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Indice degli argomenti Toggle Cosa sono i rifugi climaticiRifugi climatici nelle città italianeGli effetti del verdeLa corretta progettazione dei rifugi climatici in città Verde, luce e ombra: elementi chiave per il comfort urbanoAccessibilità e prossimità: requisiti essenzialiAcqua e socialità: benessere a tutto tondoFAQ – Rifugi Climatici in CittàChe cosa sono i rifugi climatici?Perché i rifugi climatici sono così importanti oggi?Dove si trovano i rifugi climatici in Italia?Quali caratteristiche deve avere un rifugio climatico ben progettato?Ci sono altre soluzioni oltre ai rifugi climatici?Esiste una normativa specifica? I rifugi climatici in città sono essenziali per affrontare gli effetti del riscaldamento globale e le isole di calore urbano, che stanno facendo sentire il loro effetto letale. Nel periodo 2000-2019, l’esposizione al calore è stata associata a 500mila morti all’anno, pari allo 0,91% della mortalità globale (Fonte: The Lancet). La situazione potrà solo peggiorare, con l’aumento delle temperature e una maggiore frequenza di ondate di calore. Secondo uno studio pubblicato su Nature, se i Paesi non adotteranno misure per mitigare il cambiamento climatico entro la fine del secolo, nelle città europee potrebbero morire 2,3 milioni di persone in più a causa delle temperature estreme. In questi giorni l’Italia ha diramato allerte rosse per 18 città. Nelle città, entro il 2050, due persone su tre probabilmente vivranno in città o altri centri urbani, prevedono le Nazioni Unite. Da qui sorge la necessità di una pianificazione urbana e di servizi pubblici più sostenibili. Tra questi ultimi non possono mancare luoghi salva-vita come i rifugi climatici. Cosa sono i rifugi climatici I rifugi climatici in città sono spazi pubblici urbani che offrono protezione dagli eventi meteorologici estremi. In generale essi possono essere parchi, biblioteche, musei, centri sociali o altri luoghi utili. Sono luoghi ad accesso libero e gratuito che offrono ristoro dalle temperature estreme, pur mantenendo le loro regolari funzioni. Pensiamo, per esempio, ai musei. I climate shelter si sono sviluppati negli Stati Uniti, in Europa, in Asia. Alcune città hanno realizzato piani strutturati di grande portata: pensiamo a Barcellona, che ha realizzato e messo online un network dei climate shelters, dove trovare informazioni dettagliate e una mappa della loro posizione e le caratteristiche specifiche. Parigi conta più di 1.400 punti dedicati a rifugio, tra parchi, giardini, zone d’ombra e punti d’acqua. Punta forte sullo sviluppo del verde urbano, quale soluzione principale per rinfrescare la città. Oggi, un terzo circa del territorio di Parigi (compresi i boschi) è ricoperto di vegetazione, che fornisce ombra e riduce il contenuto di minerali. La città si è posta l’obiettivo di de-bitumare 100 ettari e piantare 170mila alberi tra il 2020 e il 2026. Rifugi climatici nelle città italiane Bologna ha attivato una prima rete di rifugi climatici in città per rispondere al problema delle ondate di calore, sull’esempio di altre città europee. Firenze ha svolto una prima ricognizione di luoghi pubblici comunali che risultano idonei: spazi liberamente accessibili che offrono riparo dal calore estremo pur mantenendo le loro regolari funzioni. Torino ha attivato il piano resilienza climatica e ha attivato, a questo proposito, il ‘piano estate 2025’ prevede un insieme di azioni di monitoraggio, vigilanza e assistenza domiciliare per gli ultra 65enni. Inoltre mette a disposizione un elenco di centri d’incontro climatizzati aperti durante tutta l’estate. Nello stesso capoluogo piemontese, Fondazione Torino Musei ha attivato una promozione speciale alla GAM, al MAO e Palazzo Madama con politiche di accesso agevolate per ultra65enni e per bambini fino ai 12 anni, puntando all’entrata gratuita nei musei. Pur non contando su strutture specificamente dedicate, Roma ha messo a disposizione cinque tende mobili e otto camper giubilari. A Napoli ci ha pensato l’associazione sociale Cleanap a realizzare una mappatura indipendente dei rifugi climatici presenti in città. Se Milano non ha ancora una mappa ad hoc, ma conta su una rete di 50 case dell’acqua, parchi pubblici e altri luoghi pubblici dove trovare refrigerio, in provincia, a Opera è stato realizzato il progetto “Oasi”, finalizzato a contrastare