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Kyoto Club: per rispettare gli obiettivi 2020 è necessario incentivare le rinnovabili

Mario Gamberale, responsabile del Gruppo di Lavoro sulle Fonti Rinnovabili del Kyoto Club, ha presentato alla Commissione Ambiente del Senato - nel corso delll’audizione “Problematiche relative alle fonti di energia alternative e rinnovabili, con particolare riferimento alla riduzione delle emissioni in atmosfera e ai mutamenti climatici”- la posizione dell’Associazione indicando anche le azioni e gli strumenti prioritari per raggiungere gli obiettivi nazionali vincolanti del 20-20-20.
In particolare, per l’Italia, significa raggiungere l’ambizioso traguardo del 17% di energie rinnovabili sul consumo finale di energia (circa il 30% di elettricità rinnovabile) al 2020.
E’ quindi necessario intervenire significativamente nel settore delle rinnovabili elettriche e termiche, dei biocarburanti e del risparmio energetico. Nonostante l’Italia resti uno dei paesi con il maggior contributo percentuale di produzione elettrica da fonte rinnovabile (16,4%), grazie soprattutto agli impianti idroelettrici realizzati nel secolo scorso, va detto che la produzione elettrica da rinnovabili ha registrato fino al 2007 una leggera flessione causata dalla perdita di idraulicità dei bacini idroelettrici. Un trend negativo che comunque si è invertito già dal 2008, con quasi 60 TWh prodotti nell’anno.
In 50 anni la produzione di energia da fonte rinnovabile è però rimasta pressoché invariata, mentre è aumentata di 6 volte la produzione lorda. In percentuale il peso delle fonti rinnovabili è sceso dall’81,4% del 1960 a circa il 12,6% del 2008.
Alla luce dei recenti positivi sviluppi di alcune tecnologie rinnovabili elettriche, come eolico e fotovoltaico, che hanno un potenziale tecnico enorme non ancora sfruttato (almeno 130 TWh di produzione al 2020 per le associazioni di settore, 104 TWh per il governo), va sottolineata la potenzialità del “gigante dormiente” dell’energia termica da rinnovabili. Questo potenziale è ampiamente non utilizzato, secondo il Kyoto Club (potenziale tecnico al 2020 di 13,4 milioni di tep, 12 per il governo) ed oggi si aggira solo a 2,42 Mtep.
I maggiori margini di crescita sono ottenibili innanzitutto con le “nuove rinnovabili”: solare (fotovoltaico, termico, termodinamico) ed eolico. L’uso delle biomasse ha un buon potenziale, ma può essere critica la filiera di approvvigionamento della biomassa.
Tra le priorità di intervento il Kyoto Club sottolinea la necessità di potenziare il quadro normativo affinché le tecnologie a maggior potenziale possano diffondersi maggiormente e con efficacia. In particolare:
1. dare continuità agli incentivi esistenti promuovendo, in via prioritaria, i piccoli impianti (P<1MW) in generazione distribuita;
2. promuovere quelle tecnologie e applicazioni che tutelano l’uso del suolo e che riducono l’uso di risorse naturali altrimenti impiegabili;
3. associare la diffusione delle fonti rinnovabili con interventi di risparmio energetico. 
 
Altro aspetto di grande urgenza è rimuovere tutte le barriere non fisiche per la realizzazione degli interventi attraverso un’azione coordinata con le Regioni, che fra l’altro dovranno accollarsi un ruolo chiave nell’impegno nazionale (burden sharing).
Ma vediamo per ogni singola tecnologia quali strumenti sarebbero da attivare quanto prima secondo la visione del Kyoto Club.
 
Per il fotovoltaico bisognerà ridurre gli incentivi ad un livello accettabile per gli impianti a terra, analogamente a quanto fatto da Spagna e Germania. Un ipotesi è un decremento di circa il 15% a partire dal 2011. Al contempo non andrebbero tagliati gli incentivi per gli impianti fotovoltaici integrati su strutture edilizie e prevedere l’estensione la tariffa fissa incentivante (conto energia) anche agli impianti fotovoltaici a concentrazione. Un altro tassello allo sviluppo della tecnologia è di obbligare l’installazione del fotovoltaico sulle coperture dei nuovi edifici e nelle ristrutturazioni edilizie.
Per l’eolico in primis è necessaria la semplificazione delle procedure autorizzative degli impianti, purché rispettino determinati requisiti (DIA). Per superare le immense difficoltà, le lungaggini e le particolarità burocratiche che devono affrontare gli operatori sarebbe opportuno armonizzare le normative regionali. Last but not least, approvare le ormai famigerate “linee guida per l’inserimento dell’eolico nel paesaggio”, mai approvate definitivamente per l’opposizione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Per quanto riguarda la biomassa sarà fondamentale promuovere esclusivamente interventi che realizzino un’effettiva cogenerazione (impiego di almeno il 50% del calore generato) attraverso interventi distribuiti di piccola taglia (fino a 3 MW) che utilizzino biomassa con garanzia di origine.
Il motivo di questa posizione è spiegabile dal fatto che il recupero termico migliora notevolmente il rapporto costi-benefici degli impianti e la biomassa in ingresso viene così più opportunamente valorizzata. Inoltre, con tale approccio si potrà ridurre l’impatto in termini di uso del suolo a parità di energia prodotta. La garanzia di origine, infine, punta ad evitare che si assista a fenomeni di deforestazione e di degradazione ambientale, specialmente in paesi lontani e in genere nei Pvs.
La crescita della geotermia, soprattutto a bassa entalpia, in Italia richiederà anch’essa la semplificazione dei procedimenti autorizzativi per gli impianti di climatizzazione che impiegano pompe di calore geotermiche (dare seguito con tempestività agli strumenti attuativi previsti dalla legge 99 del 23 luglio 2009).
L’altro aspetto fondamentale per raggiungere gli obiettivi 2020, ha spiegato alla Commissione Ambiente del Senato il coordinatore del Gruppo di Lavoro Rinnovabili del Kyoto Club, è l’efficienza energetica. Affinché nel nostro paese possa sfruttare il suo potenziale sarà importante “semplificare”, alleggerendo l’iter autorizzativo per la generazione distribuita in aree urbane e incentivando nel tempo con la detrazione fiscale gli interventi realizzati in questo ambito. Va poi modificato o potenziato il sistema dei titoli di efficienza energetica (certificati bianchi).
In edilizia andrebbero, inoltre, estesi gli standard previsti dal Dlgs 192/05 anche ad altri settori, quali l’efficienza di elettrodomestici, illuminazione, motori elettrici, ecc. L’informazione del cittadino su questo terreno è poi un aspetto chiave; pertanto va ripristinato l'obbligo di allegare la certificazione energetica agli atti di compravendita e locazione degli immobili che il DL 112/08 ha cancellato.
Gamberale ha concluso il suo intervento sollecitando i decisori politici nazionali e locali ad un’azione incisiva e rapida su queste materie, alla luce degli impegni europei al 2020, del Protocollo di Kyoto (2008-2012) e per quelli globali sulle emissioni climalteranti post-2013 che verranno decisi a partire dal dicembre di quest’anno. Ma soprattutto perché sarà molto probabile che assisteremo a periodi con prezzi dell’energia sempre più elevati.
 

Scarica la relazione "Problematiche relative alle fonti di energia alternative e rinnovabili, con particolare riferimento alla riduzione delle emissioni in atmosfera e ai mutamenti climatici"

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