Edifici interattivi: l’evoluzione dell’edilizia è nel segno della transizione energetica

Dall’efficienza all’accumulo, fino alla condivisione dell’energia: tecnologie e competenze trasformano gli edifici in protagonisti attivi della transizione energetica. Di questo si è parlato al convegno organizzato da Prospecta Formazione – Infoweb a SSEC

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Edifici interattivi: l’evoluzione dell’edilizia è nel segno della transizione energetica

L’evoluzione dell’edilizia passa dalla capacità di trasformare gli edifici da soggetti passivi ed energivori a edifici interattivi. L’efficienza energetica è essenziale per migliorare un patrimonio esistente ancora caratterizzato da prestazioni insufficienti e da emissioni elevate.

È qui che si gioca una delle partite decisive della transizione energetica: trasformare gli edifici (residenziali, industriali, pubblici) in strutture capaci di produrre, accumulare, gestire e scambiare energia. Le tecnologie ci sono, le competenze in parte anche: servono le giuste sinergie per affrontare le complessità e i punti critici che una transizione di questo genere comporta, così da attuare un modello efficace sotto tutti i punti di vista.

i relatori del convegno “Edilizia, industria ed energia: la giusta combinazione per l’indipendenza energetica”, organizzato da Prospecta Formazione – Infoweb a SSEC - Storage & Solar Expo Conference

Lo hanno sottolineato i relatori del convegno “Edilizia, industria ed energia: la giusta combinazione per l’indipendenza energetica”, organizzato da Prospecta Formazione – Infoweb a SSEC – Storage & Solar Expo Conference.

Efficienza energetica: il primo passo verso gli edifici interattivi

Per arrivare agli edifici interattivi è necessario lavorare, innanzitutto, a elevare le prestazioni energetiche del patrimonio esistente. Lo ha rilevato Claudio Pozza, past president di ANCE Vicenza e vice presidente di Confindustria Vicenza con delega alle Infrastrutture e al Territorio. «Gli edifici sono da considerare il nostro più grande giacimento energetico», ha affermato, pensando ai benefici ottenibili riducendo i consumi. Ha ricordato che il 40% dell’energia consumata in Europa viene utilizzata negli edifici, tre quarti dei quali presentano prestazioni energetiche insufficienti.

«Non dobbiamo elettrificare l’inefficienza: prima di installare impianti sempre più potenti, occorre ridurre il fabbisogno alla radice. Involucro, serramenti, schermature e isolamento termico vengono sempre prima della generazione».

I passaggi essenziali di questa transizione sono quattro: ridurre consumi ed emissioni, minimizzando il fabbisogno reale; elettrificare, inserendo tecnologie dimensionate al reale fabbisogno; produrre e accumulare, trasformando l’edificio in parte attiva del sistema, grazie a fotovoltaico e batterie di accumulo; condividere, superando la dimensione del singolo edificio.

Per riuscire a operare in questa direzione, accelerando il tasso di ristrutturazione (fermo a meno dell’1% annuo) occorre ragionare in ottica di edilizia industrializzata, standardizzando il processo e superando la logica di realizzare ogni intervento come un prototipo unico. «Dobbiamo rendere la qualità, i tempi e le prestazioni perfettamente ripetibili», ha aggiunto.

Digitalizzazione e ricerca per edifici sempre più smart

In questo percorso di trasformazione, un ruolo decisivo lo assumerà la digitalizzazione. Michele De Carli, professore dell’Università di Padova, dove insegna “Energy and Buildings” ed è un esperto in tema di HVAC e di tecnologie per l’efficienza energetica. Ha ricordato che la diffusione degli edifici smart è già reale e che l’Europa richiede un progressivo avanzamento dell’intelligenza. Un esempio: entro gennaio 2027, i sistemi di contabilizzazione del calore negli edifici plurifamiliari con riscaldamento centralizzato dovranno supportare la lettura remota. «Gli edifici devono diventare componenti attive, adattive e grid-interactive», ha messo in rilievo, elencando le nuove condizioni operative da gestire, tra cui la crescente penetrazione delle rinnovabili, le tariffe dinamiche, la flessibilità energetica (Demand Response) e la condivisione energetica (sotto forma di autoconsumo collettivo o di Comunità Energetiche Rinnovabili). Tutto questo richiederà una sempre maggiore intelligenza dell’edificio, la cui prontezza sarà misurata e coordinata anche grazie all’avvento dello Smart Readiness Indicator.

Per comprendere come riuscire a rendere possibile e praticabile su vasta scala questa transizione, la ricerca è fondamentale. È esempi, a tale proposito, il progetto UNIZEB, coordinato da De Carli. Si tratta di un laboratorio degli Zero Energy Buildings avviato dall’Università degli Studi di Padova, in cui vengono testate tecnologie in condizioni reali di esercizio. «Nella struttura si studiano esclusivamente soluzioni tecnologiche già in commercio», ha ricordato il docente.

