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A cura di: Stefania Manfrin Indice degli argomenti Toggle Rischi e impatti del caldo estremoIncendi in Europa: servono prevenzione e gestione ecologica del territorioAzioni e strategie per contrastare le ondate di caloreEnergia solare e aria condizionata: la risposta smart al caldo estremoFAQ frequenti sulle ondate di caloreCosa si intende per ondata di calore e quanto può essere pericolosa?Qual è la differenza tra temperatura reale e temperatura percepita (“feel-like”)?Cosa si può fare per proteggersi durante un’ondata di calore?Come si possono ridurre gli effetti delle ondate di calore nel lungo periodo? Il 25 luglio, primo anniversario dell’Appello all’Azione contro il Caldo Estremo del Segretario Generale delle Nazioni Unite, è coinciso con intense ondate di calore che stanno colpendo numerosi Paesi nel mondo con gravi conseguenze che hanno evidenziato quanto sia urgente attivare piani e allerta, per proteggere vite e comunità. Rischi e impatti del caldo estremo Le ondate di calore rappresentano una minaccia crescente per la salute pubblica, spesso silenziosa ma letale: tra il 2000 e il 2019 si stima che circa 489.000 decessi ogni anno siano da imputare direttamente al caldo estremo, il 45 % in Asia e il 36 % in Europa (fonte World Meteorological Organization). Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità solo durante la canicola europea del 2003 si registrarono oltre 70.000 morti prematuri, di cui circa 20.000 in Italia. Eventi più recenti mostrano come l’estate europea del 2022 abbia causato oltre 61.000 morti legate al calore, e i dati segnalano un incremento drastico del rischio nelle zone urbane e nei gruppi vulnerabili. Coloro che vivono in aree urbane, anziani, bambini, persone con malattie croniche o che lavorano all’aperto sono particolarmente esposti. Gli impatti includono colpi di calore, esacerbazione di malattie cardiovascolari e respiratorie, oltre a stress mentale. Spesso la mortalità per calore è sottostimata perché mascherata da altre cause cliniche. Un esempio attuale riguarda gli Stati Uniti sudorientali, dove oltre 20 milioni di persone stanno vivendo una situazione estrema con indici di “feel‑like” (ovvero la temperatura avvertita dal corpo umano) fino a 46 °C (110–115 °F), mettendo a rischio fino ai primi di agosto 2025 oltre 20 milioni di persone e infrastrutture. Contemporaneamente in aree come il Mediterraneo, Balcani, Medio Oriente, Nord Africa si sono registrati blackout, incendi boschivi e episodi di clima estremo che hanno ostacolato le attività quotidiane. La Turchia ha registrato un nuovo record nazionale di temperatura, mentre in altre località vicine si sono raggiunti i 50°C. Cipro ha stabilito un record per il mese di luglio con 44,6°C. Anche la Scandinavia è alle prese con temperature elevate. In Finlandia si sono registrati più di 15 giorni consecutivi con temperature superiori ai 30°C. Norvegia e Svezia stanno vivendo un’anomalia termica con gravi rischi di incendi forestali. L’Europa ha registrato il mese di giugno più caldo di sempre. Le forti ondate di calore – intensificate dalle alte temperature della superficie marina nel Mediterraneo occidentale – hanno causato uno “stress termico molto forte” in gran parte dell’Europa occidentale e meridionale. A livello globale, è stato il terzo giugno più caldo mai registrato, secondo i dati della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) degli Stati Uniti e del Copernicus Climate Change Service dell’UE. Incendi in Europa: servono prevenzione e gestione ecologica del territorio Parlando di incendi nel solo luglio 2025, oltre 237.000 ettari di foresta sono andati in fumo in Europa, aggravando una tendenza già allarmante legata alla crisi climatica. Un nuovo report di WWF e BirdLife Europa e Asia Centrale (Lipu in Italia) denuncia l’inefficacia dell’attuale strategia europea basata sulla sola risposta emergenziale agli incendi, proponendo invece un approccio integrato, preventivo e fondato sulla gestione del territorio. Gli incendi, spesso causati da attività umane (oltre il 95%), non solo distruggono ecosistemi e causano vittime, ma rilasciano enormi quantità di carbonio e provocano perdite economiche annuali stimate tra 13 e 21 miliardi di euro. Il documento raccomanda azioni concrete come il ripristino ecologico di foreste, zone umide e praterie, una gestione forestale “vicina alla natura”, il recupero di pratiche agricole tradizionali e il rafforzamento di comunità “fire-smart”. I portavoce delle ONG sottolineano l’urgenza di ridestinare i fondi pubblici a interventi preventivi e soluzioni basate sulla natura, abbandonando politiche non sostenibili come l’uso di alberi per la bioenergia. Solo così l’Europa potrà