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A cura di: Andrea Ballocchi Indice degli argomenti Toggle L’importanza del carbon manager in ediliziaUn corso dedicato ai carbon manager in ediliziaRiduzione delle emissioni e calcolo della CO2 ormai imprescindibiliCarbon manager in edilizia: importante supporto per affrontare la normativaFAQ carbon managerChi è il carbon manager?Perché è importante contare su competenze di un carbon manager in edilizia?In materia normativa, cosa emerge dal quadro UE?Emissioni e materiali edili: quali sono le modifiche attese e già in atto? L’edilizia si appresta a cambiare, migliorando le proprie prestazioni, riducendo i consumi energetici, ma anche le proprie emissioni climalteranti. L’Unione Europea, con la Renovation Wave, tuttora in atto, si è posta l’obiettivo di ristrutturare 35 milioni di edifici entro il 2030, puntando a una riduzione dei consumi, ma anche delle emissioni. Dal 2028 entrerà vigore ETS2, che si porrà quale sistema per lo scambio di quote di emissioni di CO₂ nell’edilizia e in altri settori. C’è poi un aspetto forse poco considerato, ma fondamentale, introdotto dalla Direttiva Case green: oltre a mirare alla neutralità climatica entro il 2050, EPBD introduce per la prima volta l’obbligo di valutare le emissioni di carbonio nell’intero ciclo di vita dei nuovi edifici. Questo significa che il calcolo delle emissioni diventerà ancor più parte integrante dell’edilizia, dalla progettazione al cantiere. Per riuscire ad affrontare questa necessaria evoluzione, assume particolare rilievo contare su competenze mirate, come quelle del carbon manager in edilizia. L’importanza del carbon manager in edilizia L’idea di qualificare la figura del carbon manager in edilizia è venuta a Forever Bambù, realtà pionieristica in Italia nella formazione di carbon manager, avendo avviato nel 2023 un corso specifico per carbon manager, aperto a tutti i professionisti. Da coltivatori di bambù gigante, «nel 2021 abbiamo avviato le prime attività di calcolo della CO2 assorbita dal bambù per produrne crediti di carbonio», racconta Mauro Lajo, co-founder e amministratore delegato di Forever Bambù. L’obiettivo era «entrare a pieno titolo nel carbon management, ovvero in tutte quelle attività che possono consentire alle aziende di ridurre e compensare la propria impronta carbonica». Nell’occasione l’azienda ha scoperto una profonda discrepanza tra l’offerta di crediti di carbonio, generati dalla coltivazione di bambù, e la reale maturità del mercato. Questa constatazione ha innescato una svolta strategica: la lotta al cambiamento climatico non è un problema di prodotto (crediti), ma di competenza. Da qui la nascita di un percorso formativo per carbon manager, partendo dalla constatazione che non esistesse nemmeno questa figura. Si è giunti così ad avviare un progetto che ha portato alla prima certificazione di carbon manager, oltre all’istituzione di un elenco italiano dedicato, l’unico esistente oggi in Italia di professionisti che possano contare su questa qualifica. Un corso dedicato ai carbon manager in edilizia Dall’idea generale si arriva poi a percorsi specifici. A tale riguardo la stessa Forever Bambù organizza un webinar giovedì 14 maggio per illustrare un percorso formativo completo per acquisire la qualifica di carbon manager in edilizia. La necessità di istituirla nasce dall’impatto del settore edile, partendo dal fatto che gli immobili hanno un impatto considerevole, in termini di consumi energetici e di emissioni, due elementi strettamente legati tra loro. L’Europa, «con l’avvio della Direttiva Case Green introduce il tema del whole life carbon, quindi del carbonio lungo tutto il ciclo di vita dei materiali e dell’edificio. Chi sa calcolare il carbonio?, si domanda Lajo. È bene porsi questa domanda, perché «sarà un tema centrale che modificherà, tra l’altro, l’APE». L’Attestato di prestazione energetica non sarà solo un’attestazione di consumo in fase d’uso dell’edificio, «ma costituirà un insieme di dati, uno dei quali verterà sulla conoscenza della CO2 incorporata nell’edificio», fin dai singoli materiali all’eventuale demolizione e riutilizzo degli stessi. I professionisti che non acquisiscono la capacità di calcolare e gestire il carbonio diventeranno meri utilizzatori di software, senza comprensione strategica. «La sfida per i progettisti è evolvere dal “progettare come 20 anni fa” al “progettare come si progetterà tra 20 anni”», creando edifici utili non solo al committente ma all’intera collettività. Riduzione delle emissioni e calcolo della CO2 ormai imprescindibili In generale, l’elemento delle emissioni sta assumendo centralità nel discorso più ampio di sostenibilità in ogni ambito produttivo. Le banche stanno integrando sempre più le emissioni di CO2 e le performance ESG (Environmental, Social, Governance) nei loro criteri di valutazione del credito alle imprese. Le aziende con una minore impronta carbonica o piani concreti di decarbonizzazione