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A cura di: Fabiana Valentini Indice degli argomenti Toggle Intervista a Paolo Cimatti, CEO di New Time S.p.A.Paolo, entriamo nel dettaglio tecnico del vostro coppo fotovoltaico. Quali sono le caratteristiche distintive di questo prodotto?Avete menzionato che trasferite la produzione in Italia. Come sarà possibile competere con i costi cinesi?Quindi il vostro processo è anche più sostenibile dal punto di vista ambientale?Quali problemi risolvete nei centri storici?Oltre all’aspetto estetico e normativo, ci sono altri vantaggi tecnici?Come si comporta dal punto di vista della produzione energetica rispetto ai pannelli tradizionali?Come funziona concretamente l’intervento di installazione?Qual è la durata di vita del prodotto e che tipo di manutenzione richiede?E per quanto riguarda la manutenzione ordinaria?Raccontaci quali saranno i prossimi passi di New TimeLa stratificazione a freddo rappresenta quindi il vostro primo vero brevetto?Parliamo di numeri concreti. Quali sono gli investimenti che state mettendo in campo per realizzare questo progetto? Oltre 10 milioni di italiani vivono in centri storici e borghi vincolati, dove i rigidi vincoli paesaggistici impediscono qualsiasi intervento di efficientamento energetico: niente pannelli fotovoltaici, cappotti termici e neppure condizionatori esterni visibili. Oltre ai vincoli normativi, i centri storici presentano difficoltà logistiche significative: le strade strette e i vincoli di accesso rendono complesso ogni tipo di intervento. I centri storici del nostro Paese sono luoghi dal fascino inestimabile, ma energeticamente inefficienti, con costi di gestione insostenibili e il rischio concreto di spopolamento. Il coppo fotovoltaico di New Time rappresenta una risposta concreta a uno dei problemi più complessi del patrimonio architettonico italiano: come coniugare tutela estetica, vincoli normativi ed efficienza energetica nei centri storici. L’innovazione di New Time permette di riqualificare edifici di alto valore storico, restituendo funzionalità a un patrimonio edilizio che rischiava il degrado. Il Coppo Fotovoltaico permette di coniugare efficacemente le esigenze di efficienza energetica con la tutela del paesaggio. Per Infobuild, Paolo Cimatti, CEO di New Time S.p.A., racconta in anteprima assoluta i dettagli di questa rivoluzione tecnologica, svelando per la prima volta l’innovativo processo brevettato di stratifica a freddo: una tecnologia che riduce i tempi di produzione, i consumi energetici e permetterà di produrre in Italia a costi concorrenziali rispetto alla Cina. Intervista a Paolo Cimatti, CEO di New Time S.p.A. Paolo, entriamo nel dettaglio tecnico del vostro coppo fotovoltaico. Quali sono le caratteristiche distintive di questo prodotto? Paolo Cimatti: Il nostro prodotto è realizzato interamente in vetro. Abbiamo scelto questo materiale perché permette un’ottima trasmissione della luce solare. La vera sfida tecnica è stata far assumere al vetro l’aspetto visivo di un coppo tradizionale in cotto, mantenendo al contempo l’efficienza fotovoltaica. La differenza la fa una vernice speciale che abbiamo sviluppato: non solo riproduce l’estetica del cotto, ma lascia filtrare la luce solare. Questa vernice non viene semplicemente applicata sulla superficie – altrimenti si sfalderebbe in pochi anni – ma viene cotta insieme al vetro, diventando un corpo unico con esso. È un processo completamente diverso dalla semplice verniciatura. All’interno utilizziamo celle fotovoltaiche di ultimissima generazione. La geometria del coppo tradizionale, con la sua caratteristica forma conica – largo alla base e stretto in cima –, ha rappresentato una sfida ingegneristica senza precedenti. Per coprire l’intera superficie disponibile e massimizzare lo spazio produttivo abbiamo sviluppato un processo di frazionamento e sagomatura laser di estrema precisione, abbandonando l’utilizzo di celle standard rettangolari ed eliminando così i vuoti improduttivi. Ogni cella fotovoltaica viene quindi sagomata da un raggio laser a controllo numerico che, con una precisione chirurgica, seziona e modella la cella seguendo l’esatta anatomia del coppo. Una volta sagomate, le celle vengono interconnesse, incapsulate e unite al vetro in un processo estremamente complesso. Attualmente questa produzione avviene in Cina, nella società che abbiamo costituito con i nostri partner. Due settimane fa siamo stati a visitare l’impianto: ci sono 60 persone che lavorano manualmente per produrre i nostri coppi. Avete menzionato che trasferite la produzione in Italia. Come sarà possibile competere con i costi cinesi? Paolo Cimatti: Esatto, porteremo tutta questa produzione in Italia e – cosa ancora più importante – il prodotto costerà meno di quello fatto in Cina. Come? Industrializzando completamente il processo. Oggi in Cina la produzione è manuale, con 60 operatori. Noi stiamo ingegnerizzando ogni singola fase con macchinari secretati e brevettati, progettati appositamente per questo prodotto. L’intelligenza italiana, la nostra capacità ingegneristica e creativa, ci permetterà di automatizzare ciò che i cinesi fanno a mano. Il punto più strategico è un’invenzione di cui sono particolarmente orgoglioso: abbiamo brevettato in Italia la prima stratificazione a freddo al mondo. Normalmente, quando si assemblano vetro e celle fotovoltaiche, il prodotto deve entrare in un forno a 150-180 gradi per un’ora e un quarto, per permettere la fusione dei materiali. Immaginate il consumo energetico: 50 coppi in un forno per oltre un’ora a temperature così elevate. La nostra stratificazione a freddo elimina completamente questo passaggio. Il processo dura solo pochi minuti invece di un’ora e un quarto, e il consumo energetico è praticamente nullo. Questo ci permette di abbattere drasticamente i costi di produzione e i tempi di lavorazione, battendo la concorrenza cinese sul loro stesso terreno. Quindi il vostro processo è anche più sostenibile dal punto di vista ambientale? Paolo Cimatti: Assolutamente sì. Meno energia consumo in produzione, minore è l’impatto ambientale. Ma c’è un altro aspetto fondamentale che i tecnici del settore valutano attentamente: il payback energetico, ovvero quanto tempo impiega il prodotto a generare la stessa quantità di energia che è stata necessaria per produrlo. Nel nostro caso, grazie alla stratificazione a freddo e all’efficienza produttiva, il tempo di payback è estremamente ridotto. Questo è un elemento di grande novità nel settore – ed è la prima volta che ne parlo pubblicamente. È importante sottolineare che stiamo parlando di un prodotto che, anche se non generasse energia, avrebbe comunque una funzione strutturale ed estetica fondamentale sul tetto. Come per le vetrate fotovoltaiche, non è un elemento accessorio ma parte integrante dell’edificio. Quali problemi risolvete nei centri storici? Paolo Cimatti: I centri storici italiani stanno affrontando una crisi silenziosa. Oltre 10 milioni di italiani vivono in questi contesti, ma il futuro non è roseo. Perché? Perché in un centro storico vincolato non puoi fare praticamente nulla: non puoi installare pannelli fotovoltaici per l’impatto estetico, non puoi fare il cappotto termico, non puoi mettere condizionatori esterni visibili. Il risultato? Le persone se ne vanno. I centri storici rischiano di essere popolati solo da turismo mordi e fuggi o da chi se li può permettere come seconda casa. Questo svuotamento è un problema culturale, sociale ed economico enorme. Il nostro coppo fotovoltaico offre una soluzione concreta. Possiamo fare un revamping parziale del tetto: non è necessario sostituire tutti i coppi, ma solo una porzione – magari quelli rotti o più vecchi. Con circa 40 metri quadrati dei nostri coppi produciamo 4,5 kilowatt di energia. Se confrontiamo i costi tra sostituire coppi vecchi con coppi tradizionali o installare pannelli fotovoltaici classici (dove possibile), il nostro prodotto costa il 30-35% in più. Non il triplo, non cifre astronomiche – una differenza ragionevole per un’operazione che altrimenti sarebbe semplicemente impossibile. Oltre all’aspetto estetico e normativo, ci sono altri vantaggi tecnici? Paolo Cimatti: Un problema enorme dei centri storici è il peso che i tetti antichi possono sopportare. Molti di questi tetti sono fragili, a rischio di cedimento. Non è solo questione di vincoli estetici, proprio fisicamente non puoi appesantirli con pannelli fotovoltaici tradizionali. Il nostro coppo in vetro pesa esattamente la metà di un coppo in cotto tradizionale. Quindi, sostituendo i coppi vecchi con i nostri, alleggerisci il tetto anziché appesantirlo. Come si comporta dal punto di vista della produzione energetica rispetto ai pannelli tradizionali? Paolo Cimatti: Un pannello fotovoltaico classico, nero e liscio, inclinato a 30° in orientamento ottimale, produce circa 220 watt al metro quadrato. Noi produciamo 150-160 watt al metro quadrato al picco. Però c’è una differenza fondamentale: un pannello piano cattura il sole in modo ottimale solo quando è perpendicolare ai raggi. Quando il sole si sposta, l’efficienza cala drasticamente. Il nostro coppo, essendo curvato, riesce a catturare i raggi solari da più angolazioni durante tutta la giornata. Anche quando il sole è laterale o dall’altra parte del tetto, la superficie curva continua a intercettare radiazione. Quindi, se è vero che il picco massimo è inferiore, la produzione nell’arco della giornata è più distribuita e costante. Come funziona concretamente l’intervento di installazione? Paolo Cimatti: L’intervento è completamente personalizzabile e non necessariamente invasivo. Il mio sogno sarebbe questo: arrivare dal cittadino, ispezionare il tetto, identificare i coppi rotti o danneggiati, conservare quelli buoni e sostituire solo il necessario con i nostri coppi fotovoltaici, creando energia senza stravolgere il tetto. Naturalmente c’è anche chi preferisce installare i coppi fotovoltaici solo in determinate zone, semplicemente per produrre energia. Dobbiamo essere flessibili e accontentare tutte le esigenze dei clienti. L’aspetto fondamentale è che non serve un intervento totale. Puoi fare una sostituzione parziale, graduale, in base alle tue necessità e al tuo budget. Qual è la durata di vita del prodotto e che tipo di manutenzione richiede? Paolo Cimatti: Dobbiamo distinguere tra durata del materiale e durata della produzione energetica. Il vetro può durare oltre 100 anni senza degradarsi. La vernice, essendo un corpo unico con il vetro, non si sfoglierà mai. Per quanto riguarda la produzione energetica, le celle fotovoltaiche – come tutte le celle al mondo – dopo 25 anni iniziano a perdere efficienza: circa mezzo watt all’anno. Dopo 35-40 anni la produzione sarà ridotta, ma il coppo continuerà a funzionare. La differenza fondamentale con un pannello tradizionale è questa: un pannello classico, dopo 25-30 anni, devi per forza rimuoverlo perché è antiestetico e occupa spazio. Il nostro coppo, anche se smette di produrre energia, rimane lì come un coppo normale. Ha comunque una funzione estetica e strutturale. Un coppo tradizionale in cotto dopo 30-35 anni è tipicamente da sostituire. Il nostro, essendo vetro, non avrà questo problema. E per quanto riguarda la manutenzione ordinaria? Paolo Cimatti: Questo è un punto di forza del nostro sistema. Essendo composto da tanti piccoli coppi individuali – e non da un unico grande pannello da 1,30 x 2 metri – se un coppo ha un problema, tutti gli altri continuano a produrre normalmente. Abbiamo progettato il sistema con micro-stringhe e micro-inverter: se due stringhe non funzionano, il sistema bypassa automaticamente il problema e la produzione continua. Non c’è il rischio che un singolo guasto blocchi l’intero impianto. Raccontaci quali saranno i prossimi passi di New Time Paolo Cimatti: Entro massimo tre mesi faremo la prima installazione pilota. Stiamo dialogando con alcuni dei borghi più belli e antichi d’Italia – sono tutti molto interessati e, direi, entusiasti del progetto. Per loro è una vera speranza di continuità. Questi borghi si stanno spopolando: le persone non possono farci interventi di efficientamento, gli edifici diventano invivibili, e alla fine se ne vanno. I borghi rischiano di trasformarsi in musei a cielo aperto o in case per il weekend. Per le amministrazioni locali, il nostro coppo rappresenta un’opportunità concreta per mantenere vive queste comunità. Stiamo anche lavorando intensamente con la Regione Emilia-Romagna per identificare il luogo ideale per questa prima installazione dimostrativa. A settembre inaugureremo la nostra sede produttiva di Budrio. Sarà un evento importante, come quello che abbiamo organizzato l’anno scorso. Inaugureremo due linee di produzione nella stessa fabbrica ovvero la produzione del vetro trasparente fotovoltaico e la produzione del coppo fotovoltaico cinese. Il brevetto della stratificazione a freddo è nostro e intendiamo proteggerlo. La stratificazione a freddo rappresenta quindi il vostro primo vero brevetto? Paolo Cimatti: Esatto, e questo mi rende particolarmente orgoglioso. È il primo brevetto mondiale dell’azienda su un processo completamente nuovo. Sul coppo fotovoltaico in sé non potevamo brevettare nulla: coppi fotovoltaici esistono da 20 anni. Possiamo spiegare come lo abbiamo fatto, quali materiali usiamo, ma non possiamo brevettare il concetto. È un assemblaggio innovativo di tecnologie esistenti – vetro, celle fotovoltaiche, vernici – estremamente difficile da realizzare, ma non brevettabile come invenzione. Lo stesso vale per il pavimento in vetro fotovoltaico: il vetro esiste, il fotovoltaico esiste, hai assemblato due tecnologie. Puoi spiegare il processo, ma non brevettarlo come novità assoluta. La macchina per la stratificazione a freddo, invece, è qualcosa che non è mai esistito, che nessuno ha mai pensato, che nessuno ha mai fatto. È un’invenzione vera e propria. E spesso le invenzioni nascono proprio dall’esigenza. La nostra esigenza era: “Come faccio a produrre in Italia a costi competitivi con la Cina?” Se compro 10 forni, li installo, produco un coppo che mi costa 30 euro e devo venderlo a 50, poi il cliente deve spendere un milione di euro per rifare il tetto – il prodotto non è vendibile. Dovevo trovare un modo per produrre qualcosa che avesse senso economico, pratico. Un prodotto il cui costo fosse paragonabile a quello che esiste sul mercato. E ce l’abbiamo fatta. Vuoi mettere un coppo curvato in vetro da 5 mm contro un pannello fotovoltaico piatto, brutto, da 2,8 mm, fatto con un’ingegnerizzazione che esiste da 25 anni in Cina, dove i costi sono una frazione di quelli italiani? È difficile competere sul prezzo, ma ci stiamo riuscendo, grazie all’innovazione di processo. Parliamo di numeri concreti. Quali sono gli investimenti che state mettendo in campo per realizzare questo progetto? Paolo Cimatti: Fino a due anni fa abbiamo investito sulle fabbriche del vetro oltre 18 milioni di euro. Da qui a fine anno, sempre sulla fabbrica del vetro, andremo a investire altri 3 milioni e mezzo. Per la nuova fabbrica dedicata al coppo fotovoltaico ci sono circa oltre 20 milioni di euro di investimenti da realizzare. Quindi stiamo parlando di investimenti di grande portata: 20 più 18 più quelli già fatti in precedenza. Non sono solo le 200 assunzioni previste tra 2026 e 2027 a testimoniare la serietà del progetto, ma anche e soprattutto questi investimenti massicci in impianti, tecnologie e ricerca. L’idea della solidità dell’azienda è fondamentale. Non stiamo facendo promesse: stiamo mettendo decine di milioni di euro sul tavolo per costruire un futuro industriale concreto, tutto in Italia. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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