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Foto: credit Wikipedia Indice degli argomenti Toggle Fukushima: critiche dalla Cina e dalla Corea del SudPerché il Giappone sversa le acque di raffreddamento in mareI pesci dell’Oceano Pacifico sono a rischio radiazioni? Si tratta di più di un milione di tonnellate di acqua di raffreddamento depurata, il cui rilascio in mare ha suscitato diverse polemiche nonostante l’operazione stia avvenendo in piena sicurezza. Fukushima: critiche dalla Cina e dalla Corea del Sud A criticare duramente questa operazione la Cina, che ha bloccato l’import di tutti i prodotti ittici dal Giappone definendolo “estremamente egoista e irresponsabile”. Un’accusa che fa pensare se si considera che la Cina è riuscita ad aggiudicarsi nuovamente, lo scorso anno, il podio per le sue emissioni di CO2 (quasi 10 miliardi di tonnellate di CO2, pari al 27% delle emissioni globali). Si fa sentire anche la Corea del Sud, che rispetta l’esito della revisione dell’AIEA ma invita Tokyo a rilasciare dati trasparenti relativamente all’operazione in atto. Sempre in Corea almeno dieci persone sono state arrestate a seguito del tentativo di irruzione nell’ambasciata giapponese durante una manifestazione. Perché il Giappone sversa le acque di raffreddamento in mare La necessità di rilasciare le acque di raffreddamento nell’Oceano Pacifico deriva dall’esaurimento dello spazio all’interno degli oltre 1000 container di stoccaggio che sono arrivati ad accumulare 1,34 milioni di tonnellate di acqua nel corso degli ultimi 12 anni. In accordo con il governo giapponese, quindi, la TEPCO, società elettrica giapponese che gestisce centrali idroelettriche, a combustibile fossile e nucleari, ha pianificato il rilascio delle acque nel corso dei prossimi 30 anni mediante un condotto sottomarino che si estende per un chilometro a largo dell’oceano. I pesci dell’Oceano Pacifico sono a rischio radiazioni? Le acque di raffreddamento sversate in mare sono appositamente filtrate, depurate di tutti gli elementi radioattivi, ad eccezione del trizio, e diluite. Il trizio residuo è presente in basse concentrazioni per non arrecare danni all’ecosistema e all’uomo. Lo confermano i test eseguiti nel corso della mattinata che hanno restituito concentrazioni di trizio nell’acqua inferiori allo standard di 1.500 Bq/l, limite stabilito dalla società per il rilascio delle acque. L’Agenzia per la Pesca del Giappone, ad ogni modo, si occuperà di monitorare i livelli di concentrazione dei materiali radioattivi nei pesci pescati entro un raggio di 10 chilometri dalla centrale nucleare, condividendo i risultati sul sito web dell’agenzia a partire da sabato. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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