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A cura di: Andrea Ballocchi Indice degli argomenti: Fotovoltaico galleggiante e agrivoltaico: cosa dice la Regione Fotovoltaico galleggiante in Italia: dal PNRR ai (pochi) esempi Fotovoltaico galleggiante e agrivoltaico potrebbero trovare spazi di crescita in Emilia-Romagna. La Regione ha pubblicato specifiche Linee guida per favorire l’installazione di impianti fotovoltaici sulle aree di cava dove si è conclusa l’attività estrattiva. L’ok è arrivato dalla Giunta regionale, “tra le prime in Italia”. Le nuove norme semplificano l’iter necessario all’avvio degli impianti solari e “dettano indirizzi attuativi in particolare sull’utilizzo delle ex cave da applicare a tutte le istanze di nuova presentazione”, fa sapere la stessa Regione in una nota. Si pongono così le basi per realizzare nuovi impianti fino a 20 MW connessi alla rete elettrica di media tensione. Basterà una semplice comunicazione per avviare il tutto, idem nelle zone industriali e commerciali e nelle discariche dove l’attività è cessata. L’evidenza va sulle aree estrattive. Qui, se è previsto un recupero come invasi, può essere attuato il fotovoltaico galleggiante, posizionato direttamente sull’acqua. Si parla invece di agrivoltaico se l’impianto viene pianificato nelle aree restituite a uso agricolo, promuovendo così la presenza combinata di fotovoltaico e coltivazioni agricole. Le linee guida prevedono inoltre che nelle aree restituite a uso agricolo, potranno essere installati pannelli fotovoltaici a terra solo se non coltivate; “altrimenti vale il limite del 10% della superficie complessiva”, si specifica. È contemplata anche un’aggiunta di valore ambientale: ovvero, non c’è alcuna possibilità di sfruttamento energetico nei casi in cui si prevede un recupero ambientale della cava che contempli interventi mirati a riportare le condizioni d’origine dell’ambiente naturale degradato, mediante piantumazione e ripristino della vegetazione. Fotovoltaico galleggiante e agrivoltaico: cosa dice la Regione In Emilia-Romagna trovano quindi spazio fotovoltaico galleggiante e agrivoltaico. Proprio la combinazione virtuosa tra fotovoltaico e agricoltura viene messa in luce dalla decisione regionale che fissa precise regole. Nelle ex cave tornate a essere impiegabili per l’agricoltura, si parla di utilizzo di tecnologie innovative come il montaggio verticale di moduli, anche bifacciali o elevati da terra, dotati di inseguitori solari. “La struttura portante dell’impianto deve comunque consentire il passaggio dei mezzi agricoli per la coltivazione”, specifica. Nel caso, invece di fotovoltaico flottante, possibilità concessa nelle cave dismesse che vengono riutilizzate come bacino idrico, sono state poste alcune condizioni vincolanti in tema di tutela ambientale. Le specifiche sono le seguenti: “La superficie dell’invaso occupata non può però superare il 50% dell’estensione dello specchio d’acqua; i pannelli devono concentrarsi in maggior parte al centro del bacino per non ostacolare la nidificazione e lo svezzamento dei volatili, che avviene lungo le rive; non è possibile posizionarli dove si registrano meno di 3 metri d’acqua, perché i volatili procacciano il cibo in particolare in acque poco profonde. Per compensare gli impatti dell’impianto fotovoltaico sull’ecosistema, infine, la sua realizzazione richiede di effettuare un contestuale ampliamento delle aree naturali e delle aree di foraggiamento degli animali con la posa di siepi larghe almeno 5 metri nelle zone perimetrali.” Fotovoltaico galleggiante in Italia: dal PNRR ai (pochi) esempi La transizione energetica sarà possibile se ci sarà una diffusione più ampia delle fonti rinnovabili, a cominciare dall’energia solare, che ha conosciuto in Italia un grande sviluppo, ma che negli ultimi anni registra un calo. Lo confermano i dati 2020 relativi alle nuove installazioni: 652,7 MW, in calo dell’11% rispetto all’anno precedente. Occorre portare maggiore attenzione a possibilità installative finora poco sfruttate come appunto fotovoltaico galleggiante e agrivoltaico. Se la seconda è al centro di decisioni e polemiche che ne stanno frenando lo sviluppo, la prima non vive un momento migliore. Tuttavia, qualcosa si sta muovendo. Innanzitutto il PNRR segnala l’opportunità di sviluppo dell’una e dell’altra, compatibilmente con la produzione agricola. A proposito di fovoltaico galleggiante, proprio in Emilia-Romagna si sono poste le basi per la nascita dell’impianto più grande d’Europa. Il nuovo impianto fotovoltaico galleggiante sorgerà nel bacino di Bubano presso il Comune di Mordano (Bologna). Verrà installato dove già esiste una infrastruttura costituita da cinque isole galleggianti della potenza di circa 100 kWp ciascuna, per un totale di 496,8 kWp su una superficie complessiva di 5.550 mq. Nato dalla collaborazione tra le aziende Bryo e Protesa, avrà una potenza di 4,6 MW. A proposito, invece, di installazioni in dighe, in Trentino si segnala la realizzazione di quello che viene presentato come il primo impianto fotovoltaico flottante su bacino idroelettrico in Italia. Sorge nel Comune di Sella Giudicarie (Trento), lo ha realizzato l’azienda Hydrosolar per conto di Dolomiti Energia Holding. 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