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Indice degli argomenti Toggle Definizione di diagnosi energetica: che cos’è?Come si fa una diagnosi energeticaLa normativa di riferimentoQuando fare la diagnosi energeticaDiagnosi energetica obbligatoriaI vantaggi della diagnosi energeticaLa diagnosi energetica impatta e guida le scelte progettualiFAQ Diagnosi energeticaAudit energetico e diagnosi energetica sono la stessa cosa?La diagnosi energetica è sempre obbligatoria?Diagnosi energetica o APE: che differenze ci sono?La diagnosi energetica è obbligatoria per il Conto Termico 3.0?Chi può eseguire una diagnosi energetica?Quanto costa fare una diagnosi energetica? L’obiettivo di efficienza energetica accomuna sia le nuove costruzioni che il patrimonio esistente, chiaramente con metodologie, strumenti e interventi molto differenti. Considerata la quantità di edifici costruiti in passato e contraddistinti da scarse prestazioni, il tema della riqualificazione è oggi di primaria importanza. L’approccio migliore parte da un’adeguata conoscenza dell’immobile, così da intervenire secondo le specifiche necessità del caso. L’audit e la diagnosi energetica sono strumenti tecnici fondamentali per valutare in modo puntuale e approfondito il comportamento energetico degli edifici esistenti. Grazie alle informazioni raccolte in campo, infatti, è possibile analizzare il fabbisogno energetico e comprendere il funzionamento dell’immobile, valutando di conseguenza anche le migliori soluzioni per ottimizzare ed efficientare i consumi. Non si tratta, quindi, di una semplice fotografia dello stato di fatto, ma di un processo strutturato e articolato che, attraverso metodologie apposite, è in grado di individuare punti deboli, criticità e inefficienze. Sulla base di ciò, si delineano le opportunità di miglioramento più indicate per lo specifico contesto, massimizzando il ritorno e il vantaggio di ogni possibile investimento. La diagnosi energetica, proprio per questi motivi, dovrebbe essere il punto di partenza per qualsiasi intervento di riqualificazione, influenzando direttamente le successive scelte progettuali. Definizione di diagnosi energetica: che cos’è? La diagnosi energetica, come anticipato, è una procedura che ha lo scopo di indagare le prestazioni di un edificio esistente. Migliorare le performance degli edifici, però, non significa solamente sostituire l’impianto di generazione del calore, i serramenti e posare il cappotto, per quanto questi siano sicuramente tra i principali interventi utili allo scopo. Un serio intervento di riqualificazione profonda non può che approfondire le condizioni dell’esistente e valutare ogni intervento in modo accurato. Per questo, il primo passo è quello di svolgere una diagnosi energetica che permette di raccogliere tutte le informazioni necessarie per conoscere in modo approfondito il profilo di consumo dell’edificio, individuando e quantificando le opportunità di efficientamento e risparmio energetico. Ciò permette anche di valutare economicamente gli interventi possibili, rapportando i costi di investimento con il ritorno atteso. Dal punto di vista tecnico, nello specifico, richiede di condurre di un’analisi capace di combinare rilievi in campo, acquisizione di dati storici, modellazione energetica e simulazioni. Si possono utilizzare diversi strumenti in campo, con tecniche di indagine più o meno invasive. Tra le soluzioni più diffuse, in questi casi, ad esempio c’è la termografia. Come si fa una diagnosi energetica Una diagnosi energetica richiede di effettuare una sequenza strutturata di fasi tecniche, che partono con la raccolta dei dati significativi per l’edificio oggetto di analisi. Ciò include anche la verifica di documenti quali le bollette energetiche di un periodo significativo (tipicamente 12–36 mesi). Si devono acquisire i profili di consumo orari, conoscere le caratteristiche tecniche degli impianti, i parametri climatici e le modalità di utilizzo degli spazi. Altrettanto fondamentale è anche lo step del sopralluogo, che permette un’analisi diretta delle condizioni dell’edificio, anche in termini di degrado e stato di manutenzione, sia delle strutture che degli impianti. Durante questa fase, l’attenzione deve essere posta sulla complessità dell’immobile, ma anche, se ve ne sono di più, sulle singole unità immobiliari. Per questa fase è fondamentale la collaborazione di chi vive o gestisce l’immobile, senza contare che andrebbero presi in considerazione anche aspetti quali comfort realmente percepito o, viceversa, situazioni di disagio provate dagli utenti. Quando necessario, si possono usare strumenti e attrezzature idonei, come ad esempio una termocamera. Termocamera testo 883-2 Tra gli strumenti pensati per questo