Nel “doppio shock” fossile Ember vede un’accelerazione dell’era elettrica

Una recente analisi di Ember interpreta le crisi del gas e del petrolio degli ultimi anni come un doppio shock che può accelerare l’elettrificazione di trasporti, edifici e generazione elettrica. Al centro ci sono sicurezza energetica, riduzione della dipendenza dalle importazioni e competitività crescente delle tecnologie elettriche

Nel "doppio shock" fossile Ember vede un’accelerazione dell’era elettrica

Secondo l’analisi “The New Twin Fossil Shock”, pubblicata da Ember nei giorni scorsi, le due grandi crisi fossili del decennio, quella innescata nel 2022 dall’invasione russa dell’Ucraina e quella del 2026 legata alla chiusura dello Stretto di Hormuz durante il conflitto che ha coinvolto Stati Uniti, Israele e Iran, avranno conseguenze molto diverse rispetto alle precedenti crisi energetiche.

Questi shock non stanno solo rendendo petrolio e gas più esposti a volatilità, rincari e incertezze negli approvvigionamenti, ma stanno anche accelerando il passaggio verso un sistema energetico più elettrico, distribuito e fondato su tecnologie senza fuel, come fotovoltaico, eolico, batterie, veicoli elettrici e pompe di calore.

Secondo il think tank infatti, per la prima volta rispetto agli shock petroliferi degli anni Settanta, esistono alternative mature, scalabili e sempre più competitive per ridurre la dipendenza dalle importazioni attraverso elettrificazione degli usi finali, generazione rinnovabile domestica, accumuli e maggiore flessibilità del sistema.

Due crisi fossili in quattro anni: come è cambiato il quadro della sicurezza energetica

EMBER parte dal contesto. Lo Stretto di Hormuz resta il principale choke point petrolifero del pianeta: secondo IEA nel 2025 vi sono transitati quasi 15 milioni di barili al giorno di greggio, pari a circa il 34% del commercio mondiale di petrolio greggio, con la maggior parte dei flussi diretta verso l’Asia; IEA stima inoltre che nella prima metà del 2025 i flussi complessivi abbiano raggiunto 20,9 milioni di barili al giorno, circa il 20% dei consumi globali di petrolio. Nelle ultime settimane, c’è stato il peggior calo di offerta di petrolio di sempre: l’IEA parla di  10,1 milioni di barili al giorno in marzo e flussi scesi da oltre 20 milioni di barili al giorno in febbraio a 3,8 milioni a inizio aprile.

Due crisi fossili in quattro anni: come è cambiato il quadro della sicurezza energetica

Ember sottolinea che nella crisi degli anni Settanta gli shock petroliferi non produssero soltanto rincari: modificarono in profondità il rapporto tra crescita economica, consumi energetici e struttura della generazione elettrica.

Negli anni ’70, il prezzo del petrolio triplicò nel 1973 e raddoppiò nel 1979. Dai 23 dollari al barile del 1973, prima della crisi, sestuplicò fino a raggiungere i 140 dollari nel 1980 (in dollari del 2024). Con la fine dell’era del petrolio a basso costo, lo shock economico e politico che ne seguì rimodellò il sistema energetico per un’intera generazione.

Oggi, sostiene il think tank, il doppio shock potrebbe avere effetti persino più profondi, perché colpisce un sistema già attraversato da tecnologie elettriche più veloci da installare, meno dipendenti dal combustibile e ormai capaci di erodere quote rilevanti di domanda fossile nei trasporti, negli edifici e nella produzione elettrica.

Di seguito una sintesi dei numeri che aiutano a leggere il paper di Ember.

Indicatore Dato Perché conta
Flussi attraverso Hormuz 20,9 milioni b/g nella prima metà 2025 Misura il peso del choke point sul mercato globale del greggio e dei prodotti petroliferi
Calo dell’offerta nel marzo 2026 -10,1 milioni b/g Dimensione dello shock registrato dall’IEA
Quota del trasporto stradale sulla domanda globale di petrolio Circa 45% È il principale fronte su cui gli EV possono ridurre l’import di oil
Vendite globali di auto elettriche nel 2025 Oltre 20 milioni, più di un quarto delle vendite auto Indica che la sostituzione nel trasporto non è più una nicchia
Nuove rinnovabili utility-scale più convenienti dei fossili 91% nel 2024 Conferma il vantaggio economico della nuova generazione rinnovabile

Elaborazione su dati IEA, EIA, Ember e IRENA

Perché oggi la risposta è diversa dagli anni Settanta

Il secondo dato importante dell’analisi riguarda il confronto tra alternative disponibili allora e oggi. IRENA rileva che nel 2024 il 91% della nuova capacità rinnovabile utility-scale è entrata in esercizio a costi inferiori rispetto alla più economica nuova alternativa fossile, mentre le rinnovabili hanno evitato 467 miliardi di dollari di costi per combustibili fossili. Nello stesso tempo, le tecnologie abilitanti stanno migliorando: la stessa agenzia sottolinea il ruolo di storage, sistemi ibridi e digitalizzazione nell’integrazione di fotovoltaico ed eolico.

