbliga ad installare gli impianti fotovoltaici per incentivare l’autoconsumo di energia: poi però tale autoconsumo viene vietato”. Per non parlare dello spalma incentivi fotovoltaico, decreto retroattivo che ha introdotto nuove modalità di erogazione degli incentivi a carico delle tariffe elettriche già riconosciuti all’energia prodotta da impianti fotovoltaici (di potenza incentivata superiore a 200KW), lasciando ai produttori la scelta tra tre opzioni. Ricordiamo che il 6 dicembre è stata fissata la prima udienza per l’esame da parte della Corte Costituzionale della legittimità o meno dello spalma incentivi. Infine ci sono gravi ritardi, per esempio non sono ancora attuate le disposizioni che permettono ai produttori di energia da fonte rinnovabile di garantire i servizi necessari alla stabilità ed al funzionamento delle reti, resi invece dagli altri produttori. Si parla di rendere l’ecobonus strutturale ma di fatto il meccanismo viene prorogao di anno in anno. Non è stato ancora attuato il Fondo Nazionale per il finanziamento di interventi in Efficienza Energetica. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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