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A cura di: Andrea Ballocchi Indice degli argomenti: Transizione energetica in Europa: Scandinavia in cima al mondo Transizione energetica in Europa: Danimarca e Svezia Transizione energetica in Europa: Norvegia, Finlandia e Islanda La transizione energetica in Europa passa dai Paesi del Nord. Fotovoltaico, eolico, biomasse, geotermia: sono queste le fonti rinnovabili in netta crescita in Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, fanno prevedere come il mix energetico in questi Paesi è sempre più green. La Svezia ha raggiunto e superato il suo primo GW di fotovoltaico, in Finlandia il consumo di energia rinnovabile supera quello dei combustibili fossili, la Danimarca si è impegnata a una fornitura di energia rinnovabile al 100% entro il 2050 e così via. Ma vediamo nello specifico cosa sta accadendo in questi Paesi. Transizione energetica in Europa: Scandinavia in cima al mondo Quando si parla di transizione energetica in Europa, i Paesi del Nord sono di riferimento. Lo sostiene anche il recente report del World Economic Forum “Fostering Effective Energy Transition 2021”. Nella classifica, che considera 115 paesi, nei primi tre posti ci sono rispettivamente Svezia, Norvegia e Danimarca. Ma nella top ten compaiono anche Finlandia (sesta) e Islanda (decima). Danimarca e Finlandia, oltre al Regno Unito, sono i paesi che nella top 10 hanno mostrato i più sensibili miglioramenti: essi sono stati in grado di migliorare le prestazioni del loro sistema energetico e i risultati di sostenibilità grazie a un ambiente normativo stabile, un mix energetico diversificato e prezzi dell’energia che riflettono i costi. Gli stessi Paesi sono stati capaci di tradurre gli sviluppi negli indicatori principali (come il contesto normativo e il mix energetico) in risultati migliori in termini di prestazioni del sistema, in particolare nella sostenibilità ambientale. Transizione energetica in Europa: Danimarca e Svezia Il rapporto ha lodato in particolare la Danimarca per la sua trasformazione energetica negli ultimi dieci anni, soprattutto per aver saputo effettuare una pianificazione a lungo termine e aver sostenuto investimenti in ricerca e sviluppo. Il Paese scandinavo ha fissato obiettivi piuttosto ambiziosi. Per questo è stato elogiato anche da un gruppo di 47 scienziati che hanno evidenziato in un documento congiunto come la transizione energetica sia necessaria già entro il 2030. In particolare, hanno constatato che “a oggi, 11 paesi hanno raggiunto o superato il 100% di elettricità rinnovabile; 12 paesi hanno approvato leggi per raggiungere il 100% di elettricità rinnovabile entro il 2030; 49 paesi hanno approvato leggi per raggiungere il 100% di elettricità rinnovabile entro il 2050; 14 stati e territori degli Stati Uniti hanno approvato leggi o ordini esecutivi per raggiungere fino al 100% di elettricità rinnovabile tra il 2030 e il 2050; oltre 300 città in tutto il mondo hanno approvato leggi per raggiungere il 100% di elettricità rinnovabile entro e non oltre il 2050; e oltre 280 aziende internazionali si sono impegnate a raggiungere il 100% di energie rinnovabili in tutte le loro operazioni globali. Tuttavia, solo la Danimarca ha approvato leggi per raggiungere il 100% di energia rinnovabile in tutti i settori, e questo entro il 2050”. Il Paese danese da tempo crede nella transizione energetica: ha attuato una strategia di sviluppo dell’eolico coadiuvata da politiche incentivanti, ma anche da una grande attenzione tecnologica. Non è da meno la Svezia, protagonista mondiale nella costruzione di un’economia a basse emissioni di carbonio, con la quota più bassa di combustibili fossili nella sua fornitura di energia primaria tra tutti i paesi membri della IEA, e la seconda economia a più bassa intensità di carbonio. Conta sull’energia da idroelettrico e da bioenergia come principali fonti rinnovabili, la prima prevalentemente per produrre elettricità e la seconda per il riscaldamento. Da pochi giorni ha fatto sapere di aver superato 1 GW di capacità solare operativa. Lo riporta l’associazione Solar Power Europe, affermando che a dare notizia del risultato storico è la Swedish solar energy association, secondo i dati basati sulle informazioni di mercato dell’Agenzia svedese per l’energia. Mette anche in luce come, nonostante la pandemia, la diffusione del solare fotovoltaico è stata più alta nel 2020 che in qualsiasi anno precedente. La crescita del fotovoltaico è stata sostenuta dagli incentivi, prorogati anche per l’anno in corso, sostenendo esclusivamente le imprese e i Comuni. I proprietari di impianti fotovoltaici residenziali beneficiano di una nuova detrazione fiscale sul costo di installazione dallo scorso 1° gennaio. L’Agenzia svedese per l’energia prevede un continuo aumento dell’energia solare in Svezia quest’anno e fino al 2022. Transizione energetica in Europa: Norvegia, Finlandia e Islanda La Norvegia è un paese petrolifero (con 2 milioni di barili al giorno di oil & gas nel 2020), ma capace di generare la maggior parte della sua energia dalla fonte idroelettrica, da tempo investe su rinnovabili e sulla mobilità elettrica. In uno scenario BNEF dedicato ai 10 maggiori investitori mondiali nella transizione energetica (2016-2020), compare al nono posto con 51 miliardi di dollari. L’anno scorso è diventato il primo paese a vendere più veicoli elettrici che a benzina, diesel e ibridi, sostenuta dall’obiettivo politico-istituzionale di porre fine alle vendite di motori a combustione interna nel 2025. A proposito di investimenti, il fondo petrolifero norvegese – il più grande fondo sovrano del mondo – ha stanziato il suo primo investimento nelle energie rinnovabili proprio di recente, acquistando una quota del parco eolico offshore olandese che oggi risulta essere il secondo più grande del mondo. Intende stanziare 1,4 miliardi di euro per una quota del 50%. Ne dà notizia il Financial Times, segnalando che secondo il mandato del Parlamento nazionale, il fondo può investire fino a 14,2 miliardi di dollari in infrastrutture rinnovabili e sta cercando di diventare uno dei più grandi investitori di questo tipo al mondo. Anche la Finlandia è impegnata in questo passaggio verso fonti green. Pochi giorni fa è apparsa la notizia secondo cui il consumo di energia rinnovabile supera i combustibili fossili. La singola fonte di energia più utilizzata nel 2020 è legata ai combustibili a base di biomasse legnose, che rappresentano il 28% del consumo totale di energia. Intanto Il consumo di energia idroelettrica ed eolica è aumentato di circa il 30% rispetto all’anno precedente anche se hanno rappresentato poco più del 6% del consumo totale della Finlandia. Infine, l’Islanda: insieme alla Norvegia è il Paese che conta più del 50% della propria energia primaria da fonti rinnovabili. Lo deve alla produzione geotermica, ma anche alla volontà di puntare su questa fonte. Come spiega agenzia governativa Orkustofnun, la generazione di elettricità con l’energia geotermica è aumentata significativamente negli ultimi anni. Gli impianti geotermici generano attualmente il 25% della produzione totale di elettricità del paese. “Nel corso del XX secolo, l’Islanda è passata da uno dei paesi più poveri d’Europa, dipendente dalla torba e dal carbone importato per la sua energia, a un paese con un alto tenore di vita dove praticamente tutta l’energia stazionaria deriva da risorse rinnovabili”. Nel 2014, circa l’85% del consumo di energia primaria in Islanda proveniva da risorse rinnovabili indigene. Le fonti geotermiche rappresentano il 66% del consumo di energia primaria. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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