hanno un miglior accesso al credito. Nelle supply chain si sta riscontrando un interesse sulle tematiche ambientali; la nuova ISO 14001:2026 introduce aggiornamenti che rafforzano il ruolo della gestione ambientale nelle strategie aziendali. Ecco, allora che diventa importante acquisire le competenze in materia. Il carbon manager, in edilizia e non solo, può rispondere a questa necessità. Si tratta di «una figura trasversale, in grado di indirizzare l’azienda a scegliere la strada migliore, più efficace ed efficiente per rispondere alle richieste, procedendo alla scelta dei professionisti utili», spiega Pier Giorgio Bollati, consulente e docente di Forever Bambù. Carbon manager in edilizia: importante supporto per affrontare la normativa Bollati illustra i motivi che hanno portato all’avvio del corso per carbon manager in edilizia. «Abbiamo creato questo percorso verticale sul mondo dell’edilizia, perché con l’avvento di ETS2 e di altre normative, cambia completamente lo scenario. Ce ne siamo anche resi conto partecipando ad alcuni bandi recenti». Nel settore edile, il Carbon Manager è rilevante in tutte le fasi, dalla progettazione (scelta dei materiali, valutazione dell’impatto), alla gestione del cantiere e dell’edificio. La normativa impone di considerare l’impatto carbonico lungo l’intero ciclo di vita. Il “Whole Life Carbon” sta diventando obbligatorio in alcuni bandi pubblici. La progettazione BIM dovrà integrarsi con tracciabilità dei materiali e impronta carbonica, supportata anche dal “Digital Product Passport”. C’è poi un altro elemento da considerare, che riguarda l’edilizia, ma non solo. L’Italia ha recepito il la Direttiva UE 2024/825 (D.Lgs. 30/2026) che inasprisce le regole sui green claims, che vieta dichiarazioni ambientali generiche non supportate da evidenze scientifiche e marchi non certificati. Le aziende edili, in particolare, devono dimostrare le prestazioni ecologiche con dati verificabili o rischiano sanzioni per greenwashing. Da settembre scatteranno le sanzioni. FAQ carbon manager Chi è il carbon manager? Il carbon manager è un professionista responsabile dell’analisi delle fonti e delle quantità di emissione di CO2 di un’azienda e della loro riduzione e/o compensazione. Tale figura, specifica Forever Bambù, crea un processo di riduzione delle emissioni, valuta soluzioni di compensazione effettiva e reale su suolo italiano. Nel dettaglio si occupa di: carbon Footprint; procedure per ottenere il rating ESG; modalità di stesura di un Bilancio di Sostenibilità. Perché è importante contare su competenze di un carbon manager in edilizia? Per il peso stesso che l’edilizia ha in termini di consumi ed emissioni. Gli edifici sono responsabili del 40% del consumo finale di energia nell’UE e del 36% delle emissioni di gas a effetto serra associate all’energia, mentre il 75% degli edifici dell’Unione è tuttora inefficiente sul piano energetico, ricorda la stessa Commissione Europea trattando di EPBD. In materia normativa, cosa emerge dal quadro UE? Gli aspetti di interesse in materia per il settore edile sono diversi, a cominciare dall’evoluzione normativa. La Commissione Europea ha pubblicato lo scorso dicembre nuove norme che definiscono un approccio comune per il calcolo del potenziale di riscaldamento globale (GWP) del ciclo di vita dei nuovi edifici. Basato sulla direttiva EPBD, “questo regolamento delegato mira a garantire che i paesi dell’UE utilizzino una metodologia comparabile per il calcolo del GWP”, segnala la stessa Commissione. Questo comporta una visione molto ampia, in quanto il valore calcolato indica le emissioni di gas serra di un edificio durante tutto il suo ciclo di vita. ciò comprende la produzione e il trasporto dei materiali da costruzione, le attività in cantiere, il consumo di energia nell’edificio e la sostituzione dei materiali da costruzione, nonché la demolizione, il trasporto e la gestione dei materiali di scarto e il loro riutilizzo, riciclaggio e smaltimento finale. Emissioni e materiali edili: quali sono le modifiche attese e già in atto? C’è poi un passo altrettanto essenziale: la pubblicazione in Gazzetta ufficiale dell’Unione europea (lo scorso 4 maggio) del Regolamento delegato (UE) 2026/52. Esso aggiorna l’allegato III della EPBD e definisce il quadro europeo per calcolare il potenziale di riscaldamento globale nel ciclo di vita degli edifici di nuova costruzione. Il GWP entrerà così nell’APE, “aprendo una nuova fase per progettazione integrata, materiali a basse emissioni, dati ambientali verificabili e valutazione whole life carbon”. Ancor prima dell’EPBD, i nuovi Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’edilizia, introdotti a fine 2025 col decreto ministeriale del 24 novembre 2025 mettono in rilievo l’adozione responsabile delle risorse e la riduzione delle emissioni, promuovendo materiali edili sostenibili e riciclabili. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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