Accumulo e trasferimento tecnologico

Oltre a ridurre il consumo di energia, gli edifici sono chiamati a gestire al meglio la produzione. A questo fine, sono sempre più importanti le batterie di accumulo. In pochi anni si è assistito a un’evoluzione tecnologica significativa, unita a una sensibile riduzione dei costi, rendendo così sempre più fattibile la combinazione col fotovoltaico. A questo miglioramento ha contribuito la ricerca. Lo ha spiegato bene Nicola Poli, ingegnere chimico post-doc all’MIT e membro della startup E-Storage Engineering, specializzata nella progettazione e fornitura di sistemi di batterie a flusso redox al vanadio per uno stoccaggio a lungo termine. La realtà innovativa italiana è pronta alla produzione industriale di sistemi di accumulo entro fine 2027.

Fotovoltaico, accumulo e transizione energetica

Nel creare legami proficui tra industria e ricerca, il trasferimento tecnologico assume un ruolo strategico. Si tratta di quel processo «con cui conoscenze, tecnologie e competenze generate dalla ricerca vengono trasferite a imprese e società per diventare prodotti, processi e servizi», ha spiegato Marco Ghirardelli, head of Technology Transfer Unit di UniSMART – Fondazione Università degli Studi di Padova. Lui stesso ha illustrato le caratteristiche di questo importante strumento e l’azione di sostegno all’innovazione, che nel 2025 ha contato cento brevetti promossi e oltre 500 aziende coinvolte (dati 2025).

Dalla ricerca al mercato

UniSMART opera principalmente con un approccio “market pull”, partendo dalle esigenze delle aziende. Le imprese investono direttamente in contratti di ricerca (1,3 milioni di euro nel 2025), dimostrando fiducia nel ritorno sull’innovazione. Per le aziende, la collaborazione è efficace quando fornisce soluzioni concrete, rapide e “bancabili”.

Di questo processo virtuoso hanno beneficiato anche diverse aziende attive nel mondo dell’edilizia e dell’energia. Proprio per comprendere meglio, lato azienda, quali opportunità apre il tech transfer è intervenuto Giuseppe Lo Re, Cio e business unit manager Civismart, che ha evidenziato il valore di contare su una realtà capace di creare relazioni e condizioni utili a trasformare idee innovative in soluzioni reali e opportunità di business.

Comunità energetiche: presupposti ideali per passare dalla produzione alla condivisione

Per contare su edifici interattivi non basta efficientare i consumi né produrre e accumulare. Serve condividere l’energia. Per questa finalità sono nate le comunità energetiche. Pur in un contesto normativo e burocratico complesso, in Italia si contano già svariate iniziative, ma sono per lo più di piccola dimensione. Fa eccezione una realtà come A-CERTA (Associazione Comunità Energetica Rinnovabile Territorio e Ambiente), una grande Cer senza scopo di lucro promossa da Confartigianato Imprese Vicenza. Francesco Tibaldo, direttore generale dell’associazione, ha illustrato le caratteristiche dell’associazione e fornito alcuni numeri che ne testimoniano la crescita. Stiamo parlando, infatti, di una realtà capace di superare i 1300 soci, coinvolgendo otto regioni, 600 Comuni, 22 province e contando più di 450 impianti. «A-CERTA ha veicolato quasi 35 milioni di euro di investimenti, intercettando 13 milioni dal PNRR», ha spiegato, segnalando anche il valore sociale dell’iniziativa: il 10% degli incentivi viene destinato a progetti sociali sul territorio.

Di certo, generare una Cer significa affrontare una serie di importanti complessità normative e giuridiche, come hanno spiegato Giovanni Ferasin e Andrea Pellizzari, avvocati dello studio Casa & Associati, esperti in materia.

La costituzione e la gestione di una comunità energetica richiedono infatti di definire con chiarezza ruoli, responsabilità e rapporti tra i diversi soggetti coinvolti, oltre a garantire il rispetto di un quadro regolatorio articolato e in continua evoluzione. Aspetti che rendono necessario affiancare alle competenze tecniche ed energetiche anche quelle legali, indispensabili per costruire iniziative solide e sostenibili nel tempo.

Il passo necessario per l’evoluzione: l’integrazione

È proprio l’integrazione tecnologica e delle competenze a rappresentare uno degli elementi centrali emersi dal convegno. Rendere gli edifici protagonisti della transizione energetica significa innanzitutto ridurne il fabbisogno attraverso l’efficienza, per poi dotarli dell’intelligenza necessaria a gestire consumi e produzione. Fotovoltaico e sistemi di accumulo permettono quindi di trasformarli in soggetti attivi del sistema energetico, mentre la condivisione dell’energia attraverso le comunità energetiche consente di superare i confini del singolo edificio.

Edifici interattivi, il passo necessario è l'integrazione

Efficienza, digitalizzazione, produzione, accumulo e condivisione diventano così parti di un unico percorso. Una trasformazione che richiede tecnologie, ricerca e innovazione, ma anche collaborazione tra università, imprese, professionisti e territori: le sinergie necessarie per passare da singole soluzioni innovative a un nuovo modello energetico ed edilizio realmente integrato.

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