costruire ecosistemi più resilienti e sicuri, capaci di sostenere il benessere delle persone e la biodiversità in un contesto climatico sempre più instabile. Azioni e strategie per contrastare le ondate di calore Per celebrare l’anniversario dell’invito dell’ONU ad agire, il Global Heat Health Information Network (GHHIN), in collaborazione con WMO e UNDRR, ha proposto nuove risorse nell’ambito dell’iniziativa Supporting Extreme Heat Risk Governance, con l’obiettivo di migliorare il coordinamento globale e locale su preparazione, piani sanitari e avvisi precoci, prevedendo la piena collaborazione tra collaborazione tra settore pubblico, sanitario e climatologico. Le strategie più efficaci presuppongono un approccio integrato: sistemi di allerta tempestivi, rifugi climatici, aggiornamento dei codici edilizi, pianificazione urbana green e blue (con alberi e superfici riflettenti), norme sul lavoro nei giorni più caldi e campagne di sensibilizzazione rivolte ai gruppi vulnerabili. Città modello come Ahmedabad in India hanno dimostrato che un Heat Action Plan ben strutturato riduce mortalità e stress sociale. Le strategie includono anche la realizzazione di tetti riflettenti e il rafforzamento della governance urbana e sanitaria. “Ogni singola morte per caldo estremo è prevenibile, e con la scienza, i dati e la tecnologia attuali, il silenzio non può essere più un alibi“, ha dichiarato Ko Barrett, Vice Segretaria Generale della WMO. Le città devono integrare dati climatici e sanitari, poiché meno di un terzo ha piani congiunti tra clima e salute. Energia solare e aria condizionata: la risposta smart al caldo estremo Con le ondate di calore sempre più frequenti e persistenti, l’utilizzo dell’aria condizionata è diventato imprescindibile, ma porta con sé un’impennata nei consumi elettrici e nelle emissioni. L’ultima analisi del Centro Studi Otovo, marketplace europeo leader per il solare residenziale, mostra come il fotovoltaico rappresenti una soluzione concreta e vantaggiosa per affrontare l’estate in modo più sostenibile. Un impianto solare da 4 kWp può generare circa 2.000 kWh nei mesi estivi, coprendo fino al 50% del fabbisogno energetico. Con l’integrazione di sistemi di accumulo, il risparmio può arrivare all’83%, abbattendo i costi in bolletta e l’impatto ambientale. Come sottolinea Giorgio Arcangeli, Managing Director di Otovo Italia e Polonia, «il fotovoltaico permette di garantire il comfort estivo senza compromettere sostenibilità ed economia domestica». FAQ frequenti sulle ondate di calore Cosa si intende per ondata di calore e quanto può essere pericolosa? Un’ondata di calore è un periodo prolungato, generalmente di almeno tre giorni consecutivi, in cui le temperature massime superano i valori climatologici stagionali medi, accompagnate da elevata umidità e bassa ventilazione. È una condizione meteorologica estrema che può provocare gravi conseguenze sulla salute, in particolare per anziani, bambini, persone con malattie croniche e lavoratori esposti. Tra i principali rischi vi sono colpi di calore, disidratazione, aggravamento di patologie preesistenti e, nei casi più gravi, la morte. Qual è la differenza tra temperatura reale e temperatura percepita (“feel-like”)? La temperatura percepita, o “feel-like”, è una misura che tiene conto di fattori come umidità, radiazione solare e vento, e rappresenta quanto effettivamente il nostro corpo sente caldo o freddo. In presenza di alta umidità, il sudore evapora più lentamente, rendendo inefficace il raffreddamento naturale del corpo e aumentando il rischio di stress termico, anche se la temperatura dell’aria non è estremamente elevata. Cosa si può fare per proteggersi durante un’ondata di calore? Durante un’ondata di calore è fondamentale restare idratati, evitare l’esposizione diretta al sole nelle ore più calde, indossare abiti leggeri e chiari, e rinfrescare gli ambienti interni. In ambito urbano, le istituzioni possono attivare piani di allerta, aprire spazi climatizzati pubblici e rafforzare l’assistenza ai soggetti vulnerabili. A livello strutturale, l’efficienza energetica, il verde urbano e il raffrescamento passivo sono misure chiave. Come si possono ridurre gli effetti delle ondate di calore nel lungo periodo? Per mitigare gli impatti futuri, è essenziale investire in strategie integrate: piani di adattamento climatico, infrastrutture verdi, edilizia sostenibile, diffusione del fotovoltaico e politiche sanitarie orientate alla prevenzione. Secondo le agenzie ONU e il GHHIN, la combinazione di sistemi di allerta precoce, piani locali di risposta e governance territoriale può salvare migliaia di vite ogni anno. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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