In 10 anni l’Italia colpita da quasi 1000 fenomeni estremi

Il Rapporto CittàClima di Legambiente segnala che negli ultimi 10 anni in Italia ci sono stati quasi 1000 fenomeni metereologici estremi in più di 500 comuni. Un numero che cresce di anno in anno. Le città più colpite? Roma, Bari, Milano e Agrigento. 

Tra il 2010 e il 2020 quasi 1000 fenomeni estremi hanno colpito l'ItaliaL’adattamento al clima delle città deve diventare una delle priorità del Recovery Plan: i dati che emergono dal Rapporto “Il clima è già cambiato” dell’Osservatorio CittàClima di Legambiente* non lasciano alcun dubbio in tal senso.

Tra il 2010 e il 2020 l’Italia è stata infatti colpita da 946 fenomeni metereologici estremi dovuti al cambiamento climatico- tra trombe d’aria, alluvioni, ondate di calore…- che hanno coinvolto più di 500 comuni. Numeri in costante crescita e che non accennano a rallentare e l’Italia – si legge nel comunicato di Legambiente – è tra i pochi Paesi Ue che non ha messo a punto un piano d’adattamento al clima.

Gli eventi estremi in alcuni casi hanno causato danni alle infrastrutture e al patrimonio storico architettonico delle città, in altri problemi legati ai lunghi periodi di siccità o al contrario da esondazioni, nel complesso ci sono stati 83 giorni di blackout elettrico e 251 vittime, 42 delle quali nel solo 2019. I morti legati al cambiamento climatico rappresentano una vera e propria emergenza a livello globale, secondo il Climate Risk Index di Germanwatch, il Bel Paese tra il 1999 e il 2018 “ha registrato complessivamente 19.947 morti riconducibili agli eventi meteorologici estremi e perdite economiche quantificate in 32,92 miliardi di dollari”.

A patire maggiormente le metropoli e lo aree più popolose della penisola, spesso prive di una pianificazione territoriale e senza politiche di prevenzione: “Dal 2013 il nostro Paese – sottolinea Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – ha speso una media di 1,9 miliardi l’anno per riparare ai danni e soltanto 330 milioni per la prevenzione: un rapporto di 6 a 1 che è la ragione dei danni che vediamo nel territorio italiano”.

Solo a Roma nei 10 anni presi in considerazione vi sono stati  47 eventi estremi, 28 dei quali legati ad allagamenti in seguito alle piogge intense; anche a Bari i 41 eventi estremi son dovuti a piogge intense e trombe d’aria.

I numeri continuano a crescere: basti pensare che nei primi 10 mesi del 2020 in Italia ci sono stati 86 casi di allagamento da piogge intense e 72 casi di trombe d’aria, nell’intero 2019 sono stati 54 e 41 nel 2018. Inoltre sempre più spesso si verificano due eventi in contemporanea e gli episodi si ripetono nelle città già colpite: per esempio i Comuni del nord in estate si trovano a fronteggiare sempre più spesso fenomeni alluvionali estremi seguiti da ondate di calore, quelli del sud Italia sono più facilmente flagellati dalle trombe d’aria.

Piano di adattamento climatico, le 10 priorità 

Legambiente chiede con forza che nel Recovery plan siano inserite le risorse per una reale pianificazione dell’adattamento climatico nelle città, compresi i gravi problemi legati al dissesto idrogeologico, considerando che le buone pratiche, italiane e non solo, da cui prendere spunto, esistono e sono raccontate nel rapporto: “Dai regolamenti edilizi sostenibili allo smart mapping, dalla tutela delle aree verdi estensive alberate a interventi mirati”.

Secondo Legambiente è necessario che il Governo, in collaborazione con Regioni e Comuni, approvi in tempi molto rapidi il piano di adattamento climatico che dovrebbe seguire 10 obiettivi:

  • vietare l’edificazione nelle aree a rischio idrogeologico e in quelle individuate da Enea come aree di esondazione al 2100 per l’innalzamento del livello dei mari;
  • delocalizzare gli edifici in aree classificate ad elevato rischio idrogeologico;
  • salvaguardare e ripristinare la permeabilità dei suoli nelle aree urbane;
  • vietare l’utilizzo dei piani interrati per abitazioni;
  • mettere in sicurezza le infrastrutture urbane dai fenomeni metereologici estremi;
  • vietare l’intubamento dei corsi d’acqua e pianificare la riapertura di quelli tombati nel passato;
  • recuperare, riutilizzare, risparmiare l’acqua in tutti gli interventi edilizi;
  • utilizzare materiali capaci di ridurre l’effetto isola di calore nei quartieri;
  • creare, in tutti gli interventi che riguardano spazi pubblici e interventi di edilizia private, vasche sotterranee di recupero e trattenimento delle acque piovane;
  • prevedere risorse statali per mettere a dimora alberi e creare boschi urbani.

*realizzato con il contributo di Unipol, la collaborazione scientifica di Enel Foundation e arricchito dalle collaborazioni con ISPRA, Legambiente Emilia-Romagna e decine di circoli locali

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