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L’estate 2023 sta toccando temperature record, e le conseguenze potrebbero essere nefaste a livello di perdite umane a giudicare dai dati relativi al periodo estivo dello scorso anno, altrettanto “bollente”. Secondo uno studio condotto dall’Istituto di Barcellona per la salute globale (ISGlobal) in collaborazione con l’Istituto nazionale della salute francese (Inserm), nel 2022 le temperature estreme sono state responsabili di 61.672 morti in Europa. Tra i Paesi del Vecchio Continente – nel periodo analizzato, tra il 30 maggio e il 4 settembre 2022 – l’Italia ha un triste primato: è al primo posto per il numero di decessi legati al caldo, sono stati 18.010. Seguono la Spagna (11.324) e la Germania (8.173). In generale la Regione Mediterranea ha registrato i tassi di mortalità più elevati correlati al caldo, con l’Italia in testa (295 decessi per milione), seguita da Grecia (280), Spagna (237) e Portogallo (211). Il numero di decessi legati al caldo nelle donne è stato il 63% superiore rispetto agli uomini. WWF Italia ha commentato questi dati, considerandoli la dimostrazione della mancanza di preparazione nazionale a fronte all’accelerazione del cambiamento climatico. Secondo l’associazione ambientalista urgono azioni adeguate per ridurre le emissioni e impedire che il fenomeno si intensifichi a livelli incontrollabili. Gli autori della ricerca stimano che, in assenza di una risposta adeguata, l’Europa dovrà affrontare una media di oltre 68.000 morti premature ogni estate entro il 2030 e oltre 94.000 entro il 2040. L’urgenza di strategie a lungo termine Le emissioni di gas serra, derivanti da attività umane come l’uso di combustibili fossili e la deforestazione, hanno causato un aumento significativo delle temperature globali, portando a una maggiore frequenza e intensità delle ondate di calore e delle estati calde. Questi fenomeni sono ormai regolari e non eccezionali, come invece fu l’ondata di calore del 2003. Nonostante la presa di coscienza dell’impatto potenziale delle ondate di calore dal 2003 e l’attuazione di misure di intervento, le modalità per affrontare il problema risultano ancora del tutto insufficienti: è necessario sorvegliare la situazione, mettere in atto piani di prevenzione e strategie di adattamento a lungo termine. Inoltre in Italia preoccupa il fatto che l’intervento sanitario sia legato di solito solo alle emergenze, mentre le misure più importanti dovrebbero essere attuate dai medici di famiglia e dai servizi di assistenza sociale. Le autorità sanitarie sono senz’altro più consapevoli dell’impatto del caldo estremo, ma occorre maggiore programmazione, integrazione, prevenzione e azione. Come ha sottolineato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, siamo ancora in attesa che venga approvato il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici e, soprattutto, che si entri in una fase davvero operativa. Secondo il WWF, per una governance climatica più efficace anche nell’ambito dell’adattamento, l’Italia avrebbe sicuramente bisogno di una Legge sul Clima al più presto. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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