gli effetti delle ondate di calore nei centri urbani. Si concretizza in un centro dove è stato installato un dispositivo del freddo per l’intera struttura e renderla un centro di raffrescamento durante i mesi più caldi, caratterizzati da ondate di calore intense. Per alimentare il centro è stato da poco installato un impianto fotovoltaico, grazie alla collaborazione tra Edison, Banco dell’energia e Croce Rossa Italiana, che soddisferà il 50% dei consumi. Gli effetti del verde L’elemento cardine su cui si basano di solito i rifugi climatici in città sono le infrastrutture verdi. Il verde in città è di vitale importanza. Secondo i risultati di uno studio, condotto da un team interuniversitario internazionale e pubblicato sulla rivista The Lancet, è emersa una relazione tra maggiore presenza di verde e minore tasso di morti per caldo. Analizzando la vegetazione nella stagione calda nel periodo 2000-2019 in 11.534 aree urbane e considerando l’indice di vegetazione potenziato (EVI), si è notato che la frazione attribuibile di decessi correlati al caldo nel periodo di studio diminuirebbe dello 0,67% nello scenario del 10%, arrivando a 0,91 punti percentuali nello scenario del 30%, rispetto allo scenario reale. Inoltre, alberi e vegetazione abbassano la temperatura superficiale e quella dell’aria fornendo ombra e attraverso l’evapotraspirazione. Le superfici ombreggiate possono essere più fredde di 11-25 °C rispetto alle temperature di picco di materiali non ombreggiati (Fonte: EPA). La corretta progettazione dei rifugi climatici in città I rifugi climatici urbani rappresentano una risposta concreta all’intensificarsi delle ondate di calore, sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici. Ma come devono essere progettati per risultare davvero efficaci, pur mantenendo una coerenza con i principi della sostenibilità ambientale? Il punto di partenza è il verde. La presenza di vegetazione è fondamentale non solo per generare ombra e abbassare la temperatura, ma anche per garantire la qualità dell’aria e la vivibilità dello spazio urbano. «Il primo intervento da prevedere nella progettazione dei rifugi climatici in città riguarda la progettazione stessa delle aree verdi. La pianificazione del verde urbano va considerata in modo infrastrutturale: l’infrastruttura verde è essenziale per accompagnare la transizione ecologica», afferma Barbara Negroni, agronoma e consigliera nazionale CONAF. In questo senso, la progettazione deve promuovere anche lo sviluppo del verde esistente e favorire pratiche come il depaving, ovvero la rimozione dell’asfalto per restituire al suolo la sua naturale permeabilità, permettendogli di riattivare le proprie funzioni vitali e diventare nuove aree verdi. Verde, luce e ombra: elementi chiave per il comfort urbano Il verde, sottolinea Negroni, va considerato come un vero e proprio fattore di «sicurezza climatica». Ma perché questi spazi siano realmente fruibili, è necessario che siano anche sicuri e accessibili in ogni momento della giornata. «L’illuminazione è importante anche per infondere sicurezza nelle persone che si muovono nel contesto urbano. Inoltre, permette di indicare l’ubicazione delle zone verdi dove potersi riparare, specie nel caso di ondate di calore», aggiunge l’esperta. In quest’ottica, la luce non è solo un elemento funzionale ma anche comunicativo: può diventare segnaletica, guidando i cittadini verso i rifugi climatici, anche nelle ore serali e notturne, in particolare durante le serate estive più calde. Oltre alla luce, l’ombra gioca un ruolo altrettanto cruciale. La differenza di temperatura tra un’area esposta al sole e una ben ombreggiata può essere significativa. Per questo, nella progettazione dei rifugi climatici è strategica la presenza di alberature. «Nella scelta delle specie arboree occorre ragionare su più fattori, che permettano di contare sulle specie più adatte al singolo contesto. È bene considerare specie che diano prova di resilienza climatica, oltre che privilegiare specie spoglianti, così da favorire – in inverno – il passaggio del sole tra i loro rami, mentre nella stagione calda possono contare su chiome folte di protezione». Accessibilità e prossimità: requisiti essenziali Affinché i rifugi climatici in città siano realmente utili alla popolazione, devono essere facilmente raggiungibili. L’obiettivo è che si trovino a non più di 5-10 minuti a