La filiera italiana dell’idrogeno entra nella fase industriale

L’Osservatorio 2025 di Intesa Sanpaolo e H2IT fotografa una filiera dell’idrogeno italiana più matura: ricavi già per molte imprese, investimenti in crescita e pipeline progettuale in accelerazione, ma con la sfida di sviluppare la domanda e rendere più chiaro il quadro regolatorio.

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La filiera italiana dell’idrogeno entra nella fase industriale

La filiera italiana dell’idrogeno sta velocemente passando dalla sperimentazione e dai progetti pilota verso una traiettoria più “industriale”, fatta di investimenti continuativi, maturazione tecnologica e iniziative in costruzione.

È questa, in sintesi, la fotografia che emerge dall’Osservatorio 2025 sull’idrogeno in Italia realizzato dal Research Department di Intesa Sanpaolo in collaborazione con H2IT – Associazione Italiana Idrogeno, presentato a Milano lo scorso 19 febbraio 2026. L’indagine ha coinvolto 79 imprese attive lungo la catena del valore (produzione, componentistica, servizi di ingegneria, applicazioni industriali e mobilità), individuate tramite una mappatura basata su più fonti informative.

I numeri raccontano un settore ancora giovane (età media di presenza di circa 8 anni), ma con segnali di strutturazione: il 58% delle aziende dichiara di generare già ricavi da attività legate all’idrogeno (quota più alta nel manifatturiero), e oltre metà destina a queste attività più del 10% degli investimenti complessivi.

Investimenti e progetti: aspettative di crescita per le aziende

Nonostante un contesto percepito come incerto, le aspettative delle imprese restano orientate alla crescita. Secondo l’Osservatorio, oltre il 90% si attende un aumento del fatturato al 2026; nel manifatturiero una quota significativa prospetta incrementi più marcati, mentre le aziende dei servizi risultano mediamente più caute nelle stime.

Sul versante degli investimenti, il dato che fa da titolo all’edizione 2025 è netto: l’85% delle imprese prevede un incremento degli impieghi finanziari entro il 2026 e oltre un quarto si aspetta una crescita “alta” (superiore al 25%).

Questo orientamento si collega a una pipeline progettuale più robusta: circa il 70% delle imprese dichiara progetti in fase avanzata e circa il 25% iniziative già in costruzione, un’accelerazione coerente con gli orizzonti temporali dei programmi di investimento pubblici e con le relative scadenze operative.

Osservatorio 2025: i principali indicatori della filiera dell’idrogeno 

Indicatore Valore evidenziato
Imprese che generano già ricavi da attività H₂ 58%
Ricavi da attività H₂ nel manifatturiero 66%
Imprese con investimenti H₂ >10% del totale >50%
Imprese che prevedono aumento investimenti al 2026 85%
Imprese con progetti in fase avanzata ~70%
Imprese con iniziative già in costruzione ~25%
Quota fatturato H₂ da clienti esteri (media) 46%
Quota fatturato H₂ da clienti esteri (manifatturiero) 60%
Imprese con reparto interno di R&S 70%
Imprese con brevetti depositati o in deposito ~30%
Quota fondi pubblici sul mix finanziario (media, tra due edizioni) dal 22% al 37%
Fonte: Osservatorio 2025 Intesa Sanpaolo – H2IT.

Innovazione e mercato: tecnologie mature, domanda da far decollare

Se i numeri su investimenti e progettualità indicano un ecosistema in consolidamento, la spinta tecnologica è l’altro pilastro del report. Le imprese del campione mostrano un profilo “industry-ready”: il 70% dispone di un reparto interno di Ricerca e Sviluppo, quasi un terzo ha depositato (o sta per depositare) brevetti e risulta diffusa l’adozione di tecnologie digitali e 4.0, dal cloud all’IA, dall’IoT ai sistemi di integrazione dati lungo la supply chain.

Parallelamente cresce l’investimento in competenze: il 65% delle aziende attiva percorsi formativi dedicati, con una domanda marcata di profili tecnici e junior e con ruoli R&S tra i più ricercati.

Export già pesante, ma serve un mercato interno più robusto

Un elemento strutturale è l’apertura internazionale: la quota di fatturato H₂ generata con clienti esteri arriva mediamente al 46%, e sale al 60% tra le imprese manifatturiere.

Questo dato suggerisce che l’offerta italiana, soprattutto industriale, è già in grado di competere su mercati più maturi. Al tempo stesso, l’Osservatorio segnala che l’evoluzione del settore resta ancora molto orientata alla “creazione dell’offerta”, mentre la costruzione della domanda è il passaggio determinante per trasformare la filiera in un mercato stabile e scalabile.

Regole e obiettivi: chiarezza in crescita, ma non basta

Tra gli ostacoli percepiti restano citati una domanda ancora debole e un quadro normativo ritenuto non pienamente chiaro, anche se in miglioramento rispetto alla precedente rilevazione. In prospettiva, le imprese indicano come priorità sia strumenti di sostegno alla domanda (meccanismi che riducano il gap di costo rispetto alle alternative fossili) sia una strategia nazionale più strutturata.

Nel contesto europeo, gli obiettivi PNIEC e l’evoluzione del quadro RED III sui combustibili rinnovabili di origine non biologica (RFNBO) rendono ancora più rilevante il tema della coerenza tra target, autorizzazioni, incentivi e disponibilità di energia rinnovabile a prezzi competitivi.

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