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Indice degli argomenti Toggle Cosa sono gli PfasLe zone più inquinatePfas: le sostanze più inquinantiGreenpeace: “Preoccupante la presenza di alcuni inquinanti”Controlli assenti, ma dal 2026 in arrivo nuovi limiti In Italia, la contaminazione da Pfas nell’acqua potabile non è circoscritta a poche zone specifiche, ma è diffusa su tutto il territorio. Lo rivela l’indagine indipendente “Acque Senza Veleni”, condotta da Greenpeace, che tra settembre e ottobre dello scorso anno ha raccolto campioni di acqua potabile, prevalentemente da fontanelle pubbliche, in 235 città e comuni. Le molecole più presenti nei campioni analizzati sono risultate, nell’ordine: il Pfoa, classificato come cancerogeno, rilevato nel 47% dei campioni; il Tfa, un composto a catena ultracorta, riscontrato in 104 campioni (40% del totale) e sempre in concentrazioni elevate nei campioni in cui era presente; e il Pfos, considerato un possibile cancerogeno, individuato in 58 campioni (22% del totale). Cosa sono gli Pfas Noti anche come “inquinanti eterni”, gli Pfas sono sostanze chimiche impiegate in numerosi processi industriali e prodotti di largo consumo. La loro persistenza nell’ambiente e l’accumulo nel tempo li rendono particolarmente pericolosi, con effetti documentati sulla salute umana. Queste sostanze chimiche vengono impiegate nella produzione di articoli come pentole antiaderenti, tessuti impermeabili, schiume antincendio e materiali resistenti alle alte temperature. Gli stabilimenti che producono o utilizzano Pfas spesso rilasciano questi composti nei corsi d’acqua, da cui possono penetrare nelle falde acquifere e contaminare gli acquedotti. Inoltre, la mancanza di normative rigorose in passato ne ha favorito la diffusione incontrollata. Una volta disperse, queste molecole si accumulano nell’ambiente senza degradarsi, compromettendo a lungo termine le risorse idriche. Dal punto di vista della salute, molti Pfas agiscono come interferenti endocrini, compromettendo il funzionamento della tiroide, del fegato, del sistema immunitario e della fertilità. Inoltre, nelle acque potabili sono stati rilevati anche composti classificati come cancerogeni o potenzialmente tali, la cui presenza è già ritenuta inaccettabile in diversi Paesi. Gli studi scientifici più autorevoli confermano che, per queste sostanze, non esiste una soglia di sicurezza. Le zone più inquinate L’analisi dei 260 campioni conferma una diffusa contaminazione da Pfas in tutto il Paese, con almeno tre campioni risultati positivi in ogni Regione, ad eccezione della Valle d’Aosta, dove ne sono stati prelevati solo due. I livelli più elevati si registrano in Lombardia, con quasi tutti i campioni di Milano contaminati, e in diversi comuni del Piemonte (Torino, Novara, l’alessandrino e Bussoleno in Valle di Susa). Fonte GreenpeaceSituazioni critiche emergono anche in Veneto, non solo nella già nota “area rossa” tra le più inquinate d’Europa, ma anche in Arzignano, Vicenza, Padova e Rovigo. Altri valori significativi sono stati rilevati in Emilia-Romagna (Ferrara, Comacchio, Reggio Emilia), Liguria (Genova, Rapallo, Imperia), Toscana (Arezzo, Lucca, Prato), Sardegna (Olbia, Sassari, Cagliari) e Umbria (Perugia). Secondo Greenpeace, dunque, milioni di persone in tutta la Penisola hanno ricevuto nelle loro case acqua contaminata da alcuni Pfas. “Il Sud sembra essere meno intaccato da questa contaminazione anche se non è immune – spiega Greenpeace – Sembra esserci una correlazione tra la contaminazione e il grado di industrializzazione del paese, con un gradiente che cresce da sud verso nord. Certo è che anche nelle regioni del Meridione esistono casi, come in Sardegna. Per esempio, Olbia è tra i comuni con i più alti livelli di alcune di queste sostanze in tutta Italia”. Pfas: le sostanze più inquinanti Tra gli inquinanti rilevati, il Pfoa risulta essere il più diffuso. Nonostante sia vietato a livello globale da alcuni anni, questo continua a essere presente in quantità significative nelle acque potabili italiane. Il comune con i livelli più elevati di contaminazione da Pfoa è Bussoleno (TO), con 28,1 nanogrammi per litro, seguito da Rapallo (GE), Tortona (AL), Torino (Corso Sclopis), Imperia, Fossano (CN), Aosta, Genova (Piazza Aprosio), Comacchio (FE) e Suzzara (MN). Il Tfa (Acido Trifluoroacetico) è stato rilevato nel 40% dei campioni analizzati, ovvero in 104 su 260. I valori più alti di TFA sono stati registrati a Castellazzo Bormida (AL) con 539,4 nanogrammi per litro, seguita da Ferrara (375,5 nanogrammi per litro) e Novara (372,6 nanogrammi per litro). Concentrazioni particolarmente elevate sono state riscontrate anche ad Alghero (SS), Cuneo, Sassari, Torino (Corso Castelfidardo), Cagliari (Piazza Italia), Casale Monferrato (AL) e Nuoro. Greenpeace: “Preoccupante la presenza di alcuni inquinanti” “La presenza di alcuni Pfas è particolarmente preoccupante – afferma Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace Italia – perché delle migliaia di molecole che ne fanno parte solo poche sono sottoposte a divieti e restrizioni. Ed è il caso di Pfos e Pfoa, banditi a livello globale nell’ambito della Convenzione di Stoccolma”. Greenpeace si sofferma anche sul Tfa, il Pfas più diffuso al mondo, ricordando che in Italia «non esistono dati pubblici, se non rare eccezioni” e sottolineando “il ritardo del governo italiano sulla sua regolamentazione». Il Pfas è stato trovato ovunque sia stato cercato: dalle acque potabili, alla polvere domestica fino al sangue umano. «Di recente ne è stata accertata la presenza in dieci marchi di acqua minerale e di sorgente venduti in Europa» ha spiegato Ungherese. Controlli assenti, ma dal 2026 in arrivo nuovi limiti Nonostante in Italia si registrino alcuni dei più gravi casi di contaminazione da Pfas in Europa, i controlli sulle acque potabili restano perlopiù assenti o circoscritti a poche aree. A partire dal 2026, entrerà in vigore la direttiva europea 2020/2184, che introdurrà limiti normativi per queste sostanze. Tuttavia, le soglie stabilite a livello comunitario risultano già superate dalle più recenti evidenze scientifiche, come quelle dell’Efsa. L’Agenzia europea per l’ambiente (EEA) ha infatti avvertito che i limiti previsti potrebbero essere insufficienti a tutelare la salute pubblica. Per questo, diversi Paesi europei—tra cui Danimarca, Paesi Bassi, Germania, Spagna, Svezia e la regione belga delle Fiandre—oltre agli Stati Uniti, hanno già adottato restrizioni più severe. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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