piedi da casa, secondo un modello già adottato in città come Barcellona e Parigi. I percorsi per raggiungerli devono essere sicuri e preferibilmente ombreggiati, utilizzando piste pedonali o ciclabili. Il rifugio climatico, infatti, non coincide necessariamente con un parco: può essere anche un museo, un centro sociale o un centro commerciale, purché risponda ai requisiti di accessibilità e comfort. Acqua e socialità: benessere a tutto tondo Oltre a verde, luce e ombra, anche l’acqua è un elemento indispensabile nei rifugi climatici. Non solo come componente paesaggistica, ma come risorsa per il benessere fisico. «Nei rifugi climatici in città, o nelle loro vicinanze, ci devono essere dei luoghi dove è possibile prendere dell’acqua gratuitamente: possono essere le classiche fontanelle o le casette dell’acqua», sottolinea Negroni. Infine, non va dimenticata la dimensione sociale di questi spazi. I rifugi climatici devono invitare alla permanenza, al relax e alla relazione. Per questo, la presenza di sedute comode e diffuse, come panchine, è fondamentale. Oltre a migliorare la fruibilità degli spazi, permettono la socializzazione e il rafforzamento del tessuto comunitario, rendendo i rifugi climatici non solo luoghi di protezione ma anche di incontro. FAQ – Rifugi Climatici in Città Che cosa sono i rifugi climatici? I rifugi climatici (o climate shelters) sono spazi pubblici urbani progettati o adattati per offrire protezione durante eventi di caldo estremo. Possono essere parchi, giardini, biblioteche, musei, centri sociali o altri luoghi accessibili gratuitamente, dotati di condizioni di comfort termico grazie a verde, ombra, acqua e ventilazione. Perché i rifugi climatici sono così importanti oggi? Con l’intensificarsi delle ondate di calore dovute al cambiamento climatico, le città soffrono del fenomeno delle isole di calore urbano (Urban Heat Islands – UHI). I rifugi climatici possono letteralmente salvare vite, proteggendo fasce vulnerabili come anziani, bambini e persone fragili. Secondo The Lancet, tra il 2000 e il 2019, l’esposizione al calore è stata associata a circa 500.000 morti l’anno. Dove si trovano i rifugi climatici in Italia? Non esiste ancora una rete nazionale unificata. Alcuni esempi: Bologna ha attivato una prima rete di spazi freschi. Firenze ha mappato luoghi comunali idonei come biblioteche e centri sociali. Torino offre centri d’incontro climatizzati e musei con accesso agevolato per over 65. Napoli ha una mappatura indipendente realizzata da associazioni locali. Milano non ha una mappa dedicata, ma conta su parchi, case dell’acqua e progetti pilota come l’“Oasi” di Opera. Alcune città, come Parigi e Barcellona, sono all’avanguardia: Barcellona offre un network online con mappa interattiva aggiornata. Consiglio pratico: verifica sul sito del tuo comune o presso URP (Ufficio Relazioni con il Pubblico) la lista aggiornata dei luoghi disponibili. Quali caratteristiche deve avere un rifugio climatico ben progettato? Infrastruttura verde: alberi e vegetazione che offrono ombra e abbassano la temperatura grazie all’evapotraspirazione. Accesso all’acqua: fontanelle o case dell’acqua nelle vicinanze. Illuminazione sicura: per segnalare il rifugio anche di sera. Sedute e aree di sosta: per favorire la socializzazione e la permanenza. Accessibilità: deve essere raggiungibile a piedi entro 5-10 minuti di cammino, con percorsi pedonali o ciclabili ombreggiati. Comfort termico: utilizzo di materiali a bassa emissività, superfici permeabili (depaving) e ombreggiamento strategico. Ci sono altre soluzioni oltre ai rifugi climatici? Sì: i rifugi climatici fanno parte di un approccio integrato di Urban Climate Resilience che comprende infrastrutture verdi diffuse (alberature stradali, tetti e pareti verdi); piani di emergenza comunali; iniziative di depaving e gestione sostenibile delle acque piovane e sensibilizzazione dei cittadini su buone pratiche di adattamento. Esiste una normativa specifica? In Italia non c’è ancora un quadro normativo nazionale dedicato, ma esistono riferimenti in piani di resilienza climatica urbana e nei Piani di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PAC). A livello UE, si lavora attraverso strategie come la EU Climate Adaptation Strategy e progetti Horizon Europe. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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