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Tra le principali fonti di emissioni nocive, i sistemi di riscaldamento e raffreddamento in Europa si confermano particolarmente impattanti. Secondo uno studio del Centro Comune di Ricerca (JRC) dell’UE, queste tecnologie contribuiscono significativamente alle emissioni di particolato fine (PM2.5), monossido di carbonio (CO), ossidi di azoto (NOx) e altre sostanze inquinanti. L’analisi evidenzia la necessità di accelerare l’adozione di tecnologie più pulite ed efficienti per raggiungere gli ambiziosi obiettivi climatici e migliorare la qualità dell’aria entro il 2030. L’impatto del riscaldamento e del raffreddamento sull’inquinamento atmosferico I dati presentati dal JRC sono chiari: i sistemi di riscaldamento e raffreddamento rappresentano una delle principali fonti di inquinamento nell’Unione Europea. Nel 2022, questi dispositivi hanno prodotto il 73% delle emissioni di PM2.5, il 33% degli ossidi di azoto (NOx) e quasi il 50% delle emissioni di anidride solforosa (SO2). Il settore residenziale, con l’85% delle PM2.5 e il 76% delle emissioni di CO, è il maggiore responsabile. Le principali cause risiedono nella combustione di biomassa e gas naturale, tecnologie ancora dominanti nel mix energetico europeo. Sebbene negli ultimi vent’anni si siano fatti progressi in termini di efficienza e riduzione dei consumi, il passaggio a fonti rinnovabili è stato più lento del necessario. Va detto che negli ultimi vent’anni si sono registrati progressi significativi nella qualità e nell’efficienza dei sistemi di riscaldamento in Europa. Nel 2022, l’UE27 ha ridotto il consumo finale lordo complessivo di energia (GFEC) del 9,5% rispetto al 2005 (ultimo dato disponibile al momento dello studio). Il consumo legato al riscaldamento e al raffreddamento ha ottenuto risultati ancora migliori, con una diminuzione del 16% nello stesso periodo, grazie a un minore fabbisogno energetico per il riscaldamento degli edifici e all’adozione di apparecchi di riscaldamento più efficienti. L’uso delle pompe di calore, che non producono emissioni inquinanti dirette, è aumentato di sei volte dal 2005, anche se attualmente rappresentano solo il 3,7% del consumo energetico totale per riscaldamento e raffreddamento. La loro adozione deve accelerare per ridurre l’impatto ambientale complessivo del settore: mentre il settore del riscaldamento e del raffreddamento ha raggiunto una quota di energia rinnovabile del 25% nel 2022, le pompe di calore rappresentano ancora una parte relativamente piccola, contribuendo solo per il 15%. Strategie per un futuro più sostenibile In seguito alla revisione della Direttiva sulla qualità dell’aria ambiente, diversi Stati membri dovranno compiere ulteriori sforzi per rispettare gli obiettivi più severi in materia di qualità dell’aria per il 2030, allineandosi alle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tuttavia, per rispettare questi obiettivi, sarà necessario uno sforzo congiunto dei Paesi membri per ridurre l’impatto dei sistemi di riscaldamento e raffreddamento. Attraverso iniziative come il Green Deal europeo e direttive aggiornate (ad esempio, la Renewable Energy Directive e l’Energy Performance in Buildings Directive), l’UE punta a incentivare soluzioni pulite, come il teleriscaldamento efficiente e il graduale abbandono delle caldaie a combustibili fossili. Ecco alcune delle strategie da adottare. Promozione delle fonti rinnovabili Lo studio ha analizzato anche i Piani Nazionali per l’Energia e il Clima del 2019 e la bozza dei Piani Nazionali per il Clima del 2023, che delineano come i Paesi dell’UE intendono raggiungere i loro obiettivi energetici e climatici per il 2030. Secondo i PNIEC alcuni Paesi come Svezia e Danimarca stanno aumentando significativamente le proprie quote di energie rinnovabili. Entro il 2030, queste nazioni puntano a raggiungere rispettivamente il 73% e il 77% di energia rinnovabile nel settore. Tuttavia, 12 Stati membri sono ancora al di sotto dei nuovi requisiti dell’UE e molti paesi prevedono ancora quote di rinnovabili per il 2030 inferiori ai livelli previsti. Diffusione delle pompe di calore Secondo le bozze dei Piani Nazionali Energia e Clima del 2023, l’utilizzo delle pompe di calore è destinato a crescere del 22% entro il 2030. Al contrario, le proiezioni per il riscaldamento a biomassa mostrano solo un lieve incremento, con alcuni Paesi che hanno persino ridotto i loro obiettivi a causa delle preoccupazioni legate alla qualità dell’aria Normative più severe sui dispositivi di combustione Per limitare l’uso di biomassa e gas naturale, responsabili di gran parte delle emissioni di PM2.5 e NOx, saranno fondamentali limiti più stringenti per le nuove apparecchiature in vendita. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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