impiego, la termocamera testo 883 è stata progettata specificamente per le ispezioni edilizie e la consulenza energetica. Con una risoluzione a infrarossi di 320 x 240 pixel — espandibile a 640 x 480 con la tecnologia SuperResolution integrata, che quadruplica i dettagli termici dell’immagine — e una sensibilità termica inferiore a 40 mK, consente di individuare anche le più piccole differenze di temperatura, rendendo visibili ponti termici, infiltrazioni d’aria e criticità dell’involucro difficili da rilevare altrimenti. L’obiettivo grandangolare facilita le panoramiche sulle facciate, mentre il teleobiettivo intercambiabile permette ispezioni ad alta risoluzione su coperture e superfici in quota. La tecnologia ScaleAssist regola automaticamente la scala cromatica in funzione delle temperature interne ed esterne rilevate, garantendo immagini confrontabili tra rilievi diversi. La modalità umidità individua e segnala le zone a rischio di formazione di muffe, integrando i dati trasmessi in wireless da un termoigrometro esterno. Il software gratuito testo IRSoft completa il flusso di lavoro, supportando l’analisi delle immagini termografiche e la redazione di report professionali. Spesso si ricorre ad un monitoraggio diretto di tutti i consumi. Fatto ciò, si dovrebbero avere tutti i dati per calcolare il fabbisogno energetico dell’edificio, per poi analizzarlo in relazione a quello che è, a tutti gli effetti, il reale consumo. Esistono appositi software che supportano gli auditor in questa fase, con la possibilità di simulare il comportamento dell’edificio con l’attuazione di diverse alternative progettuali. I dati raccolti sono utilizzati per costruire un modello energetico digitale, fino a realizzare simulazioni dinamiche avanzate, per valutare anche scenari alternativi. Successivamente si procede con la definizione e l’analisi di indicatori prestazionali, come il consumo specifico o il rendimento degli impianti. È sulla base di queste analisi che si individuano gli interventi migliorativi, classificati anche in funzione del livello di investimento e del rendimento che garantiscono. A fronte di anomalie o criticità, si procede ricercandone le effettive cause. Solo arrivati a questo punto è possibile procedere in modo sicuro alla definizione degli interventi necessari a migliorare le prestazioni energetiche dell’involucro. Tutti i risultati ottenuti, comunque, sono raccolti in un report di diagnosi energetica, redatto dal tecnico incaricato. Nel caso si esegua una diagnosi energetica a seguito di un obbligo di legge, inoltre, si è poi tenuti alla comunicazione dei risultati a ENEA. La normativa di riferimento Tra i riferimenti normativi da conoscere quando si parla di diagnosi energetica c’è il D.Lgs 102/2014, in attuazione della Direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica. L’art. 2 riporta anche la definizione, secondo cui si definisce “audit energetico o diagnosi energetica” la “procedura sistematica finalizzata a ottenere un’adeguata conoscenza del profilo di consumo energetico di un edificio o gruppo di edifici, di una attività o impianto industriale o commerciale o di servizi pubblici o privati, a individuare e quantificare le opportunità di risparmio energetico sotto il profilo costi-benefici e a riferire in merito ai risultati”. Le modalità con cui condurre una diagnosi energetica, invece, sono riportate nella norma tecnica UNI CEI EN 16247 Diagnosi energetiche, suddivisa in più parti, tra le quali la seconda è specifica per gli edifici. Quando fare la diagnosi energetica La diagnosi energetica dovrebbe essere fatta quando si vogliono mettere in campo risorse e opere per ridurre i consumi e migliorare le prestazioni dell’edificio. In alcuni casi specifici è la normativa che obbliga all’esecuzione della diagnosi, ma in generale è consigliata quando si effettuano importanti opere di riqualificazione energetica, sostituzione di grandi impianti HVAC (soprattutto in edifici ad alto consumo) o si rilevano strani cambiamenti nei dati di consumo. Possono essere anche individuati guasti, anomalie nel funzionamento dell’impianto o errori nei setup. Diagnosi energetica obbligatoria Come anticipato, in alcuni casi la diagnosi energetica è obbligatoria. Oltre alle grandi imprese e a quelle energivore, infatti, è presente un obbligo anche nel settore degli edifici. Quando si tratta di edifici pubblici, scatta l’obbligo se si effettuano ristrutturazioni importanti degli impianti termici o dell’involucro per almeno il 15% della superficie esterna. Anche nel settore privato può essere obbligatorio, ad esempio per edifici di grandi dimensioni, soprattutto in caso di ristrutturazioni importanti. I vantaggi della diagnosi energetica Effettuare una diagnosi energetica prima di realizzare gli interventi ha come principale e grande vantaggio quello di assicurare una progettazione più puntuale, così da massimizzare i benefici ottenibili con la riqualificazione. Il primo obiettivo di questi interventi, al di là di obblighi normativi ed obiettivi europei, rimane senza dubbio di natura economica. Ridurre i consumi e favorire il risparmio energetico significa identificare gli sprechi e le inefficienze, per veder diminuire i costi operativi di gestione dell’edificio. La diagnosi aiuta a farlo in modo “intelligente”. Non si individuano solo interventi di riqualificazione ovvi o scontati, ma si indaga in modo più profondo l’edificio, senza contare che offre tutti i dati utili per calcolare l’effettivo ritorno dell’investimento. La diagnosi energetica impatta e guida le scelte progettuali Una diagnosi energetica ben eseguita fornisce una base quantitativa per confrontare differenti soluzioni progettuali e scegliere in modo lungimirante, soprattutto relative all’involucro e al sistema impiantistico installato nell’edificio. Grazie a questi dati è possibile valutare il ritorno dell’investimento, pianificando anche gli interventi, con priorità e benefici noti differenti. Senza un audit energetico, ci si basa tendenzialmente su ipotesi generali. Di conseguenza, maggior conoscenza dell’edificio comporta scelte progettuali mirate e consapevoli. È chiaro che, per massimizzare questi benefici, è fondamentale una condivisione delle informazioni e una stretta collaborazione tra i professionisti coinvolti, che vanno dal responsabile della diagnosi, fino a progettisti, ingegneri e impiantisti coinvolti. In questo modo, si prevengono errori comuni, connessi al dimensionamento degli impianti, alla scelta della tecnologia e al livello di integrazione dei differenti sistemi selezionati. FAQ Diagnosi energetica Audit energetico e diagnosi energetica sono la stessa cosa? In ambito tecnico i due termini sono spesso utilizzati come sinonimi, tanto che anche il D.Lgs 102/2014 all’art. 2 relativo alle definizioni riporta entrambe le espressioni. In ogni caso, si tende a utilizzare in modo formale il termine di diagnosi energetica degli edifici quando si fa riferimento a un processo strutturato e conforme alla normativa. La diagnosi energetica è sempre obbligatoria? La diagnosi energetica non è obbligatoria per tutti gli edifici. L’obbligo vige per grandi imprese e imprese energivore, edifici pubblici e di grandi dimensioni sottoposti a ristrutturazioni importanti. In ogni caso, è fortemente consigliata per qualsiasi realtà che voglia ottimizzare i consumi e pianificare interventi di efficientamento. Diagnosi energetica o APE: che differenze ci sono? L’Attestato di Prestazione Energetica (APE) è un documento che riporta una valutazione statica dell’edificio, in condizioni standard. Nel caso della diagnosi energetica, invece, si prende in considerazione l’uso effettivo dello stesso e il comportamento dei suoi occupanti, con un ventaglio di dati più completo e differenti profili di consumo. La diagnosi energetica è obbligatoria per il Conto Termico 3.0? La diagnosi energetica non è sempre obbligatoria per richiedere il Conto Termico 3.0, anche se è vincolante per alcuni interventi. Si tratta, ad esempio, dell’isolamento termico dell’involucro, della trasformazione di un edificio esistente in un nZEB, per gli interventi per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e per tutte le opere indicate al Titolo II quando realizzate in edifici con impianti di potenza superiore a 200 kW. Chi può eseguire una diagnosi energetica? La diagnosi energetica degli edifici può essere effettuata esclusivamente da professionisti abilitati. In alcuni casi, però, è necessario che il soggetto sia certificato, come nel caso di una ESCo o di un EGE, proprio come nel caso delle diagnosi energetiche delle imprese. Si tratta, in linea di massima, delle diagnosi previste dal decreto CAM. Quanto costa fare una diagnosi energetica? La diagnosi energetica non ha un costo fisso e uguale per tutti gli edifici, in quanto dipende effettivamente dal lavoro che è necessario svolgere, dalle condizioni dell’edificio e anche dalla sua dimensione. Va detto, però, che si tratta di un costo pienamente ammortizzabile se si prende in considerazione il vantaggio economico che deriva dall’intervento di efficientamento energetico poi messo in atto. Senza contare che è possibile accedere ai meccanismi di detrazione fiscale per gli interventi che migliorano l’efficienza energetica, con incentivi del 50% per la prima abitazione (36% per le altre) Articolo aggiornato – Prima pubblicazione 2018 Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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