Anche sul lato mobilità i numeri sono ormai strutturali. Secondo l’IEA, nel 2025 le vendite di auto elettriche hanno superato 20 milioni di unità, pari a più di un quarto delle immatricolazioni mondiali, mentre in Cina possono avvicinarsi al 60% del totale. In altre parole, il settore che negli anni Settanta non è riuscito a svincolarsi dal petrolio oggi dispone di una traiettoria industriale concreta, sostenuta da economie di scala, riduzione dei costi e maggiore maturità delle supply chain.

I settori dove la sostituzione può correre di più

Un dato molto importante è che oggi l’elettrificazione può coinvolgere segmenti molto più ampi rispetto al passato. L’IEA ricorda che il trasporto stradale vale circa il 45% della domanda globale di petrolio. È il motivo per cui gli EV non sono più soltanto una tecnologia di decarbonizzazione, ma una leva macroeconomica per ridurre la bolletta energetica dei Paesi importatori.

Nel costruito il ragionamento è analogo. Sempre secondo IEA, nel 2022 l’elettricità ha rappresentato circa il 35% dei consumi energetici degli edifici, in aumento dal 30% del 2010, mentre le pompe di calore nel 2023 risultavano già in grado di coprire oltre il 60% della domanda globale di riscaldamento degli ambienti e di acqua calda sanitaria, con emissioni inferiori rispetto alle caldaie a gas a condensazione. Per il settore building questo significa che l’elettrificazione dell’uso finale è una traiettoria già aperta, che però richiede qualità dell’involucro, terminali adeguati, regolazione evoluta, storage e un prezzo dell’elettricità competitivo.

Cosa cambia per l’Europa

Per l’Europa, soprattutto per i Paesi più dipendenti dalle importazioni energetiche, il messaggio del paper di Ember è che non basta installare più rinnovabili, bisogna anche aumentare i consumi coperti da elettricità prodotta localmente. Secondo il think tank, è proprio questa la leva più efficace per ridurre la dipendenza da petrolio e gas, oggi sempre più esposta a rischi economici e geopolitici.

Nel 2025, secondo Ember, eolico e fotovoltaico hanno coperto insieme il 30% della generazione elettrica dell’Unione, superando per la prima volta i combustibili fossili, scesi al 29%. È un segnale importante, ma restano da affrontare criticità della rete, accumuli, flessibilità, iter autorizzativi e capacità di trasformare la maggiore produzione rinnovabile in convenienza per i consumi finali.

FAQ shock fossile, elettrificazione e sicurezza energetica

Che cosa intende Ember per doppio shock fossile?

Ember usa questa espressione per indicare due crisi ravvicinate che hanno colpito il sistema energetico globale negli ultimi anni: la rottura degli equilibri sul gas e sul petrolio dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 e il nuovo shock del 2026 legato allo Stretto di Hormuz. Due shock consecutivi rendono più evidente la vulnerabilità strutturale dei Paesi importatori di combustibili fossili.

Perché l’elettrificazione viene considerata una risposta alla crisi energetica?

Perché sostituire fuel importati con elettricità prodotta da fonti interne riduce l’esposizione a volatilità dei prezzi, tensioni geopolitiche e rischi logistici lungo le rotte marittime. Secondo Ember, questa è la differenza decisiva rispetto agli anni Settanta: oggi esistono alternative elettriche già disponibili su larga scala.

Quali tecnologie sono oggi più competitive delle fonti fossili?

Sul fronte della nuova generazione elettrica, IRENA segnala che nel 2024 il 91% dei nuovi impianti rinnovabili utility-scale ha prodotto energia a costi inferiori rispetto alla più economica nuova alternativa fossile. A questo si aggiunge il contributo crescente di storage, sistemi ibridi e digitalizzazione.

Qual è il settore che può ridurre più rapidamente la domanda di petrolio?

Il trasporto stradale è oggi il principale candidato, perché vale circa il 45% della domanda globale di petrolio. La crescita delle vendite di auto elettriche, che secondo l’IEA nel 2025 hanno superato  20 milioni di unità e oltre un quarto del mercato globale, rende questo segmento il più esposto alla sostituzione tecnologica.

L’elettrificazione cosa implica per edifici e impianti?

Per edifici e impianti implica che efficienza, pompe di calore, accumulo, gestione intelligente dei carichi e qualità dell’involucro diventano strumenti di sicurezza energetica oltre che di decarbonizzazione. L’IEA evidenzia che le pompe di calore possono già coprire oltre il 60% della domanda globale di riscaldamento con emissioni inferiori rispetto alle caldaie a gas a condensazione, ma la loro piena efficacia dipende dall’integrazione con l’intero sistema edificio-impianto.

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