Bollette, Sima: tagliare i consumi degli edifici per contenere il caro energia

Gli edifici italiani assorbono circa il 42% dei consumi energetici nazionali e pesano per circa 50 miliardi di euro l’anno sulla spesa energetica complessiva. Secondo Sima, una riduzione diffusa del 10% nei consumi di immobili pubblici e privati consentirebbe di risparmiare oltre 4 Mtep annui, pari a 47 TWh, con benefici economici complessivi fino a 6,2 miliardi di euro tra minori costi energetici e ricadute positive sul fronte sanitario.

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Bollette, Sima: tagliare i consumi degli edifici per contenere il caro energia

L’aumento dei prezzi di luce e gas riporta al centro una questione strutturale del sistema energetico italiano: il peso dei consumi degli edifici. Secondo la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), il settore civile, che comprende residenziale e terziario, vale oggi circa il 42% dei consumi energetici finali nazionali e incide per circa 50 miliardi di euro l’anno sulla spesa energetica complessiva.

Secondo lo Studio intervenire sull’efficienza energetica del patrimonio edilizio non significa soltanto alleggerire le bollette di famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni, ma anche ridurre l’esposizione del Paese alla volatilità dei mercati energetici. In uno scenario segnato da tensioni geopolitiche, oscillazioni del prezzo del gas e instabilità sui mercati elettrici, la riduzione dei fabbisogni rappresenta una leva immediatamente comprensibile anche in termini di sicurezza energetica.

Sima evidenzia che una riduzione generalizzata del 10% dei consumi energetici negli edifici pubblici e privati determinerebbe risparmi diretti e indiretti fino a 6,2 miliardi di euro annui per la collettività. Un dato che riporta l’attenzione sugli impianti, sulla qualità energetica dell’involucro, sulla gestione intelligente degli edifici e sulla capacità del costruito di adattarsi a condizioni climatiche e di mercato sempre più complesse.

Il settore civile pesa per 43 Mtep: cosa significa ridurre i consumi del 10%

Il comparto civile italiano assorbe circa 43 Mtep di consumi energetici finali. Tradotto in termini quantitativi, un taglio del 10% significherebbe risparmiare oltre 4 Mtep all’anno, equivalenti a circa 47 TWh, cioè 47 miliardi di kWh. È una quantità energetica rilevante, che secondo Sima può essere paragonata alla produzione annua di diverse grandi centrali elettriche.

Il patrimonio edilizio italiano resta in larga parte obsoleto sotto il profilo energetico: immobili datati, involucro poco performante, impianti inefficienti, gestione non ottimizzata dei carichi e scarso controllo dei fabbisogni reali. In questo quadro, la bolletta energetica nazionale riflette anche un deficit di efficienza accumulato nel tempo.

L’analisi di Sima suggerisce quindi un cambio di approccio: non limitarsi a rincorrere il prezzo dell’energia, ma agire sulla domanda, riducendo i consumi strutturalmente. È una logica che si colloca pienamente nel perimetro della transizione energetica, perché abbassa la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, migliora la resilienza del sistema e attenua gli effetti economici delle crisi esterne.

Dalla building automation alle schermature solari: le tecnologie già disponibili

Sima evidenzia che una parte di questi risultati sarebbe ottenibile già oggi, con tecnologie mature e applicabili. Il riferimento va ai sistemi di gestione energetica digitali, ai sensori, alle piattaforme IoT, ai termostati intelligenti, ai sistemi di building automation, ma anche alle schermature solari esterne intelligenti e all’integrazione tra luce naturale e regolazione automatica dell’illuminazione.

Non si tratta dunque di scenari futuribili, ma di soluzioni già presenti sul mercato e già impiegate in numerosi interventi di retrofit e di riqualificazione. L’effetto combinato di controllo, regolazione e ottimizzazione dei consumi può portare, secondo lo studio, a una riduzione media della spesa energetica degli edifici pari al 10%.

Efficienza energetica e salute: il beneficio non è solo in bolletta

Lo studio sottolinea un altro aspetto importante: la relazione tra efficienza degli edifici e impatto sanitario. L’adozione diffusa di soluzioni progettuali e tecnologiche capaci di mitigare il calore urbano, migliorare il microclima indoor e ridurre l’esposizione agli inquinanti ambientali potrebbe infatti generare risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale fino a 1,2 miliardi di euro l’anno.

Il saldo complessivo, sommando minori costi energetici e benefici indiretti sul fronte sanitario, arriverebbe così a 6,2 miliardi di euro annui.

Come ha dichiarato il presidente Alessandro Miani,

“Ridurre i consumi significa ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, contenere l’impatto economico delle crisi geopolitiche e allo stesso tempo migliorare la qualità degli ambienti in cui viviamo e lavoriamo. L’efficienza energetica non è soltanto una politica climatica: è una misura di salute pubblica, di competitività economica e di resilienza nazionale”.

Il contenimento del caro bollette passa anche, e forse soprattutto, da una strategia diffusa di riduzione dei fabbisogni energetici degli edifici. Per il settore delle costruzioni, dell’impiantistica e dell’energia, questo significa rafforzare il ruolo del retrofit, della digitalizzazione e della progettazione integrata come strumenti operativi per trasformare un costo sistemico in una leva di